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LIBRI
tratto dal n. 10 - 2004

Cattolici a sinistra


Un complesso e nutrito epistolario politico e culturale di Adriano Ossicini, dal 1938 ai nostri giorni. Il ruolo singolare e incisivo della sinistra cristiana


di Antonio Massimi


Per le prestigiose Edizioni di Storia e Letteratura, eredi della straordinaria tra­dizione culturale e religiosa di don Giuseppe De Luca, è uscito recen­temente un volume dello storico Fabio Silvestri che raccoglie un complesso e nutrito epistolario politico e culturale di Adriano Ossicini, dal 1938 ai nostri giorni.
Sopra, Adriano Ossicini (a destra, di spalle), il 10 settembre 1943, a Porta San Paolo a Roma, con gli ufficiali dei granatieri; a destra, il documento dell’Ufficio politico della Questura di Roma del dicembre 1943: Ossicini viene schedato come 
«sovversivo latitante, responsabile omonima banda armata»

Sopra, Adriano Ossicini (a destra, di spalle), il 10 settembre 1943, a Porta San Paolo a Roma, con gli ufficiali dei granatieri; a destra, il documento dell’Ufficio politico della Questura di Roma del dicembre 1943: Ossicini viene schedato come «sovversivo latitante, responsabile omonima banda armata»

In verità è abbastanza singolare – anche se, come vedremo, in fondo una spiegazione c’è – che si sia sviluppata un’amplissima pubblicistica sull’opera politica e culturale di Adriano Ossicini (dal libro di Filippo Massimi Il cristiano laico, ai due volumi dello storico Antonio Cucchiari, al volume di Declich, Eredi di Sturzo, a una serie di interviste: Cristiano non democristiano, Indipendenza che passione, Il cristiano e la politica…).
Ben più ampia (si è calcolato che sia arrivata ad alcune decine di volumi) la pubblicistica sulla Sinistra cristiana. Basta ricordare la sistematica opera di Francesco Malgeri, i due volumi di Lorenzo Bedeschi, l’amplissimo saggio di Del Noce e i due volumi dello storico Casula.
Ora, il ruolo della Sinistra cristiana è stato (e si rivela ancora così) talmente singolare e incisivo – anche per le personalità che confluirono in questo movimento – da giustificare indubbiamente l’attenzione che a essa rivolgono storici e politici.
Ma da questo epistolario, raccolto con cura e con intelligenza da Fabio Silvestri, è possibile capire anche perché tanta attenzione è stata ed è tuttora rivolta alla testimonianza di Adriano Ossicini.
Queste lettere, che datano dal 1938, coinvolgono i più importanti personaggi della cultura, della politica e anche del campo religioso del nostro Paese.
Si spazia da Montini a Del Noce, da Andreotti a Taviani, da Martinazzoli a Calogero, da D’Amico a Balbo, da monsignor De Luca ai cardinali Tardini ed Ottaviani, per continuare con De Gasperi, Berlinguer, Parri…
Ma quello che più è interessante è che questo epistolario (e per certi aspetti l’introduzione che l’accompagna) permette finalmente di chiarire, attraverso il dialogo con queste personalità, alcuni problemi di fondo della politica italiana. A tal proposito basterebbe partire dal carteggio dell’autunno del 1943 (subito dopo l’armistizio e all’inizio della guerra partigiana) tra Andreotti, Rodano e Ossicini.
È noto che Rodano e Ossicini, pur provenendo da vicende diverse, anche se entrambi legati all’esperienza dell’Azione cattolica, avevano fondato nel 1938 la Sinistra cristiana, che poneva i cristiani sul piano della lotta al fascismo in un’alleanza con tutte le forze antifasciste, in particolare con i comunisti.
La storia degli otto anni della sua esistenza, fino alla conclusione nel dicembre 1945, è a tutti nota. Quello che spesso non è chiaro, o non viene chiarito, è come in essa convissero due filoni culturali e politici: quello che faceva capo a Rodano e quello che si riferiva a Ossicini. Rodano e i suoi amici erano profondamente cattolici, ma anche politicamente legati, attraverso l’esperienza crociana, al marxismo: posizione che li portò poi a confluire nel Partito comunista pur non accettandone l’ideologia. Ossicini e i suoi amici erano legati, anche per ragioni familiari, all’esperienza del Partito popolare. Pure alleandosi con i comunisti, in particolare nella Resistenza, essi non accettarono l’ideologia del Partito comunista e non entrarono in questo partito dopo lo scioglimento della Sinistra cristiana; mantennero sempre distinta una posizione che da un lato rifiutava l’unità dei cattolici e dall’altro rifiutava il ruolo del comunismo internazionale e lo stalinismo.
Sopra, una lettera di Giulio Andreotti ad Adriano Ossicini, datata 24 luglio 1943; qui sotto, una lettera di Guido Calogero a Ossicini, datata 8 giugno 1974

