Bologna 7-10 ottobre
«La rivoluzione del soggetto»
Tra agosto e settembre si sono rincorsi e intrecciati incontri, riunioni, appuntamenti di massa di associazioni e movimenti cattolici. Il vaticanista della Repubblica ne fa un bilancio e individua delle prospettive
di Marco Politi

Il pellegrinaggio a Loreto organizzato dall’Azione cattolica dal 1° al 5 settembre 2004
È stato un impatto che ha colpito i mass media, mettendo a nudo un aspetto significativo della società italiana. Nello sbriciolarsi delle strutture associativo-culturali della sinistra e dell’area laica, avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta, il mondo cattolico è rimasto sostanzialmente l’unico spazio aggregativo in cui uomini e donne, specialmente giovani, si riuniscono per discutere, riflettere e approfondire le questioni del mondo e della società (oltre naturalmente ai problemi più strettamente riguardanti la fede), sfuggendo all’inferno dell’individualismo frammentato di chi è costretto a seguire i talk-show o ad accontentarsi dei discorsi da bar.
Mondo cattolico è tuttavia un’espressione imprecisa. Meglio sarebbe dire “mondi”. La vitalità del cattolicesimo italiano è affidata, infatti, a un arcipelago di presenze e di realtà che non sono né univoche né unidirezionali, ma ciò non rappresenta una carenza, semmai – per riprendere un concetto sviluppato dal sociologo Luca Diotallevi – è proprio questa “offerta differenziata” a garantire che il “monopolista cattolico” riesca a raggiungere il maggior numero di consumatori religiosi. L’immagine può apparire un po’ troppo legata all’idea di mercato, ma d’altronde non è da oggi che la sociologia parla di mercato religioso così come di mercato politico.

Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, Giancarlo Cesana e Paola Bignardi, presidente dell'Azione cattolica, al Meeting di Rimini, il 24 agosto 2004
«Assicuro la disponibilità di tutte le nostre comunità sparse nel nostro Paese a una collaborazione reale» ha scritto don Giussani, «soprattutto in quella che avvertiamo come l’urgenza del tempo presente: vale a dire, la necessità di ritornare all’annuncio dell’avvenimento cristiano nei suoi fattori essenziali, e quindi l’educazione di personalità adulte che, nell’appartenenza alla Chiesa, abbiano come orizzonte di testimonianza il mondo». Un indirizzo chiaro, un modello di una convergenza di sforzi che dovrebbe abbracciare idealmente tutte le realtà cattoliche ben al di là di rapporti meramente bilaterali. Così pensa e spera, d’altronde, la Cei. Lo sforzo di rievangelizzazione – sostiene convinto il segretario generale dell’episcopato, monsignor Betori – «va fatto insieme». Insieme, è la sua tesi, bisogna «invadere gli spazi di vita della gente per provocarli con la forza del Vangelo».
La riconversione ad una cooperazione tra associazioni e movimenti, che superi l’orgogliosa solitudine dell’autonomia di ciascuno, non è peraltro frutto di un momento. Alle spalle c’è la “pentecoste dei movimenti” promossa dalla Santa Sede sul finire degli anni Novanta, quando apparve evidente che i movimenti avevano sì portato un rinnovato slancio alla comunità cattolica, ma al tempo stesso si profilava il pericolo di una spinta centrifuga che corrodesse le strutture territoriali della Chiesa, a cominciare dalle parrocchie. D’altra parte, non è che la rinnovata attenzione della Cei alla parrocchia si sia accompagnata in questi anni ad un rinnovato interesse per l’Azione cattolica, specificatamente per la sua funzione di formazione di un laicato impegnato nelle comunità parrocchiali e nelle diocesi.
Eppure c’è anche un altro motivo sottostante alla recente pacificazione. Un motivo connesso alla fase tramontante del pontificato wojtyliano. C’è stato un momento – corrispondente grosso modo al primo decennio del regno di Giovanni Paolo II – in cui la concorrenzialità fra associazioni e movimenti si è evidenziata in una maggiore o minore fedeltà (o presunta tale) e docilità alla linea programmatica del Pontefice. C’è stato un periodo in cui questa gara ad apparire i “più” fedelissimi e, di converso, a sostenere che gli “altri” non erano all’altezza della nuova situazione, si è manifestata molto chiaramente all’opinione pubblica. Ormai queste motivazioni sono cadute. Si tratta semmai di guardare al futuro. Si spiega anche così il placarsi della competizione.
Qualcuno si è chiesto se la ripresa di attivismo delle realtà – o delle diverse “minoranze” come forse sarebbe corretto dire – cattoliche possa preludere al riformarsi di un grande partito cattolico di centro. È il fantasma della Balena bianca che perseguita ciclicamente gli opinionisti. Personalmente non credo a questa prospettiva, e comunque sono gli stessi attori del mondo cattolico associativo ad escludere una simile intenzione. La verità è che le associazioni e i movimenti cattolici sono veramente frutto di spinte, idealità, interessi e progetti presenti nelle pieghe più diverse della società civile italiana. Alcune realtà hanno un profilo politico (nel senso più lato) ben riconoscibile che esclude ricompattamenti in un centro indistinto, altre sono talmente trasversali da allontanarsi istintivamente da qualsiasi polarità.

Chiara Lubich (movimento dei Focolari) e Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio) in occasione della II Giornata dell’interdipendenza, Parco della Musica, a Roma, il 12 settembre
In questo senso il modello verso cui si sta andando non è quello di un ritrovato monolitismo delle associazioni cattoliche, ma semmai quello della “rete” secondo lo schema promosso da Luigi Bobba, presidente delle Acli. Cioè di un collegarsi di volta in volta di soggetti (che mantengono la propria autonomia e la propria cultura) su singoli temi e istanze di interesse comune. Sul piano dell’analisi teorica è anche il metodo delle Settimane sociali, il cui prossimo appuntamento a Bologna è dedicato ad un tema fondamentale dell’epoca contemporanea: il funzionamento e le caratteristiche di un’autentica democrazia.
Sul piano pratico, tocca o toccherebbe, poi, alla classe politica cogliere quanto di valido e di innovativo emerge da questi mondi. Il bilancio finora è scarso. I palazzi romani – ed è sconsolante per certi versi dover utilizzare nuovamente l’acuta definizione di Pasolini – mostrano una notevole sordità nei confronti di ciò che succede, si agita e vive nel tessuto sociale della quotidianità e di spazi che solo apparentemente sono periferici. La recente bocciatura delle progettate agevolazioni fiscali alle Onlus è solo un esempio – come nota Bobba – della cecità della politica nei confronti di realtà che producono un alto “profitto sociale”.

Alcuni partecipanti al convegno di studio sulla globalizzazione, organizzato dalle Acli a Orvieto il 10 settembre 2004
L’ascolto di mondi così vitali rimanda, in ultima istanza, al ruolo da riservare ai laici nella Chiesa del terzo millennio. Dice Giuseppe De Rita che la Chiesa non ha ancora compreso la “rivoluzione del soggetto” verificatasi negli ultimi due secoli. Ma ogni ritardo avrà conseguenze pesanti.