Lettere dalle missioni
Filippine
Arrestati nel sud due esponenti del Pentagon
Due componenti del Pentagon, gruppo terrorista accusato meno di tre anni fa del sequestro del missionario dehoniano Giuseppe Pierantoni, sono stati arrestati nelle Filippine dalla Squadra nazionale antisequestri (Naktf). Uno dei due, Nasrudin Abdul, è stato catturato il 2 settembre scorso a Taguig; figurava nella lista delle persone più ricercate del Paese e sulla sua testa c’era una taglia di 500mila pesos (circa 7.350 euro). L’altro esponente del Pentagon finito in manette si chiama Tanto Ali ed è ritenuto uno stretto collaboratore del defunto Tahir Alonto, già tra i comandanti del gruppo. Alcuni giorni fa il “numero due” del Pentagon, Kurato Tapuyak, era stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze governative.
Argentina
Colletta nazionale per chi ha più bisogno
Si chiama “Más por menos” la trentacinquesima Colletta nazionale che si è tenuta domenica 12 settembre in tutte le chiese argentine con il motto: “Dai con generosità che riceverai moltiplicato”. «Questa raccolta» ha detto monsignor Fernando Carlos Maletti, vescovo di San Carlos de Bariloche e presidente della Colletta, «ha selezionato venticinque diocesi, quelle con le maggiori necessità». Ad esse andrà la maggior parte dei proventi. «Si faranno cose concrete, come aggiustare il tetto di una chiesa, impiantare una fabbrica di dolci o una cooperativa che si occupi della produzione di lana in Patagonia, sviluppare orti familiari comunitari, aiutare chi ha bisogno nei settori della salute e dell’istruzione, appoggiare le mense scolastiche. Inoltre, si penserà alle necessità dei vescovadi nella realizzazione della loro missione evangelizzatrice e di promozione umana e sociale».
In tutte le chiese, cappelle e parrocchie del Paese i fedeli sono stati chiamati a donare a favore di chi ha bisogno – e in Argentina almeno la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, dopo la grave crisi economica degli ultimi anni.
Nord Uganda
Per i missionari la «situazione migliora, ma c’è ancora paura»
«Nonostante da alcuni mesi si registrino segnali incoraggianti provenienti da quasi tutti i distretti del nord Uganda, la gente ancora non si fida, e dalle informazioni in nostro possesso sono molto pochi coloro che hanno lasciato i campi per sfollati per far ritorno nei propri villaggi, anche perché la stagione dei raccolti è ancora lontana e non avrebbero niente da mangiare. Almeno nei campi, grazie agli aiuti alimentari, in qualche modo riescono a sopravvivere». Lo ha detto il 10 settembre alla Misna padre Guido Oliana, superiore provinciale dei missionari comboniani in Uganda. Padre Oliana fa riferimento alle notizie di autorità locali e del Programma alimentare mondiale (Pam) secondo cui alcune decine di migliaia di persone avrebbero lasciato i “campi protetti” creati nel nord del Paese per offrire, almeno sulla carta, un riparo alla popolazione civile in fuga dalle violenze e dai rapimenti dei ribelli del sedicente Esercito di resistenza del Signore (Lra).
«Effettivamente gli attacchi dei ribelli sono diminuiti e si sono fatti più sporadici» spiega una fonte della Misna a Gulu, «ma in giro c’è ancora molta paura. L’azione di contrasto dell’esercito in Uganda e in sud Sudan [dove i ribelli hanno le loro roccaforti e i campi di addestramento, ndr] sembra aver dato qualche frutto, ma la gente sa bene che gruppi di uomini dell’Lra continuano ad essere in giro, ormai allo sbando e in preda alla fame più nera, e rischiano di essere ancora molto pericolosi».
Nepal
Sommossa a Katmandu. Per il prefetto apostolico «non era mai accaduto prima»
«Ciò che è accaduto è assolutamente nuovo per il Nepal dove la convivenza tra le religioni è sempre stata rispettata. Questo grave episodio ci riempie di tristezza, ma confidiamo che tutto ritorni presto come prima». Lo ha detto il 2 settembre alla Misna il prefetto apostolico del Nepal, padre Anthony Francis Sharma, aggiungendo le sue impressioni su quanto accaduto a Katmandu, capitale del piccolo regno himalayano, dove si è scatenata la rabbia della popolazione indù per l’esecuzione in Iraq di dodici connazionali da parte di un gruppo estremista islamico. Due moschee della città sono state attaccate da gruppi di giovani che hanno appiccato le fiamme all’arredamento dei luoghi sacri. «I nepalesi di religione islamica non avevano subito mai niente del genere prima; al contrario sono cittadini ben inseriti nella società» ha spiegato padre Sharma, che ha precisato che finora non è stato fatto nessun gesto ostile nei confronti dei cristiani malgrado ci fossero state voci di una possibile aggressione anche contro di loro poiché in qualche modo rappresentanti degli occidentali e in particolare degli Usa. I cattolici in Nepal sono circa 7.600, mentre la popolazione islamica, secondo un censimento del 1995, rappresenta circa il 4% dei 24 milioni di nepalesi; ma negli ultimi dieci anni la loro presenza sarebbe sensibilmente aumentata toccando, stando a valutazioni non ufficiali, il 7%.
