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COPERTINA
tratto dal n. 10 - 2004

FECONDAZIONE ASSISTITA. La nuova legge tra proposte di modifica e referendum

La vita non è una guerra di religione


Il presidente emerito del Comitato nazionale per la bioetica spiega perché quella che comunemente viene chiamata fecondazione assistita è un problema che non può essere affidato al voto referendario. E analizza le proposte di modifica: «Una vacatio legis sarebbe drammatica, ma anche errori avallati in sede normativa vanno evitati»


di Adriano Ossicini


Un genetista al microscopio durante una fecondazione artificiale

Un genetista al microscopio durante una fecondazione artificiale

Il problema di quella che viene comunemente chiamata procreazione medicalmente assistita ha aperto ormai da decenni in campo scientifico un dibattito con profondi risvolti sul piano umano e legislativo. Si tratta di una realtà complessa che al di là della ricerca, sempre auspicabile, ha prodotto interrogativi e aspettative spesso molto coinvolgenti a livello emotivo.
In Italia, da lungo tempo, il Comitato nazionale per la bioetica si è impegnato in un’analisi approfondita di questa tematica, anche in funzione di proposte concrete sul piano operativo, scientifico e legislativo. Io, prima come vicepresidente, poi come presidente effettivo e infine come presidente onorario, mi sono a lungo occupato di ciò, anche per specifici riferimenti alla mia esperienza professionale di neuropsichiatra dell’infanzia.
Il Comitato pubblicò nel 1994 un ampio e documentato volume nel quale si esaminava tutta la legislazione straniera sulla procreazione assistita. In secondo luogo, in due differenti documenti – Parere sulle tecniche di procreazione assistita, del 17 giugno 1994, e La fecondazione assistita. Documenti del Comitato nazionale per la bioetica, del 17 febbraio 1995 – vennero affrontate tutte le più importanti questioni sollevate sull’argomento. Come presidente, allora, proposi anche un testo di analisi scientifica sulle problematiche che sorgevano nel campo della psicologica dell’infanzia.
Tutto questo lavoro portò, poi, a una serie di orientamenti e proposte operative – su cui i componenti del Comitato si trovarono unanimemente d’accordo – che confluirono in un documento nel quale, in appendice, si registrarono alcuni differenziati pareri di carattere tecnico.
La rilettura dei dieci commi del Parere, riassuntivo dei lavori del Comitato nazionale per la bioetica sulla materia, permetteva e permette formulazioni legislative sufficientemente chiare. Se se ne fosse tenuto completamente conto, alcuni problemi forse non sarebbero sorti. L’unanimità su alcuni punti è particolarmente significativa. Ne ricordo esemplificativamente due: la raccomandazione che «sia proibita la produzione di embrioni al solo scopo di farne oggetto di sperimentazione e ricerca» e una valutazione totalmente negativa sulla maternità surrogata. Ma in particolare è interessante l’esposizione di una serie di rifiuti in caso di procreazione medicalmente assistita così elencati:
l’ovodonazione e l’embriodonazione nel caso di donne in età non più fertile;
ogni forma di fecondazione assistita richiesta da una coppia dello stesso sesso;
la fecondazione assistita richiesta da una donna sola;
la fecondazione assistita attuata dopo la morte di uno dei due coniugi;
la fecondazione assistita richiesta da coppie che non forniscano garanzie adeguate di stabilità.
Il legislatore si trovava di fronte, nel nostro Paese, a delle indicazioni abbastanza omogenee di carattere scientifico sulle quali operare. E io, prima come legislatore e poi come consulente in sede legislativa, ho avuto l’onore di prospettarle in sede parlamentare. C’è un mio intervento al Senato, del 22 luglio 2000, sull’argomento, che contiene un’analisi ampia degli aspetti scientifici e legislativi.
D’altro canto, mentre sul piano scientifico noi avevamo operato tempestivamente in modo efficace, sul piano legislativo, non solo c’era un vuoto drammatico, ma addirittura un’“improvvida” circolare, abbastanza datata, del ministro Degan proibiva ogni forma di intervento pubblico nel campo della procreazione medicalmente assistita, permettendo al privato tutto il possibile. E questo ha determinato gravi conseguenze in una materia così delicata, lasciata al mercato e senza concrete garanzie e controlli.
Non mi soffermerò, perché questa non è la sede, sulle ragioni del lungo travaglio in Parlamento fino all’approdo a una legge emanata tra profondi contrasti, e su cui ora vengono proposti una serie di referendum. Il mio contributo vuole essere, nella linea di una lunga esperienza, propositivo per il futuro di una questione che necessita assolutamente di una regolamentazione. Una vacatio legis sarebbe drammatica, ma anche errori avallati in sede normativa vanno evitati.
Voglio innanzitutto dire che si tratta di una materia complicatissima, estremamente difficile a comprendersi anche per un tecnico e sulla quale la disinformazione è ampia. E il voto referendario, pur essendo uno strumento fondamentale in democrazia, senza un’accurata informazione, può provocare anche gravi danni: se al tempo di Galilei il popolo avesse votato sulle sue scoperte, avrebbe vinto Roberto Bellarmino!
