BOLOGNA. L’Ateneo e l’elezione di Cofferati a sindaco
Lo straniero e il rosso bolognese
di Marco Belvederi

Sergio Cofferati festeggia l’elezione a sindaco di Bologna con una festa in piazza Maggiore
Quasi come un cliente affezionato al proprio ristorante, che ne abbia provato un altro, Bologna “la grassa” non si è scomposta più di tanto ed è ritornata placidamente sulle proprie posizioni rassicuranti quanto ostinate.
La tradizione mancina di voto ha avuto infatti un peso determinante nella sconfitta del centrodestra, nonostante la vittoria della sinistra sia stata raggiunta grazie alla sinergia di svariati elementi, che l’hanno resa inevitabile.
Cofferati, leader “straniero” capace di ispirare fiducia e affermato personaggio mediatico, è riuscito nel proprio intento: instillare nell’animo bolognese la necessità di un rinnovamento concreto, di un progetto innovativo per il futuro, di cui si fa portavoce, contrapponendolo all’amministrazione precedente, proposta come obsoleta, asfissiante e poco conveniente.
Il sindaco Guazzaloca invece, certo di vincere fino all’ultimo, non ha potuto prevedere e arginare l’effetto-novità, ovvero l’ascendente che Cofferati ha acquisito durante il 2003-2004 sulla cittadinanza bolognese, in parte frutto della risonanza nazionale del suo nome.
Bologna ha contato, durante i cinque anni della giunta Guazzaloca, notevoli e indiscutibili miglioramenti negli ambiti della riqualificazione urbana, della sicurezza, della salute, delle politiche sociali, dell’economia, dei trasporti, delle opere pubbliche e non solo, proponendo un modello di buon governo significativo anche a livello nazionale. Nonostante ciò, all’ex sindaco, che nel ’99 aveva stravolto gli equilibri stagnanti del mezzo secolo rosso bolognese, è stato preferito l’avversario, e le elezioni si sono concluse con un’inaspettata e inspiegabile ritirata. La vittoria della sinistra assume perciò una connotazione piuttosto simbolica. Viene acclamata l’identità ritrovata dagli elettori: la maggioranza dei cittadini, pronti a perdonare il tradimento politico, consente di fatto alla sinistra di ristabilirsi sulla monotona routine politica.
Il succo di queste elezioni può essere contenuto nelle due dichiarazioni significative e contrastanti del vinto («Gli elettori hanno premiato una coalizione di partiti anziché rinnovare la fiducia all’esperienza civica») e del vincitore («Parlano di società civile, ma la rappresentanza sociale è dalla nostra parte. E i risultati si sono visti»). Il mondo accademico è stato uno dei primi a essere coinvolto dai nuovi assetti politici: basti pensare che con i suoi oltre 100mila studenti e i 2mila docenti, l’Università di Bologna risulta essere la più estesa azienda cittadina, coinvolgendo quasi un cittadino su quattro.
È perciò inevitabile che l’ateneo bolognese sia compreso sin dai primi giorni di carica nel “progetto Cofferati”.
Il 16 giugno il neosindaco ha incontrato il rettore Pierugo Calzolari, insieme a una rappresentanza del corpo docenti. Durante l’incontro si è prefigurata l’idea di un patto forte tra Comune e Università. L’elezione di Cofferati è stata una gradita novità per molti docenti, che prevedono un miglioramento dei rapporti con l’amministrazione civica. Questa fiducia proviene non solo dalle roccaforti “storiche” della sinistra, come la facoltà di Lettere e Filosofia, ma anche da parte di altri dipartimenti, che lamentano la poca attenzione da parte dell’ex sindaco Guazzaloca alle necessità della struttura universitaria. La differenza culturale dei due sindaci sembra pesare anche nell’ambiente accademico: alla definizione del “simpatico macellaio” Guazzaloca viene preferita quella del “vero intellettuale” Cofferati, caricato forse di troppe aspettative.
Per quanto riguarda gli studenti, l’elezione di Cofferati ha rappresentato ovviamente una conquista per alcuni ma per altri una disfatta: Davide, 25 anni, studente di Medicina afferma: «Cofferati mi spaventa: qui nel centro della città erano tutti pro-Guazzaloca, ma “il cinese” è riuscito a portare dalla sua parte un buon numero di elettori con i suoi modi rassicuranti e convincenti. Bisognerebbe mettere in guardia ogni cittadino sul futuro della città, dal momento che Cofferati stesso aveva dichiarato di voler restare sindacalista, senza compromettersi in politica… speriamo di non disturbare la sua ascesa verso il potere». Giacomo, 26 anni, studente di Ingegneria: «Guazzaloca non mi è piaciuto durante le elezioni: ha evitato ogni confronto con l’avversario, forse perché pregustava la vittoria o forse perché prevedeva la sconfitta che avrebbe subito. In fondo è riuscito a riprendersi da una malattia grave che lo ha debilitato fortemente». Simone, 24 anni, studente di Scienze della comunicazione: «Mi sono astenuto dal voto per una questione di principio. Bologna è ora ritornata a sinistra, è rossa di nuovo, ma, a parte la fazione politica, non posso fare altro che sperare nell’onestà di Cofferati!».