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IL SEGRETO DI FATIMA
tratto dal n. 06 - 2000

Il messaggio di Fatima non parla ai notai ma al cuore cristiano



di Giulio Andreotti


Dinanzi ai grandi fatti della spiritualità non ha molto senso mettersi a sottilizzare sulle parole, sulle virgole, sulle pause. Dico questo non per sfuggire alla polemica suscitata dalla pubblicazione definitiva del documento di Fatima, con una parziale difformità dal messaggio riassuntivo letto dal segretario di Stato, cardinale Sodano, il 13 maggio durante il viaggio portoghese del Santo Padre. In verità è fuor di dubbio che il Papa sopravvisse miracolosamente all’attentato di un tiratore scelto come Ali Agca. E poiché era il giorno della festa liturgica della Vergine di Fatima, era spontaneo che la sopravvivenza – anche dopo le complicazioni operatorie e postoperatorie – fosse per così dire accreditata dal Papa e da tanti di noi alla Madonna dei tre pastorelli lusitani.
Nella previsione di suor Lucia si ravvisava il tentato assassinio del pontefice ovvero il «vestito di bianco» di cui la suora parla è un soggetto diverso, riferito a una pagina di martirio diversa o forse non ancora scritta? In Africa, in Oriente e anche nell’America Latina sacerdotí e vescovi vestono di bianco; e purtroppo fatti gravissimi di persecuzione vi sono stati e tuttora avvengono. Del resto, a parte monsignor Romero, crivellato dai colpi omicidi, fu massacrato pochi anni or sono in Messico un cardinale autorevolissimo. Più che la esegesi di un testo e i verbali delle audizioni esplicative a me sembra quindi importante la denuncia della intolleranza di cui i cristiani – anche se non solo i cristiani – sono vittime.
Tra qualche settimana la Chiesa cattolica rievocherà il centenario della strage subita nel 1900 in Cina nella cosiddetta rivoluzione dei Boxer. So che a Pechino qualcuno vede questo con un certo fastidio e vorrebbe che si sorvolasse. Non è giusto. Dovrebbero fare quel che ha fatto il Papa nella recente Giornata del perdono, chiedendo scusa per iniziative del passato, individuali o collettive, errate e mal poste.
Tornando ai segreti di Fatima, ci si domanda perché si è atteso tanto per renderli interamente pubblici. Non era meglio a questo punto attendere la morte della suora? Direi di no. Semmai si è tardato troppo, lasciando circolare nel frattempo – di tanto in tanto – le voci le più altisonanti, annuncianti persino come prossima la fine del mondo.
Il messaggio che viene da Fatima non riguarda i notai e gli esegeti. È prima di tutto ed essenzialmente un forte invito alla preghiera e alla mortificazione. Così come l’hanno interpretato in tutto il mondo. C’è nel Vangelo una preghiera di Gesù che è stupenda: quando ringrazia il Padre per aver fatto capire le verità ai piccoli e non ai sapienti.

Dal Resto del Carlino del 28-6-00


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