Un primo passo consiste nel fare chiarezza sul piano scientifico. Le proposte fatte dal Comitato nazionale per la bioetica, esposte sommariamente alla fine di un lungo percorso, forniscono già un orizzonte abbastanza definito. Prima di utilizzare queste proposte, in rapporto alla legge e alle eventuali modifiche apportabili, ci sembra utile sottolineare l’importanza di un progetto serio di ricerca sulle cellule staminali, perché da esso si possono dedurre anche degli elementi interessanti per l’ampia materia affrontata in modo diretto e indiretto dalla legge in questione.
Da tutto quanto detto, nel rammaricarmi che in alcuni casi le proposte unanimemente presentate dal Comitato nazionale per la bioetica siano state dall’una o dall’altra parte dei legislatori disattese, penso che alcune prospettive si possano aprire. Come scienziato, e non come uomo di parte, dico che la caduta della legge in toto produrrebbe effetti drammatici, si tornerebbe al far west, al mercato e al profitto incontrollati
Come è ormai noto anche al grande pubblico, nei primi stadi di sviluppo dell’embrione umano (e cioè nello stadio che precede l’impianto nell’utero) tutte le sue cellule sono in grado di dare origine a un nuovo individuo attraverso il meccanismo della clonazione. Queste cellule embrionali – gli embrioblasti – vengono anche dette cellule staminali totipotenti perché in laboratorio, se opportunamente stimolate, esse sono in grado di trasformarsi praticamente in tutte le principali linee cellulari dell’adulto. Si ritiene che questa loro caratteristica possa essere sfruttata per creare cellule staminali capaci di curare tutta una serie di malattie degenerative e genetiche.
Accanto a questa prospettiva che, come è noto, suscita serie perplessità sul piano etico, ne esistono però, oggi, altre che sembrano altrettanto promettenti perché, sulla base delle nostre conoscenze attuali, potrebbero rendere non più necessario il ricorso alle cellule staminali ottenute da embrioblasti totipotenti. Si tratta degli studi sulle cellule staminali ottenute dal cordone ombelicale dei neonati e su quelle ottenute da individui adulti.
In questi pochissimi anni (un quinquennio) intercorsi dall’identificazione delle prime cellule staminali negli individui adulti, è già stata provata la loro grande plasticità. È oggi certo che questa plasticità permetterà, in un prossimo futuro, una grande varietà di applicazioni pratiche atte a identificare strade non controverse per la ricerca di nuove terapie. È proprio per promuovere queste ricerche che nel 2000, dal momento che l’Italia è all’avanguardia negli studi in questo settore, è stato creato un Forum nazionale per promuovere la ricerca nel campo delle cellule staminali non embrionarie. Il potenziale uso terapeutico di queste cellule ottenute dall’adulto, sebbene in alcuni casi crei nuove problematiche di natura etica, sembra oggi altrettanto promettente di quello dell’embrione in fase iniziale.
C’è anche da sottolineare come le cellule staminali potranno fornire strumenti utili anche al di là di quelli strettamente terapeutici, ad esempio per la verifica dell’efficacia e della tossicità di nuovi farmaci. Così, mentre oggi non si può obiettivamente fare a meno della sperimentazione animale nella fase preclinica dell’applicazione farmacologica di nuove molecole, in un futuro non lontano ciò sarà probabilmente possibile grazie proprio alle cellule staminali che offrono la possibilità di saggiare nuovi prodotti chimici e biologici in sistemi cellulari che siano fisiologici e affidabili allo stesso tempo. Ciò porterà ad accelerare notevolmente il processo di sviluppo di nuovi farmaci.
C’è, poi, come s’è detto, la possibilità di utilizzare le cellule staminali fetali ottenibili dal cordone ombelicale al momento della nascita. Prelevando alla nascita queste cellule, si potrebbe costituire una riserva strategica, non solo per quell’individuo, ma anche – se si superano i problemi di istocompatibilità – per un numero considerevole di altre persone, perché queste cellule, dotate di un elevatissimo potenziale replicativo, potrebbero essere espanse rapidamente e utilizzate anche in caso di malattie acute. Anche in questo caso abbiamo quindi grandi potenzialità.
Un aspetto importante della ricerca da programmare per il prossimo futuro è quello rappresentato dagli studi volti a identificare tutti i tipi di cellule staminali presenti in natura. Ne è già stato identificato un certo numero, ma non sappiamo davvero se siano tutte quelle esistenti. Vanno poi valutati la loro interconversione funzionale e il loro potenziale terapeutico. Ciò porterà sia ad ampliare le conoscenze sulla biologia e sulla fisiologia delle cellule staminali, sia a migliorare la valutazione delle potenziali applicazioni terapeutiche, che sono quelle più importanti. Tra queste, naturalmente, c’è la produzione di tessuti nuovi e compatibili, effettuata sia in vitro che in vivo.
Un medico spiega a una coppia il procedimento della fecondazione assistita

