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CHIESA
tratto dal n. 02 - 2000

Da Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle

Il cristianesimo: un passato che non li riguarda



Un brano da Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle di Charles Péguy


«Quello che si vuol dire, quello che si sta dicendo, quello che si deve constatare è che ormai c’è un altro mondo, un mondo nuovo, è che c’è un mondo moderno e che questo mondo moderno non è solo un cattivo mondo cristiano, un mondo cattivo cristiano, il che non sarebbe niente, all’apparenza, ma un mondo incristiano, scristianizzato, assolutamente, letteralmente, totalmente incristiano. Ecco cosa si vuole dire. Ecco cosa bisogna dire. Ecco cosa bisogna vedere. Se fosse solo l’altra storia, la vecchia storia, se fossero solo i peccati ad aver risconfinato un’altra volta, non sarebbe niente, mio piccolo amico, non sarebbe niente: ci saremmo abituati; ci si è abituati; il mondo ci è abituato. Sarebbe al massimo un cattivo cristianesimo, una cattiva cristianità, un cattivo secolo cristiano, un secolo cattivo cristiano, come tanti altri, dopo tanti altri. Ce ne sono stati tanti. Ne abbiamo visti tanti. Se si conoscesse bene la storia, e comunque come la conosco io, forse si saprebbe, si troverebbe forse che è stato sempre così, che tutti i secoli, tutti questi venti secoli sono sempre stati, sono tutti stati secoli di grande miseria cristiana, di una grande miseria mistica, cattivi secoli cristiani, secoli cattivi cristiani. Cioè che il contingente dei santi è stato forse sempre misero, spesso infimo di fronte ai peccatori, rispetto ai peccatori, in confronto al contingente dei peccatori; e che mentre i santi trionfavano eternamente, rari santi forse, certamente; al contrario masse, popoli di peccatori esercitavano (il loro mestiere, il loro compito, il peccato), delle masse, dei popoli di peccatori dominavano temporalmente; mentre i santi, rari santi salvavano sé (e forse gli altri) eternamente, facevano la loro salvezza eterna, e forse quella degli altri, dei peccatori, delle masse incalcolabili di questi altri, di questi peccatori temporalmente si perdevano e rischiavano di perdersi. Era questo, ahimè purtroppo, il regime stesso. Erano proprio queste le miserie cristiane. Era questa anche la grandezza cristiana. Ma la cosa che non è più regime per nulla, più che ahimè e più che purtroppo, ciò che non è più la media, non è più la norma, che è precisamente il disastro e la scristianizzazione, è che le nostre stesse miserie non sono più cristiane. La nostra stessa miseria non è più una miseria cristiana. Ecco la verità. Ecco il nuovo. Finché le miserie, finché la miseria era una miseria cristiana, finché le bassezze erano cristiane, finché i vizi facevano dei peccati, finché i crimini facevano delle perdizioni, c’era qualcosa di buono, per così dire. Capisci bene, amico mio, come lo dico, in che senso. C’era speranza; c’era qualcosa, c’era come naturalmente materia per la grazia. Mentre oggi tutto è nuovo, tutto è altro. Tutto è moderno. Ecco ciò che bisogna vedere. Ecco ciò che bisogna dire. Ecco ciò che non bisogna negare. Tutto è incristiano, perfettamente scristianizzato. Ahimè, ahimè, se disgraziatamente tutto non fosse altro che cristiano cattivo, si potrebbe vedere ancora, se ne potrebbe discutere. Ma quando si parla della scristianizzazione, quando si dice che c’è un mondo moderno e che è perfettamente scristianizzato, totalmente incristiano, si vuole dire esattamente che ha rinunciato a tutto il sistema, nell’insieme, che si muove interamente fuori dal sistema, non si vuole dire altro che la rinuncia di tutti a tutto il cristianesimo. E la costituzione di un altro sistema, infinitamente altro, nuovo, libero, interamente, assolutamente indipendente. Se ci fosse solo del cattivo cristianesimo, ahimè, amico mio, ahimè, ragazzo mio, non sarebbe niente di nuovo, non sarebbe affatto (inoltre), non sarebbe affatto più interessante. Tu capisci bene, mio povero amico, come io lo dico, in quale senso. Ma la cosa interessante, la cosa nuova, è che non c’è assolutamente più cristianesimo. Questa è esattamente non solo l’estensione, ma la natura e come la specie del disastro. Quando i cattolici saranno disposti a vederlo, solo a misurarlo, a confessarlo, quando saranno disposti a riconoscerlo, e ad accorgersi da dove viene, quando avranno, loro, rinunciato a quella debolezza di diagnosi, allora, ma solo allora potranno forse fare qualcosa di utile, allora, ma solo allora non saranno più inerti, essi stessi degli spostati. E ne parleremo, forse, se ne potrà parlare. Ma la cosa che non vogliono riconoscere, la novità, è che ciò che è nuovo, ciò che è interessante, ahimè, ahimè, figlio mio, tu sai come io lo dico, è precisamente che è un mondo moderno, una società moderna (io non dico affatto una città moderna e come dice la canzone, amico mio, e tu mi capisci bene), e che questo mondo, questa società, questo moderno si sia costituito interamente esteriormente, interamente al di fuori del cristianesimo. Perché qui non si tratta più di difficoltà interne, ma al contrario di un’esteriorità completa e comunque non di difficoltà esterna, che sarebbero ancora delle relazioni, dei legami, delle legature, ma al contrario di un’assenza completa di relazioni, di legami, di legature, e anche, in realtà, di difficoltà, un’assenza molto particolare, quindi, e estremamente inquietante, inquietante al massimo grado, un’indipendenza mutua e reciproca, una stranezza, un’estraneità particolare. Abbiamo visto costituirsi sotto i nostri occhi, se non fondarsi, abbiamo visto istituirsi, vivere, accomodarsi, stabilirsi, funzionare un mondo, una società, non dico affatto una città, perfettamente vivibile e interamente incristiana. Bisogna confessarlo, bisogna confessarlo. Guai a chi lo nega. E come il mondo aveva visto, come io avevo visto, io, la storia, mondi interi, umanità intere vivere e prosperare prima di Gesù, così abbiamo il dolore di vedere mondi interi, umanità intere vivere e prosperare dopo Gesù. Senza Gesù gli uni e le altre».


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