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SETTIMANE SOCIALI
tratto dal n. 09 - 2004

Bologna 7-10 ottobre

«La rivoluzione del soggetto»


Tra agosto e settembre si sono rincorsi e intrecciati incontri, riunioni, appuntamenti di massa di associazioni e movimenti cattolici. Il vaticanista della Repubblica ne fa un bilancio e individua delle prospettive


di Marco Politi


Il pellegrinaggio a Loreto organizzato dall’Azione cattolica dal 1° al 5 settembre 2004

Il pellegrinaggio a Loreto organizzato dall’Azione cattolica dal 1° al 5 settembre 2004

Sarà ricordata come l’“estate dei movimenti”, l’intensa stagione tra agosto e settembre di quest’anno in cui si sono rincorsi e intrecciati incontri, riunioni, appuntamenti di massa, che hanno rivelato prepotentemente la vitalità di associazioni e movimenti cattolici. Il Meeting di Comunione e liberazione, il pellegrinaggio a Loreto dell’Azione cattolica benedetto dalla presenza del Papa, l’assemblea interreligiosa di Sant’Egidio, la carovana della pace di padre Alex Zanotelli, il convegno di studio sulla globalizzazione delle Acli a Orvieto, le iniziative dei Focolarini.
È stato un impatto che ha colpito i mass media, mettendo a nudo un aspetto significativo della società italiana. Nello sbriciolarsi delle strutture associativo-culturali della sinistra e dell’area laica, avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta, il mondo cattolico è rimasto sostanzialmente l’unico spazio aggregativo in cui uomini e donne, specialmente giovani, si riuniscono per discutere, riflettere e approfondire le questioni del mondo e della società (oltre naturalmente ai problemi più strettamente riguardanti la fede), sfuggendo all’inferno dell’individualismo frammentato di chi è costretto a seguire i talk-show o ad accontentarsi dei discorsi da bar.
Mondo cattolico è tuttavia un’espressione imprecisa. Meglio sarebbe dire “mondi”. La vitalità del cattolicesimo italiano è affidata, infatti, a un arcipelago di presenze e di realtà che non sono né univoche né unidirezionali, ma ciò non rappresenta una carenza, semmai – per riprendere un concetto sviluppato dal sociologo Luca Diotallevi – è proprio questa “offerta differenziata” a garantire che il “monopolista cattolico” riesca a raggiungere il maggior numero di consumatori religiosi. L’immagine può apparire un po’ troppo legata all’idea di mercato, ma d’altronde non è da oggi che la sociologia parla di mercato religioso così come di mercato politico.
Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, Giancarlo Cesana e Paola Bignardi, presidente dell'Azione cattolica, al Meeting di Rimini, 
il 24 agosto 2004

Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, Giancarlo Cesana e Paola Bignardi, presidente dell'Azione cattolica, al Meeting di Rimini, il 24 agosto 2004

L’icona di questa estate è certamente l’abbraccio simbolico avvenuto a Rimini tra Cl e l’Azione cattolica, con la presidente Paola Bignardi invitata a salire sul palco ciellino. Ma ancor più incisivo è l’evento della lettera inviata da don Giussani alla Bignardi a Loreto per proporre e offrire collaborazione nell’opera di evangelizzazione. Per chi ha assistito alle roventi polemiche tra Comunione e liberazione e l’Azione cattolica negli anni Settanta e Ottanta, condotte con vero furore e assai poca cristiana carità, il messaggio ha il valore di una pietra posta solennemente sul passato, il senso di una pagina nuova che si apre.
«Assicuro la disponibilità di tutte le nostre comunità sparse nel nostro Paese a una collaborazione reale» ha scritto don Giussani, «soprattutto in quella che avvertiamo come l’urgenza del tempo presente: vale a dire, la necessità di ritornare all’annuncio dell’avvenimento cristiano nei suoi fattori essenziali, e quindi l’educazione di personalità adulte che, nell’appartenenza alla Chiesa, abbiano come orizzonte di testimonianza il mondo». Un indirizzo chiaro, un modello di una convergenza di sforzi che dovrebbe abbracciare idealmente tutte le realtà cattoliche ben al di là di rapporti meramente bilaterali. Così pensa e spera, d’altronde, la Cei. Lo sforzo di rievangelizzazione – sostiene convinto il segretario generale dell’episcopato, monsignor Betori – «va fatto insieme». Insieme, è la sua tesi, bisogna «invadere gli spazi di vita della gente per provocarli con la forza del Vangelo».
La riconversione ad una cooperazione tra associazioni e movimenti, che superi l’orgogliosa solitudine dell’autonomia di ciascuno, non è peraltro frutto di un momento. Alle spalle c’è la “pentecoste dei movimenti” promossa dalla Santa Sede sul finire degli anni Novanta, quando apparve evidente che i movimenti avevano sì portato un rinnovato slancio alla comunità cattolica, ma al tempo stesso si profilava il pericolo di una spinta centrifuga che corrodesse le strutture territoriali della Chiesa, a cominciare dalle parrocchie. D’altra parte, non è che la rinnovata attenzione della Cei alla parrocchia si sia accompagnata in questi anni ad un rinnovato interesse per l’Azione cattolica, specificatamente per la sua funzione di formazione di un laicato impegnato nelle comunità parrocchiali e nelle diocesi.
Eppure c’è anche un altro motivo sottostante alla recente pacificazione. Un motivo connesso alla fase tramontante del pontificato wojtyliano. C’è stato un momento – corrispondente grosso modo al primo decennio del regno di Giovanni Paolo II – in cui la concorrenzialità fra associazioni e movimenti si è evidenziata in una maggiore o minore fedeltà (o presunta tale) e docilità alla linea programmatica del Pontefice. C’è stato un periodo in cui questa gara ad apparire i “più” fedelissimi e, di converso, a sostenere che gli “altri” non erano all’altezza della nuova situazione, si è manifestata molto chiaramente all’opinione pubblica. Ormai queste motivazioni sono cadute. Si tratta semmai di guardare al futuro. Si spiega anche così il placarsi della competizione.
Qualcuno si è chiesto se la ripresa di attivismo delle realtà – o delle diverse “minoranze” come forse sarebbe corretto dire – cattoliche possa preludere al riformarsi di un grande partito cattolico di centro. È il fantasma della Balena bianca che perseguita ciclicamente gli opinionisti. Personalmente non credo a questa prospettiva, e comunque sono gli stessi attori del mondo cattolico associativo ad escludere una simile intenzione. La verità è che le associazioni e i movimenti cattolici sono veramente frutto di spinte, idealità, interessi e progetti presenti nelle pieghe più diverse della società civile italiana. Alcune realtà hanno un profilo politico (nel senso più lato) ben riconoscibile che esclude ricompattamenti in un centro indistinto, altre sono talmente trasversali da allontanarsi istintivamente da qualsiasi polarità.
Chiara Lubich (movimento dei Focolari) e Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio) in occasione della II Giornata dell’interdipendenza, Parco della Musica, a Roma, il 12 settembre