Un medico spiega a una coppia il procedimento della fecondazione assistita

Va ricordato che i primi lavori in assoluto sull’identificazione delle cellule staminali ottenute nell’adulto portano anche le firme di ricercatori italiani e sono il frutto di un’ampia collaborazione che ha coinvolto in primis le nostre istituzioni scientifiche. L’Italia deve quindi porsi come priorità assoluta quella di intensificare, a prescindere dalle considerazioni etiche, la ricerca sulle cellule staminali adulte e su quelle ottenute dal sangue del cordone ombelicale anche perché, se si utilizza, ad esempio, una cellula staminale ematopoietica di un determinato paziente, facendola evolvere verso un prestabilito istotipo, sarebbe del tutto improbabile che queste nuove cellule possano essere rigettate al momento di essere reinfuse nello stesso paziente.
Data la ristrettezza di fondi su cui può, oggi, contare la ricerca italiana, è quindi auspicabile che si lanci un programma di studi focalizzato su questo tipo di cellule lasciando ad altri il compito di lavorare su altre linee cellulari.
Tutto questo rende chiaro quanto sia vasta l’area nella quale la procreazione medicalmente assistita si colloca.
Tornando ai problemi immediati, aperti dalla legge recentemente approvata, dobbiamo comprendere se e come si debba procedere sia ad eventuali modifiche della legge, sia alla creazione di strutture operative efficienti che diano garanzie. Perché nel nostro Paese molte leggi, anche apparentemente rivoluzionarie (per esempio quella sulla riforma psichiatrica), hanno prodotto poi, per mancanza di strutture e di regolamenti, gravi difficoltà.
Venendo alla legge in questione, nata da contrasti tra orientamenti talvolta addirittura ideologici, vorrei fare alcune osservazioni.
Se è pur vero che non si possono mettere limiti alla ricerca scientifica (la scienza esplora il possibile), tuttavia le sue applicazioni non possono essere sottratte all’etica, e la legislazione deve tenerne conto.
Faccio un esempio. Non solo come scienziato, ma come legislatore, non sono mai riuscito a capire come sia possibile, in caso di fecondazione eterologa, evitare il fatto che si leda un diritto inalienabile della persona dei nascituri, sancito dalla Costituzione: quello del riconoscimento del padre naturale! Non voglio qui entrare nella casistica, ma si tratta comunque di un ostacolo giuridicamente ed eticamente insuperabile.
Veniamo alla legge. Da tutto quanto detto, nel rammaricarmi che in alcuni casi le proposte unanimemente presentate dal Comitato nazionale per la bioetica siano state dall’una o dall’altra parte dei legislatori disattese, penso che alcune prospettive si possano aprire.
Come scienziato, e non come uomo di parte, dico che la caduta della legge in toto produrrebbe effetti drammatici, si tornerebbe al far west, al mercato e al profitto incontrollati.
Ma certo è possibile anche in questo caso fare delle proposte migliorative di una legge.
Innanzitutto riassumiamo i cinque quesiti abrogativi proposti per il referendum.
Il primo, promosso dai radicali, propone l’abrogazione dell’intera legge. Gli altri quattro sono stati portati avanti da un fronte composito, guidato dai Ds, e propongono la cancellazione di parti molto importanti della legge 40.
Il secondo quesito referendario chiede l’eliminazione di alcuni punti degli articoli 12, 13 e 14, per consentire la crioconservazione e la ricerca sugli embrioni. Si chiede di sopprimere anche il divieto di clonazione mediante il trasferimento di nucleo.
