Per calcolo o per passione
In una lettera a Pio XII, De Gasperi scrisse che banche, istituti economici, grandi editori erano in mano a uomini che potevano considerarsi degli anticlericali rinsaviti dalla paura. Il diario dell’allora vicesegretario nazionale della Dc
di paolo Emilio Taviani
La parte scritta in corsivo contiene fogli del mio
diario: allora per ora. La parte in tondo contiene considerazioni odierne:
ora per allora.
Sabato 1° novembre 1947, Torino
Riunione sotto la mia presidenza dei segretari provinciali della Dc dell’Italia settentrionale. Pochi gli assenti (Trento, Belluno, Forlì, Ferrara). Sono tutti convinti – tranne quelli di Vicenza e di Savona – che la vittoria andrà certamente ai socialcomunisti.
Giovedì 11 dicembre 1947, Roma
Oggi sciopero generale indiscutibilmente politico.
Ho percorso in bicicletta la strada dei Fori imperiali per recarmi a piazza del Gesù.
Una marea di uomini e donne muoveva dalla periferia verso i ministeri.
Uomini e donne a piedi (gli automezzi scioperavano) si sono recati in ufficio. Impiegati e funzionari che guadagnano da 30 a 50mila lire al mese. Gente che crede nel dovere e non ne può più di speculazioni politiche.
Lo sciopero è fallito.
A piazza del Gesù ho trovato una trentina di giovani pieni d’entusiasmo, guidati da Milana e Dalla Brida, funzionari del Partito.
Sono andato al Popolo. Molti operai presenti. Hanno stampato il giornale. Alle due del pomeriggio si cominciò a distribuirlo. I romani si sono accorti che i democristiani non sono soltanto dei chierichetti.
Dall’11 dicembre al 18 aprile
L’11 dicembre 1947, con il fallimento dello sciopero politico socialcomunista e il successo della distribuzione del Popolo in tutta Roma, costituì la prima vera svolta dell’opinione pubblica, che sempre più in seguito si ampliò e rafforzò a favore della Dc.
Sul successo del 18 aprile 1948 sono state scritte migliaia di pagine.
Io cercherò di attenermi a una elencazione sintetica.
1) Già da quanto detto poc’anzi circa l’evento dell’11 dicembre 1947 risulta quale fosse l’entusiasmo della nostra gioventù e come fosse alto il livello dell’organizzazione della Dc. Della vittoria si sono vantati in molti. Ma il primo vincitore fu “il partito della Dc” guidato da De Gasperi e Piccioni. Attorno a questo asse ruotarono gli altri.
2) L’incondizionato appoggio della Chiesa cattolica, dal Vaticano ai vescovi, alle parrocchie. L’8 febbraio 1948 nacquero i Comitati civici per mobilitare le organizzazioni dell’Azione cattolica e delle parrocchie. Nell’Azione cattolica l’impegno della gioventù maschile e femminile e della Fuci fu notevole per la propaganda capillare.
Il sostegno delle parrocchie fu particolarmente efficace nelle città durante la giornata del 18 aprile e soprattutto nella mattinata del 19, per subentrare, laddove si manifestavano punti deboli, nell’organizzare uomini, donne e vetture per recare vecchi, malati, ritardatari a votare.
Dopo il 1948 i Comitati civici assunsero una fisionomia politica propria in occasione delle elezioni amministrative del 1951 e ’52, soprattutto delle elezioni politiche del 1953.
3) I “Coltivatori diretti” guidati da Paolo Bonomi disponevano di forti mezzi propri.
4) L’esplicito “appoggio americano”. Erano noti a tutti i decisivi interventi finanziari degli Stati Uniti a favore dell’Europa e in particolare dell’Italia. Però mentre c’erano regolari e cospicui finanziamenti russi per il Pci, non ci furono nel ’48 soldi americani al partito della Dc; i primi sostegni finanziari americani arrivarono alla nascente Cisl dopo il 18 aprile, e alla Dc nel 1952. Ma ci fu dall’America – esattamente dagli Stati Uniti –, la pioggia di oltre centomila lettere di italo-americani ai loro parenti in Italia. Invitavano a concentrare il voto sulla Dc. Posso assicurare che questo fattore, oggi dimenticato dagli storici, fu importantissimo nelle zone interne della Liguria, in Puglia, in Calabria, in Abruzzo, in Sicilia. Ne furono protagoniste le centinaia di associazioni degli emigranti italiani esistenti in tante località degli Stati Uniti. Credo che molte si siano mosse spontaneamente; conosco casi in cui furono mosse da reduci della recente guerra in Italia, e altri in cui furono mosse dagli ordini religiosi di estrazione italiana, o, anche, dalla massoneria.
