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SINDONE
tratto dal n. 03 - 1998

Resurrexit sicut dixit


Dal prossimo 18 aprile la Sindone sarà nuovamente visibile a tutti i fedeli. Emergono intanto nuove scoperte che riaprono il dibattito scientifico sull’autenticità della reliquia. E anche l’inventore del metodo del radiocarbonio, che datò il telo all’epoca medievale, ci ripensa


di Stefano Maria Paci


Un secolo fa per per la prima volta una macchina fotografica venne puntata sulla Sindone. E grande fu lo stupore dell’avvocato Secondo Pia quando si accorse che i negativi di quegli scatti effettuati il 25 e il 28 maggio 1889 mostravano, senza alcun dubbio e in modo del tutto inatteso, i tratti caratteristici del volto di un uomo. Appariva, con una chiarezza di dettagli che il “positivo” non aveva mai espresso, l’immagine di colui che, secondo una tradizione antichissima, era stato avvolto in quel lino funebre duemila anni prima: Nostro Signore Gesù Cristo.
Quel fenomeno del tutto inspiegabile trasportò la Sindone, fino ad allora solo oggetto di devozione, al centro di un serrato e a volte accaloratissimo dibattito scientifico.
Ed è proprio per ricordare il centenario di quelle foto (ma anche per celebrare un Concilio provinciale di sedici secoli fa e i cinquecento anni dall’edificazione del Duomo) che è stata organizzata, dal 18 aprile al 14 giugno, una ostensione della Sindone che porterà a Torino, secondo le previsioni, milioni di pellegrini. Un’altra grande ostensione è prevista per il Giubileo del 2000. È di Giovanni Paolo II la decisione di fare esposizioni pubbliche così ravvicinate. Quando il cardinale di Torino Giovanni Saldarini gli ha proposto di scegliere una delle due date per l’ostensione, papa Wojtyla ha risposto: «Facciamole entrambe».
Eppure, solo dieci anni fa, il 13 ottobre 1988, un team di ricercatori di prestigiosi laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo coordinati dal British Museum, dopo aver effettuato una sofisticata analisi al carbonio 14 per poter indicare con certezza la data di composizione del telo sindonico, resero noto un risultato che suonò come una condanna: la Sindone era un falso di età medioevale, databile in un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. E, poiché la scienza testimoniava che non poteva trattarsi di un dipinto ma che in quel lino era stato chiuso il cadavere di un uomo ucciso seguendo le peripezie della passione di Cristo descritta dai Vangeli, la più preziosa icona della cristianità appariva improvvisamente come un oggetto criminale creato per poter essere venduto come reliquia. Un oggetto che suscitava orrore, insomma, non certo devozione.
«Ma molte cose sono cambiate in questo decennio», spiega Emanuela Marinelli, responsabile del Collegamento internazionale pro-Sindone ed autrice, assieme ad Orazio Petrosillo, del volume La Sindone, storia di un enigma. «Oggi nuove ricerche scientifiche sembrano minare alla base la credibilità di quell’esame».
La più clamorosa e recente, e di cui danno notizia molti dei diecimila siti Internet dedicati alla Sindone, è di tale portata che anche l’inventore del metodo del radiocarbonio, Harry Gove, mostra adesso seri dubbi sulla datazione medioevale della Sindone, finora da lui sostenuta con convinzione. Il fatto è ancora più significativo se si tiene conto che Gove, al Congresso dei radiocarbonisti del giugno 1988 a Dubrovnik, si era presentato come «il principale portavoce e coordinatore per la datazione della Sindone».
La scoperta che ha infranto le certezze del “padre del carbonio 14” è stata fatta dall’équipe guidata dal professor Leoncio Garza-Valdes dell’Università di San Antonio, in Texas. Garza-Valdes, lavorando su un campione della Sindone fornitogli in maniera non ufficiale da Giovanni Riggi, colui che effettuò i tagli dei brandelli della Sindone per l’esame del 1988, afferma di aver rintracciato su di esso una «patina batterica» che, come una melassa ineliminabile, ne ricopre uniformemente i fili e che avrebbe falsato la datazione fatta col carbonio 14. «La patina» spiega Garza-Valdes «è un accrescimento naturale presente sulle superfici antiche stabili, spessa da 1 a 500 micron, e occorrono centinaia di anni per creare una “vernice” continua. Le fibre della Sindone di Torino hanno uno spesso deposito dovuto ai batteri: l’età radiocarbonica ottenuta nel 1988 è in realtà dovuta ad una miscela del radiocarbonio del lino con il radiocarbonio della patina».
