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OLIMPIADI
tratto dal n. 07/08 - 2004

ATENE 2004. Intervista con l’ambasciatore greco presso la Santa Sede

Tregua olimpica


L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione, facendo appello a tutti i governi, affinché durante e dopo i Giochi vengano sospesi tutti i conflitti. All’iniziativa hanno aderito più di cento tra leader politici e religiosi, compresi Kofi Annan, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e il papa di Roma Giovanni Paolo II. Parla Christos Botzios


di Gianni Valente


L’attrice greca Thalia Prokopiou  porta un ramo di olivo accanto alla fiaccola olimpica accesa durante la cerimonia che si è svolta nell’antico stadio Panatenaico, ad Atene, il 31 marzo 2004

L’attrice greca Thalia Prokopiou porta un ramo di olivo accanto alla fiaccola olimpica accesa durante la cerimonia che si è svolta nell’antico stadio Panatenaico, ad Atene, il 31 marzo 2004

Le prime Olimpiadi moderne il barone de Coubertin le volle celebrare ad Atene per ovvi motivi storici e simbolici. 108 anni dopo, l’itinerante circo olimpico torna nella città del Partenone, e trova un’altra Grecia. Una nazione con il grado di autostima in crescita, dove la riscoperta del proprio grande passato si mescola con l’euforia per le recenti vittorie calcistiche e con le prospettive di sviluppo economico innescate anche dalla politica delle “grandi opere” imboccata in vista dei Giochi.
Dell’“anno della Grecia”, e anche di altro, 30Giorni ha parlato con Christos Botzios, dal settembre 2002 ambasciatore della Repubblica Ellenica presso la Santa Sede. 65 anni, sposato, con due figli, diplomatico di carriera, appassionato di letteratura e studi classici, Botzios conosce bene Roma, essendosi laureato in Legge all’Università La Sapienza ed essendo già stato per alcuni anni consigliere dell’ambasciata greca presso il Quirinale. Anche al suo “pressing” si deve un’iniziativa papale finora poco pubblicizzata: l’appello firmato lo scorso 24 gennaio da Giovanni Paolo II affinché in occasione dei Giochi olimpici sia ripristinata l’antica tradizione dell’ekecheiría, la tregua olimpica che prevedeva la sospensione di tutti i conflitti durante lo svolgimento dei Giochi.

In vista delle Olimpiadi, la vittoria della Grecia ai campionati europei ha ispirato parecchie riflessioni da parte dei “filosofi del calcio”. Molti vi hanno visto una rivincita dello sport autentico sul dilagante divismo sportivo di questi anni…
CHRISTOS BOTZIOS: Della squadra greca hanno ben impressionato il senso del collettivo, la disciplina e la mancanza di arroganza. Un ruolo fondamentale, secondo me, lo ha avuto l’allenatore tedesco Rehhagel. Poi forse l’euforia nazionale si è espressa in forme un po’ troppo esuberanti, perché siamo mediterranei e nel calcio non siamo tanto abituati a vincere…
Un’esaltazione nazionale che nel clima pre-Olimpiadi si esprime anche con un revival di simboli e mitologie della Grecia antica. C’è chi sostiene che in Grecia starebbero tornando di moda gli dèi pagani…
BOTZIOS: Che Apollo o Giove siano invocati dai greci di oggi è una cosa piuttosto folcloristica, come ha scritto il rettore dell’Università di Atene, il professor Babiniotis, in un articolo dedicato al “ritorno” degli dèi. Anche esponenti della Chiesa greca hanno sdrammatizzato queste mode, considerandole dei semplici rituali di buon augurio. Del resto, sia la Chiesa cattolica che quella ortodossa fin dall’inizio hanno tollerato e addirittura accolto tantissime usanze e tradizioni di origine pagana. Il carnevale, per esempio.
Quelli di Atene sono i primi Giochi olimpici dopo l’11 settembre. Si temono attentati...
BOTZIOS: Non mi convince l’ostinazione con cui alcuni sostengono che le Olimpiadi saranno per forza condizionate dal clima di tensione internazionale. E immaginano che il villaggio olimpico sia quasi un’enclave assediata da terroristi che vogliono sabotare la manifestazione sportiva. Ad Atene arriveranno delegazioni di nazioni in conflitto tra di loro. Ma gli sportivi hanno il loro modo particolare di considerare queste cose. Ero negli Usa quando ci furono le Olimpiadi di Los Angeles, e ricordo che molti atleti si rammaricavano dell’assenza dei loro colleghi sovietici. Capivano che una medaglia vinta senza competere con loro avrebbe avuto meno valore.
Nelle situazioni di crisi molti indicano il fattore religioso come elemento di esasperazione dei conflitti. Come verrà gestito l’arrivo in Grecia di atleti di diversa religione?
BOTZIOS: Durante i Giochi sarà assicurata a ognuno la possibilità di pregare secondo le proprie convinzioni e appartenenze religiose. E proprio la discussione pubblica avvenuta in Grecia sulle pratiche religiose da garantire a tutti gli atleti ha chiarito che c’è la volontà politica di costruire una grande moschea ad Atene. La decisione politica, presa dai governi precedenti, è stata confermata anche da quello in carica. È una cosa importante, se si tiene conto che in Grecia, prima della rivoluzione del 1821, le tante moschee fino ad allora in funzione erano uno dei simboli più mal sopportati della sottomissione agli Ottomani. Anche la Chiesa greca non è contraria. L’unica discussione riguarda il luogo dove sorgerà la moschea. È ovvio che non potranno pretendere di costruirla a fianco del Partenone…
Atene dominata dal Partenone

