Giovanni Paolo II beato
Appartengo a una vecchia scuola di cattolici che insegna che si deve voler bene al papa e non a un papa.
Ma non credo di uscire da questa linea se mi associo a quanti auspicano una conclusione rapida dell’iter verso gli altari che segue alla beatificazione, come fu per Madre Teresa e Padre Pio, per me le due canonizzazioni più toccanti del pontificato di Giovanni Paolo II
di Giulio Andreotti
![La folla in piazza San Pietro durante la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1°maggio 2011 <BR>[© Paolo Galosi]](http://www.30giorni.it/upload/articoli_immagini_interne/10-04-05-011.jpg)
La folla in piazza San Pietro durante la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1°maggio 2011
[© Paolo Galosi]
Della grande folla di fedeli – romani e non romani – che il giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II gremiva piazza San Pietro e le vie che vi conducono ci resta il sentimento, la venerazione, la gioia di tutta quella gente. Ed è un ricordo che non dobbiamo lasciar spegnere in noi. Ma anche ascoltare la rituale proclamazione dalla voce di colui che Giovanni Paolo II dichiarò “suo fidato amico” è stato particolarmente toccante, perché mi sono tornate alla mente le parole di Paolo VI quando disse che il segreto per essere un buon Pastore è la novità nella continuità. E la prima caratteristica comune a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI (ma non sempre a tutti i papi) è la loro facilità nell’arrivare al cuore della gente con discorsi immediati e semplici, tanto da essere comprensibili al popolino come agli intellettuali.
Ho ricordi eccezionali di Giovanni Paolo II e mi è capitato in passato di parlarne in convegni e interviste, ma stavolta voglio serbarli nel cuore, perché nell’occasione della sua beatificazione si rischia di fare l’apologia di sé stessi e non del beato Wojtyla e questo sarebbe grave.
Il 1° maggio 2011 ci ha anche ricollegato idealmente al giorno del funerale di papa Wojtyla, l’8 aprile del 2005: l’agonia era stata vissuta da tutto il mondo con una partecipazione straordinaria e si levò dalla folla, in particolare dai giovani, il grido di “santo subito”, che nei giorni scorsi della beatificazione è risuonato di nuovo molto forte.
La Chiesa ha i suoi tempi ed è assolutamente autonoma, le procedure della Congregazione sono molto rigorose e se si creano pressioni mediatiche si finisce per sortire l’effetto opposto, però vi è un capitolo specifico che mi sembra importante: l’accertamento se la santità sia avvertita dai fedeli. E questo è indubbio, tanto che molti fedeli pregano da tempo Giovanni Paolo II non meno che se fosse già santo. L’importante è la sostanza; se in una figura di cristiano si riconosce la santità e lo si prega, la carta bollata avrà poi tutto il tempo di arrivare. Appartengo a una vecchia scuola di cattolici che insegna che si deve voler bene al papa e non a un papa. Ma non credo di uscire da questa linea se mi associo a quanti auspicano una conclusione rapida dell’iter verso gli altari che segue alla beatificazione, come fu per Madre Teresa e Padre Pio, per me le due canonizzazioni più toccanti del pontificato di Giovanni Paolo II.
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