Arrestati nel sud due esponenti del Pentagon
Due componenti del Pentagon, gruppo terrorista accusato meno di tre anni fa del sequestro del missionario dehoniano Giuseppe Pierantoni, sono stati arrestati nelle Filippine dalla Squadra nazionale antisequestri (Naktf). Uno dei due, Nasrudin Abdul, è stato catturato il 2 settembre scorso a Taguig; figurava nella lista delle persone più ricercate del Paese e sulla sua testa c’era una taglia di 500mila pesos (circa 7.350 euro). L’altro esponente del Pentagon finito in manette si chiama Tanto Ali ed è ritenuto uno stretto collaboratore del defunto Tahir Alonto, già tra i comandanti del gruppo. Alcuni giorni fa il “numero due” del Pentagon, Kurato Tapuyak, era stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze governative.
Argentina
Colletta nazionale per chi ha più bisogno
Si chiama “Más por menos” la trentacinquesima Colletta nazionale che si è tenuta domenica 12 settembre in tutte le chiese argentine con il motto: “Dai con generosità che riceverai moltiplicato”. «Questa raccolta» ha detto monsignor Fernando Carlos Maletti, vescovo di San Carlos de Bariloche e presidente della Colletta, «ha selezionato venticinque diocesi, quelle con le maggiori necessità». Ad esse andrà la maggior parte dei proventi. «Si faranno cose concrete, come aggiustare il tetto di una chiesa, impiantare una fabbrica di dolci o una cooperativa che si occupi della produzione di lana in Patagonia, sviluppare orti familiari comunitari, aiutare chi ha bisogno nei settori della salute e dell’istruzione, appoggiare le mense scolastiche. Inoltre, si penserà alle necessità dei vescovadi nella realizzazione della loro missione evangelizzatrice e di promozione umana e sociale».
In tutte le chiese, cappelle e parrocchie del Paese i fedeli sono stati chiamati a donare a favore di chi ha bisogno – e in Argentina almeno la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà, dopo la grave crisi economica degli ultimi anni.
Nord Uganda
Per i missionari la «situazione migliora, ma c’è ancora paura»
«Nonostante da alcuni mesi si registrino segnali incoraggianti provenienti da quasi tutti i distretti del nord Uganda, la gente ancora non si fida, e dalle informazioni in nostro possesso sono molto pochi coloro che hanno lasciato i campi per sfollati per far ritorno nei propri villaggi, anche perché la stagione dei raccolti è ancora lontana e non avrebbero niente da mangiare. Almeno nei campi, grazie agli aiuti alimentari, in qualche modo riescono a sopravvivere». Lo ha detto il 10 settembre alla Misna padre Guido Oliana, superiore provinciale dei missionari comboniani in Uganda. Padre Oliana fa riferimento alle notizie di autorità locali e del Programma alimentare mondiale (Pam) secondo cui alcune decine di migliaia di persone avrebbero lasciato i “campi protetti” creati nel nord del Paese per offrire, almeno sulla carta, un riparo alla popolazione civile in fuga dalle violenze e dai rapimenti dei ribelli del sedicente Esercito di resistenza del Signore (Lra).
«Effettivamente gli attacchi dei ribelli sono diminuiti e si sono fatti più sporadici» spiega una fonte della Misna a Gulu, «ma in giro c’è ancora molta paura. L’azione di contrasto dell’esercito in Uganda e in sud Sudan [dove i ribelli hanno le loro roccaforti e i campi di addestramento, ndr] sembra aver dato qualche frutto, ma la gente sa bene che gruppi di uomini dell’Lra continuano ad essere in giro, ormai allo sbando e in preda alla fame più nera, e rischiano di essere ancora molto pericolosi».
Nepal
Sommossa a Katmandu. Per il prefetto apostolico «non era mai accaduto prima»
«Ciò che è accaduto è assolutamente nuovo per il Nepal dove la convivenza tra le religioni è sempre stata rispettata. Questo grave episodio ci riempie di tristezza, ma confidiamo che tutto ritorni presto come prima». Lo ha detto il 2 settembre alla Misna il prefetto apostolico del Nepal, padre Anthony Francis Sharma, aggiungendo le sue impressioni su quanto accaduto a Katmandu, capitale del piccolo regno himalayano, dove si è scatenata la rabbia della popolazione indù per l’esecuzione in Iraq di dodici connazionali da parte di un gruppo estremista islamico. Due moschee della città sono state attaccate da gruppi di giovani che hanno appiccato le fiamme all’arredamento dei luoghi sacri. «I nepalesi di religione islamica non avevano subito mai niente del genere prima; al contrario sono cittadini ben inseriti nella società» ha spiegato padre Sharma, che ha precisato che finora non è stato fatto nessun gesto ostile nei confronti dei cristiani malgrado ci fossero state voci di una possibile aggressione anche contro di loro poiché in qualche modo rappresentanti degli occidentali e in particolare degli Usa. I cattolici in Nepal sono circa 7.600, mentre la popolazione islamica, secondo un censimento del 1995, rappresenta circa il 4% dei 24 milioni di nepalesi; ma negli ultimi dieci anni la loro presenza sarebbe sensibilmente aumentata toccando, stando a valutazioni non ufficiali, il 7%.