Rubriche
tratto dal n.12 - 2001

Lettere al direttore



LETTERE A 30 GIORNI


L'OSSERVATORE ROMANO

Pensieri spirituali

Caro Andreotti,
ho visto che per il cartoncino degli auguri hai scelto quest’anno una frase di Piero Calamandrei, che ha fatto riflettere anche me che, come lui, non appartenevo e non appartengo alla vostra parrocchia. Vedo con piacere che non ti sono stati d’ostacolo i dispiaceri che arrecò al nostro amico Gonella. Vorrei conoscere da dove hai estratto le parole di Piero.
Buon Natale ed un felice Capodanno.
S.B.
(lettera firmata)

La frase di Calamandrei l’avevo ritagliata e messa da parte dall’Osservatore Romano (nella rubrichetta quotidiana di "Pensieri spirituali"). È molto significativo che non raramente attingano agli scritti di un… extraparrocchiano, come dici tu.
Ma non è il solo. Anche Luigi Pirandello ha ricevuto di recente questa attenzione con: "Nulla è più complicato della sincerità".
Ma anche i co-parrocchiani colpiscono nel segno. Ti offro come dono natalizio questo pensiero di don Primo Mazzolari anche sulla sincerità: "La sincerità e la chiarezza sono indubbiamente grandi virtù, ma se il loro culto non è regolato dalla carità perdono ogni efficacia".
G.A.


AFRICA

La scomparsa
di Leopold Senghor
Caro direttore,
sono rimasto sorpreso per il silenzio stampa quasi generale nell’occasione della morte del grande africano Leopold Senghor.
Ero di servizio in aeroporto quando venne in visita a Roma e nel rispondere al saluto ufficiale pronunciò una filippica per le decisioni italiane riduttive dell’insegnamento del latino.
Nel momento in cui l’Africa mi sembra molto trascurata internazionalmente, non si dovrebbero dimenticare le grandi figure di quel continente.
Buon anno.
Claudio Pizzetti

Senghor è stato un grande uomo di Stato, importante nel dopoguerra non soltanto nel Senegal. Ma è stato anche, di ottima formazione francese, un uomo di cultura di primissimo ordine. La sua campagna per frenare le sciocche tendenze a considerare gli studi classici poco importanti nel mondo sempre più tecnologico non ha avuto grande fortuna.
Ma è servita almeno a frenare ulteriori scivolate.
Credo che le occasioni per parlare adeguatamente di lui non mancheranno.
G.A.


ITALIA

Gli inni nazionali

Caro direttore,
mi sembra un ottimo segno di patriottismo che il nuovo presidente dei calciatori abbia disposto che oltre a giostrar bene con il pallone gli azzurri imparino a memoria l’inno nazionale. Era ora. Per tanti anni sembravano sordomuti, in contrasto con la squadra avversaria che non era tale. Mi rimangono però dubbi sulla scelta dell’inno di Mameli perché penso che sarebbe stato un atto di… decentramento federativo adottare l’inno della Repubblica Napoletana che per di più fu musicato da Domenico Cimarosa. Non si potrebbe riconsiderare il tutto?
Buone feste fatte e saluti.
Michele Santini

Buona l’osservazione, ma non il suggerimento. A parte che ormai l’inno è questo (e in tutte le capitali hanno appena terminato di aggiornare la Marcia reale più Giovinezza), le parole dell’inno napoletano non sono certo più belle di quelle di Mameli. L’inizio è deboluccio: "Su di un Sovrano Popolo, Sovrano più non v’è. Al foco, indegne immagini, itene ormai, de’ re".
G.A.







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