Qualcosa che viene prima. L’evidenza di un incontro
di Gianni Cardinale

Il cardinale Pierre Eyt
Tutto è nato dalla conferenza che il porporato tedesco ha letto il 27 novembre scorso durante il colloquio «2000 ans après quoi?» nel celebre Ateneo parigino. La relazione di Ratzinger è arrivata sulla prima pagina di Le Monde del 3 dicembre che ne ha pubblicato ampli stralci (30Giorni l’ha pubblicata integralmente nel numero di gennaio). È stato inusuale che l’intervento di un porporato abbia avuto un tale risalto sulla laicissima stampa transalpina. Altrettanto inusuale è stata la reazione critica del cardinale Eyt espressa in un articolo apparso su La Croix del 9 dicembre col titolo Per una evoluzione dei rapporti fede-ragione. Non molto tempo dopo, il 30 dicembre, lo stesso quotidiano cattolico ha pubblicato una replica di Ratzinger col titolo Fede, ragione e istituzioni della Chiesa. Un botta e risposta, una disputatio in piena regola, quindi. Dai toni, ovviamente, fermi ma gentili, adeguati alla figura dei protagonisti (c’è da aggiungere che Eyt ha pure scritto una lettera a Ratzinger per manifestare la mancanza di intenti polemici personali). Le Monde del 25 febbraio ha elogiato questo scambio di idee tra i i due porporati parlando di «insolita libertà di parola» in Vaticano e aggiungendo: «Un cardinale che osa rispondere, per interposto giornale, ad un altro cardinale, non si era mai visto prima. Le cose si stanno muovendo?».
Ma chi sono i protagonisti di questo dibattito, inedito, almeno nelle sue forme, nella Chiesa di fine millennio? Ratzinger, 73 anni ad aprile, non ha bisogno di molte presentazioni. È una delle personalità più note del Sacro Collegio. Teologo famoso fin dall’epoca del Concilio Vaticano II, nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale nel ’77 da Paolo VI, è attualmente l’unico porporato europeo creato da papa Montini che siederebbe in un eventuale conclave. Convocato a Roma da papa Wojtyla nel 1981, presiede da allora l’ex Sant’Uffizio. Dal novembre ’98 è anche vicedecano del Collegio cardinalizio.

Il cardinale Joseph Ratzinger
Il botta e risposta con Ratzinger che pubblichiamo in queste pagine ha aumentato la notorietà del cardinale di Bordeaux. Immancabilmente Eyt è finito nelle liste dei papabili che periodicamente, e inutilmente, compaiono sui mass media. Ad esempio Sette, il supplemento del Corriere della Sera del 17 febbraio, lo ha designato come new entry nel pantheon dei “candidati” al Soglio di Pietro, come esponente, insieme al cardinale Carlo Maria Martini (ampiamente citato da Eyt nel suo articolo su La Croix), dell’ala liberal del Collegio cardinalizio. Nello stesso settimanale Ratzinger viene definito come “candidato” super partes.
Insieme ai testi di Ratzinger ed Eyt pubblichiamo anche alcuni brani tratti da Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle di Charles Péguy. Non ci sembra una scelta impropria. In fondo lo scrittore francese un secolo fa aveva prefigurato quello che il cardinale tedesco dice oggi: c’è qualcosa che viene prima delle istituzioni, l’evidenza di un incontro. La risposta alla crisi della Chiesa odierna non è quindi, per Péguy ieri e per Ratzinger oggi, un problema istituzionale. Ma è che riaccada quell’incontro. Altrimenti tutti i doveri e tutte le istituzioni sono inevitabilmente percepiti come oppressivi.