La causa smarrita
Tentativi, finora caduti nel vuoto, di portare papa Luciani all’onore degli altari
di Gianni Valente
Giacciono chiuse nei cassetti dell’archivio
diocesano di Belluno. Sono migliaia di firme di semplici fedeli, raccolte
in buona parte nelle parrocchie di tutt’Italia; ma provenienti anche
da lontano, soprattutto dagli Stati Uniti. Sono vergate su dei fogli
predisposti, a sottoscrivere una breve e semplice formula con cui si chiede
al santo padre Giovanni Paolo II di introdurre la causa di beatificazione
del suo predecessore, papa Giovanni Paolo I. La vicenda di questa petizione
popolare sui generis,
scaturita spontaneamente tra i fedeli senza particolari regie
ecclesiastiche, è anch’essa segnata dal tratto della
semplicità senza pretese, tipica della figura di Albino Luciani.
Racconta Maffeo Ducoli, vescovo emerito di Belluno: «Dopo la morte di
papa Luciani, cominciarono ad affluire alla curia di Belluno le richieste
di numerosi fedeli che ne chiedevano la beatificazione (Luciani era nato a
Canale d’Agordo, nella provincia bellunese, ndr). Davanti a tali richieste decidemmo
di preparare il formulario per la petizione che si diffuse spontaneamente,
per canali spesso casuali, dapprima nei luoghi della vita di Giovanni Paolo
I: a Belluno e nella provincia bellunese, a Vittorio Veneto, a Venezia;
poi, sempre più lontano. Dagli Stati Uniti cominciarono ad arrivare
migliaia di firme. Lì, a sollecitare i fedeli alla devozione verso
papa Luciani erano soprattutto le Carmelitane di Flemington, la cui madre
superiora aveva scritto un volume sulla figura di Giovanni Paolo I».
Questa mobilitazione spontanea ha raggiunto il suo culmine all’inizio
degli anni Novanta, ma non si è mai trasformata in una formale
richiesta di introduzione del processo di beatificazione da indirizzare
alle autorità competenti. Monsignor Ducoli spiega questa temporanea
archiviazione delle firme della petizione con la scarsa iniziativa nelle
diocesi che potrebbero essere interessate al processo di beatificazione:
«Ci vorrebbe qualcuno che cominciasse a raccogliere il materiale, per
poi chiedere l’autorizzazione e iniziare il processo a Roma, dove
papa Luciani è morto. Ma la Conferenza episcopale del Triveneto non
si è mai pronunciata sull’argomento. Neanche dalle diocesi di
Vittorio Veneto e di Venezia sono giunti segnali». Sul resto Ducoli
non si sbilancia, ma anche sondaggi informali tentati per “tastare il
terreno” alla Congregazione delle cause dei santi hanno consigliato,
per il momento, di soprassedere. Spiega a 30Giorni don Francesco Cassol, responsabile del Centro di
spiritualità e cultura “papa Luciani” di Santa Giustina,
in provincia di Belluno: «In qualche conversazione amichevole con
officiali di Curia, è stato fatto notare che l’iniziativa era
buona, ma che forse era meglio aspettare, visto che già per tre papi
di questo secolo – Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI –
è in corso il processo di beatificazione. Insomma, è stato
sollevato un problema di opportunità “politica”, senza
entrare nel merito della figura di papa Luciani. Comunque, al nostro Centro
sono già pervenute diverse segnalazioni di grazie che persone malate
hanno ricevuto dopo aver invocato nelle loro preghiere
l’intercessione di Giovanni Paolo I».
