Home > Archivio > 06 - 2003 > Se la fede fa rima con libertà
ITALIA
tratto dal n. 06 - 2003

L’attività del Centro di studi religiosi comparati Edoardo Agnelli

Se la fede fa rima con libertà


Dai rapporti tra Roma e il Patriarcato di Mosca alla presenza della tradizione giudaico-cristiana nella nuova Carta costituzionale europea. Sono molti i temi religiosi, con valenza politica, che il Centro studi ha affrontato in questi anni


di Pina Baglioni


I temi religiosi cari a mio figlio Edoardo oggi hanno una valenza politica». Poche, commosse parole quelle del presidente onorario della Fiat Gianni Agnelli, quel 20 novembre del 2001, ad un anno dalla tragica morte del suo primogenito.
«I temi religiosi cari a mio figlio Edoardo oggi hanno una valenza politica». Poche, commosse parole quelle del presidente onorario della Fiat Gianni Agnelli, quel 20 novembre del 2001, ad un anno dalla tragica morte del suo primogenito. Parole che erano state pronunciate alla fine della cerimonia di inaugurazione del Centro di studi religiosi comparati Edoardo Agnelli, presso la sede della Fondazione Giovanni Agnelli di via Giacosa a Torino. Proprio quel giorno infatti le grandi passioni di Edoardo, vale a dire lo studio delle religioni e la ricerca di valori spirituali ed etici, coltivate sin dai tempi degli studi letterari all’Università di Princeton, e nel corso dei suoi lunghi viaggi in India, diventavano realtà: un luogo intitolato a lui dove studiosi di ogni lembo della terra appartenenti a fedi diverse potevano incontrarsi, conoscersi e individuare i punti di contatto tra le varie religioni. In perfetta continuità con quanto Edoardo, definito da molti l’“Agnelli controcorrente”, aveva confessato al Manifesto il 15 gennaio del 1998: «Uno dei miei “modelli forti” è san Francesco», figura della Chiesa che di buoni rapporti con i musulmani evidentemente se ne intendeva.
Tutto insomma prendeva forma quel 20 novembre del 2001. Solo due mesi prima c’era stato l’11 settembre, con tutto il suo portato di distruzione e morte. E il tema prescelto per il primo convegno organizzato dal Centro risultò di straordinaria attualità, vale a dire “Dignità umana e scelta religiosa”. Gli studiosi islamici e cristiani accorsi a Torino avevano chiaramente messo sotto accusa la strumentalizzazione politica del sentimento religioso. «La libertà è il fondamento di ogni esperienza cristiana: solo una perversione antievangelica può indurre a trovare scandalo nel fatto che altri vivano in modo diverso da noi il rapporto con Dio», aveva ribadito il filosofo Roberto Mancini, dell’Università di Macerata, protagonista di un intervento tra i più apprezzati. «E non deve stupire che spesso il bisogno del tutto mondano di avere un nemico faccia leva proprio su quella perversione», aveva concluso. All’intervento di Mancini aveva fatto eco quello di Mohamed Tozy, docente di sociologia all’Università di Casablanca, che aveva definito l’islam una «religione pluralista, al contrario del panislamismo, che invece è figlio recente di élite arabe che hanno creato questo mito in funzione politica».
A quel convegno, altri ne sono seguiti: il 23 maggio dell’anno dopo, a riunirsi attorno a un tavolo erano stati teologi ortodossi, cattolici e protestanti. Al centro della discussione il senso della salvezza e il suo significato per l’uomo che vive nella storia. L’obiettivo era quello di promuovere un dialogo, un riavvicinamento con le Chiese ortodosse che oggi si stanno radicando in maniera crescente in Italia e in Europa occidentale. Sei mesi dopo l’obiettivo è stato puntato invece sul sufismo, termine tanto in uso nei dibattiti sull’islamismo ma sconosciuto ai più: quell’insieme di correnti mistiche e spirituali dell’islam che alcuni giudicano come la vera alternativa al fondamentalismo musulmano, al contrario di altri che invece vi ravvisano molte ambiguità. Fino all’ultimo appuntamento, quello del 23 maggio di quest’anno su “Le relazioni tra Chiese cristiane nel futuro dell’Europa”, incontro pensato all’interno di uno specifico programma sui rapporti con le Chiese ortodosse. Un’occasione di incontro tra il cardinale Achille Silvestrini, per molti anni “ministro degli Esteri” della Santa Sede e fino al ’91 prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, il vescovo Athanasios Hatzopoulos, rappresentante della Chiesa ortodossa greca presso l’Unione europea, e il medievista Jacques Le Goff. Incontro coordinato come sempre dal presidente del Centro, don Andrea Pacini, curatore del recentissimo volume L’Ortodossia nella nuova Europa, edito dalla Fondazione Giovanni Agnelli. A tema due questioni di grandissima attualità: il riconoscimento delle radici ebraico-cristiane all’interno della Carta costituzionale europea e i difficili rapporti tra Santa Sede e Patriarcato di Mosca. Intanto è già stato scelto il tema del prossimo convegno: dopo l’islam e l’ortodossia, l’attenzione sarà rivolta all’induismo.



Español English Français Deutsch Português