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DOSSIER EMERGENZA CARCERI
tratto dal n. 06 - 2000

I Centri di servizio sociale per adulti



di Paolo Mattei


Sono poco più di mille su tutto il territorio nazionale gli operatori che lavorano presso i 64 Centri di servizio sociale per adulti (Cssa). Sono quasi 25mila i detenuti che usufruiscono dell’affidamento in prova al servizio sociale, una delle misure alternative alla detenzione carceraria, quella per cui l’attività dei Cssa risulta cruciale. Queste cifre possono dare l’idea delle difficoltà che incontrano nel loro lavoro gli assistenti sociali, tenendo anche conto che essi hanno a che fare con i quasi 36mila beneficiari di misure alternative alla detenzione.
Ma che cosa sono e che cosa fanno i Centri di servizio sociale per adulti? Dipendenti dall’Amministrazione penitenziaria, i Cssa devono attuare gli interventi di osservazione e di trattamento in ambiente esterno per l’applicazione e l’esecuzione delle misure alternative, delle sanzioni sostitutive e delle misure di sicurezza, oltre che collaborare con gli operatori del carcere affinché il buon esito del trattamento delle persone recluse sia raggiunto. Coinvolti soprattutto nel lavoro con i soggetti che beneficiano dell’affidamento in prova al servizio sociale, gli operatori dei Cssa svolgono attività di controllo e di aiuto. Controllano che i beneficiari dell’affidamento mantengano una condotta conforme alle prescrizioni fissate dal Tribunale di sorveglianza, e li aiutano a superare le eventuali difficoltà di adattamento alla vita sociale mediante contatti diretti con l’ambiente familiare e sociale in cui vivono. Il lavoro dei Cssa nell’ambito delle altre misure alternative e della libertà vigilata, è più limitato (sostegno e assistenza per il reinserimento sociale del condannato), perché in questi casi la funzione delle forze dell’ordine è prevalente.
Stefano Anastasia dice a 30Giorni: «L’amplificazione da parte dei mezzi di comunicazione di particolari vicende criminali (reati compiuti da persone beneficiarie di misure alternative) ha dato l’occasione per attaccare, ingiustamente a mio avviso, alcuni istituti di garanzia democratica e di civiltà giuridica. I Cssa hanno bisogno di essere valorizzati, magari anche assumendo altro personale». La dottoressa Maria Pia Giuffrida, coordinatrice dei Cssa e responsabile del settore misure alternative del Ministero della Giustizia, ci spiega come gli assistenti sociali siano «istituzionalmente e professionalmente ben preparati ma in numero insufficiente rispetto ai casi da seguire. I concorsi non decollano e molti operatori non sono messi in grado di lavorare con gli strumenti adeguati. Manca, mi sembra, a livello pubblico, una valutazione dei risultati raggiunti dagli operatori sociali, che ci sono e sono buoni ma che vengono offuscati dai momenti di allarme sociale».


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