Il fascino di santa Brigida
Giulio Andreotti
Al convegno brigidiano ho parlato del “Vangelo nella città”. Il preciso monito
a dare Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare, non sempre facilmente applicabile, in alcuni periodi, è stato a lungo in Roma particolarmente difficile, se non impossibile
Qualche settimana fa ero in treno ed una giovane, che sedeva poco lontano, mi ha chiesto: «Conosce le preghiere di santa Brigida?». Ho detto di no e mi ha offerto un piccolo libro, che mi ha dischiuso un orizzonte nuovo di orazione, ampliando la mia conoscenza della santa, fino ad ora legata per me più al ruolo storico e all’ammirazione per madre Tekla e per la comunità di piazza Farnese che non a spunti di meditazione. Al convegno brigidiano (che si è svolto il 4 e il 5 ottobre 2002 al Palazzo della Cancelleria a Roma) ho parlato del “Vangelo nella città”. Il preciso monito a dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare, non sempre facilmente applicabile, in alcuni periodi, è stato a lungo in Roma particolarmente difficile, se non impossibile. Il potere temporale dei papi portava ad un intreccio di ambiti talvolta anche reciprocamente utile, ma spesso motivo di confusioni e di disagi.
Doveva passare molto tempo prima che una voce così autorevole quale quella del cardinale Giovanni Battista Montini, poco prima di divenire Paolo VI, potesse dire che la perdita delle competenze civili avesse rappresentato un provvidenziale dono divino per la Chiesa.

Madre Tekla Famiglietti, superiora generale delle suore Brigidine, con Giovanni Paolo II, nel novembre del 1999
Gli accenti di santa Brigida sono coraggiosi, imperiosi, arrivando quasi alle minacce.
Quando Brigida era venuta a Roma, nell’assenza del Papa la città era appena uscita dall’avventura del tribuno Cola di Rienzo, ma vedeva fronteggiarsi le due grandi famiglie degli Orsini e dei Colonna: i primi dominavano tra Campo de’ Fiori e San Pietro, mentre il resto della città era sotto il controllo dei Colonna.
Il profilo di Roma, reso naturalmente austero dalle 900 torri che si ergevano all’epoca nella città e dagli innumerevoli campanili, appariva ancora più guerresco a causa della trasformazione in fortezza anche del Colosseo e degli archi di trionfo di Tito e di Costantino. L’irrequietudine della città era aumentata per il gran numero di pellegrini che vi affluivano per l’Anno Santo del 1350. Il popolo di Roma, per parte sua, non sembrava certo dare di sé l’immagine pia e devota che ci si sarebbe potuto aspettare dagli abitanti della Città eterna. Ma Brigida sapeva di avere una triplice missione da svolgere a Roma: la prima era quella di dare testimonianza nella culla della cristianità dell’insegnamento del Cristo e della forza salvifica della sua passione; la seconda quella di operare per il ritorno del Papa nella sede di Pietro; la terza, infine, quella di ottenere la tanto desiderata approvazione pontificia del suo Ordine nascente.
Se il terzo obiettivo poté essere raggiunto da Brigida nel 1370, il secondo doveva purtroppo restare per la santa svedese un desiderio non realizzato. Dopo la effimera parentesi costituita dal breve ritorno a Roma di papa Urbano V nel 1368 (che però firmò da Montefiascone la bolla di approvazione dell’ordine del Santissimo Salvatore) l’esilio avignonese riprese e si prolungò sino al 1377: ma Brigida, che tanto aveva pregato, implorato ed anche profeticamente minacciato perché il successore di Pietro abbandonasse per sempre la nuova Babilonia in terra francese, era morta il 23 luglio 1373, lasciando ad un’altra grande figura di mistica, santa Caterina da Siena, il compito di concludere l’opera nella quale si era così ardentemente impegnata.
Doveva passare molto tempo prima che una voce così autorevole quale quella
del cardinale Giovanni Battista Montini, poco prima di divenire Paolo VI, potesse dire che la perdita delle competenze civili avesse rappresentato
un provvidenziale dono divino per la Chiesa
Dall’elezione di Clemente V (5 luglio 1305) anche i papi successivi – tutti francesi – Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI e Innocenzo VI e (salvo la ricordata parentesi) anche Urbano V, mantennero la residenza lassù. Fu Gregorio XII a prendere la decisione del ritorno, ma le condizioni di Roma erano tali che dovette rifugiarsi ad Anagni. Dopo altre vicende di papi e di antipapi solo nel 1410 Avignone cessò, dopo oltre un secolo, di essere sede papale.Tornando alla nostra santa, bisogna riconoscere che non sempre il rapporto di Brigida con Roma – e di Roma con Brigida – è stato facile.
