30Giorni in breve
BREVI DAL MONDO
Bush/1
I kamikaze celebrano la morte con il sacramento del suicidio
«[I kamikaze] celebrano la morte con il sacramento del suicidio, si tratta di giovani, mandati avanti dai loro leader più anziani che si nascondono nelle grotte. [...] Il terrorismo finirà come quei regimi [fascismo e nazismo], sarà sconfitto con la vittoria degli Stati Uniti, dei nostri alleati e della causa della libertà». Dal discorso di George W. Bush per il 60° anniversario dell’attacco giapponese contro Pearl Harbour (dalla Stampa dell’8 dicembre).
Bush /2
Terroristi perversi e senza pietà
«[I terroristi] odiano il progresso, la libertà, la cultura, la musica, il riso, le donne, i cristiani, gli ebrei e i musulmani che rifiutano le loro perverse dottrine». L’unica cosa che amano «è il potere e quando ne hanno lo esercitano senza pietà». Lo ha detto George W. Bush visitando una accademia militare della Carolina del Sud (dal Corriere della Sera del 12 dicembre).
Bush/3
Osama si è dipinto
i capelli di rosso
«È vivo, lui, è morto? Non lo so, ci sono tante voci in giro. Ho letto anche dei rapporti secondo cui si è tinto i capelli di rosso». Così il presidente americano a riguardo dello sfuggente terrorista Osama Bin Laden (Corriere della Sera del 29 dicembre).
Bush/4
Prenderemo Osama, vivo o morto
«L’incontro [di George W. Bush] con i giornalisti nel ranch per gli auguri di Capodanno è stato il suo ultimo successo di immagine. In jeans e giubbotto di pelle, con accanto “Tommy” (il generale Franks, comandante della campagna americana in Afghanistan) mentre il suo cane scodinzolava intorno, Bush ha ripetuto tutte quelle frasi che gli americani amano sentire. “Prenderemo Osama, vivo o morto”. Gli insider della Casa Bianca dicono che quella frase “vivo o morto”, quando Bush l’aveva pronunciata per la prima volta, aveva preoccupato i suoi collaboratori: sembrava troppo poco formale. Ma ora il presidente la ripete di continuo, perché gli americani ne sono rimasti estasiati» (da la Repubblica del 2 gennaio).
Papa/1
La nascita del Messia e la sfida della fede
«È nato il Messia, l’Emmanuele, Dio-con-noi! È nato Colui che fu preannunciato dai profeti e a lungo invocato da quanti “abitavano in terra tenebrosa”. Nel silenzio e nel buio della notte, la luce si fa parola e messaggio di speranza. Ma non stride, forse, questa certezza di fede con la realtà storica in cui viviamo? Se ascoltiamo i resoconti impietosi della cronaca, queste parole di luce e di speranza sembrano parole di sogno. Ma sta appunto qui la sfida della fede, che rende questo annuncio consolante`ed insieme esigente». Dall’omelia di Giovanni Paolo II durante la Messa della notte di Natale.
Papa/2
Se Lui cammina con noi, tutto si fa più facile e leggero
«Se siamo docili alla sua azione, Egli [Gesù Bambino] ci prende per mano e ci accompagna: non dobbiamo perciò temere. Può sembrare talora molto duro seguirne le orme, ma se Lui cammina con noi, tutto si fa più facile e leggero». Dall’Angelus di Giovanni Paolo II del 26 dicembre.
Papa/3
Lasciamo alle spalle ogni inimicizia
«Invito tutti a concludere il 2001 nel rendimento di grazie a Dio, lasciando alle spalle ogni inimicizia, per iniziare il 2002 nell’amore e nella pace di Cristo. È questo l’augurio che rivolgo a tutti, affidandolo all’intercessione della Santa Famiglia di Nazareth». Lo ha chiesto Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 30 dicembre.
Papa/4
Chiedo al Signore
la forza di proseguire
«Chiedo a Dio la forza di proseguire, sino a quando Egli vorrà, nel servizio fedele alla Chiesa di Roma e al mondo intero. Al termine di un anno, tuttavia, carissimi fratelli e sorelle, è particolarmente doveroso prendere coscienza anche delle proprie fragilità e dei momenti in cui non si è stati pienamente fedeli all’amore di Dio. Per le nostre mancanze e omissioni chiediamo perdono al Signore: Miserere nostri, Domine, miserere nostri. Continuiamo ad abbandonarci con fiducia alla bontà del Signore. Egli non mancherà di usarci misericordia, e di aiutarci a proseguire nel nostro impegno apostolico». Dall’omelia pronunciata da Giovanni Paolo II il 31 dicembre al Te Deum di fine anno in San Pietro.
