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USA
tratto dal n. 02 - 2001

CATTOLICI. Incontro con l’arcivescovo di Washington

«Un inizio interessante»


È il giudizio del neocardinale Theodore Edgar McCarrick sulle prime settimane di lavoro del nuovo inquilino della Casa Bianca. Ma restano un neo i bombardamenti sull’Iraq. Intervista


di Gianni Cardinale


Per l’arcivescovo cattolico di Washington, Theodore Edgar McCarrick, il giudizio sui primi passi del presidente George W. Bush jr. è sostanzialmente positivo. Anche se rimane il neo dei perduranti bombardamenti in Iraq. Sono queste le impressioni raccolte in un colloquio al Pontificio Collegio Nordamericano in un breve momento di pausa durante le intense giornate passate a Roma per l’ultimo Concistoro.
McCarrick è stato uno dei 44 cardinali creati il 21 febbraio e si mostra particolarmente soddisfatto della folta rappresentanza latinoamericana tra le nuove porpore: «Molti di loro sono amici di vecchia data, come ad esempio Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Sono molto contento che il Santo Padre abbia fatto queste scelte e mi sento privilegiato per essere stato “creato” cardinale al loro fianco». Poco prima di venire nell’Urbe per ricevere la berretta rossa, McCarrick, che è anche membro del Comitato direttivo del Catholic Relief Service (la Caritas Usa), ha visitato l’El Salvador, dove ha portato un contributo di duecentomila dollari per alleviare le sofferenze della popolazione locale dopo il terribile terremoto che a gennaio ha colpito il piccolo Paese centroamericano («nella mia nuova diocesi ci sono decine di migliaia di fedeli salvadoregni», ci dice).
A McCarrick è stato dato il titolo presbiteriale dei santi Nereo e Achilleo. «Quel titolo» confessa il porporato «non è stata una mia scelta ma l’ho ricevuto dal Papa. Non sapevo niente di questa chiesa. Adesso sono più informato e sono rimasto edificato dal fatto che si tratta di una chiesa tra le più antiche e belle della città, che ha un legame forte con la figura di san Pietro, e dal fatto che da lì nascono, con il sacramento del matrimonio, tante famiglie che costituiscono la base fondamentale della nostra società. Purtroppo non ho potuto prendere possesso del titolo perché nella chiesa sono in corso lavori di restauro. Spero di poterlo fare quando torno a Roma la prossima volta».
McCarrick, 71 anni a luglio, newyorkese, nel ’77 era stato nominato ausiliare nella diocesi della Grande Mela; trasferito a Metuchen nell’81, nell’86 è stato promosso arcivescovo di Newark nel New Jersey, dove è rimasto fino a novembre scorso, fino a quando gli è stata affidata la diocesi di Washington.

Eminenza, subito dopo la sua nomina ad arcivescovo di Washington lei ha dichiarato l’intenzione di voler dare la priorità alla visita di tutte le parrocchie della sua diocesi. Questo vuol dire che abbandonerà la sua “attività internazionale”?

