La visita di Giovanni Paolo II a Montecitorio il 14 novembre 2002
Il Papa tra noi
L’applauso che salutò l’entrata del Papa nell’aula di Montecitorio gremitissima – con tanti parlamentari costretti a restare in piedi – fu intenso, prolungato, corale. E proseguì quando faticosamente Sua Santità – scortato da Pera e da Casini – salì faticosamente i gradini per raggiungere il seggio presidenziale
di Giulio Andreotti

il Papa sale faticosamente i gradini per raggiungere il seggio presidenziale dell’aula di Montecitorio
Rivedevo in quel momento su questo podio i moderatori dei vari periodi repubblicani: da Saragat a Terracini, da Gronchi a Leone, da Ingrao a Bucciarelli Ducci, dalla Jotti alla Pivetti. Sembrava un sogno o addirittura una allucinazione.
Alla mente balzava anche il ricordo del venerando “reduce” Vittorio Emanuele Orlando, che aveva aperto nel giugno 1946 i lavori dell’Assemblea costituente. Ma non poteva mancare la memoria di quel 20 settembre 1970 quando nell’aula si celebrò il centenario di Porta Pia, con un solenne discorso del capo dello Stato, presente nell’emiciclo il vicario di Paolo VI, cardinale Angelo Dell’Acqua. Questa partecipazione fu considerata – giustamente – un evento storico: il sigillo definitivo alla Questione Romana. Ma nessuno pensò allora che lo stesso Pontefice avrebbe potuto far visita al Parlamento italiano.
Il 14 novembre 2002 questo evento si è realizzato. I discorsi di saluto dei due presidenti sono stati incisivi, appropriati, toccanti. E il Papa ci ha intrattenuto partendo dal suo soggiorno nella nostra città da studente per concludere rievocando con Dante la «Roma onde Cristo è romano» ed esprimendo il suo affetto per l’amata nazione.
Nessuno nega validità alle dispute sul se e come nella Carta dei profili istituzionali dell’Europa unita si debba nominare esplicitamente la natura cristiana del nostro continente. Ma Giovanni Paolo II ha volato più alto. Ha fatto richiamo ai contenuti intrinseci di questi valori. Nello stesso ritrovarsi di tutto il mondo sul calendario che è datato dalla nascita di Cristo vi è forse la risposta implicita a questo desiderio di radicazione cristiana della storia.
Il Pontefice ci ha anche richiamato al necessario rafforzarsi della solidarietà e della coesione interna. E ha voluto anche rinnovare un appello perché non si dimentichino le ansie e i disagi dei carcerati; mitigando le esigenze dure della giustizia con una espressione di solidarietà dettata anche dalle condizioni obiettive disagevoli di molti luoghi di pena.
Comunque il messaggio di Giovanni Paolo II non è da riassumere. Va riletto, meditato, preso come stimolo per comprendere bene il mandato popolare.
Più volte in queste ore di dolce meditazione ho ripensato ad una particolarissima giornata vissuta a Montecitorio: il 25 marzo 1947, quando i rapporti costituzionali tra Stato e Chiesa si fissarono con il richiamo esplicito ai Trattati del Laterano. Senza quella sofferta vittoria – avutasi al di fuori di ogni contingenza politica – sarebbe stato impossibile avere ora qui il Papa.
Vi sono giorni in cui la gioia di vivere è più intensa. Difficilmente se ne avrà un altro come il 14 novembre 2002.