«Qui non è che stare nella vostra casa» (Péguy)
A Gallivaggio il 10 ottobre del 1492 la Madonna appare a due ragazze in un luogo impervio ed isolato chiedendo semplicemente di osservare i giorni festivi...
di Stefania Falasca
Alla fine ci siamo decisi. Andiamo. Anche se c’è nebbia. Ma c’è sempre (o quasi) la nebbia, da queste parti. Tanto vale partire. Milano è già alle nostre spalle. «Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti», di manzoniana memoria, ce lo percorriamo tutto e il sole finalmente ci apre la strada. La nostra meta è più su. Un puntino piccolissimo sulla carta geografica, tra le montagne, verso il passo dello Spluga, proprio vicino al confine, di là c’è la Svizzera. Un piccolissimo segno… nella nebbia (a proposito, ci sarà anche lassù?), un punto che a malapena si distingue… e rigiriamo la cartina e cerchiamo di vedere bene; ah sì, ecco, è proprio questo, sì c’è scritto: santuario di Gallivaggio, è un santuario mariano. La nostra meta.
Veramente ne abbiamo già passati di santuari mariani, che non ci sarebbe bisogno di andare fin lassù. Ce ne sono tanti da queste parti, se è per questo. Siamo in Lombardia, la regione della “Lourdes italiana” (così è nominato il santuario di Caravaggio, tanto è popolare). Ma sono una miriade, disseminati in ogni luogo. Dal nord al sud della regione. Alcuni noti, altri conosciuti solo a livello locale, altri ancora frequentati assiduamente da santi e pontefici (come quello della Madonna di Tirano, nella diocesi di Como, meta di ripetuti pellegrinaggi da parte di san Carlo Borromeo, del beato Luigi Guanella e di Paolo VI; o quello della Madonna del Bosco, a Imbersago, nella diocesi di Milano, a cui erano particolarmente legati il beato cardinal Schuster e il beato papa Giovanni). Noi siamo diretti al più nascosto, forse. Ma questo timido segno tra le montagne li potrà ben rappresentare tutti, penso. Già, perché molti di questi luoghi sono legati ad un fatto, ad un fatto accaduto: alcuni secoli fa vi è apparsa la Madonna. È apparsa e non ha detto quasi niente, ha parlato poco, o proprio niente del tutto. È scesa con discrezione, lasciando un segno della sua presenza; magari chiedendo solamente la costruzione di una chiesa a lei dedicata, in suo onore («per la conversione dei peccatori, per la protezione dei suoi figli»). Così semplicemente. Così e basta. Così a Caravaggio, Tirano, Imbersago, Inverigo, Lezzeno, Cavenago d’Adda, Crema, Cantù, Stezzano, Urgnano, Rezzato, Gallivaggio e in molti altri luoghi. E la devozione popolare ha fatto il resto. Una storia secolare di suppliche e intercessioni, di semplici preghiere, di grazie e miracoli. Una stessa, medesima storia (di misericordia e predilezione). Ed è una caratteristica comune e un fatto singolare che queste apparizioni non solo sono molte in un ambito geografico ristretto, ma si sono anche verificate in un arco di tempo relativamente circoscritto. Sono infatti storicamente quasi tutte datate tra la fine del XIV e la metà del XVII secolo, con una frequenza maggiore prima e a ridosso del Concilio di Trento (se ne contano infatti più di venti tra il 1518 e il 1536). Basti pensare che su 209 apparizioni di Maria nel mondo, riconosciute dalla Chiesa nel corso di due secoli, dal 1400 al 1600, ben 134 si sono verificate in Italia; di queste la maggior parte sono concentrate nel nord Italia, in particolare in Lombardia e Liguria.