Chiara Lubich (movimento dei Focolari) e Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio) in occasione della II Giornata dell’interdipendenza, Parco della Musica, a Roma, il 12 settembre

Vero è piuttosto che la presenza e le iniziative dell’associazionismo cattolico, proprio perché a stretto contatto con la società civile, apportano spesso un arricchimento alla politica. Si tratti della pace o dell’Europa, della famiglia o del nuovo welfare, del no-profit o dello sviluppo globale sostenibile. «Non si può delegare alla televisione il dibattito politico», sostiene lucidamente Paola Bignardi, aggiungendo che «la cultura politica che oggi il cristiano può contribuire a diffondere passa attraverso il riconoscimento del valore e del limite della politica come esperienza nella quale etica e cultura confluiscono in un’azione di paziente e tenace promozione di un ampio consenso; come azione che cerca la realizzazione, attraverso una mediazione storica, dei valori in cui crede».
In questo senso il modello verso cui si sta andando non è quello di un ritrovato monolitismo delle associazioni cattoliche, ma semmai quello della “rete” secondo lo schema promosso da Luigi Bobba, presidente delle Acli. Cioè di un collegarsi di volta in volta di soggetti (che mantengono la propria autonomia e la propria cultura) su singoli temi e istanze di interesse comune. Sul piano dell’analisi teorica è anche il metodo delle Settimane sociali, il cui prossimo appuntamento a Bologna è dedicato ad un tema fondamentale dell’epoca contemporanea: il funzionamento e le caratteristiche di un’autentica democrazia.
Sul piano pratico, tocca o toccherebbe, poi, alla classe politica cogliere quanto di valido e di innovativo emerge da questi mondi. Il bilancio finora è scarso. I palazzi romani – ed è sconsolante per certi versi dover utilizzare nuovamente l’acuta definizione di Pasolini – mostrano una notevole sordità nei confronti di ciò che succede, si agita e vive nel tessuto sociale della quotidianità e di spazi che solo apparentemente sono periferici. La recente bocciatura delle progettate agevolazioni fiscali alle Onlus è solo un esempio – come nota Bobba – della cecità della politica nei confronti di realtà che producono un alto “profitto sociale”.
Alcuni partecipanti al convegno di studio sulla globalizzazione, organizzato dalle Acli a Orvieto il 10 settembre 2004

Alcuni partecipanti al convegno di studio sulla globalizzazione, organizzato dalle Acli a Orvieto il 10 settembre 2004

C’è, tuttavia, da aggiungere un’annotazione anche sul versante ecclesiale. La gerarchia ecclesiastica non sembra aver colto fino in fondo lo spessore dei mondi associativi, che chiedono di avere voce anche nella Chiesa. Nell’ultimo ventennio si è fatto strada all’interno dell’istituzione ecclesiastica un atteggiamento ispirato ad un misto di timore, diffidenza e irritazione nei confronti di tutto ciò che possa provocare dibattito, diversità di opinioni, magari anche concorrenza di scelte dentro la comunità dei credenti. Manca un forum dove la ricchezza delle associazioni, dei movimenti e delle singole personalità possa parlare e confrontarsi su fede, cultura, società e rapporto col mondo. L’ultimo convegno ecclesiale di Palermo fu un non-modello, perché segnato dall’ansia di presentare tutti concordi come una scolaresca.
L’ascolto di mondi così vitali rimanda, in ultima istanza, al ruolo da riservare ai laici nella Chiesa del terzo millennio. Dice Giuseppe De Rita che la Chiesa non ha ancora compreso la “rivoluzione del soggetto” verificatasi negli ultimi due secoli. Ma ogni ritardo avrà conseguenze pesanti.


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