Chiara e interessante
Forma Sororum, la voce delle Clarisse d’Italia, è una rivista realizzata nel monastero di Santa Lucia a Città della Pieve. Il suo intento è diffondere la spiritualità della santa di Assisi e far conoscere una vita di preghiera e di carità
di Pina Baglioni

Una copertina e alcune pagine di Forma Sororum, la rivista delle Clarisse d’Italia che si può leggere anche visitando il sito www.clarissecdp.it
Per chi volesse saperne di più della nobile ragazza che si portò dietro tante giovani donne nella sequela del Vangelo e della povertà, può essere d’aiuto una bellissima rivista curata dalle eredi di Chiara. Si tratta di Forma Sororum, la voce delle Clarisse d’Italia, nata quarantaquattro anni fa e redatta dalle suore del monastero di Santa Lucia a Città della Pieve, in provincia di Perugia.
L’intento della rivista è quello di diffondere la spiritualità di santa Chiara nel mondo contemporaneo ma anche quello di fornire la testimonianza di una vita di preghiera e di carità. Cinque numeri all’anno, a colori, propongono riflessioni e rubriche fisse dedicate alla vita delle religiose. Molti e autorevoli, anche laici, i collaboratori. Sfogliando le varie annate di Forma Sororum emergono, attraverso lo studio delle fonti, gli aspetti originali del francescanesimo contemplativo “al femminile” incarnato da questa grande santa. Come, per esempio, il suo rapporto particolarissimo con la Madonna. «In corrispondenza con la forma di vita dei frati, Maria appare in cammino con Gesù e con gli apostoli, mentre per Chiara è più attraente l’immagine della Vergine gestante che nel claustro del suo grembo custodisce “il santissimo e dilettissimo Bambino”», scrive il padre cappuccino Leonhard Lehmann. «Quello che per Francesco itinerante è la sequela di Gesù povero e predicante, diventa per Chiara, rinchiusa nel chiostro di San Damiano, l’imitazione della povertà e umiltà del “diletto Figlio e della sua gloriosa Madre vergine”».
Di grande interesse, nell’ultimo numero, è il servizio dedicato all’approfondimento dell’amicizia tra santa Chiara e sant’Agnese di Praga, elevata, quest’ultima, agli onori degli altari da Giovanni Paolo II il 12 novembre del 1989. Le due donne non si incontrarono mai. Ebbero un rapporto esclusivamente epistolare: Chiara, figlia di nobili di Assisi, e Agnese, figlia del re boemo Otakar, ebbero destini comuni. Entrambe destinate a nozze importanti, decisero, nonostante l’ostinazione delle famiglie, di abbracciare la vita consacrata. La ragazza boema venne a sapere di Chiara nel 1231, quando giunsero a Praga i Frati Minori grazie ai quali Agnese conobbe l’esperienza francescana. Affascinata da quel modello, decise di imitarlo. Usufruendo dei propri beni fondò a Praga nel 1232 l’ospedale di San Francesco e il monastero delle Sorelle Povere sull’esempio di quello di Chiara e delle sue consorelle. Lei stessa vi entrò l’11 giugno del 1234, assumendo il ruolo di badessa solo qualche tempo dopo. Per aiutarla e sostenerla nell’impresa, Chiara le inviò cinque monache da Assisi e grazie al fitto scambio epistolare, entrambe si trovarono d’accordo nella redazione di una nuova regola declinata secondo le necessità delle monache.
«Vorremmo far conoscere Forma Sororum anche fuori dell’ambiente delle clarisse», spiegano le suore del monastero di Città della Pieve, «perché crediamo importante che la luce e la vita di Chiara continuino a parlare del Signore».