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CELESTINO V
tratto dal n. 10 - 1999

Quel gran rifiuto


Alcune note a partire da una nuova biografia su papa Celestino V. Che sia stato il cardinale anagnino Caetani a spingerlo alle dimissioni non è provato. Ma Caetani, successore di Celestino con il nome di Bonifacio VIII, non fu comunque quel demonietto che l’Alighieri lascia credere. Dopo il suo pontificato e quello breve del suo successore, iniziò una serie di papi francesi


di Giulio Andreotti


Il portale d’ingresso del castello di Fumone, in cui fu rinchiuso Celestino V; al centro della foto, la targa che ricorda la visita di Paolo VI nel 1966

Il portale d’ingresso del castello di Fumone, in cui fu rinchiuso Celestino V; al centro della foto, la targa che ricorda la visita di Paolo VI nel 1966

Lasciamo agli esegeti la disputa sul riferimento a Celestino V e ad una sua presunta viltà della nota invettiva dantesca. Rileggiamo invece la biografia del papa-monaco, rapidamente dimissionario, nella recente versione scritta da Maria Burani (deputata al Parlamento, ma questo non c’entra) edita da Città Nuova. È intessuta con una tecnica avvincente, quasi da romanzo, pur conservando grande rigore storico ed anche finalità formative attraverso la rievocazione della straordinaria azione taumaturgica lungo tutta la vita del santo uomo. La fondazione, lo sviluppo impressionante dei Celestini, il loro salvataggio con un intervento diretto di Pietro da Morrone sul Papa che stazionava a Lione (viaggio di andata e ritorno a piedi con tappe molto significative): tutto scorre fluidamente davanti agli occhi del lettore, suscitando avvincenti emozioni.
Le vie del Signore – in questo caso dello Spirito Santo – sono infinite. Nacque così, nel 1294, dopo ben ventisette mesi di sede vacante, il successore di Niccolò IV. I cardinali erano stati contrariati da mille difficoltà compresa anche una pestilenza dalla quale non vi erano immunità prelatizie. Alla fine lo sparuto gruppetto degli undici porporati, riuniti a Perugia, scelse, alcuni esplicitamente altri per accessione – metodo ora non più esistente – il monaco molisano la cui fama ascetica fece premio sulle diffidenze politiche del partito antifrancese.
Il Papa fu incoronato a L’Aquila e raggiunse poi Napoli, dove tentò invano di vedersi riconosciuto il diritto alla concentrazione spirituale lasciando ad altri la gestione della curia.
Non è provato – anzi sembra che sia falso – che sia stato il cardinale anagnino Benedetto Caetani a spingerlo alle dimissioni. Forse dette soltanto una mano ai giuristi che decretarono che l’abbandono era lecito. Cinque mesi dopo l’elezione, Celestino V deponeva la tiara, sperando di tornarsene in convento. Dieci giorni più tardi, il sacro collegio affidava la successione petrina al Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII e restò per così dire in carica nove anni, assillato dalla preoccupazione di non avere in Pietro-Celestino un contraltare, magari involontario. Lo fece rincorrere e relegare nel castello “ciociaro” di Fumone, di cui il pio recluso occupò soltanto una minuscola e oscura celletta. Tuttavia Bonifacio non fu quel demonietto che l’Alighieri lascia credere. Tra l’altro dobbiamo a lui il primo Giubileo (1300).
Alla sua morte e dopo gli otto mesi del beato trevigiano Niccolò Boccassini – Benedetto XI – iniziò una serie di papi francesi.


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