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ITINERARI. SAN GIOVANNI A...
tratto dal n. 05 - 1998

«L’iniziativa di Pietro, così determinante per la manifestazione della gloria del Figlio dell’uomo, ha dovuto fare ricorso alla collaborazione del discepolo prediletto»




Recentemente, il santo padre Giovanni Paolo II, in una sua lettera autografa indirizzatami al termine dell’ultima sessione plenaria della Commissione teologica internazionale, nella mia qualità di presidente della medesima Commissione, scriveva: «Ho rilevato con gioia la profonda convergenza di intenti e di itinerario della Commissione con quanto sono venuto esponendo in questi anni su temi fondamentali in alcune mie lettere encicliche. Come non pensare all’analoga feconda intesa che esisteva fra l’apostolo Pietro e l’apostolo Giovanni, così come ce la descrive, in particolare, il quarto Vangelo? Simone, la “Pietra”, colui al quale Gesù affidò le sue pecore, era regolarmente affiancato dal discepolo prediletto, colui che posò il capo sul petto del Signore, così che il ministero dell’uno era coadiuvato dal ministero dell’altro».
È alla luce di questa intuizione che vorrei rileggere con voi alcuni episodi del Vangelo di Giovanni.
Mi riferisco innanzitutto al cap. 13, v. 21 e ss., il momento del tradimento e della glorificazione di Gesù (cfr. v. 31: «Ora è glorificato il Figlio dell’uomo e Dio è stato glorificato in lui»). Dopo l’annuncio del tradimento, mentre i discepoli sono smarriti e si interrogano sul senso delle paroIe di Gesù, è Pietro il primo a parlare, a prendere un’iniziativa, e, rivolto al discepolo prediletto, gli dice: «“Di’, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli, reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”». La notte del mondo è in questo momento squarciata dalla luce della gloria di Cristo, di colui che è la verità, perché fa sempre la volontà di colui che l’ha inviato.
In questo episodio si nota tuttavia come l’iniziativa di Pietro, così determinante per la manifestazione della gloria del Figlio dell’uomo, ha dovuto fare ricorso alla collaborazione del discepolo prediletto, di colui che era introdotto, in modo singolare, nell’intimità del maestro.
Vi è poi, all’inizio della passione di Gesù, un altro episodio che affianca i due discepoli. Al cap. 18, v. 15 e ss., san Giovanni narra il processo a Gesù davanti al sommo sacerdote Anna, mettendo in rilievo la franchezza (parrhsía) di Gesù nel suo insegnamento, in contrasto con la riluttanza di Pietro a riconoscersi suo discepolo. Ebbene anche qui Pietro sarebbe rimasto fuori del cortile del sommo sacerdote e non avrebbe potuto essere testimone della chiara confessione di Gesù, se l’altro discepolo non avesse parlato alla portinaia e non l’avesse introdotto nel luogo della manifestazione di colui che ha parole di vita eterna.
Alla luce di questi due episodi si può comprendere meglio anche la domanda finale che Simon Pietro pone a Gesù nel cap. 21. Egli ha appena ricevuto il mandato di pascere le sue pecore e l’indicazione della via di obbedienza che dovrà percorrere nella fedeltà al maestro, per rendere anch’egli gloria a Dio. A questo punto «Pietro, voltatosi, vide che lo seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro, dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e di questi che sarà?”». Pietro, incaricato di pascere le pecore del Signore, giustamente si preoccupa della sorte di colui che ha avuto al fianco in passaggi fondamentali della sua esperienza di discepolo, e la risposta di Gesù non avrà mancato di rassicurarlo: «Se io voglio che egli rimanga, finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Il discepolo amato da Gesù continuerà a rimanere nell’intimità del maestro, per attingere da lui la parola della verità, a edificazione di tutta la Chiesa e in particolare di Pietro e dei suoi successori.


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