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APPROFONDIMENTI
tratto dal n. 12 - 2001

Le prospettive degli xenotrapianti


Il numero dei trapianti che si possono fare è limitato dalla carenza di organi e di tessuti umani. È venuta perciò sempre più alla ribalta sul piano tecnico e sperimentale la possibilità del trapianto da una specie animale all’uomo. Anche se esistono dei problemi di carattere giuridico, etico e psicologico


di Adriano Ossicini



Il problema del trapianto di organi, tessuti o cellule, di specie animale all’uomo è divenuto di particolare attualità per una serie di ragioni ma fondamentalmente perché viene incontro alla difficoltà di trovare organi per trapianti da uomo a uomo e per i minori problemi di carattere giuridico ed etico, anche se pure su questo piano dei rilevanti problemi esistono.
Come è noto la chirurgia dei trapianti ossia la chirurgia sostitutiva è fondamentale per molte patologie nell’uomo. Ma come ho detto, il numero dei trapianti che si possono fare è limitato dalla carenza di organi e di tessuti umani. È venuto perciò sempre più alla ribalta sul piano tecnico e sperimentale il problema del trapianto da una specie animale all’uomo.
L’animale in teoria rappresenta una enorme riserva di organi utilizzabili. Però, questa strada è ancora complessa e bisogna risolvere una serie di problemi. Uno di essi è il problema del rigetto, della possibilità che chi riceve il trapianto possa mettere m atto dei procedimenti per sbarazzarsi del tessuto od organo trapiantato.
Sono stati studiati quattro tipi possibili di rigetto, quello iperacuto, quello acuto vascolare, quello che chiamiamo la risposta mediata delle cellule T, con le modalità che sono note per gli allotrapianti ed il rigetto cronico.
Non mi soffermerò su questa tematica se non per dire che gli studi per evitare questi rigetti sono abbastanza avanzati ma non ancora conclusivi.
C’è un secondo problema che è quello di evitare con il trapianto l’introduzione di germi infettivi dall’animale all’uomo. Questo è un grande problema se si pensa ad esempio che nei trapianti dai maiali all’uomo, trapianti tra i più elettivi, le possibilità di agenti infettivi trasmissibili, sono numerosissime. Ci sono infine problemi giuridici etici ed in particolare psicologici. Per quelli giuridici esiste una consolidata casistica studiata a suo tempo nel Comitato nazionale per la bioetica, del quale sono stato a suo tempo presidente e sono tuttora presidente onorario, che permette una valutazione sistematica esaustiva.
Ci sono poi appunto gli aspetti etici che sono notevoli anche se certamente meno pesanti e complessi di quelli del trapianto da uomo a uomo e che vanno dal rispetto degli animali sia pure usati per il bene dell’uomo al consenso informato etc. Di questi rilevanti problemi, non solo di quelli etici, ma di tutti i problemi inerenti lo xenotrapianto, si è occupata una specifica commissione della Pontificia Academia Pro Vita, della quale sono stato chiamato a far parte, della quale era presidente il professore Juan de Dios Vial Correa e vicepresidente il professore Elio Sgreccia, noto cattedratico di bioetica. I risultati dei lavori di questa commissione sono stati pubblicati nel supplemento dell’Osservatore Romano di mercoledì 26 settembre 2001. Il documento è importantissimo per l’ampiezza e la sistematicità dell’analisi che pur privilegiando i problemi etici, affronta tutte le tematiche degli xenotrapianti. Ma non perché è il settore di mia competenza, mi permetto di affermare che i problemi psicologici sono tra i più rilevanti.
Il problema di valutare gli aspetti psicologici degli xenotrapianti è complesso e legato ad una scarsissima letteratura internazionale in merito che spesso affronta il problema in modo indiretto e non in modo diretto.
Non c’è dubbio che la letteratura più ampia in campo psicologico sugli xenotrapianti, è quella riguardante i rischi, i pericoli, le prospettive future.
Gran parte degli studi tendono a sottolineare la paura e perciò la difesa psicologica di fronte a questa nuova tecnologia per i rischi che taluni reputano incalcolabili non solo per i pazienti ma per l’intera umanità.
Ci si domanda che cosa accadrebbe infatti se epidemie che riguardano le scimmie o i maiali si diffondessero tra gli uomini.
Sia chiaro io qui come psicologo e come psichiatra non debbo valutare la concretezza di queste paure, in primo luogo, ma la loro esistenza e la loro dinamica.
Oggi sono noti in letteratura circa 500 virus capaci di attaccare le cellule umane, ma il numero dei virus sconosciuti potrebbe essere infinitamente più alto.
Noi sappiamo in alcuni casi quali virus non possono essere trasmessi dall’animale all’uomo, ma ce ne sono anche altri che possono oltrepassare la barriera di specie e diventare virus “killer”. Oltretutto come afferma Stephen Morse noi sappiamo molto poco di come un virus si propaghi dall’animale all’uomo, ma c’è una cosa che noi sappiamo e che è da tenere sempre presente: una enorme riserva di virus potenzialmente pericolosi è sempre in agguato.
Un secondo problema è più squisitamente psicologico ed è quello delle attese genericamente diffuse sulle possibilità che gli xenotrapianti siano in condizioni di soddisfare le lunghe liste di attesa di fronte alla carenza di organi sani ed idonei per i trapianti.
È una letteratura molto generica spesso fatta solo di richieste di chiarimenti, di interrogativi, di desideri, nei quali prevalgono i meccanismi dell’attesa, dell’interesse, della speranza, ma non vengono messe in evidenza problematiche psicologiche determinate e specifiche. Ci si domanda oltretutto quali garanzie possono essere date sul piano della riuscita tecnica, del tempo di sopravvivenza, e dell’assenza di rischi da parte del ricevente come meccanismi per vincere una parte delle resistenze psicologiche che ci possono essere da parte di un essere umano di fronte al problema di ricevere un organo da un’altra specie, ossia dalla specie animale.
Ma anche questa letteratura non molto ampia è prevalentemente descrittiva e sostanzialmente non analitica.
C’è infine un terzo aspetto, quello più profondo nel quale la letteratura specifica è molto scarsa ma abbastanza seria, approfondita e complessa.
Su questo piano io ho anche fatto delle ricerche che una volta completate sono pronto a documentare.
Queste ricerche possono essere suddivise in due parti:
1) quali modifiche psicologiche, quali reazioni e quali dinamiche relazionai produce nell’uomo l’idea di un trapianto fra animale ed uomo. Questo in generale.
2) Quali meccanismi vengono messi in movimento in coloro che debbono essere oggetto ipoteticamente di trapianti derivanti dalla specie animale.
In tutti questi studi molto differenziati proprio per la novità e la complessità rappresentata dal trapianto dall’animale all’uomo i meccanismi psicologici che vengono studiati perché profondamente investiti in queste operazioni sono prevalentemente i meccanismi che regolano la dinamica dell’inconscio.
Mai come in questo caso l’eventuale accettazione o comunque la disposizione psicologica da affrontare il problema sul piano cosciente è molto meno determinante di quello che è invece riservato alle dinamiche profonde.
Gli studi di un grande scienziato psicoanalista e psichiatra, Matte Blanco, ci aiutano molto su questo piano proprio in quanto in modo scientifico tendono a determinare forme di lettura specifiche riguardanti la dinamiche della coscienza, quella dell’inconscio ed i rapporti tra esse.
È proprio la “bilogica”, secondo Matte Blanco, che permette di affrontare a fondo questi temi e mai come in questo caso è vero quanto ormai acquisito sul piano scientifico come il principio di non contraddizione non appartenga a quella che Matte Blanco chiama la logica dell’inconscio.
Gli studi più seri su quello che viene messo in movimento di fronte al problema del trapianto dalla specie animale a quella umana, mettono in evidenza come il punto di partenza al quale rifarsi per un orientamento, seppure iniziale, è quello dei meccanismi di difesa dell’io.
Non sto qui a rifare l’analisi dell’importanza di questi meccanismi di difesa per lo sviluppo dell’essere umano nei primissimi periodi della sua esistenza.

