Più potere e meno fedeli
Gli osservatori più sensibili, sotto la maschera del neoprotagonismo delle gerarchie ortodosse, guardano ai dati reali sulla pratica della fede. Dopo più di dieci anni di “libera evangelizzazione” calano progressivamente i fedeli che frequentano le chiese
di Gianni Valente

In alto, una giovane accende una candela in chiesa
Già a metà gennaio, la Nezavisimaja Gazeta con un articolo dal titolo ironico (La seconda venuta di Cirillo e Metodio) indicava come protagonisti della corsa alla successione il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad e il metropolita Mefodij, allora a capo della metropolia di Voronezh-Lipetsk, i cui nomi nel "totopatriarca" mediatico ricorrono spesso insieme a quelli del più anziano metropolita Filaret di Minsk e di Sergij, metropolita della neo-istituita diocesi di Voronezh-Borisoglebsk.
Nei profili biografici dei potenziali successori di Aleksij si evidenziano i "punti di forza" di ciascun candidato. Kirill, attuale numero due della gerarchia, capo del ricco e potente Dipartimento per le relazioni con lesterno (carica per cui rappresenta una vecchia conoscenza per i delegati cattolici impegnati nel dialogo ecumenico), viene di solito indicato come il favorito. La trasmissione domenicale a cui partecipa ininterrottamente da otto anni su unimportante rete televisiva nazionale ha reso il suo volto conosciuto al grande pubblico. Proveniente dal drappello dei discepoli di Nikodim, il filocattolico metropolita di Leningrado morto dinfarto in Vaticano mentre era ricevuto in udienza da papa Luciani, in virtù di questa sua estrazione spirituale è ancora annoverato nellala più liberale dellepiscopato. Ma negli ultimi anni il suo interesse dominante è stato il rafforzamento del ruolo politico dellortodossia russa. Il prestigio teologico è invece il punto di forza di Filaret. Esarca della Bielorussia, presidente della Commissione teologica, membro permanente del Santo Sinodo, fa anchegli parte della pattuglia di eredi di Nikodim, del quale ha conservato con maggiore continuità la sensibilità disponibile al dialogo coi cattolici e desiderosa di accentuare il profilo spirituale della presenza ecclesiale nella società. La sua età più avanzata (era già vescovo nel 65, in piena epoca sovietica, quando gli altri potenziali candidati erano ancora in seminario) potrebbe giocare un ruolo nella partita. Ma alla sua riconosciuta autorevolezza religiosa non corrisponde altrettanta disponibilità di mezzi materiali e coperture politiche. Che invece non mancano a Kirill o a Sergij, attuale cancelliere del Patriarcato. E neanche a Mefodij, che gioca la sua chance soprattutto grazie alle buone entrature nellattuale nomenclatura nazionale. Fatto vescovo nel 1980 a soli 31 anni, amministratore delle finanze del Patriarcato per tutti gli anni Ottanta, unico dignitario ortodosso accusato in tempi recenti da un suo collega (Chrysostom di Vilnius) di essere collaboratore diretto del Kgb, Mefodij, dopo parecchi anni di appannamento, era tornato sulla scena in seguito allelezione presidenziale di Vladimir Putin. Si era trasferito quasi stabilmente a Mosca dove aveva intessuto una fitta rete di rapporti con lattuale élite del potere politico, assumendo posizioni di pragmatica apertura allOccidente e di riaffermazione degli interessi nazionali, secondo la linea putiniana. Nelle ultime settimane, la risorgente stella di Mefodij sembra aver subito un nuovo appannamento. Lo scorso 8 maggio, una generale riorganizzazione nella struttura diocesana del Patriarcato di Mosca ha portato a una serie di spostamenti a catena. Nella lotteria delle nuove destinazioni, proprio Mefodij è stato spedito in Kazakistan, dopo che la sede metropolitana di Voronezh-Lipetsk, di cui era titolare, è stata smembrata, e gli è stato affidato il nuovo arrondissement metropolitano di Astana e Almaty. Una nuova unità territoriale creata ad hoc "per rendere il suo esilio rispettabile", ha malignato il quotidiano Nezavisimaja Gazeta. Che ha letto tutta la vicenda come un rafforzamento ulteriore della posizione di Kirill, in un articolo dal titolo Cirillo ha battuto Metodio di nuovo giocato sullallusione ai nomi dei due santi evangelizzatori dei popoli slavi.
