Roma, la Pasqua e l’invasione straniera
Seconda puntata (dal 20 marzo al giorno di Pasqua) della raccolta di “Piazza Colonna”, la rubrica che Giulio Andreotti tiene sul quotidiano romano Il Tempo
La raccolta degli articoli di Giulio Andreotti apparsi su Il Tempo (seconda parte)
20-3-98
La doverosa riflessione sull’Olocausto
Ho trovato, studiando le carte di alcuni giovani sacerdoti del primo Novecento, sospettati con troppa leggerezza di modernismo, una interessante anticipazione di quel che fu ufficialmente deciso mezzo secolo dopo. Avevano cancellato motu proprio l’aggettivo «perfidi» dalla preghiera per gli ebrei che è nella liturgia del venerdì santo. Anche se etimologicamente voleva dire carenti di fede e non altro, l’impressione di ostilità andava giustamente rimossa. In questa cornice va letta la recente riflessione della Santa Sede sulla dolorosa storia del popolo ebraico culminata nella Shoah, definita drammaticamente dal Papa: «Una indelebile macchia nella storia del secolo che si sta concludendo».
Si poteva impedire o almeno attenuare questo immane massacro? E, più in generale, sarebbe stata possibile una reazione più forte, anche dei cristiani, alle leggi razziali e alle discriminazioni degli israeliti? Il documento pontificio è una ricostruzione di questo calvario che suscita riflessioni e stimola comunque una maggiore intransigenza per il futuro. Non si possono però ignorare le parti che riguardano le coraggiose proteste cattoliche che pur si ebbero e le iniziative del calunniato Pio XII, in morte del quale Golda Meir dichiarò lealmente: «Quando il terribile martirio si abbatté sul nostro popolo la voce del Papa si levò per le sue vittime. Piangiamo un grande servitore della pace». Forse gli estensori della Riflessione avrebbero potuto anche citare la forte difesa che di Pio XII fece proprio in Israele Paolo VI, reagendo a posizioni ingiuste avanzate nell’occasione da quella stampa.
21-3-98
Un silenzio agghiacciante
Torno ancora sulla Riflessione vaticana di condanna delle persecuzioni degli ebrei, per due opportune chiose. La dissociazione comprende implicitamente tutte quelle irriguardose manifestazioni antigiudaiche, che vi erano persino nel calendario folcloristico della Roma papale, come il simbolico calcetto nel fondoschiena di un israelita con il quale si festeggiava il carnevale. Certo, rispetto ai genocidi sono piccole cose: piccole ma da non dimenticare. Stiamo però attenti a non stigmatizzare le pagliuzze negli occhi degli uomini di Chiesa e sorvolare sulla supina accoglienza del Parlamento italiano alle leggi razziali del 1938, con le quali si volle scimmiottare una presunta cultura tedesca. Si vietavano i matrimoni misti e si espellevano i pubblici dipendenti ebrei.
Alla Camera dei fasci e delle corporazioni la convalida dei decreti avvenne per acclamazione. E passi. Si poteva supporre che i senatori – tra l’altro tutti a vita – facessero una forte resistenza, anche se non vittoriosa. Nemmeno per sogno. Si iscrisse a parlare un solo oratore (Crispolti) dichiarandosi a favore con l’unica preoccupazione: «Che si trovi una via per evitare in pratica ogni scalfittura al monumentale Patto Lateranense a cui immortalmente e con somma gloria è legato il nome di Mussolini». Nel voto segreto risultarono solo 10 palline nere, contro 135 bianche. Ma nessuno dei dieci contrari si dichiarò e spiegò il suo voto. Debbo ritenere, scorrendo l’elenco, che tra questi possano annoverarsi Luigi Einaudi e Vittorio Emanuele Orlando. Il sottosegretario Buffarini Guidi assicurò che sarebbero state agevolate le famiglie «che tendono ad arianizzarsi». E alla domanda del senatore Maraviglia se un medico ebreo possa chiamare a consulto un medico ariano rispose: «No: ma la famiglia del malato può prendere l’iniziativa di chiamare un medico ariano». Non erano certo questi italici espedienti a cancellare la vergognosa svolta.
22-3-98
Il Papa in Nigeria chiede giustizia e sviluppo
Ad ogni annuncio di viaggio di Giovanni Paolo II mi torna alla mente la preghierina che un vecchio sacerdote nostalgico faceva recitare a noi ragazzini di Campo Marzio per il Papa «prigioniero». Dato e non concesso che il termine fosse appropriato, gli... arresti domiciliari iniziati nel 1870 sono stati ampiamente compensati dalle visite apostoliche che già Paolo VI, ma con una intensità straordinaria il Pontefice attuale, hanno compiuto nell’Urbe e nell’orbe. Si aggiunge da qualche tempo una commossa ammirazione per l’evidente sforzo fisico al quale il Santo Padre si sottopone per mantenere puntualmente un calendario di itinerari sapientemente costruito. Un esempio stupendo. La Nigeria. Con la facilità con cui l’opinione pubblica passa dall’enfatizzazione all’oblio, pochi forse ricordano la tragedia del Biafra, con i suoi risvolti drammatici anche della cattura di nostri operai. Nel quadro delle missioni papali, quella in corso ha un significato che va oltre il pur importante Paese in cui si svolge; per lanciare un messaggio di pacificazione a molti Stati africani dilaniati da terribili lotte intestine: dall’Algeria alla regione dei Laghi. Più in generale, l’Africa avverte un senso di abbandono, abituata com’era dopo i regimi coloniali, ad avere tante attenzioni (purtroppo spesso a sfondo militare) dalle grandi potenze in competizione mondiale tra di loro. Il disgelo e la fine della guerra fredda in un certo senso hanno rimesso in crisi il continente nero. Questo paradosso non sfugge certamente al Papa, che rinnoverà i suoi appelli per il diritto allo sviluppo e per la solidarietà internazionale.
Un viaggio che coincide con l’inizio della primavera. Può essere di buon auspicio.
24-3-98
Cosa significano il 35 e il 36
Da vecchi si ha spesso l’abitudine di ricordare momenti e vicende della propria fanciullezza, talvolta stimolati da fattori occasionali. Così, l’altro giorno, vedendo sfilare un corteo di protestanti – e non nel senso religioso – con grandi cartelli ed anche magliette con la sigla 35, mi è venuto alla mente il grande magazzino che si chiamava 35 (un altro 48) in quanto ideato per vendite a prezzo fisso, appunto a questi centesimi di lire. In verità negli anni Venti erano già aggiornati i cartellini (il giornale costava allora 20 centesimi) ma questi monumenti storici della liretta sopravvissero a lungo come ditte sociali. In verità c’era anche un altro 35: il tram che portava al manicomio di Monte Mario.
Il 35 della protesta odierna è tutt’altra cosa. Rappresenta la tappa successiva delle rivendicazioni per le 48 e poi per le 40 ore.
ana del 1948. Non si può quindi lasciar fuori il Parlamento da decisioni su questo tema.
27-3-98
A proposito della razza e degli assenti
La mia nota sugli sconcertanti silenzi nel Senato del Regno quando fu convalidato il decreto sulla razza nel 1938 ha provocato qualche reazione e vale la pena di tornarci sopra. Premetto che io non voglio dare lezioni a nessuno e non ignoro certamente il clima particolare del ventennio fascista. Mi sembra tuttavia che qualche voce autorevole che si fosse levata a palazzo Madama avrebbe potuto indurre tutti i senatori ad una valutazione sull’infamia che si stava compiendo, andando ben oltre i 10 voti contrari espressi segretamente nell’urna, contro i 135 favorevoli.
Era possibile formare una maggioranza contraria alla legge? Credo di sì. Bastava una proposta di rinvio per recuperare la presenza dei ben 185 colleghi assenti. Si pensi che 84 senatori erano stati nominati prima della marcia su Roma e comunque il laticlavio era a vita. Di più: nel 1938 non vi erano nemmeno i pestaggi e le purghe oleose che avevano caratterizzato la vigilia e i primi anni del governo Mussolini.