L’obiezione a questa ipotesi è che la contaminazione necessaria a spostare la data di 1300 anni avrebbe dovuto essere enorme. Ma è lo stesso Gove ad affermare: «L’idea non è assurda. Un’oscillazione di oltre mille anni è un grosso cambiamento, ma non è inammissibile». E, in un articolo, ha precisato: «La tecnica usata per la datazione radiocarbonica della Sindone di Torino nel 1988 fu inventata nel mio laboratorio da me e da alcuni miei colleghi. Io principalmente sono stato il responsabile dell’accordo affinché fosse usata dai tre laboratori di Tucson, di Oxford e di Zurigo per stabilire quando fu raccolto il lino con cui è stato tessuto il telo della Sindone. I tre laboratori usarono procedimenti di pulizia che erano stati raccomandati per eliminare la contaminazione del carbonio antico e recente dai loro campioni di Sindone. Nel 1988 essi fornirono separatamente date in accordo tra loro. Il lino è stato raccolto all’inizio del XIV secolo. Per molti anni dopo questa datazione sono stato del tutto convinto del risultato. Recentemente, però, il dottor Garza-Valdes di San Antonio in Texas ha fornito prove consistenti riguardo a un tipo di contaminazione da carbonio prodotta sui fili della Sindone da un certo tipo di batteri che i procedimenti di pulizia usati dai tre laboratori potrebbero non aver rimosso. Egli ha definito questa contaminazione come un rivestimento bioplastico dei fili. A seconda di quanto è spesso il rivestimento, questo può far sì che la data fornita dai tre laboratori risulti falsata».
Anche Timothy Jull, un geofisico dell’Università di Tucson che prese parte all’esame radiocarbonico sulla Sindone, ritiene possibile che la contaminazione dovuta alla patina batterica abbia falsato i risultati: «Devo ammettere che il lavoro di Garza-Valdes presenta qualche interesse. Sto svolgendo analoghe analisi su delle mummie».
Del resto, in questi anni l’analisi al radiocarbonio ha spesso suscitato vivaci critiche dovute alla sua inattendibilità. La rivista Science del dicembre 1988 rivelò che l’esame di alcuni gusci di lumache ancora vive risultarono risalire a 26mila anni fa. Il direttore del laboratorio di Zurigo, uno dei tre che fecero gli esami sulla Sindone, quando tentò di datare un lenzuolo di lino della suocera che non poteva avere più di cinquant’anni “scoprì” che ne aveva 350 («colpa dei detersivi», spiegò imbarazzato). E il laboratorio di Tucson datò un corno vichingo al 2006 dopo Cristo...
Ma molte altre scoperte incrinano la certezza di una datazione medioevale della Sindone. L’elaborazione al computer effettuata da tecnici della Nasa mostra che l’immagine ha proprietà tridimensionali, caratteristica che non ha né un dipinto né una fotografia. Sul telo non ci sono tracce di pigmenti coloranti: vi sono invece tracce di sangue umano, appartenenti al gruppo AB (lo stesso riscontrato sul Sudario di Oviedo, il telo, conservato in Spagna, con impresso un volto di uomo. La celebre reliquia mostra un Dna con un profilo geneticamente simile a quello della Sindone, e le elaborazioni al computer fanno ipotizzare che lo stesso volto sia stato a contatto con le due stoffe).
Sulla Sindone sono stati individuati pollini di fiori. Con un paziente lavoro di ricerca, sono state classificate 77 specie, una trentina delle quali appartenenti a fiori che sbocciano in primavera in Palestina. Le altre indicano un percorso secondo il quale il telo dal Medio Oriente è arrivato fino all’Europa passando per la Turchia, il che coincide con le indicazioni lasciateci dalla tradizione.
Dimitri Kouznetsov, uno scienziato russo insignito del manoscritto di Pray”, è riportata un’immagine del sudario in cui venne avvolto Cristo. Nel disegno compaiono gli stessi fori, posti negli stessi punti e aventi le stesse dimensioni, che esistono ancor oggi sulla Sindone di Torino. E quel manoscritto è datato con certezza al 1192. Un ulteriore smacco per la datazione medioevale indicata dal test al carbonio 14: alcuni secoli prima che si raccogliesse il lino con cui sarebbe stata tessuta la Sindone, qualcuno aveva già visto l’immagine che vi era raffigurata! Un’immagine che milioni di pellegrini, a Torino, nei prossimi mesi venereranno come traccia della passione di Gesù Cristo.


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