Rubriche
tratto dal n.05 - 2002

Lettere dalle missioni



News dalle missioni


Liberia
Rapito e liberato missionario
Il 29 maggio è stato fortunatamente liberato padre Garry Jenkins, missionario della Società delle missioni africane. Era stato sequestrato dai ribelli del Lurd (Liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia) a metà maggio, nella sua parrocchia di Tubmanburg – a 60 chilometri dalla capitale Monrovia, in una zona ormai abbandonata da tutti ed in mano al Lurd – dove si recava ogni settimana a visitare anziani ammalati ed alcuni ciechi.


Repubblica Democratica del Congo
Monsignor Monsengwo sulla strage a Kisangani
Non è stato ancora chiarito il numero delle vittime (da 50 a 250, di cui molti civili) degli scontri che il 14 maggio hanno insanguinato Kisangani (nord-est del Congo, nella zona occupata dalle truppe filoruandesi della Rcd-Goma e da reparti dell’esercito ruandese). La causa della repressione sarebbe stata una presunta ribellione contro gli occupanti. Il 22 maggio si sarebbe dovuto tenere in città l’atteso “Simposio internazionale della pace”, subito cancellato dalle autorità occupanti per “motivi di sicurezza”. «Iniziare delle ostilità a Kisangani, mentre da due mesi questa città si prepara a celebrare un simposio della pace è evidentemente un rifiuto intenzionale e ostinato» ha detto l’arcivescovo di Kisangani Laurent Pasinya Monsengwo. «Chiediamo a tutti i protagonisti di tornare al tavolo del negoziato […]. A tutte le persone toccate da queste dolorose vicende assicuriamo le preghiere per i loro defunti». Durante gli scontri un missionario gesuita, ultrasettantenne, era stato aggredito da uomini in uniforme ed un altro era stato sequestrato dai militari mentre soccorreva i feriti.
Congo Brazzaville
Padre Guth è ancora vivo
Speranze per il missionario francese Jean Guth della Congregazione dello Spirito Santo, rapito il 31 marzo, giorno di Pasqua, nell’entroterra di Brazzaville dai ribelli miliziani “ninja” dell’ex presidente congolese Kolelas. Sarebbe stato visto a Kindamba, a poche decine di chilometri dalla sua parrocchia di Mayama. Sebbene ferito al momento del rapimento, sembra che ora sia in grado di camminare. La Chiesa intanto, tramite il consiglio ecumenico della Chiese cristiane congolesi, ha fatto sapere di declinare la richiesta del presidente Denis Sassou-Nguesso di far parte del negoziato tra governo e ribelli.
Brasile
Ucciso missionario italiano
Il missionario italiano fidei donum don Alois Lintner, 62enne di Bolzano, in Brasile dal 1979, è stato ucciso il 16 maggio a Salvador da Bahia da due uomini non identificati che gli hanno sparato in pieno petto. Don Alois era giunto a Salvador nel ’94 come parroco della chiesa della Santissima Vergine Maria di Nazareth. Nel ’97 aveva aperto la “Casa del sole”, che offriva cibo e formazione ai ragazzi poveri finiti nelle mani della malavita e del traffico di droga. Il giorno dell’omicidio è stato freddato mentre si recava al centro biblico dopo la sua consueta visita alla “Casa del sole”. Monsignor Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone, ha dichiarato che l’arcivescovo di São Salvador da Bahia, il cardinale Geraldo Majella Agnelo, gli ha prospettato tra le ipotesi sulla causa dell’omicidio quella della «vendetta maturata nel contesto del narcotraffico». La settimana precedente era stato assassinato un ragazzo che frequentava la “Casa del sole”.

Colombia
Strage in chiesa
Il 2 maggio a Bojayá, dipartimento di Chocó, ovest della Colombia, diocesi di Quibdó, 117 civili, di cui 45 bambini, sono stati uccisi da un’esplosione durante una battaglia tra le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) e le milizie paramilitari Auc (Autodifese della Colombia), che lottano al fianco dell’esercito colombiano contro le Farc. Le vittime si erano rifugiate nella chiesa parrocchiale di Bellavista per sfuggire alla battaglia in corso nel centro della città. Affermando che l’esplosione nel luogo di culto è stata causata dalle Farc, la diocesi di Quibdó ha ricostruito l’accaduto in vari comunicati ufficiali. Ne riportiamo alcuni brani: «denunciamo le responsabilità dello Stato colombiano, non solo per l’oblìo in cui costringe questa gente piagata dalla miseria, ma anche per le sue omissioni nell’evitare questa tragedia e per la permissività adottata nei confronti dei paramilitari. Denunciamo i paramilitari per aver usato i civili come scudi umani. Denunciamo la responsabilità delle Farc, per questo barbaro attacco contro persone inermi… Condanniamo infine le violazioni perpetrate da tutti i protagonisti del confronto armato che continuano a coinvolgere la popolazione civile… Sull’altare dell’eucarestia decine di persone si sono immolate per una guerra che è la morte a condurre».


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