Quando nel 1929 alcuni senatori avevano dissentito sui Patti Lateranensi, nessuno aveva torto loro un capello. Tra questi Benedetto Croce che nel 1938 figura invece nella grande massa degli assenti. Nulla si può invece addebitare al senatore Sforza, da tempo in esilio.
28-3-98
Lo disse Togliatti: legittime le critiche alla magistratura
Ringraziando i presentatori del suo libro sulle «Botteghe non più oscure», Massimo Caprara ha letto questa singolare citazione dell’onorevole Togliatti tratta da un discorso alla Camera del 13 dicembre 1963: «La magistratura è un ordine indipendente: essa non è, però, un ordine sovrano. La sovranità appartiene al popolo e per esso al Parlamento. La critica all’operato della magistratura, pertanto, è sempre legittima, ed esercitarla costituisce anche una garanzia contro atti, come quello recentemente venuto alla luce, di aperta e scandalosa violazione dell’immunità parlamentare».
Qual era la scandalosa violazione di cui parlava l’ex guardasigilli?
L’aveva denunciata l’Unità l’11 e 12 dicembre con titoli a tutta pagina: Indagine del ministro Reale sul caso Dossetti. Interrogazioni dei deputati reggiani del Pci e del Psi. Indiscrezioni sulla “caccia al nastro magnetico” e sulla perquisizione in casa del parlamentare. Imbarazzo e smarrimento nella Dc emiliana.
L’onorevole Ermanno Dossetti, fratello di don Giuseppe, era stato messo sotto accusa per ritenuto vilipendio della magistratura in un discorso all’interno della Dc. Che tempi!
1-4-98
La disavventura dell’innocente monsignor Cippico
A poche settimane dal voto politico dell’aprile 1948, sul fronte di sinistra cadde la doccia gelata dell’epilogo del golpe comunista di Praga, con la “defenestrazione” del ministro degli Esteri Jan Masaryk. Un beffardo comunicato di quel Comitato centrale parlò della vittima come di un nevrastenico che non aveva resistito alle crisi di insonnia.
A corto di argomenti politici, il Fronte popolare si lanciò con furia sulla disavventura di un monsignore della Segreteria di Stato accusato di malversazioni e colpito da una grave censura ecclesiastica perché ritenuto reo di traffico di valuta per conto terzi e di altre attività extrasacerdotali.
Il nome di don Edoardo Prettner Cippico – abbreviato Cippico – risuonò in tutti i comizi e divenne l’epicentro della propaganda, scritta e orale, contro la Democrazia cristiana. A parte la canagliesca speculazione, i fatti si presentavano male. Già la presa in custodia di valori e preziosi, comprensibile durante l’occupazione nazista, non aveva ora più giustificazioni, ma si aggiungevano inquietanti indizi di simulazione in un furto denunciato dal reverendo, che la Santa Sede bollò con la più severa censura ecclesiastica e lo Stato italiano restrinse per ventiquattro mesi nelle patrie galere.
Furono necessari al malcapitato quasi dieci anni per vedere riconosciuta dalla magistratura la propria innocenza; mentre Giovanni XXIII gli consentì di riprendere la celebrazione della messa, ma all’interno del piccolo appartamento che per carità gli era stato concesso.
Visse gli ultimi anni e morì nella più assoluta indigenza.
2-4-98
Abbracciare Mandela
Nel suo significativo tour africano il presidente Clinton si è recato anche nel Sud Africa, accolto da Nelson Mandela, che sta per lasciare il “servizio attivo” dopo essere stato il grande tessitore nella lunga vigilia e nella fase delicatissima di avvio del nuovo corso.
I giornali hanno voluto dare al caloroso abbraccio tra i due statisti, dopo un discorso piuttosto “asciutto” del leader africano, l’interpretazione di un gesto elettorale di propiziazione del voto dei negri d’America. Sembra che Clinton non sia troppo amato dai giornalisti (oltre quelli della stampa impicciona) perché non è difficile spiegare più semplicemente il fervore dell’incontro di Pretoria. Il presidente doveva riparare ad uno svarione del suo governo, che qualche mese fa deplorò la visita di Mandela a Tripoli, suscitando da lui una replica secca con la rievocazione del suo passato di difensore delle libertà. Non solo respinse la critica, ma si recò una seconda volta da Gheddafi.
