Rubriche
tratto dal n.02 - 2003


Il dibattito sull’Unione


Antonio Iodice, Alle radici dell’Europa unita. Il contributo dei cattolici democratici in Italia, Guida, Napoli 2002, 385 pp.,
Euro 20,80

Antonio Iodice, Alle radici dell’Europa unita. Il contributo dei cattolici democratici in Italia, Guida, Napoli 2002, 385 pp., Euro 20,80

L’unità europea non potrà avere un futuro se non riuscirà a recuperare le proprie radici culturali, spirituali, morali e religiose. Nell’attuale stagione di elaborazione dei nuovo assetto istituzionale e fisico-geografico attraverso una nuova Carta costituzionale dell’Unione europea e l’allargamento (o ricomposizione?) dell’Europa a Est, non si possono dimenticare le radici cristiane del nostro continente e della nostra civiltà. È il continuo richiamo di Giovanni Paolo II che ha rivolto anche di recente nel corso della sua visita al Parlamento italiano: Europa e cristianesimo sono intimamente legati, l’Europa è pervasa dal cristianesimo, le sue comuni radici sono cristiane. Del resto la Chiesa ha da sempre riservato particolare attenzione alla responsabilità del continente europeo per l’edificazione della pace e della giustizia nel mondo. Paolo VI parlava di «missione storica dell’Europa», chiamata a essere «maestra di vero progresso» per tutti i popoli, in particolare per quelli in via di sviluppo, aiutandoli a non ripetere gli errori che gli europei hanno vissuto nella loro storia.
Dopo la Carta di Nizza, detta “dei princìpi”, vi è il rischio che, nel porre le basi politiche e giuridiche fondamentali per la futura Europa, vengano ignorati o marginalizzati valori essenziali della persona e della società e che prevalgano concezioni puramente economicistiche o materialistiche. Sulla traccia della grandezza di visione, delle idee-forza, del coraggio di Alcide De Gasperi (che disse, citando Toynbee, che «all’origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo»), Adenauer, Schuman e Jean Monnet, Giovanni Paolo II, oggi, sviluppando la linea dei suoi predecessori, invita a riscoprire le radici e il “portato” cristiano dell’Europa ed incoraggia gli sforzi per una comunità di popoli costruita sulla libertà, sulla solidarietà, sulla giustizia, sulla dignità dell’uomo, anche nella sua dimensione religiosa.
Percorrendo questa strada Antonio Iodice nel suo Alle radici dell’Europa unita, un volume di oltre 380 pagine, ripropone e rivisita il contributo dato con entusiasmo dai cattolici democratici in Italia alla costruzione della casa europea. Dalla nascita delle istituzioni europee nell’immediato dopoguerra (cap. I), dopo aver percorso le principali linee del magistero pontificio sull’Europa, da Benedetto XV a Giovanni Paolo II – soffermandosi principalmente sugli ultimi quattro pontefici –, l’autore passa in rassegna le ragioni e le proposte di alcuni tra i protagonisti del dibattito politico-istituzionale in Italia negli anni Cinquanta e precedenti; in particolare le intuizioni di Guido Gonella (cap. III, pp.121-181) e di Paolo Emilio Taviani (cap. IV, pp.184-274). Ogni capitolo, poi, ha una “appendice documentaria” di notevole interesse. Ampi riscontri documentari accompagnano, ad esempio, in un suggestivo percorso storico, la progressiva maturazione dell’idea d’Europa ed il costante consolidamento delle strutture politico-istituzionali dell’Europa unita. Il volume, poi, è arricchito da una documentata e dettagliata panoramica sui principali eventi che, dal 1945 – anzi dal 1923 – al 2000, hanno accompagnato, in un cammino non privo di contrasti, l’esaltante crescita dell’entità Europa in cui le differenze nazionali non scompaiono ma piuttosto costituiscono risorsa e fondamento di solidarietà.
Il recente convegno organizzato dalla Fondazione Alcide De Gasperi alla Camera dei deputati il 26 novembre 2002, dal significativo titolo “Dopo l’euro l’Unione politica”, ha voluto significare in questo tempo fecondo di “nuova Europa” una sorta di aggiornamento anche delle tesi e del contributo di Iodice, rilanciando fortemente la discussione e le proposte sul futuro prossimo dell’Unione. Progettare una vera e propria Costituzione dell’Unione significa aprire un percorso nuovo, inaugurare una nuova stagione dell’integrazione continentale.