Sopra, una lettera di Giulio Andreotti ad Adriano Ossicini, datata 24 luglio 1943; qui sotto, una lettera di Guido Calogero a Ossicini, datata 8 giugno 1974

Inoltre, ben differente era l’atteggiamento di Ossicini e dei suoi amici di fronte al rapporto fra Democrazia cristiana e Partito comunista. Mentre Rodano e i suoi, coerentemente con le posizioni del Partito comunista italiano, lavoravano e combattevano perché si stabilisse e si solidificasse un’alleanza stabile tra Dc e Pci (posizione che fu alla base della teorizzazione del compromesso storico), Ossicini sosteneva (sia sul piano teorico che sulla base di un’analisi politica legata alla situazione internazionale) che la Dc e il Pci, almeno fino a quando sarebbe durata l’organizzazione mondiale decisa da Yalta, ma anche per le loro radici storiche e culturali, erano due forze alternative che avevano trovato e avrebbero potuto trovare una convergenza solo in transitorie situazioni storiche: nella Resistenza, nella legislazione costituente e nelle fasi drammatiche della politica italiana e internazionale.
Alla fine, cadute certe situazioni cogenti sul piano storico, queste due forze, secondo Ossicini, si sarebbero profondamente trasformate, cambiando alla radice il loro ruolo e le funzioni determinanti su cui si erano sorrette.
Già da quel lontanissimo epistolario con Andreotti del 1943, degli ancora precedenti primi colloqui di Ossicini con De Gasperi e da una serie di posizioni teoriche assunte nel periodo che va dal 1938 al 1945 è possibile rilevare elementi di fondo che confortano quanto abbiamo detto.
Rimarrebbe poi da stabilire che importanza hanno avuto, nei pur differentissimi ruoli, Ossicini e Rodano nella politica, nella cultura e anche nella realtà religiosa del nostro Paese.
Interrogativo complesso, ma importante. Anche a ciò si può trovare una risposta in questo epistolario; in modo singolare, poi, in riferimento a una personalità come don Giuseppe De Luca e a un avvenimento di grande rilievo come il Concilio Vaticano II.
Singolari anche i percorsi culturali di Rodano e Ossicini: Rodano, educato dai Gesuiti, fu un convinto tomista, antimodernista, approdò a una lezione critica del marxismo, anche attraverso una esperienza crociana, fu saldamente cattolico e comunista; Ossicini, formatosi in una cultura agostiniana e scotista, era legato a Rosmini e a un certo cattolicesimo risorgimentale e in particolare alle posizioni teoriche di Francesco Luigi Ferrari; ebbe profondi interessi per un certo cattolicesimo francese, per alcuni aspetti in polemica, anche a livello scientifico, con talune posizioni della Curia sull’evoluzionismo e sulla psicoanalisi; fu, pur in determinati limiti, interessato all’esperienza modernista. Entrambi furono profondamente legati a don Giuseppe De Luca. Rodano fu implicato nel dialogo con Togliatti, con Andreotti, con Berlinguer; Ossicini, con De Gasperi, Calogero, con gli stessi Andreotti e Berlinguer, e in modo particolare con D’Amico e Napoleoni.
Comunque, su Rodano si è ampiamente scritto. Per quanto riguarda Ossicini, questo lungo epistolario permette di evidenziare la singolarità di una posizione abbastanza sofferta, per decenni isolata, ma per certi aspetti coerente alle posizioni di partenza: l’importanza e l’impegno del cristiano in politica, i limiti e le necessità della laicità di questo impegno, la determinante importanza di una politica basata sui valori.
L’epistolario ormai noto tra Napoleoni e Ossicini su questi temi è, a nostro avviso, l’espressione più chiara di questa testimonianza.
In un momento in cui la politica tende sempre più ad appiattirsi sul piano pragmatico e a essere sempre più vittima del mercato e del profitto ritrovandosi per questo sempre meno capace di far fronte a drammi epocali, questo lungo dialogo fra personaggi straordinariamente impegnati in una politica fondata sui valori è comunque, al di là di ogni giudizio su singoli temi, indubbiamente illuminante e stimolante.


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