Il terzo chiede l’eliminazione del limite della condizione di sterilità per la procreazione medicalmente assistita e del divieto di produrre più di tre embrioni.
Cosa dire in conclusione? Che se si vuole evitare la strada pericolosa, in molti sensi, dei referendum, bisogna fare presto, sulla base di un testo largamente condivisibile, che non crei problemi di coscienza o problemi scientifici insuperabili. Un testo base a me pare possa essere quello di Fioroni che sviluppa i temi proposti da un gruppo di studio della Margherita
Il quarto vuole abrogare l’affermazione che «la legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito». In sostanza, si vuole negare che l’embrione sia un soggetto titolare di diritti. Anche questo quesito punta ad eliminare il divieto di produrre più di tre embrioni ed estende la procreazione medicalmente assistita oltre i casi di sterilità.
Il quinto, infine, vuole introdurre, tra le tecniche ammesse, anche la procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.
Per evitare i referendum, sta affluendo in Parlamento una serie di proposte di legge di varia provenienza. Le elenchiamo, riassumendone il contenuto.
La proposta di legge Tomassini-Bianconi, di Forza Italia (Atto Senato 3022), prevede l’estensione della procreazione medicalmente assistita oltre i casi di sterilità, anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche o infettive trasmissibili. Viene permessa la distruzione dell’embrione nelle primissime fasi di vita, chiamandolo “ootide”. Si applica poi, indirettamente, la legge 194 sull’aborto anche alla fase che precede l’impianto. È consentita, inoltre, l’indagine preimpianto «sui due globuli polari dell’ootide della cellula», uno dei quali suppone che l’embrione sia già formato.
La proposta di legge Dentamaro-Fabris, dell’Udeur (Atto Senato 3116), elimina l’affermazione che l’embrione è soggetto titolare di diritti. La procreazione medicalmente assistita è estesa ai portatori di malattie genetiche e infettive. È eliminata l’irrevocabilità del consenso all’impianto, una volta formato l’embrione. È cassato l’articolo 14 della legge 40 che vieta il congelamento e la soppressione degli embrioni, e anche la sperimentazione su di essi. La proposta di legge dei senatori dell’Udeur cancella, quindi, anche l’obbligo di limitare a un massimo di tre il numero degli embrioni prodotti e il divieto della loro riduzione.
La proposta di legge Palumbo-Carlucci, di Forza Italia (Atto Camera 5356), estende la procreazione medicalmente assistita ai portatori di malattie genetiche e infettive trasmissibili. Consente l’indagine preimpianto. Con la formula «embrione non idoneo all’impianto» (che include di per sé non solo l’embrione con anomalie di sviluppo, ma anche quello che non può essere trasferito perché soprannumerario o rifiutato) si stravolge il senso del comma 2 dell’articolo 13, perché, di fatto, si permette la sperimentazione su tutta la categoria degli embrioni. Si autorizza la crioconservazione, la revoca del consenso all’impianto in tutti i casi previsti dalla legge 194. Ciò significa che la distruzione di embrioni è possibile.
Un cartello contro la legge sulla fecondazione assistita durante una manifestazione dei radicali italiani a piazza  Montecitorio il 10 febbraio 2004