Oltretutto me ne sono personalmente occupato ampiamente nei miei studi sulla relazione madre-bambino e sulle terapie dell’autismo infantile.
Sta di fatto che nell’essere umano proprio attraverso i meccanismi di difesa dell’io, si vengono a stabilire i primi rapporti fondamentali sul piano relazionale per l’equilibrio psichico.
Questi meccanismi di difesa dell’io che investono i rapporti genitoriali e attraverso di essi i problemi della propria identità di specie e di dinamica relazionale vengono messi in discussione cioè vengono chiamati a degli adattamenti di fronte alla novità e alla estraneità di possedere o di doversi porre il problema di possedere, in modo determinante qualcosa che appartiene alla specie animale.
In particolare meccanismi come quelli di proiezione, di identificazione, di spostamento, ma mi generale tutta la dinamica inconscia di difesa dall’ansia e di utilizzazione di forme di rassicurazione e di protezione vengono in qualche modo investite.
Non dico che tutto questo sia negativo, parlo di problematiche che sorgono e di nuovi meccanismi di adattamento che debbono fare i conti con quelli esistenti.
Non c’è dubbio che come nelle malattie assistiamo parzialmente ma spesso in modo ampio a delle regressioni, problematiche come quelle del trapianto fra specie animale e specie umana vanno non possono che produrre profonde regressioni e vanno studiate in questo ambito.
Quando avrò completato un’analisi più approfondita in merito, potrò anche produrre una documentazione specifica delle mie analisi.
C’è infine il piano etico che riguarda indirettamente la psicologia ma la riguarda perché ovviamente l’etica è vissuta anche nei limiti e sulla base di determinati e specifici equilibri psicologici.
È un capitolo molto complesso sul quale la letteratura è a tutt’oggi pressoché inesistente.
Forse il settore nel quale si può trovare qualcosa di serio sui rapporti tra etica e psicologia da utilizzare poi in questo settore è quello degli studi psicologici nel campo religioso.
Comunque, i temi etici di fondamentale importanza anche in questo settore sono stati, come ho detto, a mio avviso. messi a fuoco dalla commissione di esperti che vedeva i più importanti scienziati, teologi, antropologi, psicologi etc., dei Paesi con particolare sviluppo negli studi e negli esperimenti sugli xenotrapianti, commissione che ha operato appunto presso la Pontificia, Academia Pro Vita.
Concludendo, si tratta di una strada da percorrere con grande prudenza ma con particolare coraggio perché le prospettive sono notevoli e attraverso questa strada è possibile risolvere problemi drammatici in altro modo difficilmente risolvibili.


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