Bill Clinton, pur sapendo di dispiacere a qualche spezzone dei suoi apparati, ha fatto bene a chiudere la noiosa crepa.
5-4-98
Quel sindaco di Betlemme preoccupato per la pace
Per venticinque anni – e fino a poco tempo fa – Elias Freij, morto nei giorni scorsi, era stato sindaco di Betlemme, dimostrando eccezionali capacità amministrative e diplomatiche, ma più che altro una fortissima coscienza morale. Cristiano e palestinese militante, era visto con annoiato distacco – e in qualche momento con aperta ostilità – da molte autorità governative, specie dopo che divenne membro dell’esecutivo dell’Autorità palestinese. Condannò però sempre il ricorso alla violenza, anche quando la posizione moderata rischiava di estraniarlo da ambedue i campi di contendenti. È indimenticabile l’accoglienza che riservava agli ospiti, accompagnandoli spesso di persona nella visita alla Basilica della Natività. Ma di lui restano anche commoventi discorsi pronunciati nelle molte visite all’estero, nelle quali chiedeva aiuti per il proprio Comune, ma contribuiva con efficacia alla causa della pace, attraverso la divulgazione dei termini veri della questione palestinese. Non mi piace distinguere le persone tra pessimisti e ottimisti. Ma la vena di insoddisfazione che, con intensità crescente, ho sempre riscontrato nei molti incontri con il piccolo-grande sindaco di Betlemme, mi arreca tuttora grande preoccupazione.
7-4-98
Ma chi ha creato davvero la Lega?
Ho ricevuto parecchie telefonate per avere chiarimenti sulla mia astensione nel voto del Senato sulla modifica del Codice penale sull’unità nazionale. Contrarietà di principio all’ergastolo? Dubbio sulla illiceità della “secessione”? Interpretazione meno restrittiva dell’autodeterminazione dei popoli? Niente di tutto ciò. Volevo protestare, in un modo pacato e civile, per un fatto personale. Cinque anni or sono chiedendosi l’autorizzazione a procedere contro di me per correità mafiosa si era data enfasi alle dichiarazioni di un “pentito” omettendo però alcune righe della sua esternazione. Quando ho potuto conoscere questo passo “omissato” son rimasto allibito: si dice che la Lega non è stata fondata dall’onorevole Bossi, definito «un pupo»; ma da me e dal senatore Miglio. Se la frase fosse rimasta, il Senato avrebbe avuto modo di comprendere l’inconsistenza dell’insieme. Con la mia astensione ho inteso sottolineare questo sconcertante episodio.
12-4-98
È Pasqua, siamo tutti contenti
Qualcuno ricorderà il film di Aldo Fabrizi, costruito su un motivetto molto orecchiabile: «È Pasqua, è Pasqua noi siamo tutti contenti». Vorrei adottarlo come augurio per la resurrezione di quest’anno, nel quale siamo ormai avviati a tappe accelerate – si fa per dire – al Grande Giubileo. Fedeli alla tradizione che impone di passare il Natale in casa, lasciando libertà di esodo pasquale, molti romani sono via, ma il traffico cittadino non mostra alleggerimenti. Anche perché gli stranieri, per lo più in folte comitive, hanno fatto la consueta invasione primaverile. Non so chi diffonda nei loro Paesi l’idea di un clima stagionale romano gradevolissimo. I pellegrini arrivano abbigliati con finte o vere magliette Lacoste e pensano che sia una eccezione la pioggia, che invece sembra inevitabile almeno la sera del venerdì santo durante la Via Crucis al Colosseo. I turisti “recidivi” lo sanno e giungono prudentemente con impermeabile e ombrello, suscitando l’invidia delle comitive vaganti. Ai consueti giri della città si è ora aggiunta una puntatina per vedere la nuova linea tranviaria. Non tanto per il mezzo in se stesso, ma per le polemiche suscitate dagli affezionati del Teatro Argentina e dagli ambientalisti. Del resto, trovar qualcosa di nuovo nell’Urbe non è facile.
