In memoria di Paolo Bufalini
Il Paradiso dei giusti
È morto a Roma il 17 dicembre il senatore Paolo Bufalini, personaggio molto importante nell’Italia del dopoguerra e limpida figura di sereno antifascista non retrodatato. Al suo funerale in Campidoglio – dove era presente anche il cardinale Silvestrini – ho espresso anche io il mio commosso rimpianto.
di Giulio Andreotti

Il senatore Paolo Bufalini
Nel triste commiato da Paolo Bufalini – del quale va ricordata anche la finezza nella coltivazione degli studi classici – si addice il sospiro del poeta Orazio «Non omnis moriar». A parte l’amicizia – che si coltiva in silenzio e che la morte non interrompe – credo a me spetti sottolineare – accennandoli soltanto – tre momenti caratteristici dell’attività di Paolo in Senato, che peraltro – mi piace rilevarlo – ebbe inizio, il primo giorno di presenza, con un appello accorato per i poveri della borgata romana del Tufello.
Il primo punto concerne l’importanza fondamentale che ha sempre dato all’istituzione parlamentare. Cito a puro titolo esemplificativo questo passo del 4 marzo 1966:
«Le posizioni politiche devono essere chiare. Le lotte politiche devono svolgersi alla luce del sole, nel pieno rispetto delle prerogative del Parlamento e dell’autonomia propria di tutte le assemblee elettive. È questo, secondo noi, un terreno decisivo per il dialogo, il confronto, la ricerca di intese e di unità tra tutte le forze democratiche e progressive, sia laiche, sia del mondo cattolico e della stessa Democrazia cristiana. È un terreno decisivo al pari di quello della lotta per la salvezza della pace e dell’indipendenza dei popoli, della lotta per la giustizia sociale, il progresso e il rinnovamento della nostra economia».
Il secondo punto riguarda il ruolo da lui avuto nel delicato problema dei rapporti tra Stato e Chiesa e specificamente nel lungo travaglio di preparazione dell’aggiornamento del Concordato in armonia con la storica decisione assunta dai comunisti il 25 marzo 1947 a favore della menzione dei Patti del Laterano nella Carta Costituzionale. Bufalini – cito dal resoconto dell’8 dicembre 1978 – affermò:
«La laicità dello Stato, quale è tratteggiata nella Carta costituzionale, chiede a tutti, cattolici e non cattolici, credenti e non credenti, di concorrere insieme all’opera di edificazione di una democrazia in cui tutti possano riconoscersi, fuori di schemi privilegiati e fuori di ogni forma di discriminazione diretta o indiretta. La scelta di costruire rapporti con le confessioni religiose, sulla base di trattative bilaterali, con il Concordato per la Chiesa cattolica, con le intese per le altre confessioni religiose, sancita dagli articoli 7 e 8 della Costituzione, mantiene ai nostri occhi tutto il significato di una svolta storica e costituzionale di grande momento, una svolta, cioè, che vuole coinvolgere i diversi interlocutori in un dialogo rispettoso dei principi di libertà riconosciuti a tutti e capace di disciplinare le giuste esigenze di ciascuna confessione religiosa».
Il terzo punto concerne la tragedia Moro. Il 25 maggio di quello stesso 1978 Paolo troncò nettamente le squallide speculazioni circolanti, dicendo:
«Noi non ci siamo orientati secondo un astratto principio di difesa degli interessi dello Stato di diritto, ma abbiamo detto: non possiamo farci illusioni sulla possibilità di una trattativa con le Brigate rosse, che sono una banda di criminali… La fermezza nel rifiuto della trattativa, nel rifiuto del riconoscimento delle Brigate rosse e dello scambio, comunque denominati, è stata una via obbligata, ed una via non in contrasto con la sicurezza dei cittadini e la difesa della vita dei cittadini, ma una via in funzione della sicurezza di tutti i cittadini e della difesa della loro vita».
Questi non sono che accenni di un formidabile apporto qualitativo al dibattito del Senato durante la sua lunga permanenza. Sarà utile associarlo, in adeguati ricordi, al ruolo della sua importantissima azione globale compresa la forte presenza negli incontri dell’Unione interparlamentare dove la sua preparazione e la serenità dei modi gli fecero acquistare presto un ruolo molto significativo.
Ma, nel concludere, non posso non ricordare una stupenda caratteristica di Bufalini. Seppe sempre mantenere il dialogo e con alcuni autentica amicizia, anche con chi dissentiva radicalmente dalle sue idee politiche.
Lascia alla famiglia e a tutti noi un esempio affascinante di probità, di impegno, di coerenza, di umanità.
Paolo consentimi di esprimere la certezza che tu ora sei nel Paradiso dei giusti.