Nella quasi ventennale permanenza romana non sono mancati in effetti momenti in cui il suo vigore profetico e la sua passione morale indispettirono il popolo, per il quale gli appelli di Brigida suonavano come un fastidioso richiamo ad una vita di severa e, per così dire, “scomoda” aderenza alla parola di Cristo, creandosi una insofferenza per gli insegnamenti della santa, sino al punto che ella ebbe talvolta a temere della propria incolumità.
Ma le cronache – e gli stessi atti del processo di canonizzazione – ci dicono della profonda commozione che percorse Roma alla notizia della morte di Brigida.
Le stesse cronache narrano che così intensa ed impetuosa fu, in quella occasione, la pietà popolare, che per ben due giorni non fu possibile trasportare la salma dalla casa di piazza Farnese al convento delle Clarisse che la stessa Brigida aveva prescelto come luogo del suo temporaneo riposo a Roma, obbedendo alla ispirazione divina che le aveva indicato che il suo corpo sarebbe dovuto restare a Roma sinché non avesse potuto raggiungere il luogo che le era stato preparato in quel monastero svedese così caro al suo cuore.
Del resto – e su questo punto vorrei che si soffermasse in particolare la mia e la vostra riflessione – per la sua assolutezza e per il suo rigore, quello di Brigida era un messaggio che difficilmente poteva essere accolto con immediato e spontaneo trasporto.
Ma Brigida sapeva di avere una triplice missione da svolgere a Roma: la prima era quella di dare testimonianza
nella culla della cristianità dell’insegnamento del Cristo
e della forza salvifica della sua passione; la seconda quella
di operare per il ritorno del Papa nella sede di Pietro; la terza, infine, quella di ottenere la tanto desiderata approvazione pontificia
del suo Ordine nascente
Intendiamoci: non che Brigida fosse una donna dura, nella quale il fuoco di una fede intensamente vissuta sino al sacrificio e alla mortificazione personale avesse inaridito la capacità di comprendere le debolezze umane. Tutt’altro. Molti episodi della sua vita testimoniano della dolcezza e dell’equilibrio di Brigida. Basti pensare alla sollecitudine di cui ella dà prova nel fissare talune regole del suo Ordine: anche i digiuni dovranno essere attuati con saggezza e moderazione, perché, osserva Brigida (che scriveva peraltro queste parole nella sua terra natia) «noi dobbiamo passare la vita in paesi freddi ed i cuori sono tiepidi e la carne è debole».Santa Brigida per quel che erano i problemi romani strettamente civili non prese partito. Come sua tendenza in patria, si era formata in una linea di non condivisione dell’autoritarismo della monarchia (attenzione: la monarchia di allora), anche nei confronti dei ceti nobiliari. Qui da noi però c’era da ricostruire un sottofondo religioso diciamo pure cristiano che si era logorato e che la lontananza dei papi non contribuiva certo a vivificare.
La visione di santa Brigida è unitaria. La sua accorata battaglia perché avesse termine l’esilio francese non aveva di mira la connessione civile con la Sede Apostolica, pur non contestandola, ovviamente.
In una sede come la Cancelleria, dove si è svolto il simposio, spontaneo e direi obbligatorio andava il ricordo al momento dell’epilogo del potere temporale, durante il pontificato di un grande papa, Pio IX, i cui disegni di cambiamento e di modernità si infransero nel novembre del 1848 con l’assassinio, sulle scale di questo palazzo, del ministro Pellegrino Rossi. Un nuovo – ma diverso e volontario – esilio tornò ad allontanare per sedici mesi il Pontefice da Roma.

Brigida pellegrina al Giubileo, xilografia datata 1481-1485
Si sta ora lavorando per redigere una Costituzione comune e non è ardito – al di fuori di pur comprensibili difficoltà e diversità – auspicare che si mettano a fattore comune le migliori specificità di ognuna delle nostre nazioni. Santa Brigida svedese ma anche romana aiuti a trovar modo – quali che siano le forme espressive – di non aver paura di riconoscere le radici cristiane del nostro continente. Ma c’è di più. Brigida volle andare in quella Terra Santa che è ai nostri giorni tormentata dalla difficoltà di far divenire convivenza pacifica quella che è purtroppo una sofferta semplice coesistenza di persone che non si amano.
Anche per questo angoscioso problema sorge spontanea la preghiera a una santa il cui fascino spirituale ed umano da quasi sette secoli non conosce tramonto.