La doverosa riflessione sull’Olocausto
Ho trovato, studiando le carte di alcuni giovani sacerdoti del primo Novecento, sospettati con troppa leggerezza di modernismo, una interessante anticipazione di quel che fu ufficialmente deciso mezzo secolo dopo. Avevano cancellato motu proprio l’aggettivo «perfidi» dalla preghiera per gli ebrei che è nella liturgia del venerdì santo. Anche se etimologicamente voleva dire carenti di fede e non altro, l’impressione di ostilità andava giustamente rimossa. In questa cornice va letta la recente riflessione della Santa Sede sulla dolorosa storia del popolo ebraico culminata nella Shoah, definita drammaticamente dal Papa: «Una indelebile macchia nella storia del secolo che si sta concludendo».
Si poteva impedire o almeno attenuare questo immane massacro? E, più in generale, sarebbe stata possibile una reazione più forte, anche dei cristiani, alle leggi razziali e alle discriminazioni degli israeliti? Il documento pontificio è una ricostruzione di questo calvario che suscita riflessioni e stimola comunque una maggiore intransigenza per il futuro. Non si possono però ignorare le parti che riguardano le coraggiose proteste cattoliche che pur si ebbero e le iniziative del calunniato Pio XII, in morte del quale Golda Meir dichiarò lealmente: «Quando il terribile martirio si abbatté sul nostro popolo la voce del Papa si levò per le sue vittime. Piangiamo un grande servitore della pace». Forse gli estensori della Riflessione avrebbero potuto anche citare la forte difesa che di Pio XII fece proprio in Israele Paolo VI, reagendo a posizioni ingiuste avanzate nell’occasione da quella stampa.
21-3-98
Un silenzio agghiacciante
Torno ancora sulla Riflessione vaticana di condanna delle persecuzioni degli ebrei, per due opportune chiose. La dissociazione comprende implicitamente tutte quelle irriguardose manifestazioni antigiudaiche, che vi erano persino nel calendario folcloristico della Roma papale, come il simbolico calcetto nel fondoschiena di un israelita con il quale si festeggiava il carnevale. Certo, rispetto ai genocidi sono piccole cose: piccole ma da non dimenticare. Stiamo però attenti a non stigmatizzare le pagliuzze negli occhi degli uomini di Chiesa e sorvolare sulla supina accoglienza del Parlamento italiano alle leggi razziali del 1938, con le quali si volle scimmiottare una presunta cultura tedesca. Si vietavano i matrimoni misti e si espellevano i pubblici dipendenti ebrei.
Alla Camera dei fasci e delle corporazioni la convalida dei decreti avvenne per acclamazione. E passi. Si poteva supporre che i senatori – tra l’altro tutti a vita – facessero una forte resistenza, anche se non vittoriosa. Nemmeno per sogno. Si iscrisse a parlare un solo oratore (Crispolti) dichiarandosi a favore con l’unica preoccupazione: «Che si trovi una via per evitare in pratica ogni scalfittura al monumentale Patto Lateranense a cui immortalmente e con somma gloria è legato il nome di Mussolini». Nel voto segreto risultarono solo 10 palline nere, contro 135 bianche. Ma nessuno dei dieci contrari si dichiarò e spiegò il suo voto. Debbo ritenere, scorrendo l’elenco, che tra questi possano annoverarsi Luigi Einaudi e Vittorio Emanuele Orlando. Il sottosegretario Buffarini Guidi assicurò che sarebbero state agevolate le famiglie «che tendono ad arianizzarsi». E alla domanda del senatore Maraviglia se un medico ebreo possa chiamare a consulto un medico ariano rispose: «No: ma la famiglia del malato può prendere l’iniziativa di chiamare un medico ariano». Non erano certo questi italici espedienti a cancellare la vergognosa svolta.
