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SANTA SEDE
tratto dal n. 05 - 2002

DOCUMENTI. Intervista con Tarcisio Bertone sul motu proprio Misericordia Dei

Confessarsi come Dio comanda


«Nel Nuovo Testamento si registra una forte accentuazione della personalizzazione del rapporto con Dio. Da qui deriva la concezione del sacramento come celebrazione personale, espressa magistralmente dal Concilio di Trento». Parla il segretario della Congregazione per la dottrina della fede


di Gianni Cardinale


Tarcisio Bertone

Tarcisio Bertone

Misericordia Dei
è il titolo del motu proprio su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza firmato da Giovanni Paolo II lo scorso 7 aprile.
Il nuovo documento pontificio è stato presentato il 2 maggio nella sala stampa vaticana. Alla presentazione sono intervenuti i cardinali Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Jorge Arturo Medina Estévez, prefetto della Congregazione per il culto divino, e l’arcivescovo Julián Herranz, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi. Sono stati infatti principalmente questi tre dicasteri vaticani a collaborare col Papa nella stesura di questo motu proprio.
Nell’occasione il cardinale Ratzinger ha denunciato la "progressiva scomparsa di questo sacramento in alcune parti della Chiesa". Fenomeno che l’arcivescovo Herranz ha definito come un "infarto spirituale" nel Corpo mistico di Cristo. Il cardinale Medina Estévez ha ricordato "l’esempio di santi sacerdoti che consacrarono la loro vita all’esercizio del ministero della riconciliazione sacramentale", citando esplicitamente le figure di san Giovanni Maria Vianney, di san Leopoldo Mandic e del beato, e prossimo santo, padre Pio da Pietrelcina.
Il punto qualificante di Misericordia Dei consiste nel ribadire e puntualizzare le modalità tradizionali della celebrazione del sacramento della confessione. In particolare vengono presi di mira gli abusi nella possibilità, di per sé ammessa solo in casi di "grave necessità", di accordare assoluzioni collettive senza che prima ci sia stata una confessione individuale. "Dopo che negli ultimi decenni" ha spiegato il cardinale Ratzinger "si erano diffuse interpretazioni estensive per molti motivi insostenibili del concetto di necessità, il Papa in questo documento dà precise determinazioni, che devono essere applicate nei particolari da parte dei vescovi".
Per illustrare questo e altri punti del documento, 30Giorni ha posto alcune domande a monsignor Tarcisio Bertone, arcivescovo emerito di Vercelli, da sette anni segretario dell’ex Sant’Uffizio. Lo stretto collaboratore del cardinale Ratzinger ha accettato di rispondere anche ad alcune questioni riguardanti l’arcivescovo Emmanuel Milingo.