Ad esortare alla prudenza gli ambienti veneti che coltivano la devozione verso papa Luciani ha anche contribuito lo scarso esito di un’altra richiesta di beatificazione di Giovanni Paolo I, questa sì formulata in maniera esplicita e rivolta al Pontefice regnante da parte dell’episcopato del Paese con più fedeli cattolici al mondo. Nella Pasqua del 1990 ben 229 vescovi del Brasile, ossia la quasi totalità dell’episcopato brasiliano, compresi quattro dei sei brasiliani allora membri del Collegio cardinalizio (i cardinali Paulo Evaristo Arns, Aloisio Lorscheider, Lucas Moreira Neves e Eugènio de Araùjo Sales), hanno sottoscritto una «richiesta per l’introduzione della causa di beatificazione di papa Giovanni Paolo I», indirizzata direttamente «a Sua Santità Giovanni Paolo II». Il primo firmatario è Serafim Fernandes de Araújo, arcivescovo di Belo Horizonte e oggi cardinale. Tra le prime firme figura anche quella del gesuita Luciano Mendes de Almeida, arcivescovo di Mariana e al tempo presidente della Conferenza episcopale brasiliana. La petizione dei vescovi brasiliani era articolata in sei punti. Si ricordava tra l’altro «la crescente venerazione che i nostri fedeli di tutte le classi sociali manifestano per la paterna e benevola figura del compianto Giovanni Paolo I». Si registrava il fatto che «l’estinto Pontefice ha lasciato dietro di sé una scia luminosa di fede e santità e che, in numerose parti del mondo, i fedeli già parlano di grazie speciali ricevute per la sua potente intercessione». Si considerava «il valore che lui attribuiva all’umiltà, la sua virtù preferita, che aveva scelto come motto per il suo stemma episcopale». Si concludeva presentando al Papa regnante «la richiesta di introduzione della causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo I, scegliendo, per questa postulazione, la data della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, per la quale papa Luciani ha sempre nutrito un’ardente e tenerissima devozione».
Anche questa importante petizione, così autorevolmente espressa, è comunque caduta nel vuoto. All’episcopato brasiliano non è giunta alcuna risposta ufficiale, nessun segnale da Roma. «Adesso è lui, è Albino che dovrebbe farsi sentire un po’», lamenta sorridendo monsignor Ducoli, che di Luciani era amico e lo conosceva bene. «Io lo prego per questo tutte le sere. Ma lo so che lui è contrario a queste cose. È stato sempre nel suo stile: preferisce nascondersi, piuttosto che buttarsi avanti per farsi vedere...».
Ad esortare alla prudenza gli ambienti veneti che coltivano la devozione verso papa Luciani ha anche contribuito lo scarso esito di un’altra richiesta di beatificazione di Giovanni Paolo I, questa sì formulata in maniera esplicita e rivolta al Pontefice regnante da parte dell’episcopato del Paese con più fedeli cattolici al mondo. Nella Pasqua del 1990 ben 229 vescovi del Brasile, ossia la quasi totalità dell’episcopato brasiliano, compresi quattro dei sei brasiliani allora membri del Collegio cardinalizio (i cardinali Paulo Evaristo Arns, Aloisio Lorscheider, Lucas Moreira Neves e Eugènio de Araùjo Sales), hanno sottoscritto una «richiesta per l’introduzione della causa di beatificazione di papa Giovanni Paolo I», indirizzata direttamente «a Sua Santità Giovanni Paolo II». Il primo firmatario è Serafim Fernandes de Araújo, arcivescovo di Belo Horizonte e oggi cardinale. Tra le prime firme figura anche quella del gesuita Luciano Mendes de Almeida, arcivescovo di Mariana e al tempo presidente della Conferenza episcopale brasiliana. La petizione dei vescovi brasiliani era articolata in sei punti. Si ricordava tra l’altro «la crescente venerazione che i nostri fedeli di tutte le classi sociali manifestano per la paterna e benevola figura del compianto Giovanni Paolo I». Si registrava il fatto che «l’estinto Pontefice ha lasciato dietro di sé una scia luminosa di fede e santità e che, in numerose parti del mondo, i fedeli già parlano di grazie speciali ricevute per la sua potente intercessione». Si considerava «il valore che lui attribuiva all’umiltà, la sua virtù preferita, che aveva scelto come motto per il suo stemma episcopale». Si concludeva presentando al Papa regnante «la richiesta di introduzione della causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo I, scegliendo, per questa postulazione, la data della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, per la quale papa Luciani ha sempre nutrito un’ardente e tenerissima devozione».
Anche questa importante petizione, così autorevolmente espressa, è comunque caduta nel vuoto. All’episcopato brasiliano non è giunta alcuna risposta ufficiale, nessun segnale da Roma. «Adesso è lui, è Albino che dovrebbe farsi sentire un po’», lamenta sorridendo monsignor Ducoli, che di Luciani era amico e lo conosceva bene. «Io lo prego per questo tutte le sere. Ma lo so che lui è contrario a queste cose. È stato sempre nel suo stile: preferisce nascondersi, piuttosto che buttarsi avanti per farsi vedere...».