Cinque anziani sacerdoti della Cina popolare nella Città eterna
Vacanze romane
Cinque anziani sacerdoti della Cina popolare nella Città eterna
di Gianni Valente
È un fenomeno che i tour operator capitolini conoscono bene: il turismo cinese che sceglie la Città eterna è in vistoso aumento. E, in qualità di turisti, sbarcano a Roma anche qualche vescovo, parecchi preti e tanti semplici fedeli cattolici del grande impero capital-comunista.
Ad esempio, prima del Natale scorso, a visitare la città di Pietro e Paolo arrivano cinque anziani preti cinesi provenienti dalla Cina popolare. Tutti con le “solite” storie eccezionali degli anziani preti di lì. Ad esempio uno di loro, ai tempi della Rivoluzione culturale, ha passato qualche indimenticabile minuto nella fossa dove le Guardie rosse si erano divertite a seppellirlo vivo, per vedere con che faccia ne sarebbe uscito. Adesso, tutti e cinque spendono i loro ultimi anni confessando e celebrando messa nelle parrocchie registrate dal governo. Una volta giunti nell’Urbe, a fare loro da “ciceroni” nella visita alle tombe degli apostoli e agli altri luoghi di Roma imperiale e cristiana, i cinque vecchietti trovano due conoscenti di vecchia data: due sacerdoti che vivono a Roma e da lungo tempo seguono con passione e discrezione le delicate vicende della Chiesa cattolica cinese.
Le giornate trascorrono veloci tra una puntata alle Tre Fontane e un giro per i Fori imperiali, tra un percorso sotterraneo nei cunicoli delle catacombe e una scarrozzata sulla terrazza del Gianicolo. Ma l’ultima sera della vacanza, dei cinque sacerdoti si perdono le tracce. Una banda di cinque vecchietti perduti per Roma, che non spiccicano parola se non in mandarino, c’è poco da star tranquilli… I due amici italiani entrano in apprensione. Saltano in macchina e si mettono a cercarli, setacciando i luoghi classici delle passeggiate romane. Arrivano a piazza San Pietro, e li trovano tutti lì, sugli scalini dell’obelisco, incoscienti e quasi divertiti di aver causato tanto allarme. Che si scioglie subito in un sorriso venato di commozione, quando i cinque giovanotti si spiegano. Il fatto è che non si erano persi. Uscendo dall’albergo, avevano deliberatamente puntato dritto verso il colonnato del Bernini, per respirare ancora una volta, prima di partire, l’aria di quei luoghi segnati quasi duemila anni fa dal martirio di Pietro. Poi avevano alzato lo sguardo alle finestre dello studio del Papa, e – s orpresa – le avevano viste ancora illuminate. E allora, senza pensarci più di un attimo, si erano fermati lì, sotto all’obelisco, e tutti e cinque avevano cominciato a recitare sottovoce il rosario.
Mentre il vecchio successore di Pietro era forse ancora al lavoro alla sua scrivania, non sapeva che lì sotto cinque suoi coetanei venuti da un Paese ancora più lontano sgranavano in mandarino le decine di Ave Maria. Invocando su di lui il soccorso e il buon consiglio della Madre di Gesù.
Ad esempio, prima del Natale scorso, a visitare la città di Pietro e Paolo arrivano cinque anziani preti cinesi provenienti dalla Cina popolare. Tutti con le “solite” storie eccezionali degli anziani preti di lì. Ad esempio uno di loro, ai tempi della Rivoluzione culturale, ha passato qualche indimenticabile minuto nella fossa dove le Guardie rosse si erano divertite a seppellirlo vivo, per vedere con che faccia ne sarebbe uscito. Adesso, tutti e cinque spendono i loro ultimi anni confessando e celebrando messa nelle parrocchie registrate dal governo. Una volta giunti nell’Urbe, a fare loro da “ciceroni” nella visita alle tombe degli apostoli e agli altri luoghi di Roma imperiale e cristiana, i cinque vecchietti trovano due conoscenti di vecchia data: due sacerdoti che vivono a Roma e da lungo tempo seguono con passione e discrezione le delicate vicende della Chiesa cattolica cinese.
Le giornate trascorrono veloci tra una puntata alle Tre Fontane e un giro per i Fori imperiali, tra un percorso sotterraneo nei cunicoli delle catacombe e una scarrozzata sulla terrazza del Gianicolo. Ma l’ultima sera della vacanza, dei cinque sacerdoti si perdono le tracce. Una banda di cinque vecchietti perduti per Roma, che non spiccicano parola se non in mandarino, c’è poco da star tranquilli… I due amici italiani entrano in apprensione. Saltano in macchina e si mettono a cercarli, setacciando i luoghi classici delle passeggiate romane. Arrivano a piazza San Pietro, e li trovano tutti lì, sugli scalini dell’obelisco, incoscienti e quasi divertiti di aver causato tanto allarme. Che si scioglie subito in un sorriso venato di commozione, quando i cinque giovanotti si spiegano. Il fatto è che non si erano persi. Uscendo dall’albergo, avevano deliberatamente puntato dritto verso il colonnato del Bernini, per respirare ancora una volta, prima di partire, l’aria di quei luoghi segnati quasi duemila anni fa dal martirio di Pietro. Poi avevano alzato lo sguardo alle finestre dello studio del Papa, e – s orpresa – le avevano viste ancora illuminate. E allora, senza pensarci più di un attimo, si erano fermati lì, sotto all’obelisco, e tutti e cinque avevano cominciato a recitare sottovoce il rosario.
Mentre il vecchio successore di Pietro era forse ancora al lavoro alla sua scrivania, non sapeva che lì sotto cinque suoi coetanei venuti da un Paese ancora più lontano sgranavano in mandarino le decine di Ave Maria. Invocando su di lui il soccorso e il buon consiglio della Madre di Gesù.