Eccellenza, perché questo nuovo motu proprio?
TARCISIO BERTONE: Da una parte, durante l’ultimo Anno Santo ha impressionato positivamente il gran numero di fedeli che si sono accostati a questo sacramento nelle basiliche romane. Soprattutto ha destato gioia e speranza il fatto, per certi versi insperato, che molti tra i tantissimi giovani che hanno partecipato al Giubileo della gioventù hanno fatto la fila davanti ai confessionali per ricevere il perdono dai propri peccati. Si è dimostrato quindi che la celebrazione tradizionale di questo sacramento è ancora viva nel cuore dei fedeli, anche tra le nuove generazioni.
È altrettanto vero però che in alcune zone della cattolicità questo sacramento ha conosciuto negli ultimi decenni un forte declino e non pochi abusi. Un teologo, Johann-Baptist Metz, è giunto a dichiararlo "clinicamente morto". Certo, quest’ultima affermazione è complessivamente esagerata, ma per quanto riguarda alcune realtà locali è un giudizio purtroppo non molto lontano dal vero.
Si può dire che l’effetto combinato di questi due fattori ha spinto il Santo Padre a emanare questa lettera apostolica in forma di motu proprio.
Quali sono queste zone in cui la pratica della confessione individuale ha subìto un crollo?
BERTONE: Questa crisi ha riguardato soprattutto l’Europa centro-settentrionale, specialmente l’area linguistica anglo-tedesca. Fuori del Vecchio Continente ha poi interessato in particolare il Canada, da dove però ultimamente giungono notizie incoraggianti. Pure in Australia ci sono stati problemi, anche se lì effettivamente il problema delle grandi distanze ha giustificato in parte l’uso dell’assoluzione collettiva.
Negli Stati Uniti, in America Latina, in Africa e Asia in generale ci sono stati meno problemi.
In Misericordia Dei viene chiaramente ribadito l’"obbligo" per i sacerdoti di ascoltare le confessioni, di essere "sempre e pienamente disposti" ad amministrare questo sacramento, di offrire ai fedeli "le massime facilitazioni possibili" affinché possano accedervi…
BERTONE: Certamente tra le cause primarie della crisi di questo sacramento c’è il dramma della scristianizzazione. Si potrebbe dire che la confessione in alcuni ambiti ormai postcristiani è stata soppiantata da "strumenti" alternativi, come colloqui psicologici e psicoterapeutici (anche se paradossalmente proprio da alcune di queste scuole proviene una rivalutazione "laica" della confessione…).
Ma è necessario riconoscere che in questo senso, c’è anche un certo disimpegno da parte di sacerdoti e anche di vescovi poco rispettosi del diritto dei fedeli a potersi accostare a questo sacramento. Un diritto sancito dal Codice di diritto canonico che arriva persino a prescrivere come nelle parrocchie siano stabiliti degli orari fissi in cui sia possibile confessarsi, e che questi orari vengano opportunamente pubblicizzati.
È vero che i parroci e i vicari parrocchiali sono impegnati in molteplici attività, ma come dedicano giustamente tanto tempo alla catechesi, altrettanto giustamente dovrebbero dedicare il proprio tempo ad ascoltare le confessioni.
Nel motu proprio si stabilisce esplicitamente che sia possibile confessarsi durante la celebrazione della Messa. Eppure in non poche chiese appaiono cartelli in cui si esclude tassativamente questa possibilità.
BERTONE: Si può capire che chi fa apporre questi cartelli lo faccia in buona fede, preoccupato di una actuosa participatio alla liturgia dei fedeli. Ma si tratta di un divieto assolutamente inaccettabile: non esistono norme ecclesiastiche che impediscano la confessione durante la Messa. A meno che, è ovvio, nella chiesa sia presente solo il sacerdote che sta celebrando Messa.
Veniamo ora alla questione delle cosiddette assoluzioni generali…
BERTONE: A questo proposito vorrei fare una premessa. Vorrei ricordare che nell’Antico Testamento è il popolo che deve essere riconciliato con Dio attraverso dei riti comuni, collettivi (anche se ci sono degli esempi di riconciliazioni individuali, come testimoniano i Salmi). Nel Nuovo Testamento si registra invece una forte accentuazione della personalizzazione del rapporto con Dio. Da qui deriva la concezione del sacramento come celebrazione personale, espressa magistralmente dal Concilio di Trento. In questo quadro è più facile comprendere come per la Chiesa le modalità normali e tradizionali della confessione sono due. La "semplice" confessione e assoluzione individuale oppure una celebrazione penitenziale comunitaria che però comporta sempre una confessione individuale dei fedeli partecipanti. La celebrazione penitenziale con assoluzione collettiva non può essere considerata invece una forma normale di celebrare il sacramento, ma è una eccezione, permessa solo in particolari condizioni. Il motu proprio ribadisce e precisa ulteriormente quali possono essere queste condizioni.
Misericordia Dei ricorda che assoluzioni collettive sono possibili solo nel caso di immediato pericolo di morte oppure in occasioni di "grave necessità".
BERTONE: Il motu proprio spiega bene cosa si intende per "grave necessità". Riafferma che l’assoluzione generale può essere impartita solo se ci sia l’impossibilità di confessare i singoli fedeli entro un tempo conveniente a causa della scarsità dei sacerdoti e che tale impossibilità comporti il fatto che altrimenti i penitenti sarebbero costretti a rimanere a lungo, senza loro colpa, privi di grazia sacramentale. Misericordia Dei sottolinea che queste due condizioni sono inseparabili affinché possa determinarsi uno stato di grave necessità. E aggiunge, a titolo indicativo, che non è prudenziale ritenere che rimanere per meno di un mese senza confessione implichi rimanere "a lungo" in questa privazione. Il motu proprio indica poi chiaramente che queste condizioni si possono verificare "in territori di missione o in comunità di fedeli isolati" dove il sacerdote può passare di rado, "una o poche volte l’anno". È difficile ipotizzare quindi che l’assoluzione collettiva possa essere lecitamente concessa al di fuori di questi due casi. Il motu proprio esclude esplicitamente che si incorra in casi di gravi necessità in occasione di grandi feste, di pellegrinaggi o per turismo. E stabilisce che spetti al vescovo diocesano, e non al singolo confessore, giudicare quando incorrano casi di "grave necessità".
Nel documento pontificio si rammenta inoltre che "non possono ricevere validamente l’assoluzione i penitenti che vivono in stato abituale di peccato grave e non intendono cambiare la loro situazione". È sembrato un riferimento alla situazione dei divorziati risposati…
BERTONE: In effetti riguarda anche quelle realtà. Come ha detto chiaramente il cardinale Ratzinger nella conferenza stampa di presentazione del documento, non si può dare l’assoluzione se da parte del penitente non c’è la volontà di cambiare il proprio stato abituale di peccato. Mi sembra inoltre di poter affermare che con questa sottolineatura del documento, il Papa chieda che, per quanto possibile e a parità di condizioni, ci sia una certa omogeneità di giudizio da parte dei singoli confessori.
Alla fine del documento si chiede alle Conferenze episcopali che emanino disposizioni in cui, tra l’altro, si garantisca che i confessionali siano collocati "in luogo visibile" e siano provvisti anche "di grata fissa".
BERTONE: È una disposizione saggia. La garanzia di non essere riconosciuti quando ci si va a confessare è una garanzia di libertà di coscienza dei fedeli. E questa garanzia deve essere accordata a tutti coloro che la desiderano. Altra cosa è se si tratti di una direzione spirituale o di un fedele che abbia un confessore stabile.
Il buon ladrone,particolare della Crocifissione,Beato Angelico, convento 
di San Marco, Firenze