Mefodij ha così dovuto abbandonare la presidenza della Commissione storico-giuridica del Patriarcato e quella del Fondo Makariov, grazie alla quale negli ultimi anni aveva potuto distribuire premi e riconoscimenti nel campo delle ricerche storiche. Dalla periferia dellex impero sarà per lui più complicato coltivare i rapporti con la nomenclatura politica moscovita. Ma al di là degli sgambetti veri o presunti che si scambiano tra loro, tutti i "patriarcabili", nel tempo incerto e sospeso che segna ogni passaggio di regno, sono fatalmente portati a calibrare le proprie mosse tenendo conto delle pulsioni nazionalistiche, antiecumeniche e conservatrici che attraversano buona parte del corpo ecclesiale soprattutto tra gli ambienti monastici e tra i giovani starets, i maestri spirituali dellultima generazione che costituiscono quasi una rete ecclesiastica parallela con tentazioni antigerarchiche.
Campagna dEuropa

Un prete ortodosso di Mosca guida una manifestazione di un migliaio di fedeli contro il Vaticano
Al di là dei risultati concreti che potrà ottenere, la lettera esprime bene quale sia lo "scenario" strategico che ispira le mosse dei vertici ecclesiastici russi. Il tentativo di consolidare un proprio caposaldo in Europa occidentale può anche leggersi come risposta all"espansionismo cattolico" in quelli che il Patriarcato rivendica come propri territori canonici esclusivi. E si accorda anche col protagonismo della Russia di Putin nello spazio geo-politico europeo. Ma rischia di aprire nuovi fronti di scontro per il controllo delle comunità della diaspora, che da sempre rappresenta un campo minato per le relazioni intraortodosse, come si intuisce anche da alcune reazioni al controverso exploit patriarcale. Padre Boris Bobrinskoy, decano dellIstituto di teologia ortodossa Saint-Serge di Parigi e membro autorevole della comunità ortodossa di origine russa che è sotto la giurisdizione del Patriarcato ecumenico (e costituisce la parte maggioritaria dellortodossia in terra francese, gelosa della propria autonomia) ha deplorato che la vicenda possa degenerare in un nuovo scontro tra Mosca e Costantinopoli. Mentre il professor Nikita Struve sul settimanale parigino Ruskaja Misl ha definito la lettera del patriarca "un atto politico più che un atto ecclesiale". Da Mosca, il padre Innokentij Pavlov, professore allAccademia teologica di San Pietroburgo, ha giudicato la lettera come "una mossa chiaramente attribuibile al metropolita Kirill di Smolensk" e al suo Dipartimento per le relazioni esterne, visto che il patriarca "redige raramente da se stesso i testi che portano la sua firma, e in più adesso è inchiodato a letto per la malattia".