Un cartello contro la legge sulla fecondazione assistita durante una manifestazione dei radicali italiani a piazza Montecitorio il 10 febbraio 2004

Saranno presentate nei prossimi giorni due proposte che provengono entrambe dall’Ulivo, anche se sono profondamente differenti.
La prima è stata elaborata da Giuliano Amato. Questa proposta prevede: la revoca del consenso, per la donna che non vuole farsi impiantare l’embrione, fino all’ultimo momento; la possibilità di accedere alla fecondazione in caso di malattie genetiche; il congelamento degli ovociti (ritenuti preembrioni) al posto degli embrioni; la sperimentazione sugli embrioni, limitata a quelli soprannumerari e destinati alla distruzione. Infine, c’è la possibilità di fecondazione eterologa in casi estremi di necessità. La seconda proposta è quella di Giuseppe Fioroni e, per quanto se ne sa, dovrebbe articolarsi in quattro punti: gratuità di accesso alla fecondazione artificiale; accoglimento dei progressi della scienza sull’immissione degli embrioni nell’utero; diagnosi preimpianto e informazione dei genitori sullo stato di salute dell’embrione. In ultimo, maggiori fondi per le ricerche sulle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale. Ovviamente la fecondazione eterologa è vietata in qualunque caso.
Queste proposte, grosso modo, ricalcano gli orientamenti di un gruppo di studiosi e tecnici della Margherita, così riassumibili:
– Accesso gratuito ai centri pubblici e/o privati; inserimento nei livelli essenziali di assistenza. Conseguente accreditamento dei centri pubblici e/o privati. L’accreditamento del centro permetterà di controllarne l’operato svolto.
– Certificazione di qualità dei centri di cui al punto precedente.
– Linee-guida del Ministero della Salute che seguano il processo evolutivo della scienza medica.
– Responsabilizzazione dell’o­peratore sanitario, attraverso l’obbligo di comunicare alla madre l’esito della diagnosi preimpianto, così come previsto anche dalla legge 194.
– Estensione dell’accesso alle tecniche terapeutiche per i genitori portatori di malattie genetiche gravi.
– Impossibilità di obbligare una donna contro la sua volontà a farsi trasferire gli embrioni in utero.
Se questo trovasse accoglienza, probabilmente rimarrebbe oggetto di referendum soloil divieto della fecondazione eterologa, su cui, a differenza degli altri quesiti, c’è maggiore chiarezza. Comunque, ripeto, una legge è necessaria
Cosa dire in conclusione? Che se si vuole evitare la strada pericolosa, in molti sensi, dei referendum, bisogna fare presto, sulla base di un testo largamente condivisibile, che non crei problemi di coscienza o problemi scientifici insuperabili.
Un testo base a me pare possa essere quello di Fioroni che, come si è visto, sviluppa i temi proposti da un gruppo di studio della Margherita.
Se questo trovasse accoglienza, probabilmente rimarrebbe oggetto di referendum solo il divieto della fecondazione eterologa, su cui, a differenza degli altri quesiti, c’è maggiore chiarezza con orientamenti negativi. Comunque, ripeto, una legge è necessaria.
Ad ogni modo, come risulta da queste mie note e come esposi nell’intervento in Senato sull’argomento, la discussione verte su tematiche scientifiche ed etiche di grande rilievo, e la riduzione che si è fatta di questa discussione ad una impropria “guerra di religione” è del tutto sbagliata.
Il fatto è che temi così complessi sul piano scientifico e così coinvolgenti aspettative comprensibili sul piano umano, non possono certamente essere sganciati da cogenti orientamenti etici che sono fondamentali anche per la legislazione.


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