Papa/5
L’inutile curiosità
«È vivo in lui [nell’uomo] il desiderio di conoscere il senso e la dinamica degli eventi individuali e comunitari in cui si trova implicato. Vorrebbe sapere “prima” quello che succederà “poi”, così da non essere colto di sorpresa [...]. Gesù però non ha mai assecondato questa curiosità […]. Ci esorta a non investigare inutilmente su ciò che è riservato a Dio». Così il Papa al Te Deum di fine d’anno.
Papa/6
Interessi perversi
«Per costruire la civiltà dell’amore l’umanità ha bisogno della pace. Purtroppo, in questo periodo della storia, preoccupazioni e difficoltà ostacolano questo cammino. Esso tuttavia non può e non deve essere abbandonato. Alle forze negative, guidate da interessi perversi, che mirano a fare del mondo un teatro di guerra, occorre rispondere con la logica della giustizia e dell’amore». Dall’Angelus di Giovanni Paolo II del 1° gennaio.
Papa/7
Che l’anno nuovo sia bello come questa giornata
«Che l’anno nuovo sia bello come questa giornata». Con queste parole a braccio Giovanni Paolo II ha concluso l’Angelus del 1° gennaio. Prendendo spunto dalla splendida giornata di sole che inondava piazza San Pietro.
Martini/ 1
In Medio Oriente
da una parte un terrorismo folle, dall’altra atti di rappresaglia
«Da una parte un terrorismo folle e suicida contro cittadini pacifici e anche tanti bambini, un terrorismo che non conduce da nessuna parte e che suscita un crescendo di ira, indignazione e orrore. Dall’altra atti di rappresaglia che è difficile definire ancora come operazioni di legittima difesa, che colpiscono popolazioni inermi. Vi si aggiungono, in più, vere e proprie azioni belliche, di fronte alle quali anche l’osservatore più imparziale non riesce più a cogliere quale sia quella strategia della pace e della sicurezza che pure è sempre nel desiderio di tutto quel popolo la cui sopravvivenza è essenziale per il futuro della pace nella regione e nel mondo intero». Così il cardinale di Milano Carlo Maria Martini ha dipinto l’attuale drammatica situazione in Medio Oriente. Lo ha fatto nel tradizionale discorso del 6 dicembre, vigilia di sant’Ambrogio.
Martini/2
Contro Arafat atto di violenza gratuita
ûÈ stato un atto di violenza gratuita e senza senso l’aver impedito al capo riconosciuto del popolo palestinese di andare a Betlemme. Quest’anno la violenza ha trionfato anche a Betlemme». Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, nel corso della messa natalizia celebrata all’interno del carcere milanese di Opera, a commento del divieto imposto dal premier israeliano Ariel Sharon a Yasser Arafat di recarsi alla messa di mezzanotte di Betlemme.
Arafat
Fu Israele a finanziare Hamas
«Ad Hamas gli israeliani dettero denaro, addestramento, aiuti; gli consentirono di creare una rete di settecento scuole, asili, università, moschee. Una volta sollevai la questione direttamente con Rabin, in presenza del defunto re Hussein di Giordania e del presidente egiziano Mubarak. Lui in un primo momento si arrabbiò, ma poi ammise: “È stato un nostro errore fatale”. [...] Quel che conta è il discorso del presidente Bush all’Assemblea generale dell’Onu, il mese scorso, quando si è dichiarato a favore di uno Stato palestinese indipendente. Una posizione alla quale ho trovato conferma in tutti i miei incontri successivi con gli americani, gli europei, i russi, il segretario generale Kofi Annan». Così il leader palestinese Yasser Arafat in una intervista a la Repubblica dell’11 dicembre.
