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STRASBURGO VISTA DA VICINO
tratto dal n. 05 - 1999

Per una difesa comune


Di fronte alla lentezza della reazione dell’Unione il più delle volte sono gli Stati Uniti ad agire al posto degli europei, come nel caso della ex Iugoslavia. Un articolo dell’ex primo ministro belga


di Leo Tindemans


Chi intenda conoscere i princìpi ai quali si ispira la Comunità europea, le leggi che la disciplinano, le istituzioni nelle quali si articola, ha l’imbarazzo della scelta in un materiale particolarmente copioso. Si va dai trattati sistematici ai saggi teorici e storici, dalle approfondite monografie giuridiche ed economiche ai compendiosi corsi universitari e alla pubblicistica minuta delle riviste e dei giornali.
Molte strade conducono a conoscere la nuova e maggiore istituzione politica ed economica del nostro secolo, ma lungo questi itinerari non mancano i pericoli di disorientamento nel groviglio delle disposizioni, nella varietà delle sottigliezze giuridiche, nei meandri di una colta ma voluminosa produzione burocratica.
Un altro modo di conoscere direttamente l’evoluzione della Comunità potrebbe esserci offerto dalla lettura dei discorsi pronunciati dai presidenti del Parlamento europeo immediatamente dopo la loro elezione. Questa galleria di personaggi è animata da tutti i presidenti liberamente eletti, appartenenti a diverse nazionalità e a diversi partiti. Le loro parole danno vita a un concerto a più voci.
Il linguaggio di queste personalità è solo marginalmente influenzato da coloriture nazionali o da incrinature di partito, ed in ciò sta il pregio di queste prose di contenuto globale e di intonazione più politica che giuridica.
Leo Tindemans, a destra nella foto, nel 1975, l’anno in cui presentò al Consiglio europeo 
un rapporto sull’Unione

Leo Tindemans, a destra nella foto, nel 1975, l’anno in cui presentò al Consiglio europeo un rapporto sull’Unione