Il paradosso dietro l’angolo


Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate, Grandi Tascabili Einaudi, Torino 2002, 304 pp., Euro 14,46

Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate, Grandi Tascabili Einaudi, Torino 2002, 304 pp., Euro 14,46

«Paradosso: 1. Proposizione formulata in apparente contraddizione con l’esperienza comune (i paradossi degli stoici) o con i principi elementari della logica ma che all’esame critico si dimostra valida […]. Affermazione che, indipendentemente dalla sua verità o falsità intrinseca, è presentata in forma tale da sorprendere il lettore o l’uditore: filosofo, scrittore, conferenziere amante dei paradossi.
2. Nella letteratura greca […], breve narrazione di fatti straordinari o aneddoti bizzarri tratti dalla natura e dalla storia, per lo più raccolti in sillogi. (Dal gr. Paràdoxon, comp. di para- e dòksa “opinione”)». Così definisce il termine “paradosso” il Dizionario della lingua italiana, il Devoto-Oli, che sono andato a consultare prima di leggere il simpatico e intelligente libro di Piergiorgio Odifreddi, C’era una volta un paradosso (sottotitolo: Storie di illusioni e verità rovesciate).
I paradossi sono dappertutto, ci accompagnano, quasi sempre pure e semplici verità, e il tempo si diverte a sollevare lembi del grande velo che le nasconde. Nella sua “introduzione paradossale” l’autore ne cita alcuni: «...fingiamo di credere che ne uccidano più la pistola, l’Hiv e la siringa, che la bottiglia e la sigaretta, scordando che in Italia ogni anno ci sono “solo” seicento omicidi, ottocento morti di Aids e mille di droga, ma ben trentamila per il tabacco. Il che significa che il terrorismo mondiale ha fatto meno vittime, nella sua intera storia, di quante ne facciano gli osti e i tabaccai italiani in qualche chiaro di luna» (p. X).
L’autore non è nuovo a questo genere di letteratura (Odifreddi ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica; insegna Logica alle Università di Torino e Cornell). Nel 1998 l’Unione matematica italiana gli ha assegnato il premio Galileo. Nel libro, edito da Einaudi, ci racconta storie sulle illusioni dei sensi (“Immacolate percezioni”), le ambiguità dell’arte (cap. II); le contraddizioni della religione, i tranelli della filosofia, le insidie della politica (p. 205, “I para-doxa della democrazia”), i rompicapi della logica e le difficoltà della matematica, accompagnando i capitoli con oltre sessanta figure e “giochi” interessanti e divertenti. Sono storie che fanno riflettere, insidiose come la realtà, la verità, l’infinito e la democrazia.
È un libro molto colto e stimolante. Vastissima la bibliografia di riferimento sui paradossi in generale, sull’arte, sulle religioni e filosofie orientali, sulla psicologia, sulla percezione, sul tempo, sulla menzogna, sulla politica... Le provocazioni di Odifreddi accompagnano continuamente il lettore in un labirinto di storie, illusioni, contraddizioni, insidie, tranelli, in un percorso di continue inaspettate sorprese che hanno la funzione di mettere in dubbio nozioni comuni come la realtà, la verità o la democrazia.




Santa Sede e Terza Roma


Santa Sede e Russia da Leone XIII a Pio XI, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, 316 pp., Euro 26,00

Santa Sede e Russia da Leone XIII a Pio XI, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, 316 pp., Euro 26,00

