La fotografia di un modo di vivere la modernità
L’introduzione del nostro direttore al nuovo volume edito dalla San Paolo, che raccoglie alcuni suoi articoli scritti per 30Giorni
Giulio Andreotti
Quando la San Paolo mi
parlò della pubblicazione di un certo numero di editoriali da me
scritti per 30Giorni mi
sembrò per un momento rischioso. Mi spiego. Temevo che la rilettura
dopo qualche anno mettesse in luce lacune, prospettive non realizzate, una
certa incompiutezza di esame. Ma dopo la riconsiderazione offertami dalle
bozze, ritengo che – a parte l’ispirazione gentile della
proposta – certi profili e alcune valutazioni conservino una loro
efficacia, aiutando per di più le giovani generazioni ad accostarsi
a persone e ad avvenimenti di cui hanno solo – seppure – una
conoscenza marginale, spesso attraverso fonti poco obiettive.
C’è di più. La recentissima decisione vaticana di una coraggiosa revisione di posizioni storiche su persone e momenti controversi trova molti riscontri in tesi che 30Giorni ha sostenuto: dal rispetto spirituale per il pacifismo di Igino Giordani alla netta differenziazione tra l’azione pastorale e quella temporale dei papi prima e subito dopo la caduta dello Stato Pontificio. In tale luce noi abbiamo collocato la figura di Pio IX ed anche – in un ruolo difficilissimo entro una curia troppo soggetta alle nostalgie – di Pio X. Anche la politica dell’Est, legata alla intelligente tessitura del cardinale Casaroli, ci ha visto in una comprensione e difesa che non tutti gli ambienti cattolici condividevano.
Questo volume non pretende davvero di assurgere a fonte rilevante di consultazione. È solo la fotografia di un modo di vivere la modernità senza rischi di censure, ma senza opportunistiche indulgenze.
Personalmente sono tanto grato al gruppo di giovani redattori del mensile che mi aiutano a respirare in un contesto religioso e sociale che altrove difficilmente trovo.
C’è di più. La recentissima decisione vaticana di una coraggiosa revisione di posizioni storiche su persone e momenti controversi trova molti riscontri in tesi che 30Giorni ha sostenuto: dal rispetto spirituale per il pacifismo di Igino Giordani alla netta differenziazione tra l’azione pastorale e quella temporale dei papi prima e subito dopo la caduta dello Stato Pontificio. In tale luce noi abbiamo collocato la figura di Pio IX ed anche – in un ruolo difficilissimo entro una curia troppo soggetta alle nostalgie – di Pio X. Anche la politica dell’Est, legata alla intelligente tessitura del cardinale Casaroli, ci ha visto in una comprensione e difesa che non tutti gli ambienti cattolici condividevano.
Questo volume non pretende davvero di assurgere a fonte rilevante di consultazione. È solo la fotografia di un modo di vivere la modernità senza rischi di censure, ma senza opportunistiche indulgenze.
Personalmente sono tanto grato al gruppo di giovani redattori del mensile che mi aiutano a respirare in un contesto religioso e sociale che altrove difficilmente trovo.