«Così mio Figlio accoglie le mie preghiere»
Cos’era l’Italia, cos’erano queste regioni in quel periodo ce lo racconta la storia. Con la fine del XIV secolo si aprono tempi particolarmente difficili e violenti, segnati da continue guerre: l’Italia debole e divisa, serva e di dolore ostello (come aveva scritto Dante), è teatro di scontri tra vari potentati locali, ma soprattutto tra Francia, Spagna e l’Impero tedesco. Queste continue guerre causarono gravi crisi economiche e carestie alle quali si aggiunsero ondate di pestilenze. Inoltre, nel XVI secolo, l’eresia protestante viene a mettere in pericolo la fede, specie in queste regioni di confine. Come nella zona di Gallivaggio, vicino al passo dello Spluga, antico transito verso Roma. A proposito, è la nostra meta, ed ormai dovremmo essere quasi arrivati. Siamo in val Chiavenna e ci dirigiamo verso la valle di San Giacomo. La strada comincia a salire e la nebbia di nuovo a scendere. Ecco, abbiamo sbagliato strada. E nevica anche. Ci dicono però che non siamo lontani. Quando arriviamo a Gallivaggio continua a nevicare: il campanile lo vediamo appena, la chiesa tanto meno. Cosa ci sia intorno è facile immaginarlo: niente, se non alberi e rocce. Esattamente come cinque secoli fa. (Se non fosse per la discrezione della Vergine verrebbe proprio da chiedersi come la Madonna abbia potuto scegliere un posto così selvaggio e isolato come questo). Entriamo. In una nicchia in fondo all’altare maggiore, la statua di Maria con in braccio il Bambino, in ginocchio ai suoi piedi le statue di due ragazze. Sotto l’altare, una grossa pietra. «È su questo masso» ci spiega il parroco «che nel 1492 è apparsa la Madonna a due ragazze di qui». Il parroco ci racconta la storia del santuario fatto costruire pochi anni dopo l’apparizione, ci dice delle innumerevoli grazie, dei piccoli e grandi miracoli che l’hanno accompagnata e ci mostra la riproduzione delle antiche pergamene che documentano quanto è accaduto.
I fatti sono andati così. Il 10 ottobre del 1492 (proprio l’anno e il mese della scoperta dell’America) era un mercoledì e al levar del sole due povere ragazze si erano spinte quassù per raccogliere castagne. Mentre erano intente a quest’opera, sopra un masso di fronte a loro videro in piedi la figura di una «giovane fanciulla vestita di candide vesti». Piene di stupore chiesero a quella giovane signora chi fosse, e avutane risposta («Io sono la Vergine Maria») le domandarono come mai fosse venuta in un posto così selvaggio. La Madonna allora rispose: «Io vado in ogni luogo per la conversione dei peccatori». Poi aggiunse: «Io non posso più oltre pregare mio Figlio». E alzato il lembo della sua veste candida e splendente, mostrando le ginocchia e le mani sanguinanti disse: «Se i peccatori non si convertiranno, il mondo non potrà durare a lungo. Dite che se i peccatori non si convertiranno e se non osserveranno meglio i giorni festivi, stiano certi che la punizione di mio Figlio, loro Signore, arriverà presto. Dite anche che, secondo la tradizione dei miei devoti, per ossequio a me e a mio Figlio, inizino a osservare il giorno festivo dalle 15 di ogni sabato; così infatti mio Figlio e Signore vostro prenderà motivo di accogliere ancor più le mie suppliche per voi ed io non mi stancherò di pregare con maggior ardore per voi peccatori». Questo è tutto?, chiedo al parroco; non ha aggiunto nient’altro? «Sì, questo è tutto, la Madonna non è più ritornata qui, né è riapparsa alle due ragazze».
Quando la Madonna a Lezzeno ha pianto
È una modalità che si ripete più volte, in diverse località, dove la Madonna dice sempre nient’altro che poche cose essenziali, invocando senza sosta la misericordia di suo Figlio, chiedendo la conversione dei peccatori, a causa dei quali soffre, trepida, richiama, ammonisce e supplica. Come ad Adro, dove si proclama «Avvocata dei peccatori», come a Cantù, dove il giovane a cui era apparsa vide ancora le sue ginocchia arrossate di sangue, e a Urgnano, dove per tre volte ripete: «Misercordia, non giustizia». A Lezzeno, su di un dolce declivio che apre al lago di Como, aveva pianto, versando lacrime di sangue.
