Nella rampa del parcheggio
Intervista con Claudio Mocchegiani Carpano, responsabile della Soprintendenza archeologica di Roma per il centro storico
Intervista con Claudio Mocchegiani Carpano di Carlo Vitali
Gli antichi affreschi romani venuti alla luce in questo
mese di settembre nel corso degli scavi per la rampa di accesso al
parcheggio del Gianicolo hanno, almeno temporaneamente, reso necessario il
blocco dei lavori per quest’opera della nuova viabilità
giubilare.
Abbiamo chiesto al dottor Claudio Mocchegiani Carpano, responsabile del settore del centro storico della Soprintendenza archeologica di Roma, di illustrarci l’entità e l’importanza dei ritrovamenti, e un parere su che cosa potrà accadere adesso.

Dopo il primo clamore della stampa, sembrava, dagli
annunci dei responsabili per le opere giubilari, che si sarebbe proceduto
abbastanza velocemente alla ripresa dei lavori per la costruzione della
rampa. Poi è uscita dalla terra una stanza affrescata…
CLAUDIO MOCCHEGIANI CARPANO: Sì. E quindi gli scavi archeologici continuano. Il comitato di settore del Ministero per i Beni e le Attività culturali ha ritenuto necessario acquisire il massimo della documentazione. Anzi, si scaverà anche in altre direzioni.
Cioè dove?
MOCCHEGIANI CARPANO: I resti antichi sono emersi proprio tra le paratoie laterali della rampa, fatte con pali di cemento armato. Al di là della paratoia verso valle, dopo nemmeno un metro, ci sono gli edifici dei Torlonia, e dunque non dovrebbe esserci rimasto più niente di antico. Invece dall’altra parte, a monte, c’è un’ampia area – per intenderci salendo verso la zona di Propaganda Fide – fino al confine degli Orti Torlonia, che ora verrà esplorata a fondo. E aggiungo che lo scavo archeologico verrà fatto, come del resto è avvenuto finora, a regola d’arte, e non frettolosamente.
Ma le scadenze giubilari incalzano...
MOCCHEGIANI CARPANO: Certamente lo scavo verrà fatto velocemente, ma solo nel senso che saranno raddoppiati i turni e si lavorerà anche di notte, se necessario; non si procederà certo con superficialità. Ogni giorno viene compilato accuratamente il giornale di scavo, e tutto viene documentato, e continuerà ad essere così. Lo scavo archeologico ha delle proprie ben precise modalità, e durerà quello che deve durare: non si può determinare quanto, perché non sappiamo ancora che cosa ci riserverà il terreno.
Si è detto da varie parti che questi resti non presentavano alcun interesse. Che cosa ne pensa?
MOCCHEGIANI CARPANO: Il contrario. Tutto quello che finora è uscito fuori è interessante. Sono strutture pertinenti ad una domus, di elevato livello a giudicare dalle decorazioni. Cronologicamente i resti sono attribuibili al I e al II secolo, con elementi probabilmente anche più tardi, dovuti a successive antiche ristrutturazioni dell’edificio. Questa cronologia è confermata anche dai materiali mobili (monete, ceramica) rinvenuti. Abbiamo già individuato addirittura tre strati di pavimenti, di cui il primo sembra che fosse, al momento della sua costruzione, ricoperto con mosaico, che fu già in antico accuratamente tolto e sostituito con un altro piano pavimentale.
E gli affreschi?
MOCCHEGIANI CARPANO: Il locale affrescato, che presenta raffigurazioni di architetture, elementi vegetali, uccelli, ed una perfetta simmetria dei disegni tra le tre pareti visibili, sembra avere due fasi diverse. In prossimità dell’affresco sono poi stati trovati tantissimi frammenti di marmo e alabastro appartenenti forse ad un pavimento molto ricco, probabilmente quello del piano superiore, distrutto quando tutto il complesso archeologico è stato raso e livellato, probabilmente all’epoca della sistemazione del giardino Torlonia, nell’Ottocento o anche prima. Aggiungo che probabilmente i resti archeologici proseguono verso il monte, in parallelo al traforo gianicolense. Si vede chiaramente una soglia che introduce ad una porta in quella direzione, ed è lì che proseguiranno gli scavi.
Possiamo pensare insomma ad un complesso di grandi dimensioni?
MOCCHEGIANI CARPANO: Credo di sì, soprattutto se i resti rinvenuti adesso devono essere collegati (ed io sono di questa opinione, anche perché l’orientamento è coerente) a quelli, segnalati da Gatti e recentemente pubblicati da Bianchi, che furono trovati all’epoca della costruzione del traforo. Ora, per averne la conferma, bisognerà riportarli planimetricamente in un’unica lettura, e verificare la corrispondenza della quota, che per i resti che stiamo scavando è fra i tre metri e mezzo e i quattro sopra il piano stradale attuale. Penso comunque che nelle prossime settimane, andando avanti con gli scavi, si comincerà a capire meglio; insomma, per questo lato, vedremo.
