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EDITORIALE
tratto dal n. 04 - 2004

Quel 25 marzo di Togliatti



di Giulio Andreotti


Il 25 marzo 2004 il Senato ha approvato in prima lettura (che mi auguro sarà riveduta e corretta) la bozza di Nuova Costituzione. Chiamiamola pure così, anche se burocraticamente e con timidezza si parla di modifica di trentacinque articoli della Carta vigente.
Quello che manca ai... ricostituenti è una visione di prospettiva, ritenendosi un difetto la caratteristica di costruttiva ambiguità alla quale si attennero i costituenti del ’46. Si voleva assicurare stabilità ma anche quella elasticità che rendesse possibili cambiamenti senza mettere mai a rischio il sistema
Quello che manca ai... ricostituenti è una visione di prospettiva, ritenendosi un difetto la caratteristica di costruttiva ambiguità alla quale si attennero i costituenti del ’46. Si voleva assicurare stabilità ma anche quella elasticità che rendesse possibili cambiamenti senza mettere mai a rischio il sistema. Accanto alla legge elettorale proporzionale questa prudenza assicurò quasi mezzo secolo di vita democratica, mai messa a rischio.
Altra caratteristica dei costituenti fu il continuo confronto tra le tre grandi scuole (liberale, socialcomunista e cattolica) per arrivare a sintesi accettate a larga maggioranza, talvolta quasi all’unanimità.
Un esempio che definirei clamoroso lo si trova proprio sotto la data del 25 marzo 1947. Il clima di cooperazione politico-culturale aveva incontrato un ostacolo durissimo sul tema dei rapporti tra Stato e Chiesa. Noi democristiani eravamo impegnati a introdurre la menzione dei Patti lateranensi. Era un dovere anche verso monsignor Montini che nel 1946 aveva scongiurato che tra le altre si desse all’Italia anche l’umiliazione di vedere garantita la sovranità della Città del Vaticano non più dall’Italia in virtù dei Patti del 1929, ma dalle potenze vincitrici. Iniziative americane e irlandesi in proposito erano state bloccate dallo stesso Montini in Segreteria di Stato.
Liberali, repubblicani, socialisti, altri gruppi e persone legati storicamente ad un laicismo da “dopo Porta Pia” non lasciavano spazi e, in materia, contavano logicamente sulla solidarietà del Gruppo comunista. Noi eravamo battuti. Il voto in aula era previsto per il tardo pomeriggio del 25 marzo e De Gasperi – che come presidente del Consiglio non prendeva parte attiva ai lavori dell’Assemblea – si era eccezionalmente iscritto a parlare per una dichiarazione di voto con la quale affidare alla storia la nostra posizione. La tensione era molto forte. Quali sarebbero state le conseguenze di questa spaccatura era difficile dirlo.
Palmiro Togliatti durante i lavori dell’Assemblea costituente

Palmiro Togliatti durante i lavori dell’Assemblea costituente

Verso mezzogiorno mi raggiunse al Viminale il giornalista Emilio Frattarelli che godeva di grande prestigio nel Transatlantico, compresa una eccezionale comunicativa con Togliatti, che era per il resto molto restio a colloqui e confidenze. Emilio era eccitatissimo. Veniva latore di un clamoroso messaggio per De Gasperi affidatogli poco prima da Togliatti. I comunisti avrebbero votato insieme a noi. Fino all’inizio della seduta la notizia doveva però rimanere assolutamente segreta (nemmeno il Gruppo comunista era al corrente). Togliatti, preannunciando a De Gasperi il mutamento, voleva evitare che nella dichiarazione preannunciata il presidente usasse toni che gli rendessero ancor più difficile la svolta. Facile comprendere la nostra emozione e anche il disagio per non poterlo nemmeno dire a Dossetti che stava andando in Vaticano a confortare Montini.
Quando Togliatti, nell’aula gremitissima (altrettanto le tribune) annunciò la loro decisione, vi fu un’autentica esplosione di ira specie dai banchi socialisti, mentre sui nostri vi era un misto di emozione e di incredulità.
Si possono avere opinioni diverse sul leader del Pci prima e dopo il 25 marzo 1947, ma quella sera il suo discorso fu di altissimo livello. Credo utile riproporlo, anche come nostalgico richiamo al clima politico che ispirava i costituenti.
Aggiungo che due mesi dopo andava in frantumi la coalizione governativa; comunisti e socialisti passarono ad una dura opposizione, ma all’Assemblea costituente il clima di collaborazione restò intatto.


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