Atene dominata dal Partenone

Per le Olimpiadi di Atene si è tentato di riproporre la tradizione della “tregua olimpica”.Come si è sviluppata questa iniziativa?
BOTZIOS: La tregua olimpica è un’usanza che è stata rispettata per mille anni, dalla fondazione dei Giochi olimpici fino alla loro abolizione da parte dell’imperatore bizantino Teodosio. L’unica volta che gli Spartani la violarono non vennero ammessi ai Giochi successivi. In vista di Atene 2004, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione, facendo appello a tutti i governi, affinché durante e dopo i Giochi vengano sospesi tutti i conflitti. All’iniziativa hanno aderito più di cento tra leader politici e religiosi, compresi Kofi Annan e il patriarca ecumenico Bartolomeo I.
Grazie al lavoro della vostra ambasciata l’iniziativa ha ottenuto l’adesione di un altro supporter speciale…
BOTZIOS: Abbiamo chiesto al Papa di sottoscrivere l’appello per la tregua olimpica con molto anticipo. A tale scopo contattai già monsignor Celestino Migliore, quando lui era ancora in Segreteria di Stato. In un primo momento c’era qualche titubanza, si faceva notare che il Papa non è solito firmare appelli su cose che non rientrano in modo diretto nella missione della Chiesa. Ma poi si è concluso che non c’erano controindicazioni che sconsigliassero al Papa di appoggiare questa usanza precristiana. Così monsignor Lajolo, che nel frattempo aveva preso il posto di Migliore, mi ha consegnato un testo firmato dal Papa in cui Giovanni Paolo II esprime il suo sentito appoggio alla tregua, ribadendone il significato più profondo, legato ai Giochi olimpici come manifestazione di fratellanza, nella diversità delle appartenenze nazionali e religiose.
Un accenno alle Olimpiadi era già presente nel discorso che il Papa le rivolse quando lei presentò le sue lettere credenziali, nel settembre 2002. In quell’occasione il Papa aveva anche fatto appello alla Grecia affinché sostenesse la citazione delle radici cristiane dell’Europa nel trattato costituzionale che si stava elaborando…
BOTZIOS: Su questo tema il precedente governo socialista aveva evitato di pronunciarsi. Non è che ci fosse un’esplicita opposizione. Probabilmente avrebbe espresso il suo appoggio se sul tema si fosse manifestato un consenso condiviso da parte degli altri Stati membri. L’attuale governo ha cambiato atteggiamento e si è dichiarato a favore di una citazione esplicita delle radici cristiane dell’Europa nel nuovo trattato costituzionale, sulla base della constatazione che il cristianesimo per l’Europa è un dato storico che non si può rinnegare o nascondere. E questo senza offendere nessuno, perché nel contempo possiamo riconoscere anche il valore aggiunto delle altre religioni. Poi le cose sono andate come sono andate. Un cardinale della Curia mi ha detto: avevamo guadagnato la Grecia, ma poi abbiamo perso la Spagna…
Come giudica la recente visita del patriarca ecumenico Bartolomeo I a Roma?
BOTZIOS: L’ho seguita con interesse, partecipando a tutti gli incontri pubblici. È stata confermata la continuità storica dei rapporti tra le due Chiese. Con questi gesti concreti cresce anche per tutti i fedeli la coscienza della fede comune, e così ci prepariamo a ritornare alla tanto desiderata unità delle Chiese.
Come giudica il ruolo assunto da Bartolomeo nella riconciliazione tra Grecia e Turchia e a sostegno dell’entrata della Turchia nell’Unione europea?
BOTZIOS: Il patriarca Bartolomeo è cittadino turco. Vive in Turchia, in mezzo al popolo turco, rimanendo il custode della coscienza culturale e religiosa della Grecia. Per questo si trova in una posizione privilegiata per giudicare l’opportunità di offrire alla Turchia una prospettiva europea. Su questo lui è stato un precursore. I governi greci, quello di prima e quello attuale, hanno capito il valore di queste posizioni, abbracciando la stessa prospettiva.
Eppure ambienti conservatori accusano il Patriarca ecumenico di essere diventato uno strumento del governo turco. Anche alcuni gerarchi ortodossi greci in passato hanno sparato a zero contro l’ammissione della Turchia nella Ue.
BOTZIOS: Non si possono certo censurare le voci contrarie. Forse si tratta di giudizi mossi da altre ragioni. Che comunque non rispecchiano l’opinione della gran parte dei greci.
Sembra superato il recente contenzioso che ha opposto Patriarcato ecumenico e Chiesa greca per la giurisdizione di alcune diocesi elleniche del nord. Che ruolo ha avuto in tale frangente il governo greco?
BOTZIOS: Il ministro della Pubblica istruzione Marietta Giannakou è andata a Istanbul, e anche grazie alla sua mediazione è stata trovata una soluzione tale che oggi si può dire che i problemi sono stati superati, e tra Chiesa greca e Patriarcato ecumenico c’è di nuovo il rispetto che una Chiesa può nutrire nei confronti della Chiesa madre.


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