E per l’altro lato? Intendo dire per la parte della collina al di là del bastione, dove sono vari ruderi identificati con il palatium Neronis?
MOCCHEGIANI CARPANO: Ci sono le cisterne nell’area dei Gesuiti, e considerando che tutta l’orografia del luogo in antico era diversa, un collegamento non è poi così improbabile. Ma da quella parte troppi sono stati gli stravolgimenti del terreno nel corso dei secoli, e ci si dovrà affidare solo ai documenti. In ogni caso è probabile che l’area degli horti di Agrippina e di Nerone potesse arrivare fino al punto che stiamo scavando. Certo è difficile che gli attuali scavi diano risposte certe, perché si tratta pur sempre di una parte limitata di terreno. Voglio però dire che quanto è stato trovato, al di là del valore intrinseco delle pitture, ha una sua decisa importanza a livello topografico, in quanto permette di ricostruire nella sua materialità almeno un tassello della situazione antica. Per queste strutture, forse è ancora presto per sbilanciarsi in interpretazioni e ricostruzioni definitive. Occorre il tempo per studiarle, e con animo sereno.
Ma il complesso archeologico è in pericolo? Se non sbaglio, quello è l’unico posto dove può essere fatta transitare la rampa, e i ruderi sono proprio lì in mezzo.
MOCCHEGIANI CARPANO: Purtroppo sì. Ma quello che succederà non si può dire. Le ipotesi sono varie, e vanno dall’asportazione di tutto, comprese parti di muro, ad una nuova progettazione della rampa ad un livello più basso. Ma allo stato attuale non si può sapere. Purtroppo sembra che questa rampa sia essenziale per il parcheggio di Propaganda Fide, ed è stata addirittura definita opera di importanza internazionale perché, è chiaro, deve collegare tutta una serie di servizi con il parcheggio e quindi le ripercussioni su di esso sarebbero notevoli.
E nell’area del parcheggio di Propaganda Fide si è rinvenuto qualcosa?
MOCCHEGIANI CARPANO: Per i lavori sulla collina non è stato presentato alcun progetto alla Soprintendenza. È un terreno che dovrebbe godere del privilegio di extraterritorialità, e dunque non ci è stato permesso alcun intervento. Quindi non so che cosa ci fosse; ora comunque credo che il terreno sia già stato tutto sbancato e quindi non ci sia assolutamente più niente.
Abbiamo chiesto al dottor Claudio Mocchegiani Carpano, responsabile del settore del centro storico della Soprintendenza archeologica di Roma, di illustrarci l’entità e l’importanza dei ritrovamenti, e un parere su che cosa potrà accadere adesso.

Un particolare degli affreschi rinvenuti durante la costruzione del megaparcheggio del Gianicolo
CLAUDIO MOCCHEGIANI CARPANO: Sì. E quindi gli scavi archeologici continuano. Il comitato di settore del Ministero per i Beni e le Attività culturali ha ritenuto necessario acquisire il massimo della documentazione. Anzi, si scaverà anche in altre direzioni.
Cioè dove?
MOCCHEGIANI CARPANO: I resti antichi sono emersi proprio tra le paratoie laterali della rampa, fatte con pali di cemento armato. Al di là della paratoia verso valle, dopo nemmeno un metro, ci sono gli edifici dei Torlonia, e dunque non dovrebbe esserci rimasto più niente di antico. Invece dall’altra parte, a monte, c’è un’ampia area – per intenderci salendo verso la zona di Propaganda Fide – fino al confine degli Orti Torlonia, che ora verrà esplorata a fondo. E aggiungo che lo scavo archeologico verrà fatto, come del resto è avvenuto finora, a regola d’arte, e non frettolosamente.
Ma le scadenze giubilari incalzano...
MOCCHEGIANI CARPANO: Certamente lo scavo verrà fatto velocemente, ma solo nel senso che saranno raddoppiati i turni e si lavorerà anche di notte, se necessario; non si procederà certo con superficialità. Ogni giorno viene compilato accuratamente il giornale di scavo, e tutto viene documentato, e continuerà ad essere così. Lo scavo archeologico ha delle proprie ben precise modalità, e durerà quello che deve durare: non si può determinare quanto, perché non sappiamo ancora che cosa ci riserverà il terreno.
Si è detto da varie parti che questi resti non presentavano alcun interesse. Che cosa ne pensa?