In un pregevole volume dal titolo Santa Sede e Russia da Leone XIII a Pio XI, la Libreria Editrice Vaticana ha recentemente pubblicato gli Atti del simposio, tenutosi a Mosca dal 23 al 25 giugno 1998, promosso dal Pontificio Comitato di scienze storiche e dall’Istituto di storia universale dell’Accademia delle scienze di Mosca.
La finalità del simposio fu quella di raccogliere la documentazione archivistica vaticana concernente i rapporti diplomatici intercorsi tra la Santa Sede e la Russia negli anni 1878-1922, vale a dire dagli ultimi trentanove anni dell’impero degli zar ai primi del regime comunista sovietico, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917. L’estensione della datazione al 1922 è motivata innanzitutto dall’attuale possibilità di consultare gli archivi vaticani sino a quell’anno, in merito ai rapporti intercorsi tra il governo russo e lo Stato Pontificio, non quindi tra il governo russo e la Chiesa cattolica, anche se i rapporti tra le due entità – Stato Pontificio e Santa Sede – erano, come è ovvio, in stretta connessione tanto da creare nell’ambito di tali rapporti non pochi malintesi.
In modo particolare la relazione di Olga Serova: “Uno sguardo da San Pietroburgo alle relazioni con la Santa Sede”, ha sottolineato i difficili rapporti non solo tra lo Stato russo e la Chiesa cattolica, ma anche nei confronti di tutte le altre religioni, a eccezione di quella ortodossa, presenti sul territorio russo, evidenziando l’assoluta assenza di una legislazione in merito che ne regolasse le intese. I principi direttivi per i rapporti con la Chiesa cattolica, già all’epoca degli zar, prevedevano la proibizione di divulgare documenti pontifici e l’assoluto rifiuto di qualsiasi legge canonica in contrasto con l’ordinamento legislativo russo. Si voleva proteggere in tal modo la Chiesa ortodossa da possibili propagande contrarie. Il Papa era considerato uno straniero e, di conseguenza, ai cattolici non era consentito intrattenere rapporti con la Santa Sede. Già nel 1870 si impedì esplicitamente ai vescovi cattolici di recarsi a Roma.
Nelle relazioni di Vittorio Peri e di monsignor Giuseppe Maria Croce, sono stati presentati i numerosissimi documenti che attestano i molteplici tentativi di instaurare rapporti tra i papi e i rappresentanti governativi russi. L’ingente documentazione, raccolta in ben 635 posizioni e custodita nell’Archivio segreto vaticano, nell’Archivio di Propaganda Fide e nell’Archivio della Congregazione per le Chiese orientali, presenta la costante difficoltà della Santa Sede a intrattenere rapporti con le comunità ecclesiali cattoliche russe.
Sotto il pontificato di Leone XIII l’interlocutore del Papa era lo zar, vale a dire il potere politico, e non i vescovi. Con l’avvento del regime bolscevico, tali relazioni divennero quasi impossibili e, comunque sottoposte a meticolosissimi controlli, come attestano le comunicazioni che hanno tracciato le conclusioni della prima giornata del simposio.
Nonostante la riuscita divulgazione in lingua russa dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, il regime bolscevico sin dagli inizi esperì ogni tentativo possibile per la distruzione definitiva della religione, come, con dovizia di particolari, attestano i contributi dei professori Gaiduk, Karlov e Tokareva.
Nonostante la ferma opposizione degli apparati governativi russi, la Santa Sede, a seguito della lettera apostolica di papa Benedetto XV inviata a tutto il mondo cattolico il 5 agosto 1921, diede inizio a una nuova fase di avvicinamento mediante una mobilitazione di aiuti umanitari in favore della Russia. I documenti relativi a tale missione umanitaria, come attesta la relazione del professor Petracchi: “La missione pontificia di soccorso alla Russia (1921-1923)”, descrivono le molteplici iniziative di solidarietà alle popolazioni russe indigenti promosse dalla Chiesa cattolica con il chiaro intento di non fomentare alcuna politica antibolscevica. La risposta delle autorità sovietiche fu quella di convogliare tutti gli aiuti nelle zone più periferiche affinché la missione, che ebbe termine nel 1923, non assumesse alcuna risonanza. Quando sarà possibile consultare la documentazione archivistica vaticana relativa al pontificato di Pio XI, le connotazioni successive di tale missione, che si distinse per sollecitudine caritativa e spirito umanitario, assumeranno di certo una luce più incisiva.
Altri autorevoli interventi, come quello della dottoressa Tolomeo sulla questione armena, hanno offerto al simposio la possibilità di spaziare nella variegata situazione etnico-religiosa russa che, esattamente proporzionale alla vastità del territorio, costituì il baluardo inespugnabile di fronte a ogni tentativo ideologico di annientamento della religione. I rapporti tra Santa Sede e Russia vanno collocati, innanzitutto, nell’ambito della complessità di questo quadro etnico-religioso che vede la presenza di popoli diversi per estrazione politica e religiosa in un territorio dalle immense proporzioni geografiche, di fronte al quale la Chiesa cattolica ha assunto da sempre nella mentalità russa un’immagine di carattere meramente statuale, cioè di uno Stato tra gli Stati. Di una siffatta valutazione fa fede il pensiero del ministro degli esteri russo A.M. Gorciakov che, nel 1858, scriveva in proposito: «I nostri rapporti inciampano sul papato di Roma, che vuole porre uno Stato nello Stato».
I risultati di questo simposio sull’identità dei rapporti tra Santa Sede e Russia all’alba di un secolo difficile che ha portato il mondo sovietico a radicali mutamenti, potranno costituire una ulteriore premessa per un dialogo che attende di evolversi verso più ampi e costruttivi orizzonti, non solo per quanto attiene ai rapporti diplomatici ma anche per i rapporti con la Chiesa ortodossa, affinché il terzo millennio trovi i cristiani, se non del tutto uniti, almeno più vicini alla piena comunione.

