EDITORIALE
tratto dal n. 04 - 1999

Padre Pio



Giulio Andreotti


La “festa” di Padre Pio, nel giorno della solenne beatificazione, è stata lievemente turbata da un eccesso di organizzativismo che ha finito con l’indurre molta gente a rinunciare al viaggio e molti romani (forse anche incoraggiati dal “ponte” del primo maggio) a lasciare la città per la quale veniva prevista una specie di obbligato coprifuoco diurno. In tutt’altro campo lo stesso errore fu fatto nel 1956 per le Olimpiadi invernali di Cortina, ma questa volta una folla enorme di fedeli è comunque convenuta, avviata a San Pietro e San Giovanni, con la presenza del Papa assicurata anche nel secondo sito, attraverso un rapido spostamento in elicottero.
Giulio Andreotti e Giovanni Paolo II il giorno della beatificazione di Padre Pio

Giulio Andreotti e Giovanni Paolo II il giorno della beatificazione di Padre Pio

Non mancavano, certo, tra i pellegrini, accanto alle rappresentanze ufficiali, professionisti e altri notabili, specialmente di Pietrelcina e di San Giovanni Rotondo, ma colpiva la grande prevalenza di gente semplice proveniente da quel ceto campagnolo cui apparteneva la famiglia naturale di Padre Pio. Veniva spontaneo il richiamo al Popolo di Dio.
Perché questo umile frate cappuccino, che passò l’intera vita nel piccolo convento pugliese, è al centro dell’attenzione non solo dei cattolici di tutto il mondo?
Credo che il segreto di questo fascino per così dire atipico nella storia dei santi risieda in un duplice richiamo che da San Giovanni Rotondo si è sprigionato raggiungendo terre lontane e cuori induriti. Lui vivo, migliaia di persone attendevano sul posto giorni e giorni per assistere ad una messa interminabile – così diversa dalle altre – o per riuscire a confessarsi dal Padre o almeno a vederlo da vicino. I ricordi che egli dava, oralmente o nelle lettere, erano di una semplicità assoluta. Talvolta geniali proprio per eccesso di semplicità: «Nell’assistere alla santa messa rinnova la tua fede e medita quale vittima si immola in te… Quando stai bene la messa l’ascolti. Quando stai male, e non puoi assistervi, la messa la dici».
Accanto alla essenzialità del filone religioso, emanò da lui un altro messaggio: ci si deve impegnare per dare sollievo alla sofferenza degli ammalati. Di qui l’idea di un grande ospedale – perfetto nei quadri e nelle attrezzature – che continua ad essere sostenuto dalla carità minuta di tanti devoti del Padre.
Non potevano mancare, nelle rievocazioni biografiche di queste settimane, gli accenni penosi alle persecuzioni che Padre Pio soffrì a più riprese, dopo quel 20 settembre 1918 quando ricevette le Stimmate. Non so se qualcuno abbia pensato alla coincidenza del giorno, che nella storia della Chiesa aveva segnato (1870) la fine del potere temporale. Altri sacerdoti – regolari e secolari – coetanei del Padre avevano vissuto anni di delicate polemiche sul tema: per sostenere con disciplina la linea dura dell’intransigenza o, al contrario, per invocare che la perdita delle cure civili si considerasse (come fu poi riconosciuto nel centenario di Porta Pia) una benedizione del Signore.
Non pochi dei novatori furono colpiti da sospetti di modernismo.
Che si sappia, Padre Pio restò sempre estraneo alla disputa. Era concentrato a tempo pieno nella preghiera e nei sacramenti. E il dono divino delle Stimmate non poteva che accrescere questa sua vocazione. Allo sbrigativo scetticismo di padre Gemelli, così come, in seguito, a tutti i visitatori, ispettori e referenti, oppose un atteggiamento esemplare di obbedienza alla Chiesa e di rassegnazione anche quando gli fu interdetto di comparire in pubblico.
Senza voler fare estensioni forzate, ricordo – proprio con riferimento alle sopra citate vicende del modernismo – che sugli altari sono stati elevati sia Pio X che il cardinale Andrea Ferrari, che al tempo aveva patito da Roma l’ingiusta accusa che il suo seminario milanese fosse un “semenzaio di modernismo”.
I “Gruppi di preghiera”, che nel nome di Padre Pio si vanno continuamente ovunque accrescendo, sono davvero oasi di pace in un mondo che la pace non sa e non può dare.
Torna appropriato il passo biblico della contrattazione di Abramo per salvare dalla distruzione la città dei peccatori. L’esistenza anche di un solo giusto fu dichiarata alla fine sufficiente per allontanare lo sterminio. Padre Pio ha intuito come fosse necessario disseminare nel mondo questi meccanismi spirituali di deterrenza. Senza di questi forse l’ira di Dio avrebbe già aspramente colpito.



L’esempio trascinante dei santi

Uno scambio di lettere del 1984 tra Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa, e il Vaticano.
L’oggetto è la causa di beatificazione di Padre Pio. La prima lettera, quella di Andreotti, è indirizzata al Papa,
la seconda è la risposta che gli fu inviata dall’allora segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli

Roma, 29 ottobre 1984

Piazza San Pietro gremita di fedeli per la beatificazione di Padre Pio il 2 maggio 1999

Piazza San Pietro gremita di fedeli per la beatificazione di Padre Pio il 2 maggio 1999

Beatissimo Padre,
a rinsaldare antiche speranze e a suscitarne di nuove, ha fortemente contribuito la proclamazione di nuovi beati e santi che hanno vissuto nei nostri tempi. La prudenza della Chiesa, le verifiche canoniche, l’approfondimento processuale nelle diverse istanze, le minuziose analisi mediche sui miracoli: tutto questo fa parte di un patrimonio di saggezza della Chiesa che è davvero contrassegno di verità e di certezze.
Ma dinanzi alla vox populi che acclama la santità di Padre Pio da Pietrelcina; e dinanzi al miracolo vivente della sua opera in San Giovanni Rotondo, mi sembra possa auspicarsi una accelerazione di tempi che in nulla contrasta con la normale e saggia lunga riflessione. Non mi sarei però permesso di aggiungere la mia alla voce di tanti, se non conoscessi la lettera postulatoria che nel maggio 1972 fu sottoscritta dall’intero episcopato polacco e che porta, dopo quella dell’indimenticabile cardinale Wyszynski, quella di Vostra Santità allora metropolita di Cracovia.
Se piacesse a Dio che attraverso una commissione straordinaria potessero superarsi i pur rispettabilissimi riti normali, questa nuova luce di bontà cappuccina verrebbe a rifulgere in un mondo che ha sempre più bisogno dell’esempio trascinante di santi.
Mi perdoni la Santità Vostra l’incursione in un campo così gelosamente delicato e mi creda, con animo devoto

Giulio Andreotti



Vaticano, 17 novembre 1984

Eccellenza,
è pervenuta a Sua Santità la lettera postulatoria, con la quale Ella ha auspicato una sollecita conclusione della causa di beatificazione del servo di Dio Padre Pio da Pietrelcina.
Mi è gradito esprimere a Vostra Eccellenza l’apprezzamento del Santo Padre per le cortesi espressioni e per i sentimenti di devoto ossequio verso la sua persona contenuti nella sua lettera.
Nell’assicurarLa, in pari tempo, che l’istanza è già stata segnalata, per l’opportuno esame, al competente sacro dicastero, mi valgo volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinta stima dell’Eccellenza Vostra, devotissimo nel Signore

Agostino cardinale Casaroli


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