22-3-98
Il Papa in Nigeria chiede giustizia e sviluppo
Ad ogni annuncio di viaggio di Giovanni Paolo II mi torna alla mente la preghierina che un vecchio sacerdote nostalgico faceva recitare a noi ragazzini di Campo Marzio per il Papa «prigioniero». Dato e non concesso che il termine fosse appropriato, gli... arresti domiciliari iniziati nel 1870 sono stati ampiamente compensati dalle visite apostoliche che già Paolo VI, ma con una intensità straordinaria il Pontefice attuale, hanno compiuto nell’Urbe e nell’orbe. Si aggiunge da qualche tempo una commossa ammirazione per l’evidente sforzo fisico al quale il Santo Padre si sottopone per mantenere puntualmente un calendario di itinerari sapientemente costruito. Un esempio stupendo. La Nigeria. Con la facilità con cui l’opinione pubblica passa dall’enfatizzazione all’oblio, pochi forse ricordano la tragedia del Biafra, con i suoi risvolti drammatici anche della cattura di nostri operai. Nel quadro delle missioni papali, quella in corso ha un significato che va oltre il pur importante Paese in cui si svolge; per lanciare un messaggio di pacificazione a molti Stati africani dilaniati da terribili lotte intestine: dall’Algeria alla regione dei Laghi. Più in generale, l’Africa avverte un senso di abbandono, abituata com’era dopo i regimi coloniali, ad avere tante attenzioni (purtroppo spesso a sfondo militare) dalle grandi potenze in competizione mondiale tra di loro. Il disgelo e la fine della guerra fredda in un certo senso hanno rimesso in crisi il continente nero. Questo paradosso non sfugge certamente al Papa, che rinnoverà i suoi appelli per il diritto allo sviluppo e per la solidarietà internazionale.
Un viaggio che coincide con l’inizio della primavera. Può essere di buon auspicio.
24-3-98
Cosa significano il 35 e il 36
Da vecchi si ha spesso l’abitudine di ricordare momenti e vicende della propria fanciullezza, talvolta stimolati da fattori occasionali. Così, l’altro giorno, vedendo sfilare un corteo di protestanti – e non nel senso religioso – con grandi cartelli ed anche magliette con la sigla 35, mi è venuto alla mente il grande magazzino che si chiamava 35 (un altro 48) in quanto ideato per vendite a prezzo fisso, appunto a questi centesimi di lire. In verità negli anni Venti erano già aggiornati i cartellini (il giornale costava allora 20 centesimi) ma questi monumenti storici della liretta sopravvissero a lungo come ditte sociali. In verità c’era anche un altro 35: il tram che portava al manicomio di Monte Mario.
Il 35 della protesta odierna è tutt’altra cosa. Rappresenta la tappa successiva delle rivendicazioni per le 48 e poi per le 40 ore.
ana del 1948. Non si può quindi lasciar fuori il Parlamento da decisioni su questo tema.
27-3-98
A proposito della razza e degli assenti
La mia nota sugli sconcertanti silenzi nel Senato del Regno quando fu convalidato il decreto sulla razza nel 1938 ha provocato qualche reazione e vale la pena di tornarci sopra. Premetto che io non voglio dare lezioni a nessuno e non ignoro certamente il clima particolare del ventennio fascista. Mi sembra tuttavia che qualche voce autorevole che si fosse levata a palazzo Madama avrebbe potuto indurre tutti i senatori ad una valutazione sull’infamia che si stava compiendo, andando ben oltre i 10 voti contrari espressi segretamente nell’urna, contro i 135 favorevoli.
Era possibile formare una maggioranza contraria alla legge? Credo di sì. Bastava una proposta di rinvio per recuperare la presenza dei ben 185 colleghi assenti. Si pensi che 84 senatori erano stati nominati prima della marcia su Roma e comunque il laticlavio era a vita. Di più: nel 1938 non vi erano nemmeno i pestaggi e le purghe oleose che avevano caratterizzato la vigilia e i primi anni del governo Mussolini.
Quando nel 1929 alcuni senatori avevano dissentito sui Patti Lateranensi, nessuno aveva torto loro un capello. Tra questi Benedetto Croce che nel 1938 figura invece nella grande massa degli assenti. Nulla si può invece addebitare al senatore Sforza, da tempo in esilio.
