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MOSTRE
tratto dal n. 10 - 2001

La catalogna in Vaticano

La nostra chiesa Catalana Romana


La catalogna in Vaticano


di Lluís Martínez Sistach


È un grande piacere inaugurare l’esposizione “Germinabit. L’espressione religiosa in lingua catalana nel XX secolo” in questo storico e magnifico Palazzo della Cancelleria. Dobbiamo ringraziare di questa iniziativa le biblioteche di prestigiose istituzioni ecclesiali del Paese, la Generalitat di Catalogna per il prezioso contributo, e tutti coloro che vi hanno collaborato.
La svariata e ricchissima mostra di libri religiosi in catalano qui esposti, tutti del XX secolo, è stata possibile grazie a una fertile e abbondante produzione letteraria catalana di tema religioso dei secoli precedenti – in particolare, dal periodo della Reinaxença – impregnata di contenuti cristiani, e all’inculturazione della fede cristiana che da sempre inizia con le preghiere recitate dai bimbi nella loro lingua materna. E questa produzione letteraria rappresenta la vita delle comunità ecclesiali e dei cristiani del Paese. Si può dire che esiste una stretta simbiosi tra la letteratura religiosa e la vita cristiana di un popolo, sia per i contenuti, sia per la lingua delle opere letterarie.
Inoltre, l’esposizione mette in rilievo le antichissime radici cristiane della Catalogna. La presenza del cristianesimo nelle nostre terre risale ai primi secoli: una tradizione attendibile narra che l’apostolo Paolo visitò la Tarraco romana, e gli acta del martirio del vescovo san Fruttuoso nell’anfiteatro di Tarragona (anno 259) sono la prima data documentata. Il 5 dicembre 1988 Giovanni Paolo II ricordava, nel suo discorso ai pellegrini catalani in occasione del millenario della Catalogna, che «il cristianesimo è stato un elemento importantissimo nella formazione dell’identità della Catalogna in questi mille anni di storia» e proseguiva dicendo che «l’azione della Chiesa, specialmente attraverso le parrocchie, ha via via configurato il popolo catalano, con le sue peculiarità: culturali, sociopolitiche ed economiche». Queste parole del Papa, che riflettono la nostra storia, trovano un’ampia conferma nell’esposizione che inauguriamo oggi.
Gli avvenimenti sociali, religiosi, culturali ed economici del XX secolo sono moltissimi e sono stati interpretati in maniere diverse, sia in ambito locale che nel resto del mondo. Questo secolo è stato fortemente caratterizzato, a livello ecclesiale, dal Concilio Vaticano II. Vi è un’abbondante letteratura catalana di tema religioso dedicata allo svolgimento dell’assemblea ecumenica, ai suoi contenuti e alla sua applicazione. Sono degne di considerazione le varie edizioni catalane della Bibbia, e vanno senz’altro ricordate le edizioni in catalano dei libri liturgici, del Codice di Diritto Canonico e del Catechismo della Chiesa cattolica; il Novecento si chiude con il libro dedicato ai documenti e alle deliberazioni del Concilio provinciale tarragonese del 1995.
Nella storia della Chiesa in Catalogna possiamo mettere in rilievo due caratteristiche che hanno marcato la vita e l’attività ecclesiale e hanno avuto conseguenze positive. La prima viene dalla storia remota del Paese. La Catalogna vanta una lunga e feconda tradizione integrazionistica. Terra di confine e di transito fin dalle sue origini, è stata come un crogiolo che ha saputo integrare nel suo progetto di Paese gli homines undecumque venientes, del nord e del sud. Infatti, l’autentica identità della Catalogna è culturale, e di conseguenza capace di accomunare individui di tutte le razze. Questo spirito ha sempre caratterizzato le Chiese della provincia tarragonese, e si è manifestato recentemente con l’accoglienza e l’integrazione di persone provenienti da altre località della Spagna, e attualmente di immigranti di etnie, culture e religioni diverse.
L’altra caratteristica è la romanità. Un’esposizione dell’espressione religiosa in lingua catalana a Roma, nel Palazzo della Cancelleria, è in armonia con la tradizione romana delle Chiese della provincia tarragonese. Dal punto di vista ecclesiale è stata particolarmente significativa, per la nostra tradizione cristiana, l’incorporazione nel nono articolo del Credo catalano dell’aggettivo “romana”, avvenuta nei secoli XVII-XVIII, per definire la Chiesa cattolica. Come noi vescovi dicevamo in una lettera pastorale, «la consapevolezza della “romanità” dei nostri vescovadi è stata una caratteristica fortemente radicata nelle nostre terre, e in particolare a partire dal XIX secolo. [...] Ora vogliamo riaffermare la consapevolezza della nostra cattolicità, e quindi della comunione delle nostre Chiese diocesane con colui che, secondo la bella espressione di sant’Ignazio di Antiochia, “presiede la Chiesa nella carità”: il vescovo di Roma, successore di Pietro» (Esperit, què dius a les Esglésies de la Tarraconense?, 6 gennaio 1994).
Le opere letterarie esposte nella mostra “Germinabit” hanno contribuito all’evangelizzazione del nostro Paese, e fanno parte della cultura catalana per il loro contenuto religioso e letterario. Questa mostra della cultura religiosa catalana del XX secolo ci stimola a pensare all’evangelizzazione del nuovo secolo e del nuovo millennio. Il Concilio provinciale tarragonese del 1995 sostiene che spetta a noi «far sì che la Chiesa, fedele alla propria identità, non diventi irrilevante dal punto di vista culturale e sociale, poiché la fede autentica tende a evangelizzare tutte le culture e ad assimilarne i valori, depurandoli, se necessario, con un dialogo rispettoso e proficuo».


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