Gorbaciov/1
Putin tra Europa
e America
«Il presidente russo sta prendendo decisioni che avranno conseguenze a lungo termine per la Russia stessa, ma anche per l’Europa e per la comunità internazionale. A un anno e mezzo dalla sua elezione Vladimir Putin ha scelto di rompere l’inerzia degli anni eltsiniani e di assumere come orientamento della sua azione di governo gli interessi nazionali, abbandonando quelli egoistici dei clan e “famiglie” dell’entourage dell’ex presidente. Non tutto si vede ancora con chiarezza, ma è evidente che questi clan, inclusa la “famiglia” di Eltsin, vengono sempre più allontanati dai centri decisionali. Siamo dunque in una situazione che molto promette, mentre ancora permangono le inquietudini. Il presidente Putin ha carattere, e ha il sostegno della maggioranza dei russi. Si vede bene la scelta di modernizzare la gestione dell’economia, senza ulteriormente intaccare le condizioni sociali della popolazione». Incipit di un editoriale firmato da Michail Gorbaciov sulla Stampa dell’11 dicembre dal titolo Putin tra Europa e America. Gorbaciov inoltre scrive: «Oggi esiste un’opportunità reale per cambiare in meglio la situazione mondiale. Dopo le prove negative dell’ultimo decennio la comunità internazionale è più consapevole della necessità di un nuovo ordine mondiale. L’attuale amministrazione americana mi appare più concreta e pragmatica nella sua visione delle relazioni internazionali. Gli Usa cominciano a rendersi conto che la creazione di un mondo monopolare è una chimera. Perfino l’Europa, il più fedele alleato americano, respinge questo progetto. Per non parlare della Russia, della Cina, dell’India, del mondo arabo. L’americanizzazione del mondo è impraticabile. Certo, la si potrebbe realizzare con le pressioni, con la forza, con l’uso ricattatorio delle leve finanziarie e le sanzioni. Ma sarebbe un errore immane con conseguenze imprevedibili. Questo scenario va accantonato».
Gorbaciov/2
La fine dell’Urss e l’incontro segreto
alla frontiera polacca
Nessuno sembrava mettere in discussione l’esistenza dell’Urss, poi, l’8 dicembre 1991, tutto precipitò dopo un incontro segreto di tre importanti uomini politici dell’Unione Sovietica: Eltsin, presidente della Russia, Kravchuk, presidente dell’Ucraina, Shushkevic, presidente del Parlamento bielorusso. Quel giorno «i tre congiurati si riunirono nel bosco di Belovej. Vicino alla frontiera polacca. Avevano paura che li facessi arrestare e si erano preparati la via di fuga». È la rivelazione fatta da Michail Gorbaciov, su La Stampa del 27 dicembre, nel corso di un’intervista in cui ricostruisce la repentina dissoluzione dell’ex impero sovietico e il suo allontanamento dal governo del Paese.
Ebrei/1
Morto l’avvocato che rivelò il piano della “soluzione finale”
È morto nella sua casa di Ginevra Gerhart Riegner, l’uomo che per primo rivelò l’esistenza del piano nazista per la cosiddetta “soluzione finale” per gli ebrei europei. Originario di Lipsia, avvocato, fuggì dalla Germania nel ’33. Seppe del progetto nazista da un industriale tedesco che aveva rapporti di amicizia coi gerarchi del Terzo Reich. L’8 agosto 1942 mandò un telegramma al Foreign Office britannico e al dipartimento di Stato Usa. La notizia della scomparsa di Riegner è stata riportata dalla Repubblica del 4 dicembre.
Ebrei/2
Il settimanale tedesco Spiegel paragona Sharon a Hitler. Proteste dell’ambasciata israeliana
«Un paragone fra il premier israeliano Ariel Sharon e Hitler fatto dal settimanale tedesco Spiegel ha mandato su tutte le furie l’ambasciatore dello Stato ebraico in Germania, Shimon Stein, che l’ha respinto come un’offesa ai sopravvissuti dell’Olocausto». «[Rudolf Augstein] lo storico editore e fondatore del settimanale, in un commento nell’ultimo numero, scrive a proposito dell’offensiva di Sharon contro il leader palestinese Yasser Arafat che “nella storia... ci sono stati altri precedenti” e spiega: “Dopo che Hitler aveva fatto il suo patto col diavolo con Stalin aspettava con grande impazienza la caduta del governo Chamberlain”. Augstein prosegue scrivendo che il ministro degli Esteri all’epoca si sforzava “di fargli capire che al suo posto sarebbe arrivato un nemico molto peggiore, Winston Churchill”. Per Augstein, infatti, dopo Arafat arriverebbero sicuramente alla leadership palestinese successori molto più radicali. Il commento, intitolato “Arafat conosce già Tunisi”, comincia affermando che Sharon vede in Arafat il principale responsabile del fatto che egli fu costretto nell’82 a ritirarsi dal Libano, che avrebbe voluto trasformare in un protettorato israeliano. Anche della Palestina Sharon vorrebbe fare un protettorato se gli venisse permesso, afferma Augstein aggiungendo che cose del genere in Francia si possono dire ma in Germania no. A supporto di questa sua affermazione cita anche il quotidiano francese Le Monde: “Sharon non vuole lasciare oggi ad Arafat altra scelta che riconoscere di fatto un protettorato in cui le forze di sicurezza palestinesi verrebbero trasformate in forze di appoggio dell’esercito israeliano e polizia”» (dall’Ansa del 17 dicembre).