Attraverso questi discorsi si coglie un linguaggio comunitario, uno stile comunitario, un costume comunitario. Si tratta di un grande sforzo d’intesa unitaria compiuta da rappresentanti di nazioni che per secoli all’intesa hanno spesso preferito la contesa.
In questa sfilata di personalità storiche occupano un posto eminente i presidenti Schuman e De Gasperi che, assieme ad Adenauer, costituirono il triunvirato dei padri fondatori ai quali l’istituzione comunitaria deve il suo primo impulso.
I discorsi dei presidenti si possono considerare anelli di una catena. Infatti, ogni presidente parte dal ricordare con gratitudine l’opera del suo predecessore e procede innanzi enunciando i suoi propositi in maniera programmatica. Si ha così un coordinato succedersi di sintesi storiche delle realizzazioni comunitarie ed un collegato compendio delle aspirazioni sorte di tempo in tempo.
I problemi del passato si saldano con quelli del futuro. Si può dire che ogni presidente riceve una fiaccola dal suo predecessore e si impegna a consegnarla più luminosa al suo successore.
Per questa ragione si ha una complessa testimonianza di importanza storica. Ogni discorso segna una tappa, ora più lunga ed ora più breve, del processo di evoluzione dell’unificazione europea.
Leggendo queste prolusioni, opportunamente si può insistere sul tema dell’evoluzione che conviene non abbandonare poiché, se vi è un terreno refrattario all’improvvisazione, questo è appunto il terreno comunitario nel quale le difficili conquiste si realizzano e consolidano proprio attraverso il procedimento evolutivo, talora agevole ma più spesso faticoso.
Nella sequenza di questi discorsi è possibile cogliere il ritmo del progresso delle istituzioni comunitarie. Progresso che talora può essere considerato lento, ma che mai si è andato arenando. Perciò si può parlare di lentezza dei passi in avanti, ma non di passi indietro.
In questi testi si noterà agevolmente l’incalzare ed il rincorrersi dei problemi e dei propositi ma la ricorrenza dei temi, se da un lato denuncia una permanenza di difficoltà, dall’altro lato testimonia una costanza di tenace volontà per nulla scoraggiata dalla durezza dei compiti. Su questo procedere, la stampa quotidiana talora si sofferma con un certo facilismo, affacciando motivi di sfiduciato pessimismo il quale spesso è causato dalla frammentarietà dell’informazione e dalla refrattarietà alle conoscenze tecniche che si può superare approfondendo la conoscenza di tali testi, i quali testimoniano la continuità storica e logica di propositi e di realizzazioni.
Non è certo possibile negare il salto di qualità realizzato passando da intese intergovernative a istituzioni comunitarie. La collaborazione tra i popoli, per quanto divenuta giuridicamente matura attraverso la molteplicità degli accordi, non era riuscita, per secoli, ad andare al di là del diritto internazionale. Solo col nuovo organismo si è dato vita ad un diritto comunitario espresso da istituzioni comunitarie. È questa una grande novità che balza viva dalla lettura di queste allocuzioni.
Anche coloro che vedono solo i piccoli passi non possono sottovalutare il progresso compiuto dalla prima e limitata Assemblea comune, figlia dei Parlamenti nazionali, al Parlamento europeo, figlio di libere elezioni dirette e quindi della diretta volontà dei popoli.
Era logico che il primo Parlamento europeo nato dal suffragio elettorale promuovesse non solo l’aumento del numero delle nazioni aderenti alla Comunità, ma anche l’allargamento e approfondimento dei suoi poteri e la difficile ma necessaria revisione dei rapporti con tutte le altre istituzioni comunitarie. Si tratta di consolidare un tessuto europeo che è, ad un tempo, politico ed economico, e che non può essere inteso in senso solo formale. Particolarmente su questi temi sta ora lavorando con nutrito impegno il Parlamento europeo, per garantire sempre meglio alla Comunità l’esistenza e la vitalità di un Parlamento che legiferi, di un Esecutivo che governi, di una Corte che giudichi.
Si può anche dire che questi autorevoli testi costituiscono una piccola enciclopedia della problematica comunitaria e pure della storia di una ardita istituzione che non ha precedenti nel passato e che, all’indomani della seconda guerra mondiale, ha indicato ai popoli le difficili vie del superamento degli egoismi nazionali, delle odiosità razziali, dei bellicismi crudeli e distruttivi.
La finalità dell’istituzione comunitaria è così nuova, così alta e così difficile da realizzare, che ben si comprende come gli sforzi possano sempre apparire inadeguati ai fini. È la faticosa impresa di un continente che, culla della civiltà di tutti i tempi, per secoli è stato lacerato da guerre e che ora vuole allontanarsi dal suo triste passato e incamminarsi per una strada che non ha precedenti nella sua storia secolare.


La pace e le riconciliazioni

Paul-Henri Spaak
(Gruppo socialista – Belgio)
[11 settembre 1952]

«Sono perfettamente cosciente dell’importanza del compito che noi abbiamo da svolgere e sono sicuro di poter contare su tutti i membri dell’Assemblea, senza distinzione, per poter portare questo compito a buon fine».


Alcide De Gasperi
(Gruppo Dc – Italia)
[11 maggio 1954]

«La Comunità europea del carbone e dell’acciaio ha una sua ragione d’essere che si aggiunge a quella originaria, cioè essa vive e dovrà vivere per costituire l’esempio del fatto comunitario, delle possibilità comunitarie e delle possibilità di organizzazione della pace: la pace nello sforzo unificatore degli organi, l’unione delle volontà sancita e garantita dall’unione delle risorse e dei mezzi disponibili».


Giuseppe Pella
(Gruppo Dc – Italia)
[29 novembre 1954]

«Operiamo in modo che di noi veramente si possa dire che, con il nostro sforzo di servire l’idea dell’Europa, ancora una volta abbiamo difeso la causa del lavoro, della libertà, della giustizia e della pace».


Hans Furler
(Gruppo Dc – Germania)
[27 novembre 1956]

«Siamo uniti e guidati dalla volontà di un pensiero indipendente e libero, dagli obblighi che abbiamo per il destino e il benessere degli uomini che vivono nell’ambito della nostra Comunità e dallo scopo di contribuire, con tutte le nostre possibilità, ad assicurare a questa Europa e al mondo un pacifico sviluppo».