MOCCHEGIANI CARPANO: Il contrario. Tutto quello che finora è uscito fuori è interessante. Sono strutture pertinenti ad una domus, di elevato livello a giudicare dalle decorazioni. Cronologicamente i resti sono attribuibili al I e al II secolo, con elementi probabilmente anche più tardi, dovuti a successive antiche ristrutturazioni dell’edificio. Questa cronologia è confermata anche dai materiali mobili (monete, ceramica) rinvenuti. Abbiamo già individuato addirittura tre strati di pavimenti, di cui il primo sembra che fosse, al momento della sua costruzione, ricoperto con mosaico, che fu già in antico accuratamente tolto e sostituito con un altro piano pavimentale.
E gli affreschi?
MOCCHEGIANI CARPANO: Il locale affrescato, che presenta raffigurazioni di architetture, elementi vegetali, uccelli, ed una perfetta simmetria dei disegni tra le tre pareti visibili, sembra avere due fasi diverse. In prossimità dell’affresco sono poi stati trovati tantissimi frammenti di marmo e alabastro appartenenti forse ad un pavimento molto ricco, probabilmente quello del piano superiore, distrutto quando tutto il complesso archeologico è stato raso e livellato, probabilmente all’epoca della sistemazione del giardino Torlonia, nell’Ottocento o anche prima. Aggiungo che probabilmente i resti archeologici proseguono verso il monte, in parallelo al traforo gianicolense. Si vede chiaramente una soglia che introduce ad una porta in quella direzione, ed è lì che proseguiranno gli scavi.
Possiamo pensare insomma ad un complesso di grandi dimensioni?
MOCCHEGIANI CARPANO: Credo di sì, soprattutto se i resti rinvenuti adesso devono essere collegati (ed io sono di questa opinione, anche perché l’orientamento è coerente) a quelli, segnalati da Gatti e recentemente pubblicati da Bianchi, che furono trovati all’epoca della costruzione del traforo. Ora, per averne la conferma, bisognerà riportarli planimetricamente in un’unica lettura, e verificare la corrispondenza della quota, che per i resti che stiamo scavando è fra i tre metri e mezzo e i quattro sopra il piano stradale attuale. Penso comunque che nelle prossime settimane, andando avanti con gli scavi, si comincerà a capire meglio; insomma, per questo lato, vedremo.
E per l’altro lato? Intendo dire per la parte della collina al di là del bastione, dove sono vari ruderi identificati con il palatium Neronis?
MOCCHEGIANI CARPANO: Ci sono le cisterne nell’area dei Gesuiti, e considerando che tutta l’orografia del luogo in antico era diversa, un collegamento non è poi così improbabile. Ma da quella parte troppi sono stati gli stravolgimenti del terreno nel corso dei secoli, e ci si dovrà affidare solo ai documenti. In ogni caso è probabile che l’area degli horti di Agrippina e di Nerone potesse arrivare fino al punto che stiamo scavando. Certo è difficile che gli attuali scavi diano risposte certe, perché si tratta pur sempre di una parte limitata di terreno. Voglio però dire che quanto è stato trovato, al di là del valore intrinseco delle pitture, ha una sua decisa importanza a livello topografico, in quanto permette di ricostruire nella sua materialità almeno un tassello della situazione antica. Per queste strutture, forse è ancora presto per sbilanciarsi in interpretazioni e ricostruzioni definitive. Occorre il tempo per studiarle, e con animo sereno.
Ma il complesso archeologico è in pericolo? Se non sbaglio, quello è l’unico posto dove può essere fatta transitare la rampa, e i ruderi sono proprio lì in mezzo.
MOCCHEGIANI CARPANO: Purtroppo sì. Ma quello che succederà non si può dire. Le ipotesi sono varie, e vanno dall’asportazione di tutto, comprese parti di muro, ad una nuova progettazione della rampa ad un livello più basso. Ma allo stato attuale non si può sapere. Purtroppo sembra che questa rampa sia essenziale per il parcheggio di Propaganda Fide, ed è stata addirittura definita opera di importanza internazionale perché, è chiaro, deve collegare tutta una serie di servizi con il parcheggio e quindi le ripercussioni su di esso sarebbero notevoli.
E nell’area del parcheggio di Propaganda Fide si è rinvenuto qualcosa?
MOCCHEGIANI CARPANO: Per i lavori sulla collina non è stato presentato alcun progetto alla Soprintendenza. È un terreno che dovrebbe godere del privilegio di extraterritorialità, e dunque non ci è stato permesso alcun intervento. Quindi non so che cosa ci fosse; ora comunque credo che il terreno sia già stato tutto sbancato e quindi non ci sia assolutamente più niente.