Il buon ladrone,particolare della Crocifissione,Beato Angelico, convento di San Marco, Firenze

Nel documento non si fa cenno ad alcuni abusi che si sono riscontrati in alcune realtà ecclesiali. Come è stato denunciato da alcuni vescovi, ad esempio in riferimento ad alcune pratiche del Cammino neocatecumenale…
BERTONE: Forse lei si riferisce alla prassi degli "scrutini" (una specie di esame di coscienza pubblico, ndr) e perciò all’esigenza del rispetto rigoroso del foro interno. A tale proposito la nostra Congregazione ha già formulato le debite osservazioni e non ho motivo di dubitare che verranno seriamente prese in considerazione dagli esponenti di questo movimento ecclesiale.
Eccellenza, parlando di Misericordia Dei il pensiero si è rivolto al noto caso dell’arcivescovo Emmanuel Milingo — protagonista delle cronache dell’agosto dello scorso anno — verso cui il Papa e la Santa Sede hanno usato alla fine una misericordia particolare. Lei si è occupato e si occupa ancora di questo caso. Anche per acclarare la veridicità di presunte indiscrezioni che periodicamente si ritrovano sui mass media, permette due domande a riguardo?
BERTONE: Prego.
Dove si trova ora monsignor Milingo?
BERTONE: Monsignor Milingo si trova in una località fuori della penisola e devo dire che sta molto bene, sicuramente meglio di un anno fa. Ho letto di suoi viaggi o permanenze in Calabria o a Montecassino, in Canada o a Fatima: e si è trattato di fantasie. E posso aggiungere questo. Nei due mesi successivi al suo pieno ritorno alla Chiesa cattolica è stato ospitato sempre nel medesimo luogo, in un’amena località dei Castelli romani. In questo periodo è stato accompagnato da un paio di ottimi sacerdoti che sono diventati suoi amici e confidenti spirituali. Attualmente convive in una comunità sacerdotale insieme ad un vescovo emerito che ha conosciuto qui in Italia e ad altri sacerdoti con i quali ha stabilito una comunità di preghiera e di vita religiosa. È assolutamente libero, come d’altronde lo era qui in Italia. Ha potuto infatti ricevere visite di amicizia di vescovi e prelati. È sereno e contento soprattutto per una riconquistata pace dell’anima e si prepara per il ritorno al pieno esercizio del sacro ministero.
Quando avverrà questo rientro in Italia?
BERTONE: In realtà quando lasciò l’Italia non era stata fissata una data di ritorno. Tanto meno una data collegata a grandi solennità liturgiche come la Pasqua e la Pentecoste. Si era calcolato che sarebbe stato sufficiente un anno di riflessione e di preparazione spirituale. E in effetti, sic rebus stantibus, è ragionevole prevedere che il suo rientro potrà avvenire subito dopo la fine di questa estate. D’altra parte occorre anche predisporre la sua prossima residenza e le strutture che saranno disponibili per la sua attività pastorale e per accogliere i fedeli che a lui si rivolgeranno.


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