5) Altro fattore della vittoria: la stampa, i giornalisti, mossi, una volta tanto, da una molla autenticamente ideologica: la libertà; mossi dal terrore dell’ormai ben noto sistema d’informazione stalinista.
Il fronte cattolico era compatto. I dissidenti si riducevano a meno dell’uno per cento. Uno di loro: Ossicini, integerrimo cattolico, allora, come oggi.
I partiti laici democratici non erano riusciti ad assumere un ruolo più forte, perché non erano penetrati nelle masse popolari. Il popolo era, in netta prevalenza, o democristiano o comunista.
In una lettera a Pio XII De Gasperi scrisse che «banche, istituti economici, grandi editori, grosse industrie sono in mano ad uomini che possono considerarsi in fondo degli anticlericali rinsaviti dalla paura». 1195231194941">A questo punto s’impone d’obbligo una parola circa i finanziamenti. Non avremmo certo potuto condurre la battaglia del 18 aprile ’48 con i metodi di “pane e mele” del ’46 (cfr. il mio articolo su 30Giorni dell’aprile 1996).
Le cose cambiarono fra il ’46 e il ’48. Il segretario amministrativo della Dc, Pier Carlo Restagno, onestissimo ed efficiente, raccolse aiuti consistenti al centro. Ma anche in periferia non mancarono i contributi finanziari. Tuttavia le spese furono di gran lunga minori di quelle a cui ci abituò la partitocrazia degli anni Ottanta.
Io ero vicesegretario nazionale della Dc; iniziai la campagna elettorale il 1° novembre 1947. Tenni comizi in quasi tutti i capoluoghi di provincia di ogni regione d’Italia, nonché in molte località della Liguria. In cinque mesi e mezzo dormii poche notti in alberghi. Di solito venivo ospitato negli alloggi privati dei dirigenti locali della Dc. Altrettanto faceva Piccioni, segretario nazionale.
Martedì 21 aprile 1948, Roma
Ieri a mezzogiorno Piccioni, dopo un lungo silenzio, ha detto: «Non è una pioggia di voti. È un’alluvione».
Siamo andati oltre le più ottimistiche previsioni.
De Gasperi ieri sera era contento, ma di fronte alla marea di applausi al balcone di via del Corso, un’ombra di preoccupazione gli velava gli occhi. Teme l’oltranzismo di partito.
Non è vero che fossimo disarmati nel 1948
Nel 1992 venne detto che i democristiani nel 1948 non erano armati. Non è vero.
Si era riorganizzata la polizia, c’erano i carabinieri. Ma gli ex partigiani comunisti erano ancora armati. E se noi ex partigiani non stalinisti fossimo rimasti disarmati saremmo stati dei pusillanimi. Abbiamo la coscienza a posto, perché non abbiamo ucciso né ferito alcuno. L’esigenza della legittima difesa non si presentò. Il disarmo democristiano fu deciso nell’estate del 1948 in una seduta da me presieduta. Avevo avuto fin dall’ottobre 1947 l’incarico da Piccioni di occuparmi degli ex partigiani.
Lunedì 20 settembre 1948, Roma
Ci siamo riuniti oggi a piazza del Gesù.
C’erano Martini-Mauri, Mattei, Ferrari Aggradi, il comandante Scrivia (Aurelio Fernando), Chiri, presidente dei Volontari del Lazio, e il colonnello Ferralasco di Genova.
Ho detto che è giunto il momento di disarmarci. La Repubblica ha dimostrato di saper mantenere l’ordine. Il popolo è in maggioranza con noi. Ho proposto di cedere le armi all’esercito. Mattei ha osservato che il nuovo esercito è abbastanza ben piazzato sull’Adriatico, ma non altrettanto sui versanti occidentali. A farla breve, abbiamo deciso di consegnare ai carabinieri tutte le armi, a eccezione delle pistole che saranno trattenute e denunciate.
La prima scelta dopo il 18 aprile
La campagna elettorale e i risultati del 18 aprile hanno cambiato la natura e la funzione della Dc. Io stetti accanto a De Gasperi l’intera serata del 19 aprile, quando giungevano le prime notizie dell’alluvione di voti, e l’intera giornata del 20 aprile, quando la folla applaudiva e inneggiava allo statista vincitore in piazza del Gesù e in via del Corso. Egli era sì contento, ma non sereno; in certi momenti preoccupato.
La vittoria democristiana del 18 aprile aveva salvato la libertà e l’indipendenza dell’Italia. Per non disperderne il frutto appariva indispensabile che il partito della Dc mantenesse in concreto l’alleanza “quadripartita” con i partiti “laici” democratici.
Questa fu la prima scelta di De Gasperi.
