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OBLATI DI MARIA IMMACOLATA
tratto dal n. 10 - 1998

Quella missione tra gli eschimesi


Fondata da Eugenio de Mazenod, la Congregazione ha inviato missionari in tutto il mondo: nell’Oregon tra i pionieri e gli indiani, al Polo Nord, in Sud Africa e nello Sri Lanka. Una storia affascinante


di Stefano Maria Paci


Che singolare sensazione si prova sfogliando l’album di famiglia degli Oblati di Maria Immacolata! C’è padre Urban Figge con i suoi parrocchiani tra i ghiacci della Groenlandia; c’è padre Mieczyslav Fidyka mentre assiste impassibile, nella chiesa sul lago di Sant’Anna, a Edmonton, in Canada, a danze liturgiche eseguite durante l’eucarestia da indiani dell’Ontario coi copricapi di piume colorate; c’è padre Tom Hayes, cappellano dei malati di Aids a San Francisco con i suoi assistiti e ci sono i sacerdoti e i lavoratori della Radio boliviana Pio XII, la “Voce dei minatori”, l’emittente che nel mondo subisce più attentati dinamitardi a causa delle sue prese di posizione sui problemi sociali. «Vorrei poter fornire missionari al mondo intero» aveva detto nel secolo scorso Eugenio de Mazenod. E questi sacerdoti, assieme ad altri cinquemila confratelli provenienti da diversi Paesi e ambienti culturali, e sparsi nei cinque continenti, hanno realizzato il sogno del loro fondatore.
Oggi la Congregazione ha un cardinale (monsignor Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago), 42 vescovi, 3.619 sacerdoti, 580 religiosi, 550 candidati al sacerdozio provenienti da cinquanta nazioni, 1.246 case e residenze ed è presente in 71 Paesi del mondo.
L’avventura di queste migliaia di persone, che hanno aperto il cuore ai «venerati poveri», come li chiamava il fondatore, abbracciando una vocazione «missionaria per natura», destinata cioè ai più lontani e ai non cristiani, risale a un fatto del 1816, quando padre Eugenio de Mazenod, ordinato prete da soli cinque anni, con alcuni amici dette vita a una umile comunità di sacerdoti dedita all’evangelizzazione delle zone rurali della Provenza. Più tardi, e inaspettatamente, il numero delle persone affascinate da questa amicizia aumentò, e la Congregazione si diffuse in tutta Europa e poi in tutti i continenti.
Ma chi fu Eugenio de Mazenod, l’uomo che ha iniziato questa esperienza, protagonista di una sorprendente epopea evangelizzatrice?
Eugenio de Mazenod nacque il 1 agosto del 1782 da un’influente famiglia della Provenza. A soli sette anni vive gli sconvolgimenti della Rivoluzione. Costretto a fuggire assieme alla sua famiglia, trascorre dodici anni all’estero come rifugiato politico. Anni di esilio e di povertà, vissuti tra Venezia, Napoli e Palermo. All’età di vent’anni Eugenio torna in patria. Con una certezza: vuole diventare sacerdote. Ma dovrà vincere una forte opposizione del suo ambiente familiare, prima di riuscirvi, nel 1811.
Sono anni difficili per la Chiesa, quelli che si presentano al giovane sacerdote. La Francia dell’epoca appariva come un Paese scristianizzato, marcato da un forte e a volte violento anticlericalismo. Le parrocchie sono abbandonate e i fedeli dispersi. Dopo gli anni difficili della Rivoluzione, l’avvento al potere di Napoleone invece di portare una pacificazione aveva segnato una nuova tappa nel conflitto tra la Francia e la Chiesa. E anche il clero appare segnato da forti divisioni. La situazione è pericolosa. Un esempio? Scrive l’imperatore al viceré d’Italia il 22 luglio del 1807: «Cosa vuol fare Pio VII denunciandomi alla cristianità? Interdirmi, scomunicarmi? Io