L’arcivescovo di Abidjan, Costa d’Avorio, al convegno di Iustitia et Pax
Non saremo il cavallo dei cavalieri d’Occidente
Gli imprenditori africani si scontrano molto spesso contro un sistema bancario che costituisce un ostacolo insormontabile. Chi può far fronte a tassi che fanno sì che il capitale prestato raddoppi ogni cinque anni?
del cardinale Bernard Agré
Incrementare lo sviluppo dell’Africa, continente dimenticato, continente
saturo di cattive notizie, come si dice, costituisce un problema di rara
complessità. E tuttavia le risorse naturali non mancano: abbondanti prodotti
del suolo e del sottosuolo, presenza di un’élite molto apprezzabile sotto il
profilo intellettuale e delle capacità di gestione economica.

Un’élite che si è formata nelle università
e nelle più prestigiose scuole locali, ma anche nelle università e nelle più
insigni scuole dell’Occidente. Senza considerare che molti esponenti di questa
élite sono famosi in Europa e in America per la loro competenza e creatività.
Questi africani competenti e motivati sono capaci, molto spesso, di intraprendere opere tese allo sviluppo del continente. Ma, oltre ai problemi di mercato che sovente frenano il loro slancio a causa di una concorrenza straniera molto forte, aggravata dalle leggi sacrosante della globalizzazione, gli imprenditori africani si scontrano molto spesso contro un sistema bancario che costituisce un ostacolo insormontabile. È uso comune accusare gli africani di una cattiva gestione finanziaria. Ma ci sono, come in tutti i continenti, delle eccezioni incoraggianti. Oggi, in Africa, ci sono dei gestori capaci e dei buoni imprenditori. Ma come possono avere accesso al credito che è in tutto il mondo una leva fondamentale per l’imprenditorialità e lo sviluppo? Le banche, generalmente, hanno le loro sedi in Europa e ognuna segue la politica della propria nazione. E anche quando gli imprenditori africani presentano dei progetti fattibili alle succursali di queste banche che si trovano nei nostri Paesi, possono andare incontro a un rifiuto, categorico o cortese, a causa degli interessi nazionali prioritari.
Bisogna anche notare che i tassi d’interesse praticati in Costa d’Avorio, per esempio, solo per citare questo Paese che conosco bene, sono molto alti. Gli interessi applicati non sono mai inferiori al 17-20 per cento. Chi può far fronte a questi tassi che fanno sì che il capitale prestato raddoppi ogni cinque anni? Ciò scoraggia completamente l’accesso a questi crediti. Bisogna notare inoltre che le banche sovente non si assumono alcun rischio perché, prima di impegnarsi in un prestito, esigono garanzie tali da coprire già il capitale prestato. Questo sistema deve essere rivisto e corretto se vogliamo dare delle chance a persone valide che desiderano trasformare sul posto le materie prime – di cui l’Africa è orgogliosa di essere la prima o la seconda produttrice al mondo – e assicurare loro un plusvalore. L’Africa dà segni di essere stanca di essere solo produttrice di materie prime. Invito tutti quelli che possono contribuire ad apportare una soluzione più umana, più proficua di quella attuale, a lavorare insieme per aiutare l’Africa a farsi carico del suo sviluppo.
Sarebbe bene, parlando di Africa, superare i discorsi ideologici per passare all’impegno concreto. I discorsi mantengono l’Africa nel suo sottosviluppo e, anzi, la fanno arretrare. L’impegno effettivo la libera e la rende un vero partner. Così l’Occidente e l’Africa non avranno più un rapporto da cavallo a cavaliere – essendo l’Africa sempre il cavallo –, ma dei rapporti di mutuo rispetto e di amicizia effettiva.
Questa relazione è stata tenuta dal cardinale Bernard Agré il 21 maggio nel corso della giornata di studio e riflessione su “Sviluppo economico e sociale dell’Africa in un’era di globalizzazione”, organizzata in Vaticano dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace

Il cardinale Bernard Agré
Questi africani competenti e motivati sono capaci, molto spesso, di intraprendere opere tese allo sviluppo del continente. Ma, oltre ai problemi di mercato che sovente frenano il loro slancio a causa di una concorrenza straniera molto forte, aggravata dalle leggi sacrosante della globalizzazione, gli imprenditori africani si scontrano molto spesso contro un sistema bancario che costituisce un ostacolo insormontabile. È uso comune accusare gli africani di una cattiva gestione finanziaria. Ma ci sono, come in tutti i continenti, delle eccezioni incoraggianti. Oggi, in Africa, ci sono dei gestori capaci e dei buoni imprenditori. Ma come possono avere accesso al credito che è in tutto il mondo una leva fondamentale per l’imprenditorialità e lo sviluppo? Le banche, generalmente, hanno le loro sedi in Europa e ognuna segue la politica della propria nazione. E anche quando gli imprenditori africani presentano dei progetti fattibili alle succursali di queste banche che si trovano nei nostri Paesi, possono andare incontro a un rifiuto, categorico o cortese, a causa degli interessi nazionali prioritari.
Bisogna anche notare che i tassi d’interesse praticati in Costa d’Avorio, per esempio, solo per citare questo Paese che conosco bene, sono molto alti. Gli interessi applicati non sono mai inferiori al 17-20 per cento. Chi può far fronte a questi tassi che fanno sì che il capitale prestato raddoppi ogni cinque anni? Ciò scoraggia completamente l’accesso a questi crediti. Bisogna notare inoltre che le banche sovente non si assumono alcun rischio perché, prima di impegnarsi in un prestito, esigono garanzie tali da coprire già il capitale prestato. Questo sistema deve essere rivisto e corretto se vogliamo dare delle chance a persone valide che desiderano trasformare sul posto le materie prime – di cui l’Africa è orgogliosa di essere la prima o la seconda produttrice al mondo – e assicurare loro un plusvalore. L’Africa dà segni di essere stanca di essere solo produttrice di materie prime. Invito tutti quelli che possono contribuire ad apportare una soluzione più umana, più proficua di quella attuale, a lavorare insieme per aiutare l’Africa a farsi carico del suo sviluppo.
Sarebbe bene, parlando di Africa, superare i discorsi ideologici per passare all’impegno concreto. I discorsi mantengono l’Africa nel suo sottosviluppo e, anzi, la fanno arretrare. L’impegno effettivo la libera e la rende un vero partner. Così l’Occidente e l’Africa non avranno più un rapporto da cavallo a cavaliere – essendo l’Africa sempre il cavallo –, ma dei rapporti di mutuo rispetto e di amicizia effettiva.
Questa relazione è stata tenuta dal cardinale Bernard Agré il 21 maggio nel corso della giornata di studio e riflessione su “Sviluppo economico e sociale dell’Africa in un’era di globalizzazione”, organizzata in Vaticano dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace