Lettere dalle missioni
Sri Lanka
La Chiesa condanna i fondamentalisti cristiani
La Conferenza episcopale dello Sri Lanka ha apertamente preso posizione contro le sette fondamentaliste cristiane il cui comportamento avrebbe «messo in pericolo la pacifica coesistenza tra i differenti settori della società cingalese». La chiara presa di posizione dei vescovi, con un documento redatto a fine gennaio, è stata sollecitata dalle diverse aggressioni contro luoghi di culto cristiani avvenute nel Paese, ad opera di elementi buddisti esacerbati per le “conversioni” forzate messe in atto dalle sette evangeliche che operano nel Paese. «La Chiesa cattolica sta soffrendo le conseguenze di un comportamento invadente da parte delle sette fondamentaliste evangeliche», ha dichiarato monsignor Vincent Marius Joseph Peiris, vescovo ausiliario di Colombo, il quale ha precisato che tali sette nulla hanno a che vedere con altre Chiese della tradizione protestante, come i metodisti e i battisti, presenti nel Paese.
Colombia
La Chiesa è disponibile a mediare
La Chiesa colombiana si è resa disponibile a facilitare il dialogo tra il governo di Bogotá e i guerriglieri dell’Eln (Esercito di liberazione nazionale). Lo ha reso noto il cardinale Pedro Rubiano Sáenz, presidente della Conferenza episcopale colombiana, che si è riunita, ai primi di febbraio, a Bogotá. Così il porporato: «Esiste una volontà piena da entrambe le parti a negoziare e la Chiesa è disposta a continuare a costruire spazi di dialogo».
Burkina Faso
Ucciso missionario
Fratel Ignacio García Alonso, spagnolo di 62 anni, direttore del collegio dei “Fratelli delle scuole cristiane”, è stato ucciso nel suo ufficio a Tounouma, vicino alla citta di Bobo-Dioulasso. L’omicidio, particolarmente efferato, è avvenuto il 6 febbraio. A trovare il corpo nel suo ufficio, immerso in una pozza di sangue, sono stati i suoi confratelli. Fratel Alonso era da oltre quarant’anni missionario in Africa, avendo operato in Marocco, Niger e Burkina Faso, dove era molto conosciuto e stimato, in particolare nella provincia di Bobo-Dioulasso, la “capitale economica” del Paese, e in tutta la regione occidentale del Burkina Faso. Questo non è il primo omicidio di un missionario nel Paese: il 13 ottobre del 2001 uno squilibrato uccise padre Celestino Di Giovambattista, camilliano, cappellano dell’ospedale civile e delle carceri di Ouagadougou.
La Chiesa condanna i fondamentalisti cristiani
La Conferenza episcopale dello Sri Lanka ha apertamente preso posizione contro le sette fondamentaliste cristiane il cui comportamento avrebbe «messo in pericolo la pacifica coesistenza tra i differenti settori della società cingalese». La chiara presa di posizione dei vescovi, con un documento redatto a fine gennaio, è stata sollecitata dalle diverse aggressioni contro luoghi di culto cristiani avvenute nel Paese, ad opera di elementi buddisti esacerbati per le “conversioni” forzate messe in atto dalle sette evangeliche che operano nel Paese. «La Chiesa cattolica sta soffrendo le conseguenze di un comportamento invadente da parte delle sette fondamentaliste evangeliche», ha dichiarato monsignor Vincent Marius Joseph Peiris, vescovo ausiliario di Colombo, il quale ha precisato che tali sette nulla hanno a che vedere con altre Chiese della tradizione protestante, come i metodisti e i battisti, presenti nel Paese.
Colombia
La Chiesa è disponibile a mediare
La Chiesa colombiana si è resa disponibile a facilitare il dialogo tra il governo di Bogotá e i guerriglieri dell’Eln (Esercito di liberazione nazionale). Lo ha reso noto il cardinale Pedro Rubiano Sáenz, presidente della Conferenza episcopale colombiana, che si è riunita, ai primi di febbraio, a Bogotá. Così il porporato: «Esiste una volontà piena da entrambe le parti a negoziare e la Chiesa è disposta a continuare a costruire spazi di dialogo».
Burkina Faso
Ucciso missionario
Fratel Ignacio García Alonso, spagnolo di 62 anni, direttore del collegio dei “Fratelli delle scuole cristiane”, è stato ucciso nel suo ufficio a Tounouma, vicino alla citta di Bobo-Dioulasso. L’omicidio, particolarmente efferato, è avvenuto il 6 febbraio. A trovare il corpo nel suo ufficio, immerso in una pozza di sangue, sono stati i suoi confratelli. Fratel Alonso era da oltre quarant’anni missionario in Africa, avendo operato in Marocco, Niger e Burkina Faso, dove era molto conosciuto e stimato, in particolare nella provincia di Bobo-Dioulasso, la “capitale economica” del Paese, e in tutta la regione occidentale del Burkina Faso. Questo non è il primo omicidio di un missionario nel Paese: il 13 ottobre del 2001 uno squilibrato uccise padre Celestino Di Giovambattista, camilliano, cappellano dell’ospedale civile e delle carceri di Ouagadougou.

Uganda, un soldato tra le rovine del campo profughi attaccato dai ribelli dell’Lra
Strage nel campo profughi
Sono arrivati nella notte, hanno circondato il campo profughi e hanno iniziato ad incendiare le capanne. È la triste cronaca dell’assalto, ad opera delle truppe dei ribelli dell’Lra (Esercito di resistenza del Signore), contro gli inermi occupanti del campo profughi di Barlonyo, nel nord del Paese a 25 chilometri dalla città di Lira. L’efferato attacco, che ha causato oltre 220 vittime, è avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 febbraio; esso è giunto in seguito a una serie di attacchi contro altri campi profughi, succedutisi nelle ultime settimane, ma era dal 1995 che nel tormentato nord non si registrava una strage tanto sanguinosa. L’Arpli (Acholi religious leaders peace initiative), l’organismo religioso guidato dall’arcivescovo di Gulu, John Baptist Odama, cui aderiscono i capi religiosi della gente acholi, che da anni tenta di mediare tra il governo e l’Lra, ha lanciato un accorato appello ai guerriglieri, in cui si legge: «Nel nome di Dio smettete di assassinare gli innocenti. Fermatevi una volta per tutte! Non abbiamo parole per esprimere alla gente di Lira, che sta soffrendo così tanto, il nostro più sincero cordoglio. Preghiamo per voi. Comprendiamo il vostro profondo dolore perché noi stessi, nei distretti Acholi, abbiamo visto uccisi i nostri figli e le nostre figlie negli ultimi 18 anni. Di fronte alla tentazione dello sconforto, prendiamo la nostra forza dal Signore, che ci dice di continuare a lavorare per la pace. Rinnoviamo il nostro impegno a proseguire nella ricerca di modi per far terminare in maniera pacifica questa guerra. Allo stesso tempo, non possiamo non sottolineare che la nostra gente ha il diritto di essere protetta dal suo governo e dalla comunità internazionale».