Il Messaggero
Immolarsi per la causa non rientra
nei comportamenti religiosi fino al ’79
«Immolarsi per la causa non rientra nei comportamenti religiosi fino al ’79. Poi, uccidersi per la patria diventa l’arma dei poveri del mondo arabo». Lo ha fatto notare Il Messaggero del 4 dicembre con un lungo articolo sul fenomeno dei kamikaze islamici. Nello stesso contesto il quotidiano romano ha ricordato come «all’inizio Israele finanziava lo sceicco Ahmed Yassin, capo di Hamas, per fare concorrenza all’Olp di Yasser Arafat».
Monsignor Comastri
Due segni satanici
ci dicono tutta la drammaticità del momento
«Due elementi ci dicono tutta la drammaticità del momento. Da un lato il fatto che le armi stanno diventando l’unica parola che gli uomini riescono a dirsi. Un fatto tristissimo. Un segno satanico. Gesù ha definito Satana come colui che è omicida fin dal principio. Il secondo elemento è che le diversità oggi stanno diventando antagonismi, inimicizie. L’uomo non riesce più a capire che possono essere una ricchezza. Il Papa insiste: anche la diversità di religione non deve mai diventare motivo di conflitto. Invece anche le diversità sono divenute radice di guerra. Anche questo è un segno satanico. In tale contesto appare perciò chiaro che l’appello a Maria è di grande speranza. Perché lei è l’opposto di Satana. Lui è l’orgoglioso, lei è l’umile. Satana è il “no, non servo”. Maria è il “sì”». Angelo Comastri, arcivescovo prelato di Loreto, in un’intervista all’Avvenire del 9 dicembre.
Film
Durante le feste Merry Christmas batte Harry Potter
Il film più visto dagli italiani durante le festività natalizie è stato Merry Christmas, con Massimo Boldi e Christian De Sica. Nel periodo 21 dicembre-1° gennaio ha incassato più di 21 miliardi di lire e ha superato così Harry Potter (17 miliardi).
I kamikaze celebrano la morte con il sacramento del suicidio
«[I kamikaze] celebrano la morte con il sacramento del suicidio, si tratta di giovani, mandati avanti dai loro leader più anziani che si nascondono nelle grotte. [...] Il terrorismo finirà come quei regimi [fascismo e nazismo], sarà sconfitto con la vittoria degli Stati Uniti, dei nostri alleati e della causa della libertà». Dal discorso di George W. Bush per il 60° anniversario dell’attacco giapponese contro Pearl Harbour (dalla Stampa dell’8 dicembre).
Bush /2
Terroristi perversi e senza pietà
«[I terroristi] odiano il progresso, la libertà, la cultura, la musica, il riso, le donne, i cristiani, gli ebrei e i musulmani che rifiutano le loro perverse dottrine». L’unica cosa che amano «è il potere e quando ne hanno lo esercitano senza pietà». Lo ha detto George W. Bush visitando una accademia militare della Carolina del Sud (dal Corriere della Sera del 12 dicembre).
Bush/3
Osama si è dipinto
i capelli di rosso
«È vivo, lui, è morto? Non lo so, ci sono tante voci in giro. Ho letto anche dei rapporti secondo cui si è tinto i capelli di rosso». Così il presidente americano a riguardo dello sfuggente terrorista Osama Bin Laden (Corriere della Sera del 29 dicembre).
Bush/4
Prenderemo Osama, vivo o morto
«L’incontro [di George W. Bush] con i giornalisti nel ranch per gli auguri di Capodanno è stato il suo ultimo successo di immagine. In jeans e giubbotto di pelle, con accanto “Tommy” (il generale Franks, comandante della campagna americana in Afghanistan) mentre il suo cane scodinzolava intorno, Bush ha ripetuto tutte quelle frasi che gli americani amano sentire. “Prenderemo Osama, vivo o morto”. Gli insider della Casa Bianca dicono che quella frase “vivo o morto”, quando Bush l’aveva pronunciata per la prima volta, aveva preoccupato i suoi collaboratori: sembrava troppo poco formale. Ma ora il presidente la ripete di continuo, perché gli americani ne sono rimasti estasiati» (da la Repubblica del 2 gennaio).