«Di fronte al pericolo che minaccia la fede» spiega il parroco «(allora era una minaccia incombente a causa della riforma protestante, ma anche oggi la fede è in pericolo), la Madonna non ci ricorda altro che l’essenziale. Non chiede altro, con un appello accorato, quello di una madre per i suoi figli, che preghiere e penitenze alla portata di tutti, non chiede altro che attenersi ai precetti generali della Chiesa, “secondo la tradizione dei miei devoti” dice. Lo ha detto dunque, e ripetuto più volte allora e lo ripete oggi, perché quello che ha detto vale per sempre. E vale soprattutto oggi, direi. È una madre che parla e bisogna prenderla alla lettera… lei conosce il cuore e l’intelligenza degli uomini. Al cuore e all’intelligenza di ogni uomo, gli umili e ripetuti gesti della tradizione possono infatti indicare, possono aiutare e dire forse più di tante nostre invenzioni. Per il resto, poi, occorre sempre confidare nell’azione dello Spirito Santo e nella Sua grazia». Il pensiero corre subito all’Innominato – del resto siamo vicini ai luoghi manzoniani, no? –, proprio a quella bella pagina sulla sua conversione, quando descrive quell’attimo, dopo quella famosa notte… che cosa vede l’Innominato, che cosa sente? Un suono di campane… si affaccia e vede gente che lieta va verso la chiesa… come se non l’avesse mai vista prima… ci poteva essere spunto più… meno innovativo? Eppure… in fondo lo aveva detto anche Shakespeare che è la Bellezza, quella con la B maiuscola, che commuove e «attira i ladri e gli assassini più dell’oro».
«Quando era arcivescovo di Milano, Paolo VI venne alla Madonna di Gallivaggio sette volte» riprende a dire il parroco; «per ben sette volte è venuto a inginocchiarsi in questo santuario…».
Fuori continua a nevicare. Il prete ha ora finito di darmi spiegazioni. Guardo l’immagine di Maria e i cuori d’argento degli ex voto appesi alle pareti. Penso alle sue suppliche, alla gente che è venuta qui, a quelle due ragazze. Guardo la roccia sotto l’altare sulla quale Lei ha poggiato i suoi piedi. Entra una donna e si mette in ginocchio. Riguardo i cuori. Non c’è altro… Ecco, che dire, alla fine, se non con Péguy: «Ciò che dappertutto altrove è un’ossessione/ Qui non è che un arrendersi ai vostri ordini/ […] Ciò che dappertutto altrove è prostrazione/Qui non è che l’effetto di semplice obbedienza. […]. Ciò che dappertutto altrove si questiona e si prende/Qui non è che un fiume chiaro vicino alla sorgente […]. Ciò che dappertutto altrove è costrizione/ Qui non è che stare nella vostra casa […]. Ce ne han dette tante, o Regina degli Apostoli,/Abbiamo perso il gusto per i discorsi/ non abbiamo più altari se non i vostri,/ non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice».
«È così semplice […]. Ero stato proprio ardito. Ma chi non risica non rosica. È perfino curioso che non tutti i cristiani facciano altrettanto. È così semplice. Non si pensa mai a ciò che è semplice. Si cerca, si cerca, ci si dà da fare, non si pensa mai alla cosa più semplice».
Veramente ne abbiamo già passati di santuari mariani, che non ci sarebbe bisogno di andare fin lassù. Ce ne sono tanti da queste parti, se è per questo. Siamo in Lombardia, la regione della “Lourdes italiana” (così è nominato il santuario di Caravaggio, tanto è popolare). Ma sono una miriade, disseminati in ogni luogo. Dal nord al sud della regione. Alcuni noti, altri conosciuti solo a livello locale, altri ancora frequentati assiduamente da santi e pontefici (come quello della Madonna di Tirano, nella diocesi di Como, meta di ripetuti pellegrinaggi da parte di san Carlo Borromeo, del beato Luigi Guanella e di Paolo VI; o quello della Madonna del Bosco, a Imbersago, nella diocesi di Milano, a cui erano particolarmente legati il beato cardinal Schuster e il beato papa Giovanni). Noi siamo diretti al più nascosto, forse. Ma questo timido segno tra le montagne li potrà ben rappresentare tutti, penso. Già, perché molti di questi luoghi sono legati ad un fatto, ad un fatto accaduto: alcuni secoli fa vi è apparsa la Madonna. È apparsa e non ha detto quasi niente, ha parlato poco, o proprio niente del tutto. È scesa con discrezione, lasciando un segno della sua presenza; magari chiedendo solamente la costruzione di una chiesa a lei dedicata, in suo onore («per la conversione dei peccatori, per la protezione dei suoi figli»). Così semplicemente. Così e basta. Così a Caravaggio, Tirano, Imbersago, Inverigo, Lezzeno, Cavenago d’Adda, Crema, Cantù, Stezzano, Urgnano, Rezzato, Gallivaggio e in molti altri luoghi. E la devozione popolare ha fatto il resto. Una storia secolare di suppliche e intercessioni, di semplici preghiere, di grazie e miracoli. Una stessa, medesima storia (di misericordia e predilezione). Ed è una caratteristica comune e un fatto singolare che queste apparizioni non solo sono molte in un ambito geografico ristretto, ma si sono anche verificate in un arco di tempo relativamente circoscritto. Sono infatti storicamente quasi tutte datate tra la fine del XIV e la metà del XVII secolo, con una frequenza maggiore prima e a ridosso del Concilio di Trento (se ne contano infatti più di venti tra il 1518 e il 1536). Basti pensare che su 209 apparizioni di Maria nel mondo, riconosciute dalla Chiesa nel corso di due secoli, dal 1400 al 1600, ben 134 si sono verificate in Italia; di queste la maggior parte sono concentrate nel nord Italia, in particolare in Lombardia e Liguria.