Gli sviluppi della politica interna e internazionale dimostrarono poi quanto fosse illuminata. Lo “storico steccato” fra guelfi e ghibellini fu abbattuto. Ancor oggi di ciò dobbiamo essere grati alla scelta maturata in De Gasperi fra il 19 e il 21 aprile 1948.
Sabato 1° novembre 1947, Torino
Riunione sotto la mia presidenza dei segretari provinciali della Dc dell’Italia settentrionale. Pochi gli assenti (Trento, Belluno, Forlì, Ferrara). Sono tutti convinti – tranne quelli di Vicenza e di Savona – che la vittoria andrà certamente ai socialcomunisti.
Giovedì 11 dicembre 1947, Roma
Oggi sciopero generale indiscutibilmente politico.
Ho percorso in bicicletta la strada dei Fori imperiali per recarmi a piazza del Gesù.
Una marea di uomini e donne muoveva dalla periferia verso i ministeri.
Uomini e donne a piedi (gli automezzi scioperavano) si sono recati in ufficio. Impiegati e funzionari che guadagnano da 30 a 50mila lire al mese. Gente che crede nel dovere e non ne può più di speculazioni politiche.
Lo sciopero è fallito.
A piazza del Gesù ho trovato una trentina di giovani pieni d’entusiasmo, guidati da Milana e Dalla Brida, funzionari del Partito.
Sono andato al Popolo. Molti operai presenti. Hanno stampato il giornale. Alle due del pomeriggio si cominciò a distribuirlo. I romani si sono accorti che i democristiani non sono soltanto dei chierichetti.
Dall’11 dicembre al 18 aprile
L’11 dicembre 1947, con il fallimento dello sciopero politico socialcomunista e il successo della distribuzione del Popolo in tutta Roma, costituì la prima vera svolta dell’opinione pubblica, che sempre più in seguito si ampliò e rafforzò a favore della Dc.
Sul successo del 18 aprile 1948 sono state scritte migliaia di pagine.
Io cercherò di attenermi a una elencazione sintetica.
1) Già da quanto detto poc’anzi circa l’evento dell’11 dicembre 1947 risulta quale fosse l’entusiasmo della nostra gioventù e come fosse alto il livello dell’organizzazione della Dc. Della vittoria si sono vantati in molti. Ma il primo vincitore fu “il partito della Dc” guidato da De Gasperi e Piccioni. Attorno a questo asse ruotarono gli altri.
2) L’incondizionato appoggio della Chiesa cattolica, dal Vaticano ai vescovi, alle parrocchie. L’8 febbraio 1948 nacquero i Comitati civici per mobilitare le organizzazioni dell’Azione cattolica e delle parrocchie. Nell’Azione cattolica l’impegno della gioventù maschile e femminile e della Fuci fu notevole per la propaganda capillare.
Il sostegno delle parrocchie fu particolarmente efficace nelle città durante la giornata del 18 aprile e soprattutto nella mattinata del 19, per subentrare, laddove si manifestavano punti deboli, nell’organizzare uomini, donne e vetture per recare vecchi, malati, ritardatari a votare.
Dopo il 1948 i Comitati civici assunsero una fisionomia politica propria in occasione delle elezioni amministrative del 1951 e ’52, soprattutto delle elezioni politiche del 1953.
3) I “Coltivatori diretti” guidati da Paolo Bonomi disponevano di forti mezzi propri.
4) L’esplicito “appoggio americano”. Erano noti a tutti i decisivi interventi finanziari degli Stati Uniti a favore dell’Europa e in particolare dell’Italia. Però mentre c’erano regolari e cospicui finanziamenti russi per il Pci, non ci furono nel ’48 soldi americani al partito della Dc; i primi sostegni finanziari americani arrivarono alla nascente Cisl dopo il 18 aprile, e alla Dc nel 1952. Ma ci fu dall’America – esattamente dagli Stati Uniti –, la pioggia di oltre centomila lettere di italo-americani ai loro parenti in Italia. Invitavano a concentrare il voto sulla Dc. Posso assicurare che questo fattore, oggi dimenticato dagli storici, fu importantissimo nelle zone interne della Liguria, in Puglia, in Calabria, in Abruzzo, in Sicilia. Ne furono protagoniste le centinaia di associazioni degli emigranti italiani esistenti in tante località degli Stati Uniti. Credo che molte si siano mosse spontaneamente; conosco casi in cui furono mosse da reduci della recente guerra in Italia, e altri in cui furono mosse dagli ordini religiosi di estrazione italiana, o, anche, dalla massoneria.
5) Altro fattore della vittoria: la stampa, i giornalisti, mossi, una volta tanto, da una molla autenticamente ideologica: la libertà; mossi dal terrore dell’ormai ben noto sistema d’informazione stalinista.
