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VATICANO
tratto dal n. 03 - 2002

PROPAGANDA FIDE. Un articolo del cardinale prefetto

La Chiesa segno di speranza e pacificazione


«La missione si compie anche in questo modo. La pace, per i cristiani, non è solo un segno, ma conseguenza viva dell’Annuncio». Alcune riflessioni del cardinale Crescenzio Sepe dopo i suoi viaggi in Africa e in Asia, i primi da responsabile della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli


del Cardinale Crescenzio Sepe


Il cardinale Crescenzio Sepe

Il cardinale Crescenzio Sepe

La missione in Africa
Quando si parla di Africa, la prima parola, il primo sentimento che sorge spontaneo è quello di speranza: quante volte, di fronte alla drammaticità delle diverse situazioni, anche all’interno delle nostre comunità ecclesiali si è fatta strada la sfiducia, ha preso il sopravvento la rassegnazione. Oggi nessun problema è scomparso. Ma la speranza non solo sopravvive, bensì vive, e vive di una vita nuova, più intensa, con più ragioni dalla propria parte. In questo possiamo vedere come una cartina di tornasole per l’attività e la presenza della Chiesa in Africa. Perché se aumenta la speranza significa che la Chiesa è viva e opera in profondità. Assolve il suo mandato missionario e risponde all’appello che il Papa ha ribadito nella Novo millennio ineunte: «Ho più volte ripetuto in questi anni l’appello alla nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: “Guai a me se non predicassi il Vangelo”(1Cor 9,16)».
Più che monitorare volta per volta la situazione, credo sia importante in ogni momento partire – o ripartire – da queste esigenze. In campo missionario non possono rimanere situazioni consolidate: c’è sempre da guardare avanti, anche laddove i “risultati” sembrano soddisfacenti, e c’è sempre da nutrire speranza, anche di fronte ai drammi incombenti.

Lo sviluppo
dei mass media “missionari”

L’Africa ha conosciuto uno sviluppo veramente importante nel campo dei media, nel corso degli ultimi dieci anni. Sono sorte circa 60 nuove emittenti, grazie anche alla liberalizzazione delle frequenze, mentre sono in fase di realizzazione due nuove stazioni televisive cattoliche: una nell’arcidiocesi di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, l’altra a Lusaka, nello Zambia. Tali centri, finanziati da varie agenzie cattoliche e, in particolare, da Missio-Aachen e dal Comitato per gli interventi caritativi della Conferenza episcopale italiana, consentono di portare il Vangelo ovunque, negli uffici, nelle case, come pure nei piccoli villaggi. Occorre aggiungere, in questo campo, che sono in costante aumento anche gli studenti, inviati all’estero, per la formazione nei media. Una volta rientrati nei Paesi di origine, essi diventano a loro volta educatori di mezzi di comunicazione. Ma accanto alla crescita dei mezzi tradizionali, non va trascurato lo sviluppo che si sta registrando nel settore delle nuove tecnologie. Internet è ormai una realtà anche in moltissimi Paesi africani, e soprattutto tra i giovani sta diventando un elemento di comunicazione sempre più importante. I siti cattolici sono già numerosi. Ma vorrei aggiungere che molti progetti sono tuttora in corso, come quello riguardante la collaborazione, resa possibile dall’iniziativa del nostro Dicastero, tra la Chiesa francese e alcune Chiese dell’Africa occidentale. Di tali progetti ho avuto occasione di parlare recentemente proprio ai vescovi della Cerao (Conférence épiscopale régionale de l’Afrique de l’ouest francophone) durante un mio recente viaggio ad Abidjan, in Costa d’Avorio.

Dialogo con l’islam in Africa dopo l’11 settembre
Anche lo sviluppo dei mezzi di comunicazione rientra nel piano della ricerca di un dialogo sempre più intenso e fattivo con le altre religioni e soprattutto con l’islam, in Africa. Gli eventi dell’11 settembre, nella loro brutalità e nella minaccia reale che essi hanno portato e continuano a portare alla pace nel mondo, non possono che rendere ancora più urgente la ricerca e l’approfondimento di valori comuni in grado di indicare, a tutti, la strada della coesistenza pacifica e il ripudio di qualsiasi forma di violenza, a cominciare dal terrorismo.
Anche per i rapporti tra cristiani e musulmani in Africa – tanto più dopo l’11 settembre – c’è la pietra miliare dell’incontro di inizio d’anno ad Assisi.
Un giovane studia il catechismo nella parrocchia di San Giuseppe, a Ngagara, nella missione di Bujumbura in Burundi

Un giovane studia il catechismo nella parrocchia di San Giuseppe, a Ngagara, nella missione di Bujumbura in Burundi

Situazione della Chiesa
in India e Sri Lanka

Pur tenendo conto della grande differenza di realtà, per cultura, tradizioni, e anche per la diversità di prospettive, potrei rispondere come per l’Africa: la rotta della Chiesa è sempre la speranza portata e resa concreta da Cristo, e quindi, anche qui il quadro della situazione non può essere mai stabile, e va visto un impegno in progress. Un impegno, occorre aggiungere, particolarmente delicato e difficile perché sappiamo bene che, lungo questo cammino, ai cristiani può ancora essere richiesta la prova della persecuzione. È toccato alla Chiesa cattolica, ma non solo. Sono caduti anche fratelli protestanti, membri di altre confessioni cristiane, in un ecumenismo reso più forte e solidale dal sangue versato.
Quando si guarda al lontano Oriente, le sfide alle quali la Chiesa è chiamata sono vaste e molteplici. Esistono situazioni-limite ma il terreno sul quale impegnarsi, anche laddove i conflitti e le tensioni sembrano prevalere, è un terreno fertile, anche in campo sociale. La Chiesa è chiamata ad essere segno di speranza e di pacificazione in ogni angolo della terra.
La missione si compie anche in questo modo. La pace, per i cristiani, non è solo un segno, ma conseguenza viva dell’Annuncio.

Echi dopo la lettera
del Papa su Matteo Ricci

Gli echi sono stati vasti e importanti. Mi riferisco a quelli provenienti dalla Cina, ma in questo caso occorre valutare nel complesso il significato che la lettera del Papa ha avuto per tutta la realtà missionaria. La Cina ci pone sempre di fronte alla priorità permanente della missione che è l’Annuncio, come il Santo Padre afferma nella Redemptoris missio. «La Chiesa non può sottrarsi al mandato esplicito di Cristo, non può privare gli uomini della Buona Novella».
È questa la rotta da seguire, pur sapendo che il compito che ci attende è particolarmente impegnativo e, direi, audace. Ma sulla strada della missione nessuna scorciatoia può essere disponibile, nessun traguardo va considerato irraggiungibile. La strada indicata da Matteo Ricci è ancora valida e attuale. È la strada innanzitutto della Provvidenza, la strada che apre tutte le porte. Ieri come oggi. Cardinale Crescenzio Sepe


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