28-3-98
Lo disse Togliatti: legittime le critiche alla magistratura
Ringraziando i presentatori del suo libro sulle «Botteghe non più oscure», Massimo Caprara ha letto questa singolare citazione dell’onorevole Togliatti tratta da un discorso alla Camera del 13 dicembre 1963: «La magistratura è un ordine indipendente: essa non è, però, un ordine sovrano. La sovranità appartiene al popolo e per esso al Parlamento. La critica all’operato della magistratura, pertanto, è sempre legittima, ed esercitarla costituisce anche una garanzia contro atti, come quello recentemente venuto alla luce, di aperta e scandalosa violazione dell’immunità parlamentare».
Qual era la scandalosa violazione di cui parlava l’ex guardasigilli?
L’aveva denunciata l’Unità l’11 e 12 dicembre con titoli a tutta pagina: Indagine del ministro Reale sul caso Dossetti. Interrogazioni dei deputati reggiani del Pci e del Psi. Indiscrezioni sulla “caccia al nastro magnetico” e sulla perquisizione in casa del parlamentare. Imbarazzo e smarrimento nella Dc emiliana.
L’onorevole Ermanno Dossetti, fratello di don Giuseppe, era stato messo sotto accusa per ritenuto vilipendio della magistratura in un discorso all’interno della Dc. Che tempi!
1-4-98
La disavventura dell’innocente monsignor Cippico
A poche settimane dal voto politico dell’aprile 1948, sul fronte di sinistra cadde la doccia gelata dell’epilogo del golpe comunista di Praga, con la “defenestrazione” del ministro degli Esteri Jan Masaryk. Un beffardo comunicato di quel Comitato centrale parlò della vittima come di un nevrastenico che non aveva resistito alle crisi di insonnia.
A corto di argomenti politici, il Fronte popolare si lanciò con furia sulla disavventura di un monsignore della Segreteria di Stato accusato di malversazioni e colpito da una grave censura ecclesiastica perché ritenuto reo di traffico di valuta per conto terzi e di altre attività extrasacerdotali.
Il nome di don Edoardo Prettner Cippico – abbreviato Cippico – risuonò in tutti i comizi e divenne l’epicentro della propaganda, scritta e orale, contro la Democrazia cristiana. A parte la canagliesca speculazione, i fatti si presentavano male. Già la presa in custodia di valori e preziosi, comprensibile durante l’occupazione nazista, non aveva ora più giustificazioni, ma si aggiungevano inquietanti indizi di simulazione in un furto denunciato dal reverendo, che la Santa Sede bollò con la più severa censura ecclesiastica e lo Stato italiano restrinse per ventiquattro mesi nelle patrie galere.
Furono necessari al malcapitato quasi dieci anni per vedere riconosciuta dalla magistratura la propria innocenza; mentre Giovanni XXIII gli consentì di riprendere la celebrazione della messa, ma all’interno del piccolo appartamento che per carità gli era stato concesso.
Visse gli ultimi anni e morì nella più assoluta indigenza.
2-4-98
Abbracciare Mandela
Nel suo significativo tour africano il presidente Clinton si è recato anche nel Sud Africa, accolto da Nelson Mandela, che sta per lasciare il “servizio attivo” dopo essere stato il grande tessitore nella lunga vigilia e nella fase delicatissima di avvio del nuovo corso.
I giornali hanno voluto dare al caloroso abbraccio tra i due statisti, dopo un discorso piuttosto “asciutto” del leader africano, l’interpretazione di un gesto elettorale di propiziazione del voto dei negri d’America. Sembra che Clinton non sia troppo amato dai giornalisti (oltre quelli della stampa impicciona) perché non è difficile spiegare più semplicemente il fervore dell’incontro di Pretoria. Il presidente doveva riparare ad uno svarione del suo governo, che qualche mese fa deplorò la visita di Mandela a Tripoli, suscitando da lui una replica secca con la rievocazione del suo passato di difensore delle libertà. Non solo respinse la critica, ma si recò una seconda volta da Gheddafi.
