Una testimonianza del vicario apostolico d’Arabia
Il Natale di Gesù nelle terre dell’islam
Il vescovo vicario apostolico d’Arabia racconta come i tanti fedeli attendono e celebrano la nascita del Signore
di Paul Hinder
![La messa di Natale nella chiesa di San Giuseppe ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti [© Fabio Proverbio]](/upload/articoli_immagini_interne/1230042793723.jpg)
La messa di Natale nella chiesa di San Giuseppe ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti [© Fabio Proverbio]
Però, il racconto della nascita di Gesù trova il suo posto piuttosto in quei “campi” di lavoratori che nei palazzi lussuosi. Non furono gli accampamenti dei pastori il luogo della prima rivelazione dell’incarnazione del Verbo di Dio? I canti e le melodie di Natale nei centri commerciali non fanno apparire il Figlio di Dio in mezzo a noi. Lui appare piuttosto in quei gruppi di preghiera che si formano spontaneamente tra i lavoratori, i quali pregano insieme in luoghi poveri. Sono stato recentemente in una di queste residenze e ho incontrato semplicissimi lavoratori che vivono in sei in una stanza e che mi hanno raccontato con occhi pieni di gioia e con orgoglio come accolgono il Signore nella semplice preghiera dei loro gruppi. I più fortunati hanno forse la disponibilità di un mezzo di trasporto e possono andare alla messa di mezzanotte o durante il giorno di Natale. Sono migliaia e migliaia quelli che celebrano con gioia e semplicità il Natale del Signore, non solo ad Abu Dhabi e a Dubai, ma in tanti altri posti della Penisola. In quei giorni i terreni delle parrocchie diventano ampi saloni aperti a tutti i fedeli. Ci sono anche le persone che durante l’anno non hanno mai un giorno libero e quindi non possono andare alla messa. Sembra che a Natale molti padroni (e padrone) concedano ai loro impiegati almeno qualche ora libera. È questa gente che riempie le piazze davanti alle chiese e le aule delle parrocchie, dove possono incontrarsi e trovare anche qualcosa da mangiare. Chiunque si avvicina a queste comunità, che sono in qualche modo come quella dei pastori di Betlemme, può dire: «Oggi è nato un Salvatore che è il Cristo Signore». A Dubai, ad Abu Dhabi, a Muscat, a Doha, nel Bahrein, a Sana’a e in tanti altri posti si realizza ciò che scrive san Paolo a Tito: «Si sono manifestati la bontà di Dio, Salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini».
È vero che da noi mancano l’albero di Natale (eccetto l’orribile surrogato di plastica) e quelle belle tradizioni natalizie, ma c’è qualcosa di più profondo che vale la pena di scoprire. C’è quella fede nel Figlio di Dio che non fa caso ai ricchi e ai poveri, ai potenti e ai deboli, ma a ogni persona che ripone la propria fiducia incondizionata in Lui. Ogni tanto sono commosso nel vedere i filippini, gli indiani, i pachistani o gli arabi dei Paesi del Levante mettersi in ginocchio davanti al Bambino Gesù nel presepio e baciare i suoi piedi. È quel gesto che risponde al canto di Natale: «Venite, adoriamo!». Non è forse Lui che sulla croce ha portato via il peccato del mondo? Non sono forse loro quelli ai quali è promesso il Regno? Dobbiamo imparare di nuovo dai poveri e da quelli che non hanno nessun potere che cosa vuol dire: Dio si è fatto uomo ed è diventato uno di noi, per sempre!