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ROMA
tratto dal n. 06 - 1999

Sul sangue dei primi martiri


«Un eccellente studio di archeologia di Lorenzo Bianchi ricostruisce un’area sacra della quale forse la grandiosità del soprasuolo principale – specie la Basilica e i Palazzi Vaticani – porta a distrarci dalle vestigia legate al sangue dei protomartiri e alla stessa crocifissione di Pietro». Pubblichiamo la prefazione al libro scritta dal direttore della nostra rivista


di Giulio Andreotti


La copertina del volume <I>Roma: il Monte di Santo Spirito tra Gianicolo e Vaticano</I>, realizzato con il contributo di 30Giorni

La copertina del volume Roma: il Monte di Santo Spirito tra Gianicolo e Vaticano, realizzato con il contributo di 30Giorni

Lapproccio all’archeologia fu un privilegio della mia gioventù, per merito di due sacerdoti cui debbo infinita riconoscenza. Don Carlo Respighi – figura importantissima in Vaticano, ma a noi questo interessava poco – per tutti i giorni della Quaresima ci guidava nelle chiese dove si celebrava la “Statio”: dal primo mercoledì, a Santa Sabina, alla Domenica in Albis a San Pancrazio. Vi erano poi gli appuntamenti del Collegium Cultorum Martyrum nelle catacombe romane: a fine giugno a San Sebastiano e l’ultimo giorno dell’anno a Priscilla. Presso quest’ultima catacomba viveva il segretario del Pontificio istituto di archeologia cristiana, monsignor Giulio Belvederi. Le sue spiegazioni erano affascinanti: un metodo catechistico tutto particolare, permeato di storia, di citazioni bibliche, di notazioni artistiche.
Sulla scia di questi due filoni in molti prendemmo interesse anche al resto dell’archeologia, frequentando le conferenze dell’Istituto di studi romani e le visite guidate ai Fori e in altre aree, con le illustrazioni di personalità come il professor Quirino Giglioli.
Mi ricollego a questa antica passione per rallegrarmi con Lorenzo Bianchi per questo eccellente studio che ricostruisce un’area sacra della quale forse la grandiosità del soprasuolo principale – specie la Basilica e i Palazzi Vaticani – porta a distrarci dalle vestigia legate al sangue dei protomartiri e alla stessa crocifissione di Pietro.
Bianchi è coraggioso – perché non si spaventa nel richiamare all’ordine chi sembra disinvoltamente teso allo sfruttamento moderno; e con puntuale disamina scopre tracce e connette testimonianze.
È di interesse collettivo che egli possa continuare senza che gli si frappongano ostacoli.


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