Bill Clinton, pur sapendo di dispiacere a qualche spezzone dei suoi apparati, ha fatto bene a chiudere la noiosa crepa.
5-4-98
Quel sindaco di Betlemme preoccupato per la pace
Per venticinque anni – e fino a poco tempo fa – Elias Freij, morto nei giorni scorsi, era stato sindaco di Betlemme, dimostrando eccezionali capacità amministrative e diplomatiche, ma più che altro una fortissima coscienza morale. Cristiano e palestinese militante, era visto con annoiato distacco – e in qualche momento con aperta ostilità – da molte autorità governative, specie dopo che divenne membro dell’esecutivo dell’Autorità palestinese. Condannò però sempre il ricorso alla violenza, anche quando la posizione moderata rischiava di estraniarlo da ambedue i campi di contendenti. È indimenticabile l’accoglienza che riservava agli ospiti, accompagnandoli spesso di persona nella visita alla Basilica della Natività. Ma di lui restano anche commoventi discorsi pronunciati nelle molte visite all’estero, nelle quali chiedeva aiuti per il proprio Comune, ma contribuiva con efficacia alla causa della pace, attraverso la divulgazione dei termini veri della questione palestinese. Non mi piace distinguere le persone tra pessimisti e ottimisti. Ma la vena di insoddisfazione che, con intensità crescente, ho sempre riscontrato nei molti incontri con il piccolo-grande sindaco di Betlemme, mi arreca tuttora grande preoccupazione.
7-4-98
Ma chi ha creato davvero la Lega?
Ho ricevuto parecchie telefonate per avere chiarimenti sulla mia astensione nel voto del Senato sulla modifica del Codice penale sull’unità nazionale. Contrarietà di principio all’ergastolo? Dubbio sulla illiceità della “secessione”? Interpretazione meno restrittiva dell’autodeterminazione dei popoli? Niente di tutto ciò. Volevo protestare, in un modo pacato e civile, per un fatto personale. Cinque anni or sono chiedendosi l’autorizzazione a procedere contro di me per correità mafiosa si era data enfasi alle dichiarazioni di un “pentito” omettendo però alcune righe della sua esternazione. Quando ho potuto conoscere questo passo “omissato” son rimasto allibito: si dice che la Lega non è stata fondata dall’onorevole Bossi, definito «un pupo»; ma da me e dal senatore Miglio. Se la frase fosse rimasta, il Senato avrebbe avuto modo di comprendere l’inconsistenza dell’insieme. Con la mia astensione ho inteso sottolineare questo sconcertante episodio.
12-4-98
È Pasqua, siamo tutti contenti
Qualcuno ricorderà il film di Aldo Fabrizi, costruito su un motivetto molto orecchiabile: «È Pasqua, è Pasqua noi siamo tutti contenti». Vorrei adottarlo come augurio per la resurrezione di quest’anno, nel quale siamo ormai avviati a tappe accelerate – si fa per dire – al Grande Giubileo. Fedeli alla tradizione che impone di passare il Natale in casa, lasciando libertà di esodo pasquale, molti romani sono via, ma il traffico cittadino non mostra alleggerimenti. Anche perché gli stranieri, per lo più in folte comitive, hanno fatto la consueta invasione primaverile. Non so chi diffonda nei loro Paesi l’idea di un clima stagionale romano gradevolissimo. I pellegrini arrivano abbigliati con finte o vere magliette Lacoste e pensano che sia una eccezione la pioggia, che invece sembra inevitabile almeno la sera del venerdì santo durante la Via Crucis al Colosseo. I turisti “recidivi” lo sanno e giungono prudentemente con impermeabile e ombrello, suscitando l’invidia delle comitive vaganti. Ai consueti giri della città si è ora aggiunta una puntatina per vedere la nuova linea tranviaria. Non tanto per il mezzo in se stesso, ma per le polemiche suscitate dagli affezionati del Teatro Argentina e dagli ambientalisti. Del resto, trovar qualcosa di nuovo nell’Urbe non è facile.