THEODORE EDGAR McCARRICK: L’obbligo più importante per me, come nuovo arcivescovo di Washington, è quello di fare il possibile per visitare tutte le parrocchie, per conoscere da vicino il clero e i fedeli della diocesi, per conoscerne i problemi e le speranze. E anche per avere un contatto con i non cattolici. Da quando ho preso possesso della diocesi, il 4 gennaio, ho già visitato una quarantina di parrocchie...
In un mese e mezzo?
McCARRICK (sorridendo): Sì, bisognerebbe farlo quotidianamente; sa, sono piuttosto anziano, non ho molto tempo... Tornando alla sua prima domanda devo aggiungere che in effetti l’essere vescovo nella diocesi della capitale federale mi fa trovare a contatto con i vertici del potere politico...
Ha fatto notizia la cena da lei offerta al neopresidente Bush, il 25 gennaio, pochi giorni dopo il suo insediamento nella Casa Bianca...
McCARRICK: Sì, era la prima volta che il nuovo presidente e la moglie uscivano per cenare fuori della Casa Bianca. È stata una occasione importante. È stata la prima volta nella storia della Chiesa cattolica degli Stati Uniti che un presidente in attività ha partecipato ad una cena in una residenza ufficiale di un vescovo cattolico in funzione. È stato quindi un evento storico importante, per la Chiesa, per me, e credo anche per il presidente. È una buona cosa avere una relazione cordiale con il presidente per poter continuare un dialogo sulle necessità di tutto il popolo. Alla cena erano presenti anche il cardinale James A. Hickey, mio predecessore, il presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo Joseph A. Fiorenza, e il vescovo William E. Lori, da poco nominato a Bridgeport e finora vescovo ausiliare di Washington.
Qual è la sua prima impressione di George W. Bush jr.?
McCARRICK: Mi sembra un uomo onesto, buono, intelligente, che vuole lavorare per il bene di tutti i cittadini del nostro Paese.
Alla cena era presente anche il consigliere per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice...
McCARRICK: Anche lei è molto intelligente, ho apprezzato molto la possibilità di poterci dialogare.
È così inflessibile come viene dipinta dai mass media?
McCARRICK: Non credo, almeno a me non ha dato questa impressione.
Il nunzio apostolico negli Usa, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, anche lui presente alla cena, ha giudicato questa occasione «un buon inizio, molto interessante».
McCARRICK: Condivido pienamente questa impressione.
Di Bush, la Chiesa Usa ha apprezzato anche il primo atto da lui firmato come presidente il 22 gennaio, e cioè il taglio dei fondi federali in precedenza concessi alle organizzazioni internazionali che all’estero promuovono l’aborto come metodo di pianificazione familiare.
McCARRICK: Certamente. Noi cattolici, insieme ad altri uomini di diverse religioni siamo in prima fila in questa battaglia a favore della vita, e specialmente della vita dei non nati.
Come giudica l’iniziativa dell’amministrazione Bush di coinvolgere le organizzazioni assistenziali di ispirazione religiosa nei programmi governativi di aiuto a favore delle fasce più povere e disagiate della popolazione?
McCARRICK: L’idea sembra buona. Ma dobbiamo conoscere meglio i dettagli di questa iniziativa. Se si tratta di coinvolgere anche realtà ecclesiali nelle attività di aiuto ai più poveri, questo va benissimo. Ma se il governo pensa che le Chiese possono sostituirsi allo Stato in questa attività, questo non va più bene. Le Chiese da sole non ce la farebbero. È importante quindi proseguire i colloqui su questo punto per verificare meglio quali sono le intenzioni del governo.
Lei continuerà a far parte della Commissione governativa per la libertà religiosa internazionale?
McCARRICK: Il mio mandato scade a giugno e se mi propongono la conferma credo che non accetterò, sono molto impegnato a seguire la mia nuova diocesi. Spero che al mio posto verrà scelto un altro cattolico, e, perché no, un altro vescovo.
Nel suo discorso di insediamento nella Casa Bianca, il 20 gennaio, Bush ha esortato gli statunitensi ad «essere cittadini, non sudditi».
McCARRICK: Questa esortazione mi è piaciuta molto. Questa era l’idea originaria della Repubblica degli Stati Uniti. Che siamo tutti cittadini, che siamo tutti uguali, che abbiamo tutti la responsabilità di operare per il bene comune. Credo che sia questa l’idea del presidente.
Un gesto che non è stato apprezzato dalla Chiesa cattolica è invece il bombardamento di Baghdad, nonché l’intenzione di mantenere l’embargo sull’Iraq e anche su Cuba.
McCARRICK: La Conferenza episcopale degli Stati Uniti si è espressa molte volte contro i perduranti bombardamenti anglo-americani dell’Iraq e contro l’embargo imposto nei confronti di Baghdad e anche di Cuba. Personalmente quando ero a capo della Commissione “affari esteri” dell’episcopato ho scritto e ho detto molte volte che il governo Usa deve cambiare il suo atteggiamento nei confronti dell’Iraq e di Cuba. È evidente che su questi punti non siamo sulla stessa linea dell’attuale amministrazione Usa. Come non lo eravamo con quella passata.


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