«Così mio Figlio accoglie le mie preghiere»
Cos’era l’Italia, cos’erano queste regioni in quel periodo ce lo racconta la storia. Con la fine del XIV secolo si aprono tempi particolarmente difficili e violenti, segnati da continue guerre: l’Italia debole e divisa, serva e di dolore ostello (come aveva scritto Dante), è teatro di scontri tra vari potentati locali, ma soprattutto tra Francia, Spagna e l’Impero tedesco. Queste continue guerre causarono gravi crisi economiche e carestie alle quali si aggiunsero ondate di pestilenze. Inoltre, nel XVI secolo, l’eresia protestante viene a mettere in pericolo la fede, specie in queste regioni di confine. Come nella zona di Gallivaggio, vicino al passo dello Spluga, antico transito verso Roma. A proposito, è la nostra meta, ed ormai dovremmo essere quasi arrivati. Siamo in val Chiavenna e ci dirigiamo verso la valle di San Giacomo. La strada comincia a salire e la nebbia di nuovo a scendere. Ecco, abbiamo sbagliato strada. E nevica anche. Ci dicono però che non siamo lontani. Quando arriviamo a Gallivaggio continua a nevicare: il campanile lo vediamo appena, la chiesa tanto meno. Cosa ci sia intorno è facile immaginarlo: niente, se non alberi e rocce. Esattamente come cinque secoli fa. (Se non fosse per la discrezione della Vergine verrebbe proprio da chiedersi come la Madonna abbia potuto scegliere un posto così selvaggio e isolato come questo). Entriamo. In una nicchia in fondo all’altare maggiore, la statua di Maria con in braccio il Bambino, in ginocchio ai suoi piedi le statue di due ragazze. Sotto l’altare, una grossa pietra. «È su questo masso» ci spiega il parroco «che nel 1492 è apparsa la Madonna a due ragazze di qui». Il parroco ci racconta la storia del santuario fatto costruire pochi anni dopo l’apparizione, ci dice delle innumerevoli grazie, dei piccoli e grandi miracoli che l’hanno accompagnata e ci mostra la riproduzione delle antiche pergamene che documentano quanto è accaduto.
I fatti sono andati così. Il 10 ottobre del 1492 (proprio l’anno e il mese della scoperta dell’America) era un mercoledì e al levar del sole due povere ragazze si erano spinte quassù per raccogliere castagne. Mentre erano intente a quest’opera, sopra un masso di fronte a loro videro in piedi la figura di una «giovane fanciulla vestita di candide vesti». Piene di stupore chiesero a quella giovane signora chi fosse, e avutane risposta («Io sono la Vergine Maria») le domandarono come mai fosse venuta in un posto così selvaggio. La Madonna allora rispose: «Io vado in ogni luogo per la conversione dei peccatori». Poi aggiunse: «Io non posso più oltre pregare mio Figlio». E alzato il lembo della sua veste candida e splendente, mostrando le ginocchia e le mani sanguinanti disse: «Se i peccatori non si convertiranno, il mondo non potrà durare a lungo. Dite che se i peccatori non si convertiranno e se non osserveranno meglio i giorni festivi, stiano certi che la punizione di mio Figlio, loro Signore, arriverà presto. Dite anche che, secondo la tradizione dei miei devoti, per ossequio a me e a mio Figlio, inizino a osservare il giorno festivo dalle 15 di ogni sabato; così infatti mio Figlio e Signore vostro prenderà motivo di accogliere ancor più le mie suppliche per voi ed io non mi stancherò di pregare con maggior ardore per voi peccatori». Questo è tutto?, chiedo al parroco; non ha aggiunto nient’altro? «Sì, questo è tutto, la Madonna non è più ritornata qui, né è riapparsa alle due ragazze».