Walter Montini




Il lavoro discreto del popolo della vita


Movimento per la vita italiano (a cura del), Prevenzione dell’aborto e volontariato: dall’esperienza alla proposta. Quinto rapporto al Parlamento sulla prevenzione dell’aborto volontario, Cantagalli, Siena 2002, 155 pp., Euro 10,00

Movimento per la vita italiano (a cura del), Prevenzione dell’aborto e volontariato: dall’esperienza alla proposta. Quinto rapporto al Parlamento sulla prevenzione dell’aborto volontario, Cantagalli, Siena 2002, 155 pp., Euro 10,00

Dall’introduzione della legge 194 ad oggi sono passati quasi venticinque anni. Il Movimento per la vita, che promosse il referendum abrogativo nel 1981, da allora non ha cessato di sviluppare la propria attività, basandosi sul volontariato, per dare risposte concrete alle donne in difficoltà nella loro gravidanza, con lo scopo preciso di evitare il ricorso all’aborto volontario. Ne sono nate molteplici iniziative ed esperienze. Prima di tutto, l’attività dei Centri di aiuto alla vita, che oggi sono 260, sparsi su tutto il territorio nazionale. Ad essi si sono aggiunti, recentemente, il Telefono rosso, un servizio di consulenza in materia di rischi connessi alla gravidanza, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma; e il Progetto Gemma, una forma di “adozione a distanza” da parte di privati, associazioni, parrocchie, che consente di offrire un aiuto economico alle madri in difficoltà nel periodo della gravidanza e in quello immediatamente successivo al parto. Il volume edito da Cantagalli, ricchissimo di dati e di tabelle, presenta i risultati, anche statistici, di questo lavoro del “popolo della vita”, totalmente affidato alla generosità dei volontari, che consente di salvare ogni anno in Italia migliaia di bambini dall’aborto. Il volume, alieno da ogni spirito di rivendicazione o di polemica, offre un quadro esatto, statistiche alla mano, dei risultati di un’opera silenziosa, lontana dai clamori della cronaca, ma efficace e capillare. E dimostra che la prevenzione dell’aborto è possibile, se s’interviene per eliminare quelle cause di solitudine, d’abbandono, di difficoltà economica e psicologica che spesso inducono a ricorrere all’interruzione della gravidanza. È un concetto di “prevenzione” dell’aborto che la legge 194 prevede esplicitamente, ma che è stato spesso inteso come mera azione anticoncezionale: nell’esperienza del Movimento per la vita, esso si allarga piuttosto a comprendere tutte le forme d’aiuto possibili, soprattutto quando la gravidanza è già iniziata. Un’esperienza che oggi comincia ad essere guardata con minore sospetto e pregiudizio, anche nelle strutture sanitarie pubbliche. «La testimonianza di questo volontariato» scrive Carlo Casini nell’introduzione «comincia ad essere presa in considerazione e ciò dimostra che la “preferenza per la nascita” non è soltanto un’inane aspirazione, ma può tradursi in concreti ed efficaci metodologie ed interventi».

Giovanni Ricciardi




Un omaggio alle tre sante patrone d’Europa


Agostino Cacciavillan, Patrone d’Europa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, 56 pp., s.i.p.

Agostino Cacciavillan, Patrone d’Europa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, 56 pp., s.i.p.

Questo volumetto vuol essere un omaggio a tre sante, proclamate dal Papa patrone d’Europa nel 1999: Brigida di Svezia, Caterina da Siena, ed ultima, Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein), vergine e martire, ebrea convertita al cattolicesimo nel 1922, entrata nel 1933 nel Carmelo di Colonia e morta ad Auschwitz nel 1942. Il libro ripropone il testo della lettera apostolica che il Papa scrisse in occasione della proclamazione: a corredo, presenta la trascrizione di tre omelie che il cardinale Agostino Cacciavillan ha recentemente pronunciato in luoghi legati alla memoria delle tre patrone: Santa Maria sopra Minerva, che custodisce il corpo di Caterina, la chiesa di piazza Farnese a Roma dove ha sede l’ordine fondato da santa Brigida, il monastero Mater Ecclesiae delle Carmelitane Scalze, sul colle Vaticano. Per accostarsi a figure così diverse, ma accomunate dallo stesso amore per la Chiesa, queste pagine ne offrono tre brevi ed agili profili, tracciati con rapidi tocchi: un vero e proprio “invito alla lettura” della loro vita e delle loro opere.