non avrò remore nel riunire le Chiese francesi, italiane, tedesche e polacche in un concilio per fare i miei affari senza il Papa e mettere i miei popoli al riparo dalle pretese dei preti di Roma». Un conflitto che sfocia, il 2 febbraio 1808, nell’occupazione di Roma da parte delle truppe dell’imperatore, nel “sequestro” del Papa e nel “trasporto” del Sacro Collegio, per ordine di Napoleone, a Parigi. Una situazione di cui Eugenio vede tutte le conseguenze, anche le più estreme. Scrive infatti al padre, nel dicembre 1814: «Io mi sono votato al servizio della Chiesa. Essa è perseguitata, è abbandonata, e noi marciamo a grandi passi verso uno scisma». Ma il giovane de Mazenod ha la coscienza che quando la Chiesa vive così grandi difficoltà, attaccata dall’esterno e divisa al suo interno, è solo l’attaccamento alle cose essenziali ciò che la può salvare. «L’unica cosa che ci occorre in tempi così perigliosi? Conservare l’integrità della fede», afferma con decisione.
La sua missione inizia nella Quaresima del 1813, ad Aix-en-Provence. Durante la messa delle sei del mattino, quella seguita dalle persone di umili condizioni, predica, cosa del tutto inusuale per quei tempi, in provenzale, così da essere compreso da tutti quelli che l’ascoltano. E dice: «Il Vangelo deve essere insegnato a tutti gli uomini e in modo da essere compreso. I poveri, porzione preziosa della famiglia cristiana, non possono essere abbandonati. Poveri di Gesù Cristo, voi tutti che la miseria opprime, miei fratelli, miei cari fratelli, miei rispettabili fratelli, ascoltatemi. Voi siete i figli di Dio, i fratelli di Gesù Cristo, i coeredi del suo regno eterno, la porzione prediletta della sua eredità». È il primo segno del suo desiderio di iniziare qualcosa di nuovo. Cerca chi condivida con lui questa passione per la «porzione prediletta dell’eredità di Cristo». Il 25 gennaio del 1816, assieme al vicario d’Arles, padre Tempier, acquista l’antico convento delle Carmelitane ad Aix-en-Provence. E inizia l’avventura. Tre settimane dopo, altre tre persone si uniscono a loro. Cominciano a predicare nelle zone rurali della Provenza, e poi in tutta la Francia. Nell’antico convento conducono una vita di comunità scandita dalla preghiera. Presto il luogo viene indicato dalle gente del posto come “la chiesa della missione”. Non sono grandi strutture, non sono grandi progetti. C’è solo amicizia e una passione condivisa. Più tardi, nel 1818, quando viene loro offerto un grande edificio a Notre-Dame de Laus, nelle Hautes-Alpes, padre Eugenio scrive le «Regole e costituzioni dei Missionari detti di Provenza». Nasce così un nuovo istituto religioso, strutturato come una vera Congregazione. Dedito all’evangelizzazione delle campagne, alla santificazione dei suoi membri, alla formazione dei giovani. Il 17 febbraio 1826 papa Leone XII riconosce ufficialmente l’opera, dandole il nome di Missionari Oblati di Maria Immacolata. La Congregazione restò aperta alle indicazioni che la realtà comunicava. E così, dopo venticinque anni di intenso lavoro in Francia, Eugenio de Mazenod, nominato nel frattempo vescovo di Marsiglia, mandò i primi missionari in America (in Canada nel 1841 e negli Stati Uniti nel 1847), in Asia (1847), poi in Africa (1852). Iniziò così un’epopea missionaria che vide i Missionari Oblati tra i ghiacci del Polo Nord, tra i pionieri dell’Oregon, nei climi tropicali dello Sri Lanka e in Sud Africa, in Paesi cristiani, musulmani, buddisti e animisti. Un’avventura che continua ancora oggi.


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