Da Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle
Il cristianesimo: un passato che non li riguarda
Un brano da Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle di Charles Péguy
«Quello che si vuol dire, quello che si sta
dicendo, quello che si deve constatare è che ormai c’è
un altro mondo, un mondo nuovo, è che c’è un mondo
moderno e che questo mondo moderno non è solo un cattivo mondo
cristiano, un mondo cattivo cristiano, il che non sarebbe niente,
all’apparenza, ma un mondo incristiano, scristianizzato,
assolutamente, letteralmente, totalmente incristiano. Ecco cosa si vuole
dire. Ecco cosa bisogna dire. Ecco cosa bisogna vedere. Se fosse solo
l’altra storia, la vecchia storia, se fossero solo i peccati ad aver
risconfinato un’altra volta, non sarebbe niente, mio piccolo amico,
non sarebbe niente: ci saremmo abituati; ci si è abituati; il mondo
ci è abituato. Sarebbe al massimo un cattivo cristianesimo, una
cattiva cristianità, un cattivo secolo cristiano, un secolo cattivo
cristiano, come tanti altri, dopo tanti altri. Ce ne sono stati tanti. Ne
abbiamo visti tanti. Se si conoscesse bene la storia, e comunque come la
conosco io, forse si saprebbe, si troverebbe forse che è stato
sempre così, che tutti i secoli, tutti questi venti secoli sono
sempre stati, sono tutti stati secoli di grande miseria cristiana, di una
grande miseria mistica, cattivi secoli cristiani, secoli cattivi cristiani.
Cioè che il contingente dei santi è stato forse sempre
misero, spesso infimo di fronte ai peccatori, rispetto ai peccatori, in
confronto al contingente dei peccatori; e che mentre i santi trionfavano
eternamente, rari santi forse, certamente; al contrario masse, popoli di
peccatori esercitavano (il loro mestiere, il loro compito, il peccato),
delle masse, dei popoli di peccatori dominavano temporalmente; mentre i
santi, rari santi salvavano sé (e forse gli altri) eternamente,
facevano la loro salvezza eterna, e forse quella degli altri, dei
peccatori, delle masse incalcolabili di questi altri, di questi peccatori
temporalmente si perdevano e rischiavano di perdersi. Era questo,
ahimè purtroppo, il regime stesso. Erano proprio queste le miserie
cristiane. Era questa anche la grandezza cristiana. Ma la cosa che non
è più regime per nulla, più che ahimè e
più che purtroppo, ciò che non è più la media,
non è più la norma, che è precisamente il disastro e
la scristianizzazione, è che le nostre stesse miserie non sono
più cristiane. La nostra stessa miseria non è più una
miseria cristiana. Ecco la verità. Ecco il nuovo. Finché le
miserie, finché la miseria era una miseria cristiana, finché
le bassezze erano cristiane, finché i vizi facevano dei peccati,
finché i crimini facevano delle perdizioni, c’era qualcosa di
buono, per così dire. Capisci bene, amico mio, come lo dico, in che
senso. C’era speranza; c’era qualcosa, c’era come
naturalmente materia per la grazia. Mentre oggi tutto è nuovo, tutto
è altro. Tutto è moderno. Ecco ciò che bisogna vedere.
Ecco ciò che bisogna dire. Ecco ciò che non bisogna negare.
Tutto è incristiano, perfettamente scristianizzato. Ahimè,
ahimè, se disgraziatamente tutto non fosse altro che cristiano
cattivo, si potrebbe vedere ancora, se ne potrebbe discutere. Ma quando si
parla della scristianizzazione, quando si dice che c’è un
mondo moderno e che è perfettamente scristianizzato, totalmente
incristiano, si vuole dire esattamente che ha rinunciato a tutto il
sistema, nell’insieme, che si muove interamente fuori dal sistema,
non si vuole dire altro che la rinuncia di tutti a tutto il cristianesimo.
E la costituzione di un altro sistema, infinitamente altro, nuovo, libero,
interamente, assolutamente indipendente. Se ci fosse solo del cattivo
cristianesimo, ahimè, amico mio, ahimè, ragazzo mio, non
sarebbe niente di nuovo, non sarebbe affatto (inoltre), non sarebbe affatto
più interessante. Tu capisci bene, mio povero amico, come io lo
dico, in quale senso. Ma la cosa interessante, la cosa nuova,
è che non c’è assolutamente più cristianesimo.
Questa è esattamente non solo l’estensione, ma la natura e
come la specie del disastro. Quando i cattolici saranno disposti a vederlo,
solo a misurarlo, a confessarlo, quando saranno disposti a riconoscerlo, e
ad accorgersi da dove viene, quando avranno, loro, rinunciato a quella
debolezza di diagnosi, allora, ma solo allora potranno forse fare qualcosa
di utile, allora, ma solo allora non saranno più inerti, essi stessi
degli spostati. E ne parleremo, forse, se ne potrà parlare. Ma la
cosa che non vogliono riconoscere, la novità, è che
ciò che è nuovo, ciò che è interessante,
ahimè, ahimè, figlio mio, tu sai come io lo dico, è
precisamente che è un mondo moderno, una società moderna (io
non dico affatto una città moderna e come dice la canzone, amico mio, e tu mi capisci bene), e che
questo mondo, questa società, questo moderno si sia costituito
interamente esteriormente, interamente al di fuori del cristianesimo.
Perché qui non si tratta più di difficoltà interne, ma
al contrario di un’esteriorità completa e comunque non di
difficoltà esterna, che sarebbero ancora delle relazioni, dei
legami, delle legature, ma al contrario di un’assenza completa di
relazioni, di legami, di legature, e anche, in realtà, di
difficoltà, un’assenza molto particolare, quindi, e
estremamente inquietante, inquietante al massimo grado,
un’indipendenza mutua e reciproca, una stranezza,
un’estraneità particolare. Abbiamo visto costituirsi sotto i
nostri occhi, se non fondarsi, abbiamo visto istituirsi, vivere, accomodarsi, stabilirsi,
funzionare un mondo, una società, non dico affatto una città,
perfettamente vivibile e interamente incristiana. Bisogna confessarlo,
bisogna confessarlo. Guai a chi lo nega. E come il mondo aveva visto, come
io avevo visto, io, la storia, mondi interi, umanità intere vivere e
prosperare prima di Gesù, così abbiamo il dolore di vedere
mondi interi, umanità intere vivere e prosperare dopo Gesù. Senza Gesù
gli uni e le altre».