Papa/1
La nascita del Messia e la sfida della fede
«È nato il Messia, l’Emmanuele, Dio-con-noi! È nato Colui che fu preannunciato dai profeti e a lungo invocato da quanti “abitavano in terra tenebrosa”. Nel silenzio e nel buio della notte, la luce si fa parola e messaggio di speranza. Ma non stride, forse, questa certezza di fede con la realtà storica in cui viviamo? Se ascoltiamo i resoconti impietosi della cronaca, queste parole di luce e di speranza sembrano parole di sogno. Ma sta appunto qui la sfida della fede, che rende questo annuncio consolante`ed insieme esigente». Dall’omelia di Giovanni Paolo II durante la Messa della notte di Natale.
Papa/2
Se Lui cammina con noi, tutto si fa più facile e leggero
«Se siamo docili alla sua azione, Egli [Gesù Bambino] ci prende per mano e ci accompagna: non dobbiamo perciò temere. Può sembrare talora molto duro seguirne le orme, ma se Lui cammina con noi, tutto si fa più facile e leggero». Dall’Angelus di Giovanni Paolo II del 26 dicembre.
Papa/3
Lasciamo alle spalle ogni inimicizia
«Invito tutti a concludere il 2001 nel rendimento di grazie a Dio, lasciando alle spalle ogni inimicizia, per iniziare il 2002 nell’amore e nella pace di Cristo. È questo l’augurio che rivolgo a tutti, affidandolo all’intercessione della Santa Famiglia di Nazareth». Lo ha chiesto Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 30 dicembre.
Papa/4
Chiedo al Signore
la forza di proseguire
«Chiedo a Dio la forza di proseguire, sino a quando Egli vorrà, nel servizio fedele alla Chiesa di Roma e al mondo intero. Al termine di un anno, tuttavia, carissimi fratelli e sorelle, è particolarmente doveroso prendere coscienza anche delle proprie fragilità e dei momenti in cui non si è stati pienamente fedeli all’amore di Dio. Per le nostre mancanze e omissioni chiediamo perdono al Signore: Miserere nostri, Domine, miserere nostri. Continuiamo ad abbandonarci con fiducia alla bontà del Signore. Egli non mancherà di usarci misericordia, e di aiutarci a proseguire nel nostro impegno apostolico». Dall’omelia pronunciata da Giovanni Paolo II il 31 dicembre al Te Deum di fine anno in San Pietro.
Papa/5
L’inutile curiosità
«È vivo in lui [nell’uomo] il desiderio di conoscere il senso e la dinamica degli eventi individuali e comunitari in cui si trova implicato. Vorrebbe sapere “prima” quello che succederà “poi”, così da non essere colto di sorpresa [...]. Gesù però non ha mai assecondato questa curiosità […]. Ci esorta a non investigare inutilmente su ciò che è riservato a Dio». Così il Papa al Te Deum di fine d’anno.
Papa/6
Interessi perversi
«Per costruire la civiltà dell’amore l’umanità ha bisogno della pace. Purtroppo, in questo periodo della storia, preoccupazioni e difficoltà ostacolano questo cammino. Esso tuttavia non può e non deve essere abbandonato. Alle forze negative, guidate da interessi perversi, che mirano a fare del mondo un teatro di guerra, occorre rispondere con la logica della giustizia e dell’amore». Dall’Angelus di Giovanni Paolo II del 1° gennaio.
Papa/7
Che l’anno nuovo sia bello come questa giornata
«Che l’anno nuovo sia bello come questa giornata». Con queste parole a braccio Giovanni Paolo II ha concluso l’Angelus del 1° gennaio. Prendendo spunto dalla splendida giornata di sole che inondava piazza San Pietro.
Martini/ 1
In Medio Oriente
da una parte un terrorismo folle, dall’altra atti di rappresaglia
«Da una parte un terrorismo folle e suicida contro cittadini pacifici e anche tanti bambini, un terrorismo che non conduce da nessuna parte e che suscita un crescendo di ira, indignazione e orrore. Dall’altra atti di rappresaglia che è difficile definire ancora come operazioni di legittima difesa, che colpiscono popolazioni inermi. Vi si aggiungono, in più, vere e proprie azioni belliche, di fronte alle quali anche l’osservatore più imparziale non riesce più a cogliere quale sia quella strategia della pace e della sicurezza che pure è sempre nel desiderio di tutto quel popolo la cui sopravvivenza è essenziale per il futuro della pace nella regione e nel mondo intero». Così il cardinale di Milano Carlo Maria Martini ha dipinto l’attuale drammatica situazione in Medio Oriente. Lo ha fatto nel tradizionale discorso del 6 dicembre, vigilia di sant’Ambrogio.