Robert Schuman
(Gruppo Dc – Francia)
[19 marzo 1958]

«Penso di essere d’accordo con voi nel dire che non formeremo qui un circolo chiuso. Vogliamo contribuire a creare un nucleo della struttura europea affinché col nostro esempio, con la nostra buona volontà e con i risultati che otterremo possiamo estendere questa azione oltre la cerchia attuale, che consideriamo troppo ristretta. Così soltanto l’Europa riuscirà a valorizzare il patrimonio comune di tutti i popoli».


Hans Furler
(Gruppo Dc – Germania)
[28 marzo 1960]

«Noi ci lasciamo tutti ispirare dall’idea della solidarietà europea, vogliamo l’unità, vogliamo la nascita di un nuovo superiore diritto. La nostra Assemblea è fra i responsabili del continente occidentale, del mantenimento della sua libertà, della sua grandezza, della sua prosperità: essa vuole che resti degno della sua storia eccezionale perché è il nucleo dell’Europa che è fondamento della libertà del mondo intero».


Gaetano Martino
(Liberali – Italia)
[27 marzo 1962]

«Non esiste un’Europa per diritto di natura, come non esiste una nazione per diritto di natura. Si diventa europei, come si è diventati tedeschi o francesi o italiani, mercé l’atto di adesione della nostra coscienza».


Jean Duvieusart
(Gruppo Dc – Belgio)
[21 marzo 1964]

«Il grande obiettivo cui dobbiamo mirare per rafforzare il nostro potere è l’elezione a suffragio universale diretto allo scopo di trasporre qui i tratti democratici delle nostre istituzioni nazionali».


Victor Leemans
(Gruppo Dc – Belgio)
[24 settembre 1965]

«L’Europa, se non vuol ricadere nella divisione, deve trarre dalla propria unità la forza necessaria per diventare un partner di pieno diritto nel contesto mondiale».


Alain Poher
(Gruppo Dc – Francia)
[8 marzo 1966]

«La Comunità dei sei ha ora circa 15 anni. Le sue fondamenta restano sane, i suoi metodi sono in gran parte collaudati, ma dobbiamo proseguire. Dobbiamo rinnovare un capitale di idee iniziali, che furono estremamente feconde, ma che è opportuno ripensare e accrescere».


Mario Scelba
(Gruppo Dc – Italia)
[12 marzo 1969]

«Il significato più profondo delle Comunità europee è che esse sono nate per libero consenso dei popoli interessati e che i loro successi sono stati conseguiti sotto il segno della libertà».


Walter Behrendt
(Gruppo socialista – Germania)
[9 marzo 1971]

«Ma è a lei, onorevole Scelba, che desidero esprimere la mia profonda gratitudine per aver ella guidato per due anni questo Parlamento con profondo spirito di sacrificio, tentando a più riprese, con molto ingegno, di dar lustro e prestigio a questo alto consesso. Ella si è adoperata in modo encomiabile onde rafforzare i diritti del Parlamento europeo, sì che ritengo di poter affermare a nome di tutta questa Assemblea che ella, signor presidente, ha ben meritato di questo Parlamento».


Cornelis Berkhouwer
(Gruppo liberale – Paesi Bassi)
[13 marzo 1973]

«Nessuno può avere più dubbi sul fatto che il Parlamento ha il diritto di elaborare proposte sulla trasformazione della nostra Comunità in una unione europea».


Georges Spénale
(Gruppo socialista – Francia)
[11 marzo 1975]

«Secondo una scuola, bisogna servire l’uomo prima che la patria; secondo un’altra, bisogna servire prima la patria. A mio parere, servire l’Europa costituisce una conciliazione tra queste due tesi, perché quando si serve l’Europa si serve contemporaneamente l’uomo e il proprio Paese. È quello che faremo assieme».


Emilio Colombo
(Gruppo Dc – Italia)
[8 marzo 1977]

«Il cammino verso l’unione politica potrà accelerarsi se il nostro sforzo di uomini di buona volontà saprà svilupparsi su tutti i piani aperti al nostro lavoro comune».


