Da Il Corriere della Sera, 28 ottobre 1998
Fu governativo, ma mai servile
Un intervento su il Corriere della Sera di Giulio Andreotti
Il cravattino di Vittorio Orefice fu per tanti anni
familiare a milioni d’italiani attraverso la televisione, come lo era
da tempo nel “Transatlantico” di Montecitorio dove, subito dopo
Emilio Frattarelli, Orefice era di casa, raccogliendo dichiarazioni e anche
confidenze di parlamentari e di ministri. Il suo segreto erano
l’obiettività e la correttezza. Altri giornalisti, per il
gusto di uno scoop o di una bugia, s’erano più o meno
rapidamente bruciati. Fu governativo, ma mai servile. Rispettò gli ex forse più dei politici
sulla cresta dell’onda. L’ho sperimentato di persona. In
privato e in pubblico si è più volte manifestato contro le cattive azioni che io ho
subìto, dopo la mia quasi interminabile vita ministeriale. Molti, ma
non tutti, si sono comportati così (per verità, in privato tutti). Ho appreso con
tanta tristezza la morte di Orefice, in un giorno nel quale siamo impegnati
al Senato in una di quelle tornate che egli sapeva così bene
riassumere e descrivere. Le sue veline facevano veramente testo. Era ufficioso non per un
incarico dall’alto, ma per la larga fiducia professionale che
s’era conquistato. Addio, Vittorio. Sei stato e resti un esempio.