Rubriche
tratto dal n.02 - 2003

Lettere dalle missioni



Venezuela


l presidente della Conferenza episcopale venezuelana, monsignor Baltazar Porras Cardozo, il 27 gennaio, inaugurando i lavori dell’assemblea dei vescovi, ha invocato l’avvio di una concertazione per uscire dalla crisi che attanaglia il Paese, ridotto allo stremo dallo sciopero indetto da diverse categorie di lavoratori, in particolare il settore petrolifero e bancario, contro il presidente Hugo Chávez. Nella stessa occasione il presule, che pure in passato non ha risparmiato critiche al presidente, ha dichiarato che il Paese «non può proseguire in uno sciopero ad oltranza». Nei giorni successivi, personalità ed organismi che hanno promosso lo sciopero, hanno dichiarato di voler porre fine a questa forma di protesta.





Guatemala


Tensione in Guatemala, dove a metà gennaio si sono svolte diverse manifestazioni popolari contro la scelta di aumentare il budget economico dell’esercito. Parlando della situazione del Paese, monsignor Julio Edgar Cabrera Ovalle, vescovo di Jalapa, tra le altre cose, ha dichiarato che nonostante gli accordi del 1996 (che hanno posto fine a una delle più sanguinose repressioni avvenute in America Latina), nel Paese si registrano ancora «persecuzioni contro persone e istituzioni che lavorano per tutelare i diritti umani».





Uganda


Il 23 gennaio è stata assaltata una missione cattolica a Pajule ad opera delle truppe ribelli del Lra (Esercito di resistenza del Signore), guidate da Joseph Koni, che da anni funestano il nord dell’Uganda. Nell’assalto sono stati uccisi quattro bambini, tra cui uno di pochi mesi. Mentre si moltiplicano gli appelli dei missionari e del clero locale per trovare vie di pace (l’ultimo ad opera di monsignor John Baptist Odama, vescovo di Gulu, il 21 gennaio, dopo aver celebrato il funerale del padre Koni), si segnala una storia a lieto fine: un catechista che collabora con una missione di Kitgum, rapito dai ribelli, è riuscito a fuggire dopo 48 ore. Lo stesso catechista, questa estate, era stato preso prigioniero, con altri tre comboniani, dalle truppe governative. Allora, dopo alcuni giorni, era stato rilasciato.





Repubblica Centrafricana


Il 17 gennaio si è felicemente conclusa la drammatica vicenda di 33 missionari per settimane intrappolati a Gofo nella missione dei frati cappuccini“La ghirlandina”. La Repubblica Centrafricana è teatro di violenti scontri in seguito al tentativo di colpo di Stato avvenuto il 25 ottobre ad opera di truppe fedeli all’ex capo di Stato maggiore, François Bozize. Dopo il fallimento del blitz, dovuto anche all’appoggio libico alle forze lealiste, le truppe di Bozize si sono asserragliate a nord (dove, tra l’altro, di recente sono stati individuati ingenti giacimenti petroliferi). Qui hanno assaltato più volte le strutture cattoliche e la stessa residenza del vescovo di Bossangoa. A causa di questi continui attacchi molti missionari nell’ultimo mese si erano rifugiati alla “Ghirlandina”, dove erano rimasti bloccati. I missionari liberati, appartenenti a diversi ordini religiosi e nazionalità, sono stati trasportati in Ciad, dove decideranno se tornare nel Paese o meno. I cappuccini, invece, sono rimasti al loro posto, per assistere la popolazione stremata dalle continue violenze.
Monsignor Paulin Pomodimo, vescovo di Bossangoa e presidente della locale Conferenza episcopale, è stato incaricato dal presidente Ange-Félix Patassé, di coordinare il “dialogo nazionale”, per cercare di individuare vie di pace con i ribelli.




Repubblica Democratica del Congo


Rapiti e liberati, il 4 gennaio, dopo otto giorni di prigionia: padre Laudani, comboniano originario di Catania, e padre Amboko, del clero locale, erano stati fatti prigionieri dalle truppe ribelli di Jean-Pierre Bemba, che controllano la zona dell’Ituri (nord-est del Congo), mentre si recavano in motocicletta a svolgere il loro lavoro pastorale presso le popolazioni pigmee. A nulla erano valsi i lasciapassare ottenuti dai comandi ribelli: i religiosi erano accusati di diffondere notizie sulle stragi perpetrate dalle milizie di Bemba. Queste atrocità sono state rivelate a metà gennaio, da un rapporto del Monuc (la missione Onu che opera nella Repubblica Democratica del Congo). Nel rapporto si documentano stragi, stupri e perfino casi di cannibalismo, ma anche le violazioni alle norme etiche tracciate dall’Ocse per le zone di guerra, operate da circa 85 multinazionali occidentali. Intanto nel Sud Kivu, regione del Paese particolarmente martoriata dal conflitto, il 26 gennaio è stata festa grande: nella chiesa di Nostra Signora della pace, monsignor Théophile Kaboy Ruboneka, vescovo di Kasongo, ha ordinato nove sacerdoti. Alla celebrazione erano presenti 15mila fedeli, accorsi da tutta la diocesi, e cento sacerdoti. «Il buon Dio non ha dimenticato i suoi figli», ha detto il presule, in occasione delle nuove ordinazioni.


Español English Français Deutsch Português