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LITURGIA
tratto dal n. 06 - 2000

Un brano dalla catechesi svolta dal cardinale George nella Basilica di San Giovanni in Laterano il 20 giugno

«La fede e la pratica eucaristica sono fortemente contestate in molte aree della vita ecclesiale»



di Francis Eugene George


«Oggi questioni riguardanti la fede e la pratica eucaristica sono fortemente contestate in molte aree della vita ecclesiale. Forse, almeno nel mio Paese, qualcuno è stato troppo negligente nel predicare e insegnare l’Eucarestia; forse qualcuno ha scoraggiato la devozione eucaristica al di fuori della messa; forse la stessa pratica liturgica soffre della mancanza di una pia preparazione e di una devota attenzione; forse alcuni sono confusi nell’esprimere precisamente quello che la Chiesa insegna circa la santa Eucarestia. Qualunque sia la ragione, c’è un crescente desiderio nel popolo cattolico di una maggiore chiarezza e di un maggior discernimento nella nostra fede e nella nostra pratica eucaristica. Ad ogni modo le tensioni e le confusioni contemporanee riguardo l’Eucarestia non dovrebbero sorprenderci. Tensione e confusione c’erano già agli inizi: “Questo linguaggio è duro. Chi lo può ammettere?... Da allora molti dei suoi discepoli si ritrassero e non andavano più con lui” (Gv 6, 60. 66). La tensione divenne insopportabile quando Gesù cominciò ad usare un linguaggio realistico riguardo il mangiare la sua carne e il bere il suo sangue. Di fronte alla confusione dei suoi discepoli Gesù rinforzò soltanto il suo linguaggio, non fece alcun tentativo di ammorbidire o diluire le sue espressioni. È da notare il cambiamento di termini da Giovanni 6, 44-51 a Giovanni 6, 53-58. Il rafforzamento del linguaggio può essere visto nei verbi greci usati: dapprima phagein, che vuol dire mangiare; ma poi trogein, cioè masticare».


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