Simone Veil
(Gruppo liberale – Francia)
[18 luglio 1979]

«Per la prima volta nella storia – in una storia che li ha visti così spesso divisi, opposti, accaniti a distruggersi – gli europei hanno eletto, insieme, i loro delegati a un’Assemblea comune che rappresenta oggi, in questo emiciclo, più di 260 milioni di cittadini».


Pietr Dankert
(Gruppo socialista – Paesi Bassi)
[20 gennaio 1982]
«Le elezioni del 1984 saranno un successo soltanto se gli elettori saranno sufficientemente convinti che la Comunità merita e ha bisogno di un Parlamento eletto. La necessità di convincere gli elettori è un compito che riguarda tutti i membri di questo Parlamento che ritengono il consolidamento della democrazia parlamentare sul piano europeo come una condizione indispensabile per un potenziamento dell’integrazione europea».


Pierre Pflimlin
(Gruppo Ppe [Dc] – Francia)
[24 luglio 1984]

«L’idea europea e un’idea rivoluzionaria, perché essa vuole cambiare radicalmente i rapporti tradizionali che, frequentemente, si sono concretati in guerre. È un’idea rivoluzionaria, perché vuol far prevalere sugli egoismi nazionali un senso veramente comunitario. Un’idea ardita. Essa deve ispirarci ancora oggi».


Lord Henry Plumb
(Gruppo conservatore – Regno Unito)
[21 gennaio 1987]

«Nonostante i progressi istituzionali compiuti dal Parlamento negli ultimi anni, in particolare attraverso l’Atto unico e le procedure di bilancio annuali, c’è ancora molto da fare per convincere i popoli europei che questo è il loro Parlamento e che esso discute, si esprime, delibera e vota in loro nome e non in nome dei governi degli Stati membri».


Enrique Barón Crespo
(Gruppo socialista – Spagna)
[26 luglio 1989]

«Da questi seggi abbiamo avuto numerose prove del crescente interesse che suscita in tutto il mondo il processo di integrazione europea. La realizzazione del mercato interno ha avuto un importante effetto dirompente nelle relazioni esterne della Comunità, alla quale spetta ora dimostrarsi all’altezza del prestigio di cui gode».


Egon A. Klepsch
(Gruppo Ppe [Dc] – Germania)
[14 gennaio 1992]

«È nostro dovere lasciare alle generazioni che seguiranno un’Europa unita, con un assetto ordinato, un’Europa della libertà e della pace. Dopo le catastrofi della dittatura, dell’annientamento e del disprezzo dell’umanità che hanno deformato in modo così orribile il volto del nostro continente in questo secolo, è ormai del tutto superfluo prendere in considerazione qualche altra possibilità. Ai giovani della Comunità europea rivolgiamo l’appello a procedere con coraggio. Abbiamo bisogno di loro e del loro contributo».


Klaus Hänsch
(Gruppo Pse – Germania)
[20 luglio 1994]

«Dinanzi alle sfide di questa fine millennio non ci occorre meno, ma più Comunità in Europa. Guardiamo con orrore agli assassinii, agli esodi... e al nostro orrore che ciò sia possibile nella nostra Europa si mescola la vergogna di non riuscire a spegnere questo fuoco che divora i Balcani.
Facciamo in modo che il nazionalismo e il razzismo non abbiano mai più una chance da nessuna parte in Europa e assolutamente non nella nostra Unione».


José María Gil-Robles Gil-Delgado
(Gruppo Ppe [Dc] – Spagna)
[15 gennaio 1997]

«Meno di cinquant’anni fa, quando mi sono recato per la prima volta in questa Alsazia che oggi ci accoglie, l’Europa era insanguinata, distrutta e divisa dalle conseguenze di mezzo secolo di agitazioni e dalla seconda guerra mondiale. A Est la cortina di ferro era caduta su dieci Stati europei; a Sud-Ovest, Spagna e Portogallo continuavano ad essere sottoposti a regimi di dittature. In quel momento, tuttavia, un pugno di europei ebbe il coraggio e la chiaroveggenza necessari per correggere la rotta e sostituire lo scontro con l’incontro; un incontro profondo, che trascendendo l’alleanza occasionale o la mera cooperazione gettava le basi per il conseguimento dell’interesse comune attraverso istituzioni democratiche anche esse comuni».


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