Se laltare
si appoggia al trono
Nel frattempo, forse anche per trovare un punto di forza che rassicuri sulla propria solidità e rilevanza sociale in un momento di delicata transizione, la Chiesa di Mosca prosegue la sua sistematica occupazione di spazi e privilegi che le vengono garantiti dallapparato statale russo. La Costituzione russa del 1993 proclama la laicità dello Stato. E la legge federale del 97 sulla religione garantisce che le organizzazioni religiose non possono sovrapporsi allo Stato avocando a sé le funzioni proprie delle istituzioni statali. Ma a partire dallo stesso 97 una raffica di accordi di tipo concordatario tra la Chiesa ortodossa e singole istituzioni governative, a livello federale e locale, hanno garantito alla Chiesa laccesso a settori chiave della vita civile: scuole, ospedali, carceri, esercito. Si va dallaccordo dellagosto 1996 col Ministero degli Interni, che garantiva listituzione di cappellanie nelle carceri russe, fino a quello concluso il 5 marzo scorso tra Patriarcato e Ministero della Sanità, che apre ospedali e cliniche alla celebrazione di riti religiosi e allintervento di pope ortodossi anche per soccorrere coloro che hanno sofferto per non meglio definite "forme non tradizionali influenzate dai culti moderni". Anche il Ministero dei Trasporti sta collaborando a un progetto congiunto con il Patriarcato che prevede la creazione di cappelle ortodosse in tutte le stazioni ferroviarie. Mentre lo scorso novembre il ministro per lEducazione Vladimir Filippov ha indirizzato ai rettori delle accademie una circolare invitandoli a inserire nei programmi scolastici dei "corsi di cultura ortodossa" per integrare le lezioni di storia delle religioni già introdotte dopo la caduta del regime sovietico. Gli stessi corpi di sicurezza dello stato come lFsb (ex-Kgb), hanno aperto le proprie sedi ufficiali ad attività religiose e culturali programmate in pianta stabile dalla Chiesa ortodossa. Nel marzo 2002 è stato proprio il capo dellFsb Nicolai Patrushev a consegnare al parroco le chiavi della chiesa restaurata che adesso funziona come cappella per i dipendenti del quartier generale dei servizi segreti, la mitica Lubjanka.
Nelloccupazione degli spazi pubblici messi a disposizione dallo Stato si realizza il trend culturale che esalta lortodossia come matrice spirituale della tradizione nazionale russa. Quando il 6 marzo scorso Aleksij II ha compiuto la prima visita di un patriarca nella sede del Ministero degli Esteri, il capo del dicastero Igor Ivanov ha assicurato il pieno sostegno della diplomazia russa alla politica internazionale del Patriarcato, notando che "la collaborazione con la Chiesa ortodossa russa permette alla diplomazia russa di avere una visione più larga degli interessi strategici del Paese". Mentre il comunicato ufficiale pubblicato dopo lincontro ribadiva che tale collaborazione rinsalda "la forza spirituale interiore della Russia" e "aumenta la sua autorità morale su scala internazionale".

Aleksij II con il metropolita Kirill
Grandi progetti,
piccoli greggi
Gli osservatori più sensibili, sotto la maschera del neoprotagonismo politico ortodosso guardano ai dati reali sulla pratica della fede dopo più di dieci anni di "libera evangelizzazione", e invitano a evitare ogni trionfalismo. Una relazione inedita preparata nel 2002 dal professor Nicolaij Mitrochin, dellIstituto di studi sulla religione nei Paesi della Csi, documenta che in tutto lex impero sovietico la percentuale di ortodossi che vanno in chiesa almeno una volta lanno oscilla tra il 2 e l8 per cento della popolazione, con forti concentrazioni nelle regioni ucraine e bielorusse. A Mosca, secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dellInterno, su 12 milioni di abitanti non più di 60mila fedeli sono entrati in chiesa per le celebrazioni dellultima Pasqua, confermando il calo progressivo registratosi nellarco degli ultimi dieci anni (allinizio degli anni Novanta, in tempi di entusiasmo per la "rinascita spirituale", erano 200mila). Un divario tra i progetti, i discorsi e la realtà che in Russia, al di là di ogni rissosità ecumenica, accomuna lortodossia alla minoranza cattolica. Dopo più di dieci anni di iniziative (portate avanti in mezzo ai noti contrasti con le gerarchie ortodosse) per ricostruire la struttura diocesana, la rete di parrocchie e di istituti di formazione, secondo le stime ufficiali che spesso contano come cattolici tutti gli appartenenti a minoranze etniche di origine europea occidentale i fedeli di santa romana Chiesa nelle terre della santa Russia sarebbero tra i 300mila e i 600mila. Ma secondo una ricerca curata nel 2002 da Victor Chrul, redattore capo della rivista cattolica Svjet Evanghelja, sulla base di dati raccolti direttamente da ogni singola parrocchia, in tutta la Russia "i cattolici che frequentano le chiese almeno 1-2 volte lanno non superano i 45mila, distribuiti in 258 parrocchie registrate, quasi tutte in città con almeno 20-30mila abitanti".