Martini/2
Contro Arafat atto di violenza gratuita
ûÈ stato un atto di violenza gratuita e senza senso l’aver impedito al capo riconosciuto del popolo palestinese di andare a Betlemme. Quest’anno la violenza ha trionfato anche a Betlemme». Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, nel corso della messa natalizia celebrata all’interno del carcere milanese di Opera, a commento del divieto imposto dal premier israeliano Ariel Sharon a Yasser Arafat di recarsi alla messa di mezzanotte di Betlemme.
Arafat
Fu Israele a finanziare Hamas
«Ad Hamas gli israeliani dettero denaro, addestramento, aiuti; gli consentirono di creare una rete di settecento scuole, asili, università, moschee. Una volta sollevai la questione direttamente con Rabin, in presenza del defunto re Hussein di Giordania e del presidente egiziano Mubarak. Lui in un primo momento si arrabbiò, ma poi ammise: “È stato un nostro errore fatale”. [...] Quel che conta è il discorso del presidente Bush all’Assemblea generale dell’Onu, il mese scorso, quando si è dichiarato a favore di uno Stato palestinese indipendente. Una posizione alla quale ho trovato conferma in tutti i miei incontri successivi con gli americani, gli europei, i russi, il segretario generale Kofi Annan». Così il leader palestinese Yasser Arafat in una intervista a la Repubblica dell’11 dicembre.
Gorbaciov/1
Putin tra Europa
e America
«Il presidente russo sta prendendo decisioni che avranno conseguenze a lungo termine per la Russia stessa, ma anche per l’Europa e per la comunità internazionale. A un anno e mezzo dalla sua elezione Vladimir Putin ha scelto di rompere l’inerzia degli anni eltsiniani e di assumere come orientamento della sua azione di governo gli interessi nazionali, abbandonando quelli egoistici dei clan e “famiglie” dell’entourage dell’ex presidente. Non tutto si vede ancora con chiarezza, ma è evidente che questi clan, inclusa la “famiglia” di Eltsin, vengono sempre più allontanati dai centri decisionali. Siamo dunque in una situazione che molto promette, mentre ancora permangono le inquietudini. Il presidente Putin ha carattere, e ha il sostegno della maggioranza dei russi. Si vede bene la scelta di modernizzare la gestione dell’economia, senza ulteriormente intaccare le condizioni sociali della popolazione». Incipit di un editoriale firmato da Michail Gorbaciov sulla Stampa dell’11 dicembre dal titolo Putin tra Europa e America. Gorbaciov inoltre scrive: «Oggi esiste un’opportunità reale per cambiare in meglio la situazione mondiale. Dopo le prove negative dell’ultimo decennio la comunità internazionale è più consapevole della necessità di un nuovo ordine mondiale. L’attuale amministrazione americana mi appare più concreta e pragmatica nella sua visione delle relazioni internazionali. Gli Usa cominciano a rendersi conto che la creazione di un mondo monopolare è una chimera. Perfino l’Europa, il più fedele alleato americano, respinge questo progetto. Per non parlare della Russia, della Cina, dell’India, del mondo arabo. L’americanizzazione del mondo è impraticabile. Certo, la si potrebbe realizzare con le pressioni, con la forza, con l’uso ricattatorio delle leve finanziarie e le sanzioni. Ma sarebbe un errore immane con conseguenze imprevedibili. Questo scenario va accantonato».
Gorbaciov/2
La fine dell’Urss e l’incontro segreto
alla frontiera polacca
Nessuno sembrava mettere in discussione l’esistenza dell’Urss, poi, l’8 dicembre 1991, tutto precipitò dopo un incontro segreto di tre importanti uomini politici dell’Unione Sovietica: Eltsin, presidente della Russia, Kravchuk, presidente dell’Ucraina, Shushkevic, presidente del Parlamento bielorusso. Quel giorno «i tre congiurati si riunirono nel bosco di Belovej. Vicino alla frontiera polacca. Avevano paura che li facessi arrestare e si erano preparati la via di fuga». È la rivelazione fatta da Michail Gorbaciov, su La Stampa del 27 dicembre, nel corso di un’intervista in cui ricostruisce la repentina dissoluzione dell’ex impero sovietico e il suo allontanamento dal governo del Paese.