Quando la Madonna a Lezzeno ha pianto
È una modalità che si ripete più volte, in diverse località, dove la Madonna dice sempre nient’altro che poche cose essenziali, invocando senza sosta la misericordia di suo Figlio, chiedendo la conversione dei peccatori, a causa dei quali soffre, trepida, richiama, ammonisce e supplica. Come ad Adro, dove si proclama «Avvocata dei peccatori», come a Cantù, dove il giovane a cui era apparsa vide ancora le sue ginocchia arrossate di sangue, e a Urgnano, dove per tre volte ripete: «Misercordia, non giustizia». A Lezzeno, su di un dolce declivio che apre al lago di Como, aveva pianto, versando lacrime di sangue.
«Di fronte al pericolo che minaccia la fede» spiega il parroco «(allora era una minaccia incombente a causa della riforma protestante, ma anche oggi la fede è in pericolo), la Madonna non ci ricorda altro che l’essenziale. Non chiede altro, con un appello accorato, quello di una madre per i suoi figli, che preghiere e penitenze alla portata di tutti, non chiede altro che attenersi ai precetti generali della Chiesa, “secondo la tradizione dei miei devoti” dice. Lo ha detto dunque, e ripetuto più volte allora e lo ripete oggi, perché quello che ha detto vale per sempre. E vale soprattutto oggi, direi. È una madre che parla e bisogna prenderla alla lettera… lei conosce il cuore e l’intelligenza degli uomini. Al cuore e all’intelligenza di ogni uomo, gli umili e ripetuti gesti della tradizione possono infatti indicare, possono aiutare e dire forse più di tante nostre invenzioni. Per il resto, poi, occorre sempre confidare nell’azione dello Spirito Santo e nella Sua grazia». Il pensiero corre subito all’Innominato – del resto siamo vicini ai luoghi manzoniani, no? –, proprio a quella bella pagina sulla sua conversione, quando descrive quell’attimo, dopo quella famosa notte… che cosa vede l’Innominato, che cosa sente? Un suono di campane… si affaccia e vede gente che lieta va verso la chiesa… come se non l’avesse mai vista prima… ci poteva essere spunto più… meno innovativo? Eppure… in fondo lo aveva detto anche Shakespeare che è la Bellezza, quella con la B maiuscola, che commuove e «attira i ladri e gli assassini più dell’oro».
«Quando era arcivescovo di Milano, Paolo VI venne alla Madonna di Gallivaggio sette volte» riprende a dire il parroco; «per ben sette volte è venuto a inginocchiarsi in questo santuario…».
Fuori continua a nevicare. Il prete ha ora finito di darmi spiegazioni. Guardo l’immagine di Maria e i cuori d’argento degli ex voto appesi alle pareti. Penso alle sue suppliche, alla gente che è venuta qui, a quelle due ragazze. Guardo la roccia sotto l’altare sulla quale Lei ha poggiato i suoi piedi. Entra una donna e si mette in ginocchio. Riguardo i cuori. Non c’è altro… Ecco, che dire, alla fine, se non con Péguy: «Ciò che dappertutto altrove è un’ossessione/ Qui non è che un arrendersi ai vostri ordini/ […] Ciò che dappertutto altrove è prostrazione/Qui non è che l’effetto di semplice obbedienza. […]. Ciò che dappertutto altrove si questiona e si prende/Qui non è che un fiume chiaro vicino alla sorgente […]. Ciò che dappertutto altrove è costrizione/ Qui non è che stare nella vostra casa […]. Ce ne han dette tante, o Regina degli Apostoli,/Abbiamo perso il gusto per i discorsi/ non abbiamo più altari se non i vostri,/ non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice».
«È così semplice […]. Ero stato proprio ardito. Ma chi non risica non rosica. È perfino curioso che non tutti i cristiani facciano altrettanto. È così semplice. Non si pensa mai a ciò che è semplice. Si cerca, si cerca, ci si dà da fare, non si pensa mai alla cosa più semplice».