Giovanni Ricciardi





Perché non possiamo non dirci crociani


Benedetto Croce, La religione della libertà. Antologia degli scritti politici, Rubbettino editore, Catanzaro 2002, 
362 pp., Euro 22,00

Benedetto Croce, La religione della libertà. Antologia degli scritti politici, Rubbettino editore, Catanzaro 2002, 362 pp., Euro 22,00

Le ricorrenti celebrazioni del cinquantesimo anniversario della morte del filosofo Benedetto Croce avvenuta il 20 novembre 1952 (è stata allestita anche una mostra documentaria a Palazzo Giustiniani, dal titolo “Croce e il Senato”) hanno opportunamente innestato una serie di riflessioni sul filosofo della libertà. E l’antologia degli scritti politici di Benedetto Croce curata da Girolamo Cotroneo, appena uscita per le edizioni Rubbettino, La religione della libertà, aiuta in questa riflessione, più che mai salutare oggi; è la ripubblicazione, in questo avvio del XXI secolo, della raccolta di scritti crociani già apparsi nel 1985 con un lungo saggio introduttivo di Cotroneo, che viene riproposto senza alcuna modificazione.
Il pensiero liberale di Croce è uno di quei punti di riferimento da cui non è possibile prescindere, soprattutto quando si vuole parlare di libertà. Oggi il liberalismo è andato, per così dire, un po’ oltre Croce ed il pensiero liberale sta percorrendo altre vie, con nuovi sviluppi, e gli sviluppi, si sa, sono sempre una sorta di aggiornamento del pensiero, pur permanendo la coerenza dei principi. Si pensi solo agli avvenimenti dell’ultimo decennio del Novecento, al crollo del Comunismo nel 1989, alla frantumazione delle forme di conoscenza, per le quali il tentativo di riportarle ad un unico principio fondamentale appare ormai impresa disperata, oltre che inutile...: oggi gli scenari storici e socio-politici sono diversi e in continua, rapida evoluzione.
Opportuna e puntuale, dunque, come momento di riflessione, la raccolta antologica di Cotroneo. È lo stesso autore, nella prefazione, a delineare anche le ragioni pratiche della riedizione: «Gli scritti politici di Benedetto Croce, a parte quelli della prima metà degli anni Quaranta del secolo scorso, sono sparsi pressoché nell’intero vastissimo corpus della sua opera...; radunare quindi i più importanti tra di essi... in un unico volume, diviso al suo interno in sezioni, ognuna riguardante un momento essenziale del pensiero politico di Croce, può rendere certamente più agevole la loro lettura e la loro comprensione a quanti – soprattutto tra le più giovani generazioni – con l’immensa opera omnia di Benedetto Croce non hanno particolare dimestichezza».
È indubbio che Croce ha avuto una influenza decisiva sulle vicende culturali del nostro Paese (assieme a Gramsci è il pensatore del Novecento più tradotto all’estero); è un personaggio senz’altro di grande peso nella cultura italiana, uno dei padri della nostra recente cultura, che ha ancora qualcosa da dire: riabilitazione o recupero, dunque? Che cosa è vivo e che cosa è morto di Croce? L’antologia di Cotroneo è composta da quattro sezioni: “La libertà come fine e come mezzo” (Croce sosteneva che la libertà è l’energia morale che rende vive le istituzioni nelle quali si attua e non si esaurisce); la politica (“Le due facce della politica”); “Liberalismo, democrazia, socialismo”, e “Le istituzioni, lo Stato, i Partiti”. La quarta sezione è utile per districarsi nella direzione della conoscenza e comprensione del liberalismo crociano e offre alcune risposte alla politica attuale. Ricordare che per Croce la libertà non dipende da formalismi istituzionali ma dall’energia morale e sostanziale che anima la vita concreta di un Paese, non è un messaggio attuale anche per l’oggi?

Walter Montini


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