Ebrei/1
Morto l’avvocato che rivelò il piano della “soluzione finale”
È morto nella sua casa di Ginevra Gerhart Riegner, l’uomo che per primo rivelò l’esistenza del piano nazista per la cosiddetta “soluzione finale” per gli ebrei europei. Originario di Lipsia, avvocato, fuggì dalla Germania nel ’33. Seppe del progetto nazista da un industriale tedesco che aveva rapporti di amicizia coi gerarchi del Terzo Reich. L’8 agosto 1942 mandò un telegramma al Foreign Office britannico e al dipartimento di Stato Usa. La notizia della scomparsa di Riegner è stata riportata dalla Repubblica del 4 dicembre.
Ebrei/2
Il settimanale tedesco Spiegel paragona Sharon a Hitler. Proteste dell’ambasciata israeliana
«Un paragone fra il premier israeliano Ariel Sharon e Hitler fatto dal settimanale tedesco Spiegel ha mandato su tutte le furie l’ambasciatore dello Stato ebraico in Germania, Shimon Stein, che l’ha respinto come un’offesa ai sopravvissuti dell’Olocausto». «[Rudolf Augstein] lo storico editore e fondatore del settimanale, in un commento nell’ultimo numero, scrive a proposito dell’offensiva di Sharon contro il leader palestinese Yasser Arafat che “nella storia... ci sono stati altri precedenti” e spiega: “Dopo che Hitler aveva fatto il suo patto col diavolo con Stalin aspettava con grande impazienza la caduta del governo Chamberlain”. Augstein prosegue scrivendo che il ministro degli Esteri all’epoca si sforzava “di fargli capire che al suo posto sarebbe arrivato un nemico molto peggiore, Winston Churchill”. Per Augstein, infatti, dopo Arafat arriverebbero sicuramente alla leadership palestinese successori molto più radicali. Il commento, intitolato “Arafat conosce già Tunisi”, comincia affermando che Sharon vede in Arafat il principale responsabile del fatto che egli fu costretto nell’82 a ritirarsi dal Libano, che avrebbe voluto trasformare in un protettorato israeliano. Anche della Palestina Sharon vorrebbe fare un protettorato se gli venisse permesso, afferma Augstein aggiungendo che cose del genere in Francia si possono dire ma in Germania no. A supporto di questa sua affermazione cita anche il quotidiano francese Le Monde: “Sharon non vuole lasciare oggi ad Arafat altra scelta che riconoscere di fatto un protettorato in cui le forze di sicurezza palestinesi verrebbero trasformate in forze di appoggio dell’esercito israeliano e polizia”» (dall’Ansa del 17 dicembre).
Il Messaggero
Immolarsi per la causa non rientra
nei comportamenti religiosi fino al ’79
«Immolarsi per la causa non rientra nei comportamenti religiosi fino al ’79. Poi, uccidersi per la patria diventa l’arma dei poveri del mondo arabo». Lo ha fatto notare Il Messaggero del 4 dicembre con un lungo articolo sul fenomeno dei kamikaze islamici. Nello stesso contesto il quotidiano romano ha ricordato come «all’inizio Israele finanziava lo sceicco Ahmed Yassin, capo di Hamas, per fare concorrenza all’Olp di Yasser Arafat».
Monsignor Comastri
Due segni satanici
ci dicono tutta la drammaticità del momento
«Due elementi ci dicono tutta la drammaticità del momento. Da un lato il fatto che le armi stanno diventando l’unica parola che gli uomini riescono a dirsi. Un fatto tristissimo. Un segno satanico. Gesù ha definito Satana come colui che è omicida fin dal principio. Il secondo elemento è che le diversità oggi stanno diventando antagonismi, inimicizie. L’uomo non riesce più a capire che possono essere una ricchezza. Il Papa insiste: anche la diversità di religione non deve mai diventare motivo di conflitto. Invece anche le diversità sono divenute radice di guerra. Anche questo è un segno satanico. In tale contesto appare perciò chiaro che l’appello a Maria è di grande speranza. Perché lei è l’opposto di Satana. Lui è l’orgoglioso, lei è l’umile. Satana è il “no, non servo”. Maria è il “sì”». Angelo Comastri, arcivescovo prelato di Loreto, in un’intervista all’Avvenire del 9 dicembre.
