Quel gran rifiuto
Alcune note a partire da una nuova biografia su papa Celestino V. Che sia stato il cardinale anagnino Caetani a spingerlo alle dimissioni non è provato. Ma Caetani, successore di Celestino con il nome di Bonifacio VIII, non fu comunque quel demonietto che l’Alighieri lascia credere. Dopo il suo pontificato e quello breve del suo successore, iniziò una serie di papi francesi
di Giulio Andreotti

Il portale d’ingresso del castello di Fumone, in cui fu rinchiuso Celestino V; al centro della foto, la targa che ricorda la visita di Paolo VI nel 1966
Le vie del Signore – in questo caso dello Spirito Santo – sono infinite. Nacque così, nel 1294, dopo ben ventisette mesi di sede vacante, il successore di Niccolò IV. I cardinali erano stati contrariati da mille difficoltà compresa anche una pestilenza dalla quale non vi erano immunità prelatizie. Alla fine lo sparuto gruppetto degli undici porporati, riuniti a Perugia, scelse, alcuni esplicitamente altri per accessione – metodo ora non più esistente – il monaco molisano la cui fama ascetica fece premio sulle diffidenze politiche del partito antifrancese.
Il Papa fu incoronato a L’Aquila e raggiunse poi Napoli, dove tentò invano di vedersi riconosciuto il diritto alla concentrazione spirituale lasciando ad altri la gestione della curia.
Non è provato – anzi sembra che sia falso – che sia stato il cardinale anagnino Benedetto Caetani a spingerlo alle dimissioni. Forse dette soltanto una mano ai giuristi che decretarono che l’abbandono era lecito. Cinque mesi dopo l’elezione, Celestino V deponeva la tiara, sperando di tornarsene in convento. Dieci giorni più tardi, il sacro collegio affidava la successione petrina al Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII e restò per così dire in carica nove anni, assillato dalla preoccupazione di non avere in Pietro-Celestino un contraltare, magari involontario. Lo fece rincorrere e relegare nel castello “ciociaro” di Fumone, di cui il pio recluso occupò soltanto una minuscola e oscura celletta. Tuttavia Bonifacio non fu quel demonietto che l’Alighieri lascia credere. Tra l’altro dobbiamo a lui il primo Giubileo (1300).
Alla sua morte e dopo gli otto mesi del beato trevigiano Niccolò Boccassini – Benedetto XI – iniziò una serie di papi francesi.