Una vita sulle tracce di Pietro
Un ricordo di Margherita Guarducci, la grande studiosa recentemente scomparsa, conosciuta soprattutto per le sue ricerche sulla localizzazione della tomba dell’apostolo in Vaticano e sull’identificazione delle ossa
Un ricordo dell’archeologa Margherita Guarducci recentemente scomparsa di Lorenzo Bianchi

Margherita Guarducci nella sua casa di via della Scrofa
Il pubblico più vasto la conobbe però essenzialmente per le sue ricerche sulla localizzazione della tomba e l’identificazione delle ossa di san Pietro sotto l’altare della Confessione nella Basilica vaticana, alle quali dedicò tantissima parte – più di quarant’anni, gli ultimi – della sua attività. Ricerche che, esposte in numerosi volumi (dei quali uno degli ultimi, La tomba di san Pietro. Una straordinaria vicenda, Milano 1989, contiene tutta la bibliografia precedente), in virtù di una capacità divulgativa non comune, suscitarono anche per questo polemiche roventi, pubbliche o “sotterranee”, che ancora dividono gli studiosi. Ma chi ha studiato quanto Margherita Guarducci ha sostenuto e pubblicato può rendersi conto dell’assoluto rigore scientifico del suo metodo di lavoro, e di quanto studio analitico sia alla base delle sue conclusioni. Basti, ad esempio, considerare con quale cura e precisione redasse l’opera in tre volumi (I graffiti sotto la Confessione di San Pietro in Vaticano, Città del Vaticano 1958) dedicata ai graffiti del famoso muro “g” nella necropoli vaticana, dove vennero ritrovate le ossa da lei rintracciate e attribuite al corpo di san Pietro, alla decifrazione dei quali si dedicò negli anni dal 1956 al 1958, e con grande fatica fisica, spesso dovendo lavorare in ginocchio, a causa della collocazione del muro.
Fu particolarmente stimata per i suoi studi da Pio XII, il Papa che volle affrontare l’impresa degli scavi alla ricerca della tomba di Pietro e che ella chiamò «del mio lavoro l’augusto Patrono». E un legame strettissimo ebbe anche con Paolo VI, suo confessore quand’era segretario di Stato, che favorì le sue ricerche su san Pietro.
Di Margherita Guarducci ho, dai pochi incontri che ebbi con lei e dai ricordi delle parole di mio padre Ugo – che prima di essere suo stimato collega nell’insegnamento universitario ne frequentò le lezioni – l’idea del carattere fermo ma gentile, dell’aspetto insieme deciso e sorridente, dell’incredibile resistenza al lavoro e della ferma convinzione nelle conclusioni che traeva dai suoi studi. Le stesse cose che mi diceva in questi giorni Enrica Follieri, una delle sue più strette collaboratrici, ora titolare della cattedra di Filologia e Storia bizantina, rammentandone anche il grande legame, umano oltre che scientifico, con Gaetano De Sanctis, l’illustre storico che nell’immediato dopoguerra, oramai cieco, Margherita Guarducci accompagnava a tenere lezione di Storia greca in Università: lezioni tenute citando a memoria i testi antichi.
Nel 1995, dopo la morte della sorella, che le fu di aiuto per tutta la vita, dovette lasciare la sua abitazione in via della Scrofa, insieme a gran parte dei moltissimi libri della sua biblioteca, che oramai non poteva più leggere perché quasi cieca. È sepolta a Grottaferrata, nella tomba dove riposa anche il professor Venerando Correnti, l’antropologo che esaminò le ossa che Margherita Guarducci riconobbe come quelle di Pietro.