Film
Durante le feste Merry Christmas batte Harry Potter
Il film più visto dagli italiani durante le festività natalizie è stato Merry Christmas, con Massimo Boldi e Christian De Sica. Nel periodo 21 dicembre-1° gennaio ha incassato più di 21 miliardi di lire e ha superato così Harry Potter (17 miliardi).
LA STAMPA
La rubrica “Lanterna Rossa” di Guido Ceronetti del 23 dicembre
«L’Italia va sempre più somigliando alla Roma tardoimperiale in cui bruciavano gli incensi di tutti i culti e le sette dell’Oriente. La setta che allora trionfò dei Cesari era una mite eresia ebraica definita da Tacito, isolato colpo di tuono, exitialis superstitio. Ancora ci stupiamo di come avvenne, e facciamo bene. E adesso il travolgente pontificato wojtyliano non trova più, al suo termine, un’Italia uniformemente cattolica, come Napoleone, appiedato, non trovava più la sua armata la sera di Waterloo.
I costumi non si misurano con statistiche perché sono eventi interiori e immaginari. Il mutamento religioso in atto è un fenomeno immenso e in buona parte in ombra: non mi stupisce che sfugga ai politici, ancora bloccati sullo schema cattolico-comunista, cattolico-illuminista, e dal ritenere la Chiesa una forza, un potere senza tramonto, che va lisciato abbondantemente per non riceverne unghiate. Anche più povero d’immaginazione è lo sguardo sulla penetrazione islamica: qui la comprensione è surrogata dall’adulazione e dalle offerte votive, per timore di graffi peggiori.
Ma siamo già lontani da questo, siamo già altrove. Il rivolgimento in atto è ben più profondo: il fronte delle religioni orientali (Vedanta, buddismo tibetano e Zen principalmente) è tutto in movimento, e avanzano le sette paraclitiche e perfino le sataniche; anche l’eresia catara, ombra di Banquo della Chiesa medievale, data per sepoltissima, è risorta dalle rovine sacre di Montségur. Dappertutto, giovani che hanno perso la preghiera, praticano le meditazioni orientali. La preghiera resta come pura invocazione di favori, ma la meditazione immerge la vicenda personale in una relazione cosmica illuminante. La diffusione dell’alimentazione vegetariana è in fondo un atto liturgico che distacca dalle abitudini cattoliche e rende chi la pratica refrattario anche al proselitismo islamico.
Tuttavia è impressionante la somiglianza di questo moltiplicarsi di religioni e di culti con ogni altro tipo di produzione (industriale, scientifica, turistica, ecc.). Qui entra in gioco quella che Emanuele Severino chiama, pensandola a fondo, “la follia dell’Occidente” (ormai mondializzata): il frenetico invertirsi di ogni prodotto in una immediata modalità di annientamento. Il Senza Tempo, costretto ad essere una ingannevole mascheratura di presente in fuga da se stesso, ne soffre acutamente.
Non si tratta di mode in transito, in quanto riflettono un nichilismo dei più stabili, di cui non conti le teste innumerabili. Il Papa stesso è in quest’ordine, perché produce torrenzialmente e santi e beati che non sono Agostino di Ippona o Caterina da Siena: questi appena prodotti si dissolvono come spot di spaghetti e merendine».
TULLIA ZEVI
Abbattere il muro tra ebrei e palestinesi
«Nella situazione attuale tornano alla mente le parole di Primo Levi di vent’anni fa, al tempo dell’operazione denominata “Pace in Galilea”, ossia dell’invasione del Libano da parte dell’esercito di Israele, quando Ariel Sharon era ministro della Difesa, operazione che aveva suscitato reazioni contrastanti nella diaspora. Primo Levi promosse un appello che fu pubblicato ne la Repubblica: “Facciamo appello, in quanto democratici ed ebrei, perché il governo israeliano ritiri immediatamente le sue truppe dal Libano. Riaffermiamo la necessità di una soluzione del conflitto che veda riconosciuti i diritti dei popoli della regione alla sicurezza nazionale”. Sono parole valide ancor oggi, come drammatico richiamo a entrambi i popoli [israeliano e palestinese, ndr], in una situazione più grave e minacciosa di allora. Collaborando, le due diaspore potranno contribuire ad abbattere le barriere dell’odio e della violenza, a costruire la pace fra i due Paesi e, in prospettiva, a una globalizzazione dal volto umano». Finale del commento firmato da Tullia Zevi sulla Repubblica del 4 dicembre col titolo Abbattere il muro tra le due diaspore.