Il fronte cattolico era compatto. I dissidenti si riducevano a meno dell’uno per cento. Uno di loro: Ossicini, integerrimo cattolico, allora, come oggi.
I partiti laici democratici non erano riusciti ad assumere un ruolo più forte, perché non erano penetrati nelle masse popolari. Il popolo era, in netta prevalenza, o democristiano o comunista.
In una lettera a Pio XII De Gasperi scrisse che «banche, istituti economici, grandi editori, grosse industrie sono in mano ad uomini che possono considerarsi in fondo degli anticlericali rinsaviti dalla paura». 1195231194941">A questo punto s’impone d’obbligo una parola circa i finanziamenti. Non avremmo certo potuto condurre la battaglia del 18 aprile ’48 con i metodi di “pane e mele” del ’46 (cfr. il mio articolo su 30Giorni dell’aprile 1996).
Le cose cambiarono fra il ’46 e il ’48. Il segretario amministrativo della Dc, Pier Carlo Restagno, onestissimo ed efficiente, raccolse aiuti consistenti al centro. Ma anche in periferia non mancarono i contributi finanziari. Tuttavia le spese furono di gran lunga minori di quelle a cui ci abituò la partitocrazia degli anni Ottanta.
Io ero vicesegretario nazionale della Dc; iniziai la campagna elettorale il 1° novembre 1947. Tenni comizi in quasi tutti i capoluoghi di provincia di ogni regione d’Italia, nonché in molte località della Liguria. In cinque mesi e mezzo dormii poche notti in alberghi. Di solito venivo ospitato negli alloggi privati dei dirigenti locali della Dc. Altrettanto faceva Piccioni, segretario nazionale.
Martedì 21 aprile 1948, Roma
Ieri a mezzogiorno Piccioni, dopo un lungo silenzio, ha detto: «Non è una pioggia di voti. È un’alluvione».
Siamo andati oltre le più ottimistiche previsioni.
De Gasperi ieri sera era contento, ma di fronte alla marea di applausi al balcone di via del Corso, un’ombra di preoccupazione gli velava gli occhi. Teme l’oltranzismo di partito.
Non è vero che fossimo disarmati nel 1948
Nel 1992 venne detto che i democristiani nel 1948 non erano armati. Non è vero.
Si era riorganizzata la polizia, c’erano i carabinieri. Ma gli ex partigiani comunisti erano ancora armati. E se noi ex partigiani non stalinisti fossimo rimasti disarmati saremmo stati dei pusillanimi. Abbiamo la coscienza a posto, perché non abbiamo ucciso né ferito alcuno. L’esigenza della legittima difesa non si presentò. Il disarmo democristiano fu deciso nell’estate del 1948 in una seduta da me presieduta. Avevo avuto fin dall’ottobre 1947 l’incarico da Piccioni di occuparmi degli ex partigiani.
Lunedì 20 settembre 1948, Roma
Ci siamo riuniti oggi a piazza del Gesù.
C’erano Martini-Mauri, Mattei, Ferrari Aggradi, il comandante Scrivia (Aurelio Fernando), Chiri, presidente dei Volontari del Lazio, e il colonnello Ferralasco di Genova.
Ho detto che è giunto il momento di disarmarci. La Repubblica ha dimostrato di saper mantenere l’ordine. Il popolo è in maggioranza con noi. Ho proposto di cedere le armi all’esercito. Mattei ha osservato che il nuovo esercito è abbastanza ben piazzato sull’Adriatico, ma non altrettanto sui versanti occidentali. A farla breve, abbiamo deciso di consegnare ai carabinieri tutte le armi, a eccezione delle pistole che saranno trattenute e denunciate.
La prima scelta dopo il 18 aprile
La campagna elettorale e i risultati del 18 aprile hanno cambiato la natura e la funzione della Dc. Io stetti accanto a De Gasperi l’intera serata del 19 aprile, quando giungevano le prime notizie dell’alluvione di voti, e l’intera giornata del 20 aprile, quando la folla applaudiva e inneggiava allo statista vincitore in piazza del Gesù e in via del Corso. Egli era sì contento, ma non sereno; in certi momenti preoccupato.
La vittoria democristiana del 18 aprile aveva salvato la libertà e l’indipendenza dell’Italia. Per non disperderne il frutto appariva indispensabile che il partito della Dc mantenesse in concreto l’alleanza “quadripartita” con i partiti “laici” democratici.
Questa fu la prima scelta di De Gasperi.
Gli sviluppi della politica interna e internazionale dimostrarono poi quanto fosse illuminata. Lo “storico steccato” fra guelfi e ghibellini fu abbattuto. Ancor oggi di ciò dobbiamo essere grati alla scelta maturata in De Gasperi fra il 19 e il 21 aprile 1948.