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MONDIALI DI CALCIO
tratto dal n. 07/08 - 2002

CALCIO. Lo sport più popolare del mondo visto da un principe della Chiesa

Elogio del gioco d’attacco


Con il Brasile ha vinto la fantasia e la voglia di divertirsi giocando. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione dei santi e grande appassionato di football, giudica il mondiale. Assolto Trapattoni, condannato il catenaccio. Intervista


di Gianni Cardinale


Una singolare immagine di un portire di calcio

Una singolare immagine di un portire di calcio

Il cardinale portoghese José Saraiva Martins è il prefetto della Congregazione delle cause dei santi, ed è anche un apprezzato teologo. Non tutti sanno però che è anche un grande appassionato ed esperto di calcio. In tutta la Curia romana e forse in tutto il Sacro Collegio non ce ne sono di più “ferrati” in materia. Questa sua competenza è ben nota tra i dipendenti, soprattutto laici, del dicastero vaticano che presiede, i quali rispettano molto le analisi tecniche del porporato e ne “temono” anche i pronostici che spesso si rivelano azzeccatissimi.
Quella del cardinale Saraiva Martins non è una passione calcistica teorica, da semplice spettatore. Fin da giovane alunno del seminario minore in Portogallo e poi da seminarista maggiore e da giovane sacerdote a Roma, il porporato ha frequentato attivamente il rettangolo di gioco. Sempre a livello amatoriale e sempre nel ruolo di centravanti. Il porporato ricorda ancora con piacere le partite giocate nei campi dei Claretiani, vicino a piazza Euclide e sulla via Aurelia. Poi da professore di teologia e soprattutto da rettore della Pontificia Università Urbaniana ha dovuto ridurre la sua attività sportiva fino a limitarsi a dare il calcio di inizio alle partite del torneo interfacoltà che si disputavano nell’Ateneo vaticano. All’epoca, gran cancelliere dell’Urbaniana era il cardinale brasiliano Agnelo Rossi, prefetto di Propaganda Fide dal ’70 all’84, altro porporato appassionato ed esperto di calcio.
Dl cardinale ha gentilmente accettato di colloquiare brevemente con 30Giorni sul calcio alla luce anche dei recenti campionati mondiali celebrati in Asia. L’intervista parte dal fatto che il porporato non nasconde il suo tifo per la Lazio, ed ha come segretario particolare lo juventino monsignor Claudio Jovine. Il che ha lasciato un po’ perplesso un abbonato della As Roma, come chi scrive…

Eminenza, come fa a preferire i biancocelesti ai giallorossi?
JOSÉ SARAIVA MARTINS: Da piccolo ero tifoso dello Sporting Lisbona, la squadra che vinceva più di tutte in Portogallo. Quando nel ’53 arrivai a Roma presi subito in simpatia la Lazio perché all’epoca sembrava essere la più debole fra le due squadre dell’Urbe. Da un po’ di tempo non ci sono più queste differenze, ma non ho cambiato. Comunque la Roma e la Lazio sono due grandi squadre che fanno onore al calcio capitolino e italiano.
Cos’è il calcio per lei?
SARAIVA MARTINS: Il calcio è senza dubbio uno degli sport più belli e completi. Ecco perché esercita un fascino così forte in tanti milioni di spettatori di ogni età. Come ogni altro sport il calcio è chiamato ad essere una vera scuola di autentici valori umani. Vorrei ricordare che il Concilio Vaticano II, al punto 4 della dichiarazione sull’educazione cristiana Gravissimum educationis, elenca le società «a carattere sportivo», e quindi anche quelle a carattere calcistico, tra i mezzi che sono «particolarmente adatti al perfezionamento morale ed alla formazione umana».
Parole nobili, ma oggi la realtà sembra notevolmente più prosaica…
SARAIVA MARTINS: In effetti un pericolo del calcio odierno è quello di diventare prevalentemente un business, un affare economico, un’industria e non più soprattutto uno sport. Si legge talvolta che ciò può significare la morte del calcio, così come i tifosi lo concepiscono e lo vogliono. Non gli si può dare del tutto torto. Riesce difficile, ad esempio, comprendere perché il calcio, che dovrebbe essere considerato un “bene pubblico”, debba essere trasmesso in maniera criptata a pagamento e non in chiaro, e quindi in modo accessibile a tutti, compresi coloro che hanno meno possibilità economiche…
Da laziale come valuta la volontà di cedere Alessandro Nesta, il giocatore simbolo della squadra?
SARAIVA MARTINS: L’affare cui lei si riferisce è tipico di un certo modo “finanziario” di concepire il calcio, dove i giocatori non sembrano ormai essere più soltanto atleti ma merci da contrattare, dove purtroppo non sempre c’è ancora posto per gli uomini-bandiera di una squadra.
Che tipo di gioco preferisce, difensivista oppure di attacco?
SARAIVA MARTINS: A molti non piace un calcio “catenacciaro”, difensivistico. E a ragione. Anche perché il modo migliore di difendersi è, spesso, quello di attaccare, cercando di tenere gli avversari lontani dalla propria porta. Anche se ciò, ovviamente, dipende dall’andamento della partita. Ed ogni partita è, come si sa, una cosa a sé. Ricordo comunque con piacere il “calcio totale” espresso dalla grande Olanda di Johann Cruyff negli anni Settanta, anche se fu una nazionale sfortunata, che non vinse nessun trofeo importante: ma non sempre i migliori vincono.
Riesce ad appassionarsi agli schemi di gioco, al 4-3-3, al 4-4-2 o al 3-5-2?
SARAIVA MARTINS: Nel calcio è importante soprattutto la freschezza, la fantasia. Gli schemi sono indispensabili, ma devono essere applicati in campo, con quella creatività che è propria dei giocatori più dotati. Solo un calcio così riesce a divertire le folle che ogni domenica vanno allo stadio. È vero comunque che per vincere nel calcio non basta avere campioni. È essenziale un gioco di squadra. Anche perché i grandi campioni, proprio in quanto tali, facilmente vengono marcati ad uomo dagli avversari, che cercano così di impedire le loro giocate. Si spiega così perché certe squadre, anche se prive di stelle calcistiche, riescono a giocare del buon calcio e ad avere un buon piazzamento nella classifica del campionato. Un esempio in questo senso è stato offerto dal Chievo, la squadra veronese che è stata la vera rivelazione dell’ultimo campionato italiano.
Approfitto del suo riferimento alla domenica per aprire una parentesi. Ogni tanto in ambito ecclesiastico si alzano voci che vorrebbero spostare le partite al sabato, come avviene ad esempio in Inghilterra, con l’intenzione di meglio rispettare la sacralità della domenica.
SARAIVA MARTINS: Non credo sia un problema. Si può benissimo rispettare il precetto festivo e poi concedersi un po’ di svago seguendo la propria squadra del cuore. E poi va tenuto presente che anche la messa prefestiva del sabato è valida, secondo le norme attuali, per l’adempimento del precetto domenicale.
Passiamo al recente mondiale celebrato in Giappone e Corea che ha visto il trionfo della nazionale brasiliana. Che impressione le ha fatto globalmente questo campionato?
SARAIVA MARTINS: C’è stata dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione una valutazione piuttosto negativa di questo campionato. Sia da un punto di vista tecnico e sia anche per quei fattori, a tutti noti, che hanno finito per danneggiare le squadre di certi Paesi…
Lei forse si riferisce agli arbitraggi che avrebbero favorito soprattutto la Corea del Sud, tanto che si è gridato al complotto per aiutare la squadra di Seoul…
SARAIVA MARTINS: Forse non è il caso di usare la parola complotto contro questo o quell’altro Paese. Ma chiunque abbia seguito le tre partite che la Corea ha disputato e vinto con il Portogallo, l’Italia e la Spagna ha potuto notare alcuni, diciamo così, comportamenti anomali da parte dei direttori di gara e soprattutto dei guardalinee…
Torniamo agli aspetti tecnici…
SARAIVA MARTINS: Dal campionato 2002 è emerso un fatto: il calcio non è più eurocentrico. Assistiamo, anche in questo campo, ad una specie di “globalizzazione” del calcio. Squadre di altri continenti, finora pressoché sconosciute, si sono distinte per il loro valore e per la loro grinta. Basti accennare a quella del Senegal. E questo è certamente positivo.
È rimasto deluso dai magri risultati di nazionali blasonate come quella francese o italiana?
SARAIVA MARTINS: Gli insuccessi di queste e di altre équipe sono stati spesso attribuiti ad errori dei dirigenti ed in particolare degli allenatori. Ma all’origine di tali risultati insoddisfacenti non ci saranno stati anche errori o colpe dei giocatori? Quando una squadra vince, il merito è di tutti; ma anche quando perde il demerito non può che essere di tutti.
Quindi “assolve” anche il ct italiano Giovanni Trapattoni accusato di avere adottato un gioco troppo difensivista?
Una immagine dell'arbitro Moreno

Una immagine dell'arbitro Moreno

SARAIVA MARTINS: Non mi permetto di criticare Trapattoni, persona certamente competente. Ma forse è stato un po’ troppo rigido nelle sue scelte. Forse Christian Vieri andava fatto riposare e l’inserimento di Vincenzo Montella, ed è un laziale a dirlo, avrebbe potuto dare qualcosa in più… Il Brasile, ad esempio, ha dato prova di una maggiore flessibilità…
E ha meritato di vincere…
SARAIVA MARTINS: Alla fine sì. Anche perché era evidente che i giocatori brasiliani giocano anche per divertirsi e si divertono giocando. Devo comunque dare atto al ct tedesco Rudy Völler di aver messo in campo una buona squadra, nonostante fosse priva di grandi individualità, eccetto forse il portiere Oliver Kahn, il migliore del campionato nel suo ruolo. Individualità che invece non sono mancate nella squadra di Scolari e mi riferisco soprattutto alle tre R: Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo.
Quali sono le immagini che le rimarranno impresse di questo mondiale?
SARAIVA MARTINS: Soprattutto due: quella del tifo “corale”, compatto e convinto dei coreani, quando giocava la loro squadra, e quell’altra dei brasiliani quando, dopo la partita finale vinta contro la Germania, si sono inginocchiati nel centro del campo per ringraziare Dio per la conquista del loro penta-mondiale. Si tratta di due immagini che non sarà facile dimenticare.
A proposito di aspetti religiosi del mondiale. Ha fatto discutere l’acqua benedetta usata furtivamente da Trapattoni in panchina…
SARAIVA MARTINS: Bisogna rispettare la libertà delle persone, anche quando esse compiono dei gesti che esprimono le loro convinzioni religiose. L’ironia sul comportamento dell’allenatore italiano mi è sembrata del tutto fuori luogo. Chissà se le critiche sarebbero state le stesse, qualora la tv ci avesse fatto vedere un allenatore musulmano sgranare durante la partita la tipica corona dei fedeli islamici. Ognuno va rispettato nelle espressioni del proprio credo religioso.

BOXBreve biografia del prefetto della Congregazione
delle cause dei santi
Portoghese, romano d’adozione

Il cardinale José Saraiva Martins, portoghese, ha compiuto 70 anni lo scorso gennaio. Prefetto della Congregazione delle cause dei santi dal 1998, è stato creato cardinale nel concistoro dello scorso anno.
Risiede a Roma dal ’54 dopo aver frequentato il seminario minore in Portogallo e aver emesso nel 1950 la professione religiosa nell’ordine dei Claretiani. Nell’Urbe ha studiato teologia alla Gregoriana e all’Angelicum e fu ordinato sacerdote nel 1957. Da subito insegna metafisica e teologia in istituti claretiani e dal 1969 alla Pontificia Università Urbaniana di cui è stato rettore dal 1977 al 1983 e dal 1986 al 1988. Anno in cui viene nominato arcivescovo e segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, incarico che ha ricoperto per dieci anni.
Autore di una ventina tra libri e opuscoli e di più di 250 articoli e scritti di carattere scientifico, negli ultimi quattro anni ha guidato la Congregazione di cui è prefetto portando a termine molte importanti cause di servi e serve di Dio e di venerabili proposti al Papa per la beatificazione e la canonizzazioni, tra cui quelle di santa Faustina Kowalska, di santa Edith Stein, di santa Giuseppina Bakhita, di san Pio da Pietrelcina, dei beati Pio IX e Giovanni XXIII, dei beati pastorelli di Fatima..


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