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CANTI GREGORIANI
tratto dal n. 07/08 - 1998

I canti della Tradizione


Per ricordare Paolo VI, il Papa del Credo del popolo di Dio (30 giugno 1968), a vent’anni dalla morte (6 agosto 1978), 30Giorni ha realizzato un compact disc con i canti gregoriani più semplici. In questo inserto anticipiamo la presentazione a firma del cardinale Medina Estévez, e gli spartiti curati dal maestro Pablo Colino


del cardinale Jorge Arturo Medina Estévez


La rivista 30Giorni ha avuto l’ottima iniziativa di pubblicare – e di inviare come omaggio ai suoi lettori – una raccolta di testi liturgici in musica gregoriana, e offrire così ai fedeli un mezzo opportuno per una sempre migliore e più intima partecipazione alle sacre celebrazioni quando in queste vengono usate le antiche e splendide melodie gregoriane.
Come è noto, la musica gregoriana costituisce uno dei tesori più ricchi della liturgia romana. Chi ha imparato queste melodie e le ha cantate non può non aver avuto l’indescrivibile sensazione del sacro, di una bellezza semplice, misteriosamente suggestiva, e che è anche un invito a lasciarsi pervadere dalle realtà invisibili che sono all’origine di tutto ciò che è visibile.
Se l’uomo di fede percepisce bene il messaggio soave, e allo stesso tempo penetrante, di questa musica anonima, frutto di secoli di preghiera e di ricerca di Dio, colui che non ha ancora la fede fa l’esperienza, ascoltando i testi gregoriani, di una realtà trascendente e accattivante, preparazione forse alla fede.
Il canto gregoriano fu composto per testi in lingua latina, e rimane dunque legato a essa.
Sono solenni le parole del Concilio Vaticano II: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium, n. 116). L’iniziativa di 30Giorni risponde in maniera adeguata al desiderio del Concilio, e cioè che si preparino edizioni che contengano le melodie più semplici, per l’uso delle comunità che non sono in grado di adoperare i grandi libri gregoriani.
Voglia il Signore che il canto gregoriano non soltanto non sparisca nell’uso liturgico, ma che venga rafforzato e esteso come un valido strumento per le celebrazioni delle lodi divine e come fonte di autentica spiritualità